Milano, donna accoltellata alle spalle senza motivo. Fermato l’aggressore, il video dell’agguato

AGI - Una donna di 43 anni, dipendente di Finlombarda, è stata aggredita e colpita con un coltello poco prima delle 9 in piazza Gae Aulenti a Milano. L'aggressore è fuggito. L'arma, un lungo coltello da cucina, era conficcato nella schiena della vittima, che è stata trasportata in codice rosso in ospedale. Le sue condizioni, seppure sia rimasta sempre cosciente, sono gravi. Le indagini sono affidate ai carabinieri. 

I militari del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, hanno identificato e rintracciato il presunto responsabile.

In particolare, in serata, a seguito della diffusione delle immagini autorizzata dalla Procura della Repubblica di Milano, è pervenuta alla Centrale Operativa dell’Arma una segnalazione da parte di una donna, che ha riferito di aver riconosciuto il fratello gemello nelle immagini dell’aggressore.

Le immediate ricerche hanno consentito di rintracciare l’uomo all’interno di un albergo del capoluogo, dove era ospite da qualche giorno, dopo essere stato allontanato da una comunità di recupero del Varesotto.

Nella circostanza, l’uomo, 59enne italiano nato a Bergamo, è stato trovato in possesso dei capi di abbigliamento corrispondenti a quelli indossati nel corso dell’aggressione.

Da una prima ricostruzione, non sono emersi collegamenti tra la vittima e l’aggressore

I precedenti dell'aggressore 

Ci sono precedenti fatti di sangue nella vita di Vincenzo Lanni, 59 anni, l'uomo fermato dai Carabinieri come autore dell'accoltellamento della donna di 43 anni avvenuto stamane a Milano, in piazza Gae Aulenti. Risalgono al 2015.

L'uomo è l'autore degli accoltellamenti di Villa di Serio e di Alzano, che 10 anni fa avevano fatto finire in ospedale due pensionati. Se non fosse stato fermato, aveva detto allora agli inquirenti, avrebbe ucciso delle donne. Nel 2015 disse di aver deciso di uccidere come reazione al profondo stato di frustrazione che provava per la sua vita fallimentare.

Le condizioni della vittima 

L'assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, in costante contatto con Niguarda, comunica che, secondo quanto appreso dalla direzione dell'ospedale, "la signora ha ricevuto una ferita da arma da taglio alla schiena, che ha provocato danni al torace e all'addome. È stata subito operata dagli specialisti del 'Trauma Center', guidati da Stefania Cimbanassi. L'intervento è durato circa due ore. Al momento la paziente non è considerata in immediato pericolo di vita, la prognosi rimane riservata". 

Il presidente lombardo Attilio Fontana, a nome dell'intera giunta regionale, esprime "solidarietà e vicinanza" alla donna ferita. "Una vicenda che ha turbato tutti noi - spiega Fontana - non solo per il fatto che questa donna fa parte del nostro sistema regionale, ma per le dinamiche che l'hanno caratterizzata". "Rivolgiamo inoltre - conclude il governatore - i più sentiti ringraziamenti ai soccorritori e a chi all'ospedale Niguarda è intervenuto prendendo in cura la donna".

Azione improvvisa

Sembrerebbe un'aggressione estemporanea e senza apparenti motivi. Le indagini dei carabinieri si concentrano su un uomo ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona. E' stato lui a colpire con un unico fendente alla schiena la vittima, che stava raggiungendo il posto di lavoro. Nelle immagini l'uomo, di carnagione chiara, indossa una giacca a vento, pantaloni scuri e scarpe da ginnastica e in una mano tiene sacchetto di colore verde.

Il video dell'aggressione

 

Il sindaco Sala: "Violenza inaccettabile"

"In seguito a quanto accaduto in piazza Gae Aulenti questa mattina, sono in contatto con le Forze dell'ordine impegnate nell'individuazione del responsabile. Spero sia assicurato al più presto alla giustizia. Episodi di violenza di questo genere non sono accettabili. Esprimo la mia vicinanza alla signora vittima di questo gesto di violenza e alla sua famiglia. Ci auguriamo possa riprendersi presto dal trauma e dalle conseguenze di questo evento", ha dichiarato il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

 

Sparo di Capodanno: Emanuele Pozzolo condannato a Biella

AGI - Il tribunale di Biella ha condannato il deputato (ex Fratelli d'Italia) Emanuele Pozzolo ad un anno e tre mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Il giudice ha considerato colpevole il parlamentare per il capo di imputazione del porto abusivo di arma da collezione, mentre lo ha assolto per il possesso di munizioni di guerra. Si è conclusa così l'ultima udienza del processo su una vicenda che aveva suscitato molto scalpore.

