Uccide la sorella a coltellate e mostra il cadavere alla madre in videochiamata

AGI - Ennesimo omicidio nel Napoletano. Un uomo di San Paolo Bel Sito ha contattato intorno alle 15.15 il 112, raccontando di aver ucciso la sorella a coltellate. I carabinieri della compagnia di Nola sono andati, assieme al personale del 118, in via San Paolo Bel Sito al civico 150 (comune e via hanno lo stesso nome), a Palazzo Cassese, al quinto piano. La donna è stata trovata morta e l'uomo è stato portato in caserma per essere interrogato. 

La vittima si chiamava Noemi Riccardi e aveva 23 anni. Il fratello Vincenzo ha 25 anni: la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Avrebbe ucciso in un momento a un raptus. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri coordinati dal pm di turno della procura di Nola che è sul posto. 

Vincenzo ha chiamato il 112, dicendo di aver appena commesso un omicidio. Poi ha videochiamato la madre per mostrarle il corpo senza vita della figlia. I due fratelli, che erano in cura presso il centro di salute mentale a Nola,  vivevano insieme alla madre, che non era in casa al momento del delitto. L'arma, un coltello da cucina, è stata trovata dai militari dell'Arma. 

L’operazione contro la mafia nigeriana a Vicenza incassa i complimenti della Meloni

AGI - Un'operazione dei carabinieri di Vicenza ha smantellato su tutto il territorio nazionale un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti. L'attività, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Venezia, ha previsto l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 20 persone, finalizzata a disarticolare un importante sodalizio di criminalità nigeriana radicata a Vicenza.

Nelle attività sono stati impiegati 300 carabinieri provenienti da tutto il Veneto, con il supporto dei reggimenti Lombardia ed Emilia Romagna, delle squadre di intervento speciale dei reggimenti 7 trentino Alto Adige, 13 Friuli Venezia Giulia e del 4 battaglione veneto, aliquota pronto intervento del provinciale di Padova, unità cinofile antidroga e velivolo del 14 elinucleo di Belluno. Oltre le misure cautelari personali sono in atto decine di perquisizioni domiciliari. 

“Esprimo il più vivo apprezzamento per il successo dell’operazione “Marshall” che ha disarticolato un’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di sostanze stupefacenti. La mia piena e assoluta soddisfazione per la professionalità e l’eccezionale livello della risposta che hanno dimostrato le donne e gli uomini dell’Arma, alle mai sopite minacce della criminalità organizzata”, sottolinea il Generale Luongo. Il vertice dell’Arma dei Carabinieri si è complimentato con il Comandante provinciale di Vicenza, Colonnello Loreto Biscardi, sottolineando “il brillante risultato conseguito oggi, consistito nell’esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare, frutto di lunghe, articolate e complesse attività investigative svolte dall’Arma, sotto il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria”.

Risultati che dimostrano, ancora una volta, la quotidiana e fondamentale azione dell’Arma a tutela dei cittadini italiani. “Lo Stato” - ha concluso il Comandante Generale - “attraverso l’odierno lavoro svolto dai Carabinieri e dall’Autorità Giudiziaria, ha nuovamente dimostrato che il diritto e la convivenza civile hanno la meglio sulla violenza e sulla prevaricazione criminale”.

Meloni, brillante operazione

 "Complimenti ai Carabinieri di Vicenza per la brillante operazione che ha smantellato un'organizzazione criminale attiva nel traffico internazionale di stupefacenti. Un risultato importante nella lotta allo spaccio e nella tutela della sicurezza dei cittadini. Avanti cosi'". Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social network. L'operazione per smantellare una organizzazione criminale nigeriana, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Venezia, ha portato all'arresto di 20 persone.

Bimbo ucciso dalla madre, il parroco di Muggia: “Il padre si era opposto agli incontri liberi”

AGI - “Tanti amici di Giovanni chiedono perché non c’è più. Lo scoglio è spiegare come una mamma possa diventare un pericolo, un posto non sicuro”. Il giorno dopo la morte del bimbo di 9 anni ucciso dalla madre, il parroco di Muggia (Trieste), Andrea Destradi, descrive una comunità “frantumata, ancora incredula e scossa”. “Molti genitori mi fermano per strada e nelle ultime ore ho ricevuto anche molte telefonate. Siamo ancora sotto choc”, spiega contattato telefonicamente dall’AGI.

