Sassi contro il pullman, morto l’autista. Fermati 3 ultras

AGI - L’inchiesta per omicidio volontario, lo sconcerto del mondo dello sport con l'ipotesi di sospendere il campionato di serie A2 di basket e la condanna unanime della politica.

Il giorno dopo la morte di Raffaele Marianella, il secondo autista del pullman su cui viaggiavano i tifosi del Pistoia Basket colpito in pieno viso da sassi e mattoni sulla Rieti-Terniinquirenti e investigatori sono al lavoro per risalire ai responsabili dell’agguato.

Fermati tre ultras

La Procura di Rieti ha disposto il fermo di indiziato di delitto per tre ultras reatini. Dalle indagini proseguite per tutta la notte e oggi sono risultate "diversamente coinvolte nell'evento diverse persone"; in particolare, "nei confronti di tre di queste - spiega la Questura del capoluogo laziale - sono emersi gravi indizi di colpevolezza". I tre fermati sono stati condotti nella locale Casa Circondariale. 

Ipotesi sospensione campionato A2

Si muove anche il mondo dello sport e il consiglio straordinario della Federazione Italiana Pallacanestro (FIP), in programma questo pomeriggio alle 15, potrebbe stabilire la sospensione del campionato nazionale di Serie A2 almeno per una giornata.

La FIP ha espresso “le sue più sentite e addolorate condoglianze alla famiglia della vittima dell’insensato atto”.

La condanna della politica 

Condanna unanime anche dal mondo della politica. La premier Giorgia Meloni parla di “un atto di violenza inaccettabile e folle” confidando che “i responsabili di questo gesto vigliacco e criminale vengano individuati e assicurati rapidamente alla giustizia”.

Ignazio La Russa, presidente del Senato chiede la “massima severità” contro gli autori dell’assalto per un “atto di inaudita gravità”, come lo definisce il presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

“È ora di fermare la violenza, che non ha niente a che fare con lo sport e i suoi valori”, le parole della segretaria del PdElly Schlein.

 

 

Sassi contro il pullman dei tifosi del Pistoia basket, muore l’autista

AGI - La Procura di Rieti ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, al momento contro ignoti, per fare luce sui fatti che nella serata di ieri hanno portato alla morte di Raffaele Marianella, il secondo autista 65enne del pullman su cui viaggiavano i tifosi dell'Estra Pistoia basket colpito da sassi e mattoni sulla Ss79, all'altezza di Contigliano dopo la partita di serie A2 contro la squadra del Rieti. 

Nella notte circa una decina di supporter della Sebastiani Basket Rieti sono stati già ascoltati presso la questura del capoluogo laziale.

Le indagini sull'agguato

Le indagini sono condotte dagli uomini della squadra mobile di Rieti e dagli agenti della Digos che sono al lavoro per ricostruire la dinamica dell'assalto e per individuare i responsabili.

Il mezzo è stato bersagliato dal lancio di grossi massi, uno dei quali, sfondando il parabrezza dal lato di fianco a quello del guidatore, ha colpito il secondo autistauccidendolo.

Dinamica e luogo dell'assalto

L'assalto è avvenuto all’altezza dello svincolo per l’abitato di Contigliano. Lì, approfittando della scarsa luminosità e della fine della scorta che aveva accompagnato il mezzo fuori città dopo le tensioni, già all’interno del palazzetto dello sport di Rieti, avesse terminato il suo compito.

Il sindaco di Rieti è intervenuto sui social parlando di "un atto criminale scioccante. Ci auguriamo che venga immediatamente accertata la dinamica dei fatti e venga fatta piena giustizia". 
"L'intera comunità reatina condanna con sdegno questo atto spregevole che nulla ha a che fare con Rieti e con lo sport - ha concluso - Esprimiamo vicinanza ai familiari del defunto, alla società e alla Città di Pistoia". 

Meloni "violenza inaccettabile e folle" 

La ferma condanna per "una notizia terribile che lascia senza parole", è stata espressa da Giorgia Meloni.

"L’assalto al pullman dei tifosi del Pistoia Basket, costato la vita a un autista colpito da un mattone, è un atto di violenza inaccettabile e folle. Esprimo il mio profondo cordoglio  - scrive la premier sui social - alla famiglia della vittima e la mia vicinanza a chi ha assistito a questa tragedia. Confido che i responsabili di questo gesto vigliacco e criminale vengano individuati e assicurati rapidamente alla giustizia".

Abodi, è sconvolgente quanto successo, Lo sport è vita

"Ma come è possibile morire così, mentre si torna a casa dopo una partita di basket? - si chiede il ministro dello Sport Andrea Abodi -  È sconvolgente l’assalto perpetrato questa sera vicino Rieti da delinquenti che si sono trasformati in assassini e non potranno mai essere definiti tifosi. Lo sport è vita e questi criminali sono lontani anni luce dai valori sportivi. Le nostre condoglianze alla famiglia del secondo autista del pullman dei tifosi di Pistoia, colpito a morte dalla follia omicida".

Alle 15 consiglio straordinario Federbasket 

Il presidente della Federazione Italiana PallacanestroGianni Petrucci, ha convocato per le ore 15 di oggi un consiglio straordinario urgente a seguito dell'assalto al pullman dei tifosi del Pistoia da parte dei supporter di Rieti.

Alla riunione che si terrà online, Petrucci ha invitato anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, e il commissario tecnico azzurro Luca Banchi.

La Federazione Italiana Pallacanestro già nei momenti successivi all'accaduto ha espresso "le sue più sentite e addolorate condoglianze alla famiglia della vittima dell'insensato atto".

 

Sebastiani Rieti, atto inqualificabile, ci dissociamo

"Quanto accaduto stasera al termine della gara contro la Estra Pistoia ci lascia sgomenti - si legge in un post su facebook della società di basket -  Il pullman che trasportava i tifosi ospiti, sulla strada del rientro, ha subito un atto inqualificabile, in quanto vittima di una sassaiola che ha causato il decesso di un autista del pullman stesso.  La Sebastiani si dissocia completamente da quanto accaduto ed esprime il più sincero cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia dell’autista tragicamente scomparso. Si tratta di un un fatto