Capodanno del 2024 nella sede della Pro Loco di Rosazza, in provincia di Biella, in una festa a cui aveva partecipato anche il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro con gli agenti della sua scorta, oltre a numerosi altri esponenti politici locali un colpo di pistola partito da un minirevolver di proprietà di Pozzolo, aveva ferito alla gamba il genero del caposcorta, Luca Campana.

La difesa di Pozzolo e il ritiro della querela

Pozzolo si è sempre dichiarato innocente. Il processo ha riguardato solo aspetti tecnici sull'arma e i proiettili perché l'accusa di lesioni era decaduta dopo il risarcimento pagato da Pozzolo e al conseguente ritiro della querela. Il commento finale di Pozzolo è stato lapidario: "Si è sgretolata un'altra parte delle accuse montate anche dai media".

La requisitoria del pm

La condanna di Pozzolo a un anno e mezzo di reclusione era stata sollecitata in sede di requisitoria dal pm Francesca Pala Ranieri che in un'ora ha ripercorso tutta la vicenda. Non è mancata qualche sottolineatura polemica da parte del rappresentante della pubblica accusa. Come quando ha detto che la difesa avrebbe cercato "in più occasioni di minare la credibilità dei testimoni" e di "strumentalizzare il processo per mettere in discussione l'operato della procura". 

Foto di nudo con l’IA, la denuncia di Francesca Barra

AGi -" Ho scoperto ieri che su un sito per adulti circolano immagini di me nuda, generate con l’intelligenza artificiale": è la denuncia via social della giornalista e scrittrice Francesca Barra che, con un lungo post, ha dato anche il via a una serie di accertamenti a opera della Polizia postale sulla natura dei contenuti pubblicati sull'ultimo sito sessista, SocialMediaGirls.com.

"Non sono io - ha scritto Barra - ma qualcuno ha deciso di costruire quella menzogna per ottenere attenzione e insinuare il dubbio che potessi essermi mostrata in quel modo negli ambienti in cui lavoro o ho lavorato: in Mediaset e con @pierochiambretti .
Ho pensato ai miei figli e ho provato imbarazzo e paura per ciò che avrebbero potuto sentire o leggere, se quelle immagini fossero finite nelle mani sbagliate. Non é arte, non é una scelta personale quindi ovviamente creata per suscitare morbosità pericolose perchè basate sull’alterazione della realtà senza consenso della diretta interessata", ha continuato la giornalista.

"E ho pensato alle figlie e ai figli di tutti, alle ragazze che subiscono la stessa violenza digitale e che forse non hanno i miei stessi strumenti per difendersi o la mia forza per reagire. É una violenza e un abuso che marchia la dignità, la reputazione, la fiducia.
Un furto dell’immagine, del corpo, della libertà di essere viste come si è — non come un algoritmo o una mente malintenzionata decide di rappresentarci".

"Le tecnologie - sottolinea Barra - dovrebbero essere strumenti di progresso, non di sopraffazione. E invece, troppo spesso, diventano armi: di manipolazione, di vergogna, di distruzione dell’identità. Chi crea, diffonde o ospita questo materiale commette un reato, ma troppo spesso le leggi, la rete e le piattaforme arrivano dopo. Ho discusso da poco una tesi in criminologia sul cyberbullismo, proprio perché spero di poter contribuire con competenza ad arginare questo fenomeno e a sensibilizzare famiglie, studenti, figli. Il mio assunto é che il cyberbullismo non è un problema fra ragazzi, ma uno specchio delle nostre fragilità collettive e infatti eccoci qui a dare, come sempre, il pessimo esempio. Questa non è solo la mia storia, ma il preludio di un pericolo che riguarda tutti.Nessuna donna, nessuna ragazza dovrebbe trovarsi di fronte a un corpo inventato e sentirsi ferita due volte: nell’immagine e con l’impunità".