Il dialogo con il padre 

Don Destradi ha parlato con il padre nelle ore successive all’intervento della polizia. “Mi ha trasmesso tutto il suo dolore e la sua costernazione. Ha criticato il fatto che alla donna con cui era in atto una difficile separazione fosse stato dato il permesso di vedere il figlio in una situazione non protetta. Lui si era opposto”.

Da pochi giorni gli incontri 'non protetti' 

Il legame familiare era seguito dal tribunale e dai servizi sociali. Il padre triestino e la madre di nazionalità ucraina. Fino a pochi giorni fa gli incontri tra la mamma e il figlio - che era affidato al padre – erano in forma protetta alla presenza degli assistenti sociali. Poi il via libera agli incontri liberi.

Le carenze delle istituzioni 

“Chi è stato vicino a questa famiglia, in modo informale, ad esempio l’allenatore della squadra di calcio, il catechista o le altre famiglie della comunità ci vede molto più chiaro rispetto alle istituzioni che forse subissate da diverse situazioni di criticità non hanno le risorse sufficienti per fronteggiare tutto”, osserva il parroco riferendosi anche alla “situazione legata alla salute mentale” della donna descritta dallo stesso religioso come una persona “fragile”.

La veglia di preghiera per Giovanni 

Il sindaco di Muggia ieri ha proclamato il lutto cittadino. E domani sera (ore 20.30) Giovanni sarà ricordato con una veglia di preghiera nel Duomo della città. “Era un bambino solare e gioioso che era riuscito a normalizzare la complicata separazione dei genitori perché la viveva da tempo”. Si allenava nella squadra di calcio di Muggia e “si stava preparando alla prima comunione”, ricorda don Destradi.

Un dolore che resta 

“Non siamo di fronte soltanto a una morte violenta e non è un semplice dramma familiare. Inevitabilmente con il passare dei giorni i fari si spegneranno su questa vicenda ma il dolore resta”.

L'avvocato della donna chiederà una perizia psichiatrica

"Una valutazione clinica psichiatrica sulla capacita' di partecipare al processo" della sua cliente. La chiedera' l'avvocata Chiara Valente, che assiste Olena Stasiuk, la donna di 55 anni che due giorni fa ha ucciso nell'appartamento di Muggia il figlio di 9 anni.

"Dovranno esserci accertamenti" ha precisato. Oggi la donna non ha potuto partecipare all'udienza di convalida del fermo perchè, come ha reso noto la stessa legale, è ancora ricoverata in ospedale Maggiore di Trieste e "le sue condizioni sono riservate". L'accusa nei confronti di Olena è di omicidio volontario pluriaggravato. E' continuato anche oggi intanto il silenzioso pellegrinaggio davanti alla casa di piazza Marconi. Fiori, giocattoli e bigliettini sono stati lasciati anche oggi da compagni di scuola del bambino, da amici e anche da semplici cittadini, davanti a una tragedia che ha colpito fortemente tutta la comunità locale. Da ieri sono presenti a Muggia numerose troupe di giornalisti inviati e operatori televisivi provenienti anche dall'estero, specie dalla vicina Slovenia. 

 

Madre uccide il figlio di 9 anni tagliandogli la gola

AGI - Ha ucciso il figlio, di nove anni, tagliandogli la gola e facendolo morire dissanguato. Il fatto è accaduto mercoledì sera nell'abitazione in cui vivevano madre e figlio di piazza Marconi nel centro della cittadina di Muggia (Trieste). La donna, di nazionalità ucraina, è separata dal padre e la vicenda era seguita dal tribunale ma anche dai servizi sociali. A dare l'allarme è stato il padre, un triestino del 1967, che vive all'estero e che ha contattato le forze dell'ordine, non riuscendosi a mettersi in contatto con la donna per la riconsegna del minore.