 

 

Perizia ‘super partes’ su Ramy, il gip dice no alla procura per la seconda volta

AGI - Non è il momento 'giusto' per una perizia super partes che sciolga i dubbi sull'incidente stradale in cui il 19enne egiziano Ramy Elgaml morì il 24 novembre dell'anno scorso dopo il contatto tra lo scooter sul quale viaggiava con Fares Bouzidi e la gazzella dei carabinieri che li inseguiva. Lo ribadisce la gip Maria Idra Gurgo di Castelmenardo nel provvedimento in cui, per la seconda volta, respinge la stessa richiesta della Procura.

 

 

"La richiesta oggi in valutazione si differenzia da quella precedente solo sotto il profilo che questa volta, specifica gli elementi di divergenza tra le varie relazione dei consulenti tecnici depositate in atti", cioè le consulenze svolte dagli esperti incaricati dagli indagati Fares Bouzidi, dal carabiniere Antonio Lenoci e dai familiari di Ramy. Consulenze che vertono "sulla dinamica del sinistro e, in particolare, al momento e alle modalità con cui si sarebbe verificato il contatto tra l'autovettura di radiomobile e il motociclo a bordo del quale viaggiava (quale trasportato) la vittima".

 

 

Secondo la Procura, la "perizia può essere strumento decisivo anche nella fase delle indagini preliminari ai fini della decisione del gip sulla fondatezza di un'eventuale richiesta di archiviazione ovvero di un eventuale esercizio dell'azione penale". Motivazione che non convince la giudice. "Non può non rilevarsi come, diversamente da quanto assume il pm - scrive la gip - l'incidente probatorio non è strumento funzionalmente destinato a orientare la decisione del gip sulla fondatezza di un'eventuale richiesta di archiviazione".

"La perizia svolge appieno il suo ruolo chiarificatore allorché lo scenario fattuale sia acquisito al processo in modo compiuto e rituale - è la conclusione del giudice -. Essa, dunque, particolarmente nelle situazioni probatorie complesse, si colloca archetipicamente nel dibattimento, al termine dell'istruttoria".

 

 

Vittima di abusi sessuali, bimba denuncia i genitori al Telefono azzurro

AGI - Arrestata una coppia per gravi abusi sui figli minorenni. La denuncia partita da una delle piccole vittime al Telefono azzurro, ha fatto scattare l'operazione dei carabinieri della Compagnia di Monreale nei confronti di un uomo e una donna di 30 e 44 anni, accusati, in concorso, di atti sessuali con minorenne.

Una vicenda emersa grazie al coraggio della bambina che ha contattato il numero di emergenza dell'associazione di aiuto all'infanzia, affidando agli operatori il drammatico racconto dei ripetuti abusi sessuali. La ragazzina, figlia biologica della donna, secondo quanto emerso dalle parole della vittima, sarebbe stata costretta - insieme al fratello di qualche anno più grande, anche lui figlio naturale dell'arrestata - a partecipare ad atti sessuali consumati dalla coppia.

Gli operatori hanno immediatamente allertato i carabinieri, consentendo un intervento tempestivo che ha permesso l'avvio di una delicata indagine lo scorso agosto e che - grazie a una mirata attività tecnica - sotto il coordinamento della procura di Palermo, ha delineato i contorni di una vicenda familiare segnata da violenze, degrado e isolamento sociale. I militari hanno sequestrato telefoni cellulari, pc e altro materiale informatico, oltre all'appartamento in cui si sarebbero consumate le violenze. I due bambini, sono stati collocati in una comunità protetta, mentre la coppia, è stata condotta nel carcere Pagliarelli. 

Svolta clamorosa sull’omicidio di Piersanti Mattarella, la Dia arresta un ex prefetto

AGI - Depistaggio sull'omicidio di Piersanti Mattarella: è l'accusa per la quale la Direzione investigativa antimafia ha eseguito l'ordinanza del Gip con cui è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex funzionario di polizia già in servizio presso la Squadra mobile di Palermo ora in quiescenza. È accusato di depistaggio 'dichiarativo' nell'ambito delle indagini che la procura della Repubblica conduce con riferimento all'omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella del 6 gennaio 1980.

L'indagato in particolare sentito, nel settembre del 2024, dai magistrati della procura quale persona informata sui fatti, in ordine alla ricostruzione delle vicende concernenti un guanto di pelle marrone di mano destra, ritrovato lo stesso giorno dell'omicidio a bordo della Fiat 127 utilizzata dagli assassini ma mai repertato né sequestrato da parte della Squadra mobile - ha reso dichiarazioni rivelatesi "del tutto prive di riscontro", spiega la procura, con le quali "ha contribuito a sviare le indagini in corso funzionali (anche) al rinvenimento del detto guanto (mai più ritrovato)".

Quarantacinque anni dopo, dunque, arriva una svolta clamorosa nelle indagini sull'omicidio del presidente della 'Regione dalle carte in regola', avvenuta in via Libertà, nell'Epifania del 1980 da due killer ancora senza nome.

L'indagato disse di avere consegnato il reperto, in maniera che sarebbe stata del tutto irrituale al sostituto procuratore Pietro Grasso, titolare delle indagini: "Il magistrato però - osserva la procura di Palermo - non poteva compiere alcuna investigazione attraverso il possesso materiale del guanto, possesso che anzi avrebbe ritardato inutilmente le indagini". Da qui un altro elemento di accusa nei confronti di Piritore: "Grasso, sentito a sommarie informazioni a settembre 2024, ha affermato di non avere mai ricevuto nel guanto rinvenuto all'interno della Fiat 127 né alcuna notizia in proposito da parte della polizia giudiziaria". Segno che il reperto fu fatto sparire già all'epoca, 45 anni fa, poco dopo l'omicidio Mattarella, in maniera deliberata. Il depistaggio è stato poi ribadito nel 2024, quando il prefetto oggi in pensione tornò a ripetere la propria versione. 

Il video della Dia

Le versioni contraddittorie di Piritore

Il funzionario della Squadra mobile Piritore - sentito nel 2020 e poi nel settembre 2024 - avrebbe ribadito una versione più volte modificata e per niente credibile, di avere dato il fondamentale reperto a un agente, tale Di Natale, nell'immediatezza dei fatti, perché lo consegnasse al magistrato titolare delle indagini, Pietro Grasso; poi aveva detto di aver consegnato il guanto a un altro agente, Lauricella della polizia scientifica; infine che ci sarebbe stata un'annotazione in possesso della Squadra mobile, tale da comprovare quanto da lui riferito. Annotazione in realtà inesistente.

Depistaggi istituzionali e l'ombra di Contrada

Il sistema adottato, di fingere di aver dato un reperto così importante a un operatore di polizia che non aveva alcuna competenza in materia e che non faceva parte della Scientifica, "generò una stasi investigativa a causa della quale il guanto venne definitivamente dimenticato", scrivono gli inquirenti della procura di Palermo nella richiesta di custodia cautelare presentata nei confronti di Filippo Piritore. "Non si rivela una inaudita novità - si legge ancora nell'atto giudiziario - che per tale delitto figure istituzionali abbiano sviato, depistato, inquinato, ritardato le investigazioni sugli autori materiali del delitto, addirittura attraverso la soppressione di una fonte di prova privilegiata, l'unica che avrebbe potuto condurre direttamente all'assassino".

Questo sarebbe avvenuto "per finalità di copertura la cui intima essenza rimane oggetto degli accertamenti in corso sull'identificazione degli autori dell'omicidio". Gli inquirenti citano a proposito dei depistaggi, l'allora questore di Palermo Vincenzo Immordino, definito protagonista "di due tentativi di sviamento delle indagini". Per uno di questi sarebbero stati sentiti con notevole ritardo testimoni fondamentali come lo stesso ministro degli Interni Virginio Rognoni, da cui era andato Mattarella poco prima del delitto.

Il capo centro del servizio segreto Sisde, Giovanni Ferrara, aveva scritto un appunto per il direttore del Sismi, scrivendo che i sospetti si appuntavano su "un giovane killer non siciliano appartenente a un non precisato gruppo terroristico di sinistra". Immordino avrebbe definito "persona qualificata e attendibile" persino l'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, non a caso già allora ritenuto uno dei possibili corresponsabili dell'omicidio.