Con l'ausilio dei vigili del fuoco il personale è entrato nell'abitazione rinvenendo il corpo esanime del bambino che presentava ferite di arma da taglio al collo e la madre, in stato di shock, con dei tagli sulle braccia, per i quali è stata presa in cura dai sanitari e trasportata presso il nosocomio di Cattinara.

Gli accertamenti della Squadra Mobile diretta dal pm intervenuto sul posto e i rilievi della Polizia Scientifica hanno permesso di ricostruire la dinamica dei fatti attribuendo la responsabilità del gesto in capo alla madre, che ha tentato successivamente di togliersi la vita. Il nucleo familiare risulta essere seguito da diversi anni dai Servizi Sociali del Comune di Muggia. La donna al termine delle attività sarà tradotta presso la Casa Circondariale di Trieste.

La polizia di Trieste in una nota precisa che "ha dato esecuzione al fermo disposto dall'Autorità Giudiziaria a carico di una donna di 55 anni di origine ucraina residente a Muggia per l'omicidio del figlio di 9 anni". 
 

 

 

Sterminò la famiglia nel 1998, finita la fuga di Del Grande

AGI - È terminata la fuga di Elia Del Grande che si era allontanato dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. L'uomo è stato rintracciato dai carabinieri vicino a Varese. Nel 1998 sterminò a fucilate la famiglia.

Del Grande è stato catturato dai carabinieri di Varese e Modena a Cadrezzate con Osmate, il borgo natio dove, il 7 gennaio del 1998, uccise il padre Enea, la madre Alida e il fratello Enrico in quella che venne definita 'la strage dei fornai' per il lavoro dei genitori.

La fuga e le motivazioni

Nel 2023 era uscito dal carcere dopo 26 anni di detenzione ed era stato sottoposto alla libertà vigilata perché ritenuto socialmente pericoloso. Dopo avere violato più volte le prescrizioni era stato trasferito nella casa lavoro. In una lettera a Varesenews, Del Grande aveva scritto di essere trattato "peggio di un detenuto" nella struttura emiliana e per questo di avere deciso di scappare. "Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora sopravvive in questi istituti - aveva recriminato - che dovrebbero risocializzare e reinserire col lavoro".

La fuga anche con un pedalò

Quella di Elia Del Grande è stata una fuga tra i canneti lacustri e le darsene, anche a bordo di un pedalò sul lago di Monate, di notte, portata avanti anche grazie a delle complicità. Del Grande, catturato e fermato dai carabinieri dopo l''evasione' dalla casa-lavoro emiliana il 30 ottobre scorso, ha "potuto contare su persone che lo hanno favorito", scrivono in una nota congiunta il procuratore di Modena, Antonio Gustapane, e quello di Modena, Luca Masini.

"Le indagini, condotte tra le due Procure e le due componenti investigative dell'Arma di Modena e Varese, si sono, da subito, concentrate nel varesotto - si legge nel comunicato - dove Del Grande era cresciuto e dove aveva vissuto, non solo prima del compimento della 'strage dei fornai' del 1998, ma anche prima del 30 settembre scorso, quando i carabinieri della Compagnia di Gallarate lo avevano sottoposto alla misura di sicurezza della permanenza nella casa di lavoro".

Non è stato facile catturarlo, spiegano gli inquirenti, anche per "la conoscenza del territorio di Del Grande che non ha agevolato le operazioni di ricerca del fuggitivo, che si è spostato ripetutamente con facilità tra la ricca vegetazione dell'area ricompresa tra Ternate, Travedona Monate e Cadrezzate con Osmate, potendo anche contare su soggetti che lo hanno favorito". Del Grande "non ha esitato anche a utilizzare un pedalò per spostarsi sul lago di Monate, di notte, evidenziando, particolare disinvoltura, tra darsene e canneti lacustri". Fino all'epilogo di stasera quando è stato trovato a Cadrezzate, a casa sua, dove si era spostato alcune ore prima. 

Garlasco, caos nel team legale che assiste Lovati

AGI - È caos nel team di legali che assiste Massimo Lovati, l'ex avvocato di Andrea Sempio che domani sarà sentito dalla pm di Brescia Claudia Moregola nell'indagine per corruzione in atti giudiziari su Giuseppe Sempio e l'ex magistrato Mario Venditti. Fino a stamattina ad affiancare Lovati c'era solo l'avvocato Fabrizio Gallo, poi nel pomeriggio è successo di tutto.