Poi spicca la figura di Bruno Contrada, dirigente del centro Criminalpol per la Sicilia occidentale e dirigente ad interim della squadra mobile di Palermo dopo l'omicidio di Boris Giuliano (21 luglio 1979). L'ex dirigente e numero tre del Sisde, oggi 94 enne, compì una serie di indagini, sull'omicidio, sentendo personalmente sia la vedova, Irma Chiazzese, che il figlio della vittima, Bernardo Mattarella. Piritore aveva subito detto di aver informato il proprio dirigente, appunto Contrada, del ritrovamento del guanto - poi sparito - trovato nell'auto dei killer.

Circostanze che l'indagato riferisce senza assoluta certezza, a causa, spiega, del lungo tempo trascorso dall'epoca dei fatti. Emerge pero' che tra il dirigente e il funzionario c'era un rapporto che andava oltre quello di lavoro, visto che Contrada - stando alle annotazioni sulla sua agenda - era invitato al battesimo della figlia di Piritore, nata un mese dopo l'omicidio Mattarella. Contrada e' stato condannato a 10 anni per concorso in associazione mafiosa. Sentenza poi dichiarata "ineseguibile" prima dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e poi dalla Cassazione, ma questo - secondo i pm di Palermo - non toglie alcuna forza al valore dei fatti accertati, e cioé i rapporti fra Contrada e boss mafiosi, tra cui Toto' Riina.

Pm, le indagini sviate da pezzi delle istituzioni

"Nella ricerca del materiale utile alle nuove investigazioni di tipo tecnico, si è avuto modo di accertare (ulteriormente) che le indagini dell'epoca furono gravemente inquinate e compromesse dall'opera di appartenenti alle istituzioni che, all'evidente fine di impedire l'identificazione degli autori dell'omicidio del presidente Mattarella, sottrassero dal compendio probatorio un importantissimo reperto, facendone disperdere definitivamente le tracce". È quanto sostengono, con riferimento alla sparizione del guanto ritrovato nella 127 utilizzata dagli assassini, i pm della procura di Palermo nella richiesta di misura cautelare, accolta dal gip Antonella Consiglio.

. Nella fattispecie secondo i pm "nel corso delle ricerche del guanto si è realizzato il delitto di depistaggio posto in essere da Filippo Piritore, in occasione delle dichiarazioni rese il 17 settembre 2024 quando, al precipuo fine di ostacolare e sviare le attuali indagini in corso sul delitto Mattarella, l'ex appartenente alla Squadra mobile di Palermo ha affermato circostanze certamente e incontrovertibilmente false".

 

 

 

E’ morta la donna accoltellata a Milano, arrestato l’ex marito

AGI - Luciana Ronchi, la donna aggredita stamane a Milano, è morta all'ospedale Niguarda. Non è servito il lungo intervento a cui è stata sottoposta dopo essere stata rianimata da un arresto cardiaco. L'accusa per l'ex marito Luigi Morcaldi, fermato in serata dalla Polizia Locale, passa quindi da tentato omicidio a omicidio. 

La donna, 62 anni, era nel quartiere Bruzzano di Milano quando l'ex marito le ha teso un agguato sotto casa e l'ha accoltellata più volte al volto e alla spalla. Poi è fuggito a bordo di uno scooter ed è stato arrestato dalla Polizia Locale dopo una caccia durata alcune ore. L'aggressione è avvenuta in via Giuseppina Grassini, in particolare, dalle tracce di sangue sulla strada e le testimonianze.

Morcaldi è stato rintracciato attraverso il segnale del suo telefono. A quanto si apprende da fonti giudiziarie, gli investigatori hanno trovato la sua auto e poi hanno 'agganciato' il suo telefono che ha riacceso dopo averlo tenuto spento per qualche ora. Il coltello col quale avrebbe cercato di ammazzare l'ex moglie è stato trovato in un cestino della spazzatura nel parco poco distante da via Grassini. Il pm Giovanni Tarzia si è recato sul posto per interrogarlo in un ufficio della Polizia Locale. Quando gli agenti della Polizia Locale lo hanno fermato l'uomo avrebbe fatto dichiarazioni confuse mostrandosi sorpreso.

Accoltellata al volto in strada, è gravissima in ospedale

AGI - Una donna italiana di 62 anni, Luciana Ronchi, è stata aggredita dall'ex marito nel quartiere Bruzzano di Milano. L'uomo, Luigi Morcalli, 64 anni, le ha teso un agguato sotto casa e l'ha accoltellata più volte al volto e alla spalla. Poi è fuggito a bordo di uno scooter ed è stato arrestato dalla Polizia Locale dopo una caccia durata alcune ore. L'aggressione è avvenuta in via Giuseppina Grassini, in particolare, dalle tracce di sangue sulla strada e le testimonianze.

Morcalli tradito dal segnale telefonico

Morcalli è stato rintracciato attraverso il segnale del suo telefono. A quanto si apprende da fonti giudiziarie, gli investigatori hanno trovato la sua auto e poi hanno 'agganciato' il suo telefono che ha riacceso dopo averlo tenuto spento per qualche ora. Il coltello col quale avrebbe cercato di ammazzare l'ex moglie è stato trovato in un cestino della spazzatura nel parco poco distante da via Grassini. Il pm Giovanni Tarzia si è recato sul posto per interrogarlo in un ufficio della Polizia Locale. Quando gli agenti della Polizia Locale lo hanno fermato l'uomo avrebbe fatto dichiarazioni confuse mostrandosi sorpreso.

Novara: attraversano i binari per non perdere il treno, un morto e 2 feriti

AGI - Gravissimo incidente ferroviario a Trecate, in provincia di Novara. Tre persone, giovani immigrati di età intorno ai 20 anni, hanno attraversato i binari nei pressi della stazione ferroviaria e sono stati investiti da un convoglio proveniente da Torino, e diretto a Milano con arrivo alle 18,49.

Pesantissimo il bilancio: uno dei tre giovani è morto e gli altri due sono rimasti feriti gravemente, uno in codice rosso e uno in codice giallo. La circolazione ferroviaria è stata interrotta nelle due direzioni.

Secondo le prime sommarie informazioni i tre giovani sembra abbiano attraversato i binari per non perdere il treno S6 di Trenord in partenza per Pioltello Limito. Sarebbero passati dietro al convoglio fermo attraversando un binario proprio mentre stava sopraggiungendo il regionale veloce Torino-Milano che non effettua la fermata a Trecate e che li ha travolti.

La persona deceduta è un egiziano che abitava a Trecate e lavorava a Milano. Il giovane è morto sul colpo. Il secondo di origini marocchine, è rimasto gravemente ferito, con diverse fratture. Il terzo ferito, sempre immigrato di nazionalità non nota (forse pakistana) sarebbe stato colpito alla testa da un oggetto volato via nell'urto mentre era seduto su una panchina accanto al binario. Le sue condizioni sono meno preoccupanti, è entrato in ospedale in codice giallo.

Trenitalia riferisce che i treni Regionali e Intercity hanno registrato ritardi fino a 35 minuti, e in qualche caso hanno subito limitazioni di percorso e cancellazioni.

C’è il primo morto in Italia per ‘nitazeni’, la droga più potente del fentanyl

AGI - E' allarme in Alto Adige per l'uso del 'nitazeni', droga più potente del fentanyl, oppioidi sintetici venduti sul web che hanno causato la morte di un ragazzo. Per la prima volta in provincia di Bolzano è stata rilevata questa sostanza come da certificato di un decesso a seguito dell'assunzione.

Come emerso oggi in conferenza stampa in Procura a Bolzano si tratta della prima volta anche a livello nazionale. L'indagine, molto complessa che ha visto il coinvolgimento del Ris di Roma, è iniziata a seguito di una morte sospetta di un uomo di 30 anni avvenuta lo scorso anno a Brunico

Dopo l'autopsia è emersa la presenza di sostanze che possono risultare letali dopo una sola assunzione e fino a quel momento mai rilevate.

La persona che ha ceduto la sostanza stupefacente, anche in questo si tratta di un 30enne, è stata rintracciata e fermata ed è stato così scoperto un sistema di acquisto e consegna online.

"Siamo di fronte a un fenomeno in parte nuovo in Alto Adige relativo al traffico di pericolose sostanze sintetiche facilmente reperibili - ha detto il procuratore Axel Bisignano - L'indagato aveva comprato la droga anche su siti internet esteri utilizzando anche criptovalute per eludere ogni tracciabilità". La droga arrivava direttamente all'indagato e solo in alcuni casi al cliente.