Massimo Lovati ha ricevuto un 'biglietto d'invito', così viene definito nell'atto della Guardia di Finanza di Pavia, per presentarsi domattina alle 9 e 30 in Procura a Brescia. L'ex legale di Andrea Sempio sarà sentito dalla pm Claudia Moregola che indaga su Giuseppe Sempio e l'ex magistrato Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. L'ipotesi è che Venditti sia stato corrotto dal padre di Andrea Sempio per favorire l'archiviazione dall'accusa di omicidio di Chiara Poggi.

 

Alfredo Scaccia, il portavoce controverso

È emerso che Lovati ha scelto come suo portavoce un ex legale, Alfredo Scaccia, che ha lasciato da poco la toga dopo essere stato arrestato nel marzo scorso, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Roma, con l'accusa di avere corrotto un carabiniere. "L'avvocato Lovati mi ha chiesto di essere il suo portavoce - ha spiegato Scaccia contattato dall'AGI - per portare equilibrio nel caos delle notizie. Per domani Lovati è stato convocato dalla Procura di Brescia come persona 'interessata', non è indagato".

Le accuse a Scaccia e l'addio alla toga

Pochi giorni fa, Scaccia ha annunciato di avere lasciato la toga. "Quando la legge ti chiama a rispondere personalmente di ipotesi di reato, la toga non ha più senso che la si indossi - aveva affermato secondo quanto riportato dal sito tg24.info -. Ove minato ciò con incriminazioni, anche gravi innanzi a chi amministra la giustizia, bisogna fare un passo indietro e io lo faccio per sempre". Nel marzo scorso, Scaccia era stato arrestato assieme al figlio Gabriele, anche lui penalista, e a un sottufficiale dei carabinieri in un'inchiesta in cui sono ipotizzate le accuse di corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. Il processo per lui comincerà a gennaio.

La reazione di Fabrizio Gallo

La sua nomina non è stata accolta con particolare calore da Fabrizio Gallo. "Difendo Lovati perché è il mio compito, faccio da 35 anni l'avvocato e continuo nel mio mandato difensivo. Certo, vorrei capire l'arrivo di questo addetto stampa e di eventuali manager televisivi".

Un nuovo legale per Lovati: Christian Alviani

Infine si è aggiunto un nuovo legale a fianco di Lovati. È Christian Alviani del foro di Frosinone. "Sono stato nominato per assistere Massimo Lovati nell'inchiesta di Milano in cui è accusato di diffamazione dello studio Giarda. Sostituirò Gallo? Non lo so, so che sta riflettendo" ha detto il neo difensore all'AGI. Di certo domani Lovati è stato convocato a Brescia per essere sentito. Il 'biglietto d'invito', così viene definita dalla Guardia di Finanza la convocazione, prevede il suo ascolto in Procura dalle 16 e non, come erroneamente scritto in precedenza, in mattinata.

 

Spara al rapinatore che gli entra in casa: la procura di Rovigo spiega perchè è un caso di…

AGI - La Procura della Repubblica di Rovigo ha fatto sapere che relativamente alla rapina in villa avvenuta a Rovigo dove "la persona offesa ha sparato, mirando a parti non vitali e ferendo l'aggressore, con un'arma regolarmente denunciata" si è trattato di una "condotta tenuta per difendersi dal soggetto travisato da passamontagna che si trovava all'interno della sua abitazione al buio e che stava cercando di colpirlo con un cacciavite nonostante fosse scattato l'allarme e la persona offesa avesse già avvisato ad alta voce che era armata nonchè avesse invitato ad andarsene chi si trovava dentro la sua abitazione".

"Tale condotta della persona offesa" si legge in una nota firmata dalla procuratrice Manuela Fasolato "rientra nel perimetro della legittima difesa" e quindi la procura "non procede allo stato nei confronti della persona offesa per ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa".

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli accertamenti sono stati delegati dalla Procura di Rovigo alla Questura di Rovigo.

Il commento di Giorgia Meloni

In mattinata, commentando un articolo del Corriere del Veneto dal titolo "Rovigo, spara al ladro nella villa ma non è indagato grazie alle nuove norme sulla legittima difesa", anche la premier Giorgia Meloni aveva detto la sua su X: "La difesa è sempre legittima".

“La Torre dei Conti un paziente fragile. Serve un piano di sicurezza su scala nazionale”

AGI - “Un paziente dallo scheletro potenzialmente molto fragile come migliaia di monumenti storici in Italia. Serve una diagnosi mirata sui singoli, una cartella clinica per ogni struttura. E mai come ora, è tempo di schierare un esercito composto dai migliori ingegneri, geologi, architetti e costruttori del nostro Paese per guidare un piano nazionale di valutazione e miglioramento della sicurezza di case, scuole, ospedali, chiese ed edifici storici”. Stefano Pampanin, docente ordinario di Tecnica delle costruzioni alla Sapienza, non si può sbilanciare sulle cause che hanno portato al collasso della Torre dei Conti, ai Fori Imperiali ma non esclude una “correlazione” con il terremoto di magnitudo 3.3 registrato sulla costa laziale, sabato scorso alle ore 22.47.

Vittima del crollo l'operaio rumeno Octay Stroici, 66 anni, estratto dopo 11 ore dalle macerie e morto al pronto soccorso del Policlinico Umberto Primo. 

Il sisma sulla costa laziale 

“Questi edifici storici – spiega Pampanin all’AGI - sono particolarmente delicati. Sassi, mattoni e malta di scarsa qualità sono le componenti di base di una struttura muraria già compromessa dal tempo e da terremoti precedenti. Non abbiamo ancora in mano i dati tecnici sulle cause del collasso parziale". 

"Tuttavia non si può escludere che il sisma di sabato 1 novembre abbia provocato uno scuotimento al terreno anche ai Fori Imperiali con caratteristiche in frequenza e ampiezza non trascurabili per la Torre. Comportando sforzi, deformazioni e quindi livelli di danno aggiuntivi nella torre e superiori ai livelli di resistenza locali in uno o più punti, con la conseguente perdita di equilibrio ed effetto catastrofico osservato con la ripresa dei lavori di ristrutturazione nella giornata di lunedì”.

Uno scheletro vulnerabile e già deteriorato

Un pre-danno, ipotizza sempre l’esperto, che potrebbe aver caricato di ulteriore pressione uno ‘scheletro’ vulnerabile e già deteriorato. Fino al parziale collasso. Come durante una delicata operazione chirurgica su un paziente particolarmente delicato e fragile, questo il ragionamento del professore, è molto difficile prevedere con esattezza i rischi legati alle operazioni di rinforzo e miglioramento della sicurezza di questi pazienti-edifici.

Agire sul ‘corpo-edificio’ insomma è un’operazione complicata legata ad una molteplicità di fattori. Le complicanze si possono mitigare ma non annullare.

Il caso della Torre civica di Pavia 

Il pensiero del docente, nato e formato a Pavia prima di trasferirsi in Nuova Zelanda per sedici anni a partire dal 2002, va al 17 marzo 1989. Quella mattina la Torre Civica di Pavia si piegò su se stessa improvvisamente. Il crollo uccise quattro persone.

“Le cause non sono ancora state determinate con esattezza. Si è introdotto il concetto di ‘fatica’ delle strutture murarie”, osserva. “Purtroppo nonostante i protocolli di intervento siano tra i più avanzati al mondo, il rischio non si può eliminare ma solo ridurre”.

"Serve un esercito di tenici in campo"

E in questo scenario, il docente sollecita un’azione coordinata tra le migliori menti e portatori di interesse (stakeholders) del Paese sul piano della sicurezza. Sulla scia del modello neozelandese - Pampanin era nel team di scienziati in campo e Presidente eletto della Associazione Nazionale di Ingegneria Sismica neozelandese – che risollevò il Paese dopo la sequenza di terremoti a Christchurch (185 morti) nel 2010-2011.

“Schieriamo ingegneri, architetti, geologi, costruttori per una campagna su tutto il territorio. Un’armata di tecnici per far partire un piano nazionale di valutazione della sicurezza del costruito e riduzione del rischio. In modo da avere una lista di priorità di interventi basata sul rischio di crollo, a salvaguardia sia della vita umana sia del patrimonio costruito esistente”, sollecita.

Restauro e sicurezza: un equilibrio delicato

“Come principio generale negli interventi di rinforzo e restauro il valore estetico del monumento non deve penalizzare la salvaguardia della vita umana", osserva ancora il professore. 

La Torre di Pisa e la Torre del Maino a Pavia 

Ad esempio sulla Torre di Pisa (oggetto nel 1997 della tesi di laurea di Pampanin) "le commissioni predisposte per la sua salvaguardia nei secoli hanno agito per portarla ai posteri del secolo successivo non per raddrizzarla”, spiega ancora il docente.

Un altro esempio è la Torre del Maino a Pavia “dove sono stati applicati dei tutori, ovvero delle piastre di acciaio negli angoli con barre passanti ben visibili e reversibili per metterla in sicurezza”.

 

 

Crollo della Torre dei Conti, è morto l’operaio estratto dalle macerie. Meloni: “Dolore e cordoglio”

AGI - Dieci ore di paura e speranza tra le pietre millenarie della Torre dei Conti, nel cuore dei Fori Imperiali, a Roma. Poi, la bruttissima notizia: Octav Stroici, operaio di 66 anni (nato a Suceava nel nord della Romania), rimasto intrappolato sotto le macerie dopo il crollo parziale del monumento di Largo Corrado Ricci, è morto poche ore dopo essere stato estratto vivo dai soccorritori. L’uomo, recuperato al termine di una complessa e delicata operazione dei Vigili del Fuoco e del 118, era stato trasportato in gravissime condizioni al Policlinico Umberto I, dove è deceduto nonostante i tentativi dei medici di rianimarlo.

 

 

Nel crollo, avvenuto alle 11:15 di lunedì 3 novembre nel cantiere di restauro finanziato dal PNRR “Caput Mundi”, erano rimasti coinvolti altri quattro operai, poi dimessi o medicati sul posto. Le autorità – dal sindaco Gualtieri al ministro Giuli, fino al prefetto Giannini – hanno seguito per tutto il giorno le operazioni di soccorso, rese difficili dal rischio di nuovi cedimenti della Torre.

Le indagini della procura di Roma

La procura di Roma aveva aperto un’inchiesta per disastro colposo. Ora procede anche per omicidio colposo. L'area, intanto, è stata posta sotto sequestro dai carabinieri. Sarà disposta l'autopsia sul corpo della vittima. Il pool di magistrati al lavoro (i procuratori aggiunti Antonino Di Maio e Giovanni Conzo e i pm Mario Dovinola e Fabio Santoni) intende acquisire gli atti relativi alla gara per verificare i requisiti dell'azienda appaltatrice dei lavori in corso alla Torre dei Conti. 

In particolare per valutare se l'intervento fosse adeguato al tipo di edificio, i magistrati hanno disposto una consulenza tecnica affidando l'incarico a ingegneri strutturisti. Verifiche verranno effettuate anche sulle impalcature e se ci fossero già stati eventuali alert. Intanto la polizia giudiziaria della sezione specializzata in materia di infortuni sul lavoro, che ieri ha effettuato un sopralluogo subito dopo il crollo, ha raccolto, insieme ai carabinieri, le prime dichiarazioni degli operai sopravvissuti e presenti sul posto. 

 

 

Il messaggio di Giorgia Meloni

"Esprimo profondo dolore e cordoglio, a nome mio e del Governo, per la tragica scomparsa di Octay Stroici, l'operaio rimasto vittima del crollo della Torre dei Conti a Roma". Lo scrive il presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X. "Siamo vicini alla sua famiglia e ai suoi colleghi in questo momento di indicibile sofferenza", aggiunge la premier ringraziando "nuovamente i soccorritori e tutti coloro che si sono prodigati, senza sosta e con coraggio, nel tentativo di salvargli la vita".

 

 

Il cordoglio di Gualtieri

"Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Octay Stroici, l'operaio vittima del tragico crollo avvenuto alla Torre dei Conti". A dichiararlo il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Che aggiunge: "a nome di Roma Capitale e mio personale, rivolgo un pensiero commosso alla sua famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che gli erano vicini". 

"Voglio ringraziare i vigili del fuoco, le forze dell'ordine e i soccorritori che sono intervenuti con grande professionalità e dedizione in una situazione così complessa e drammatica", ha aggiunto il sindaco.

Rocca: "di lavoro non si può e non si deve morire"

"Octay Stroici, l’operaio rimasto sotto le macerie per ore dopo il crollo della Torre dei Conti, non ce l’ha fatta. Nonostante lo straordinario sforzo dei soccorritori. A nome mio e della Regione Lazio le più sentite condoglianze alla famiglia. Di lavoro non si può e non si deve morire". A scriverlo sui social è il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.

Giuli: "Stroicy non è rimasto solo neppure per un istante"

"Piangiamo la morte di Octavian Stroicy: il suo cuore ha smesso di battere malgrado l'ammirevole sforzo dei Vigili del Fuoco che lo avevano estratto ancora vivo dalle macerie della Torre dei Conti ai Fori Imperiali". Lo ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

"A sua moglie, a tutta la sua famiglia, rivolgo il mio cordoglio accorato e quello del Ministero della Cultura. Octavian non è rimasto solo nemmeno per un istante: oltre ai Vigili del Fuoco, le istituzioni nazionali e romane, le forze di sicurezza, il personale sanitario, la Protezione civile e i cittadini presenti hanno partecipato fino all'ultimo al tentativo di salvarlo. Il suo ricordo ci accompagnerà", ha concluso Giuli. 

Vigili del fuoco "addolorati"

I vigili del fuoco si dicono "addolorati per la morte del povero Octay, l'operaio coinvolto ieri a Roma nel crollo della Torre dei Conti. Abbiamo fatto tutto il possibile per salvarlo ed eravamo riusciti con un intervento eccezionale delle nostre squadre a strapparlo alla stretta delle macerie che lo hanno imprigionato per dodici ore. Siamo vicini alla famiglia in questo momento tragico".

Estratto vivo dalle macerie l’ultimo operaio della Torre dei Conti. E’ in gravissime condizioni

AGI - Dieci ore di paura e speranza sospese tra le pietre millenarie della Torre dei Conti, nel cuore dei Fori Imperiali. Poi, il sospiro che tutta Roma aspettava: l'operaio romeno di 66 anni è stato estratto vivo dalle macerie. Intrappolato per ore dopo il crollo parziale della Torre, l'uomo è stato salvato al termine di un'operazione disperata e complessa, condotta dai Vigili del Fuoco e dai soccorritori del 118 tra le rovine instabili del monumento medievale. Ora è in gravissime condizioni e sta per essere ricoverato al Policlinico Umberto I, dove è arrivato scortato da polizia e carabinieri mentre i sanitari gli praticavano un massaggio cardiaco.

Altri quattro operai erano stati coinvolti nel crollo delle 11:15 di stamattina, uno era ricoverato in codice rosso all'ospedale San Giovanni di Roma e dimesso in serata, mentre per gli altri tre non è stato necessario il ricovero.

L'uomo che ha tenuto per ore i soccorritori con il fiato sospeso è Octay Stroici, rimasto sommerso dalle macerie del cantiere di restauro e consolidamento della Torre dei Conti a Largo Ricci, tra Via Cavour e Via dei Fori Imperiali. Un intervento finanziato dal PNRR, 'Caput Mundi', proprio per il recupero e la valorizzazione dell'edificio per un importo da 6,9 milioni di euro. In un post Facebook di Gualtieri in occasione della rimozione della pompa di benzina, il sindaco descriveva la natura del progetto di riqualificazione: "Parallelamente proseguono gli scavi nel Giardino di Largo Corrado Ricci e il restauro della Torre dei Conti, destinata a diventare un centro culturale con aule studio e una terrazza panoramica. Tutti gli interventi, finanziati con fondi del PNRR, rientrano nel progetto CarME per la riqualificazione dell'intera area archeologica centrale. Roma si rigenera e continua a regalare bellezza".

 

 

Le autorità sul luogo del crollo

Oggi lo storytelling della Roma che si rigenera però ha subito una brusca battuta d'arresto. Per tutto il giorno, le autorità hanno seguito da vicino la macchina dei soccorsi. A Largo Ricci, oltre le forze dell'ordine allertate, le squadre speciali dei Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, ma anche il sindaco di Roma, Gualtieri, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il sovrintendente ai beni capitolini, Claudio Parisi Presicce, l'assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, la presidente del Municipio di Roma Centro, Lorenza Bonaccorsi. Ma anche il segretario generale della CGIL Roma e Lazio Natale Di Cola e Diego Piccoli della Fillea CGIL Roma e Lazio che della sicurezza nei cantieri ha fatto una battaglia e ha chiesto, una volta salvato l'operaio "un tavolo alle istituzioni". Anche la premier Giorgia Meloni aveva fatto sapere in una nota che stava seguendo "con apprensione" la situazione.

Indagini e rischio soccorritori

Tutti con il naso all'insù dalla mattina fino a tarda sera, cercando di capire come salvare l'ultimo operaio, senza mettere a rischio la vita dei soccorritori, già sfiorati dal secondo crollo. Decine le troupe accorse, anche quelle straniere che si alternano in dirette dal luogo del crollo e i turisti che, di fronte a questo dispiegamento di divise, chiedono informazioni su quanto accaduto. Nel frattempo, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per disastro colposo.

 

 

Quelle che si sono susseguite sono state ore di attesa, con gli occhi puntati a quella finestrella di questo palazzo medievale di cui molti fino a stamattina ignoravano il nome. Per tutto il giorno si è camminato sul filo del rasoio con l'attenzione rivolta a ogni minimo movimento delle autogru, alle scale con cui piccole squadre di vigili si avvicinano al palazzo, alle finestre chiuse dalle macerie dei crolli dove si scava anche a mani nude provando a liberare gli accessi, per creare un varco.

La svolta dei soccorsi: "Elephant" e speranza

Solo verso le ore 15 il prefetto Giannini si avvicina ai giornalisti rassicurando sulle condizioni dell'operaio: "Ci sono segnali che sia ancora vivo. Quello che possiamo dire è che sarà un'operazione molto lunga e complessa, perché il rischio di crollo è altissimo. Poi ancora, ore di tentativi, di mezzi sempre più grandi e specializzati in operazioni di scavo tra le macerie, come fossimo davanti a un terremoto. La svolta con l'arrivo, all'imbrunire, degli "Elephant", dei grossi tubi aspiratori in grado di risucchiare le macerie depositate davanti alle finestre per aprire un varco, per far spazio agli speleologi e poi agli operatori del 118. Perché alle ore 20 la sensazione è che la speranza sia ancora viva. L'operaio romeno dopo ore sotto le macerie comunica con i soccorritori, si lavora per estrarre una persona viva. Questa è la notizia del giorno.

L'estrazione finale e i primi interventi medici

Poi bisognerà aspettare le 22 per avere altre notizie. Finalmente, il sindaco di Roma si avvicina ai cronisti riferendo che all'operaio è stata apposta "una maschera d'ossigeno" e che "sul posto sono saliti anche i medici, coraggiosissimi, che hanno praticato i primi interventi. Proprio in questo momento è in corso un tentativo di estrazione molto complicato, difficile e rischioso. Tutte le istituzioni sono qui per supportare questo momento eccezionale".

Le indagini e le condizioni dell'operaio

Negli stessi minuti, anche il ministro Giuli parla alla stampa dicendo che sui tempi "non c'è una stima perché la situazione è talmente delicata che bisogna tenere bassissima ogni soglia di rischio". Insomma, a preoccupare è ancora la stabilità della struttura che come ha ricordato Giannini "potrebbe crollare". Alla fine, l'uomo è stato estratto vivo e ora sì inizierà a indagare sulle eventuali responsabilità. Intanto, l'operaio, pur rimasto sempre cosciente, è in gravissime condizioni e in pericolo di vita: è stato trasportato in ambulanza al Policlinico Umberto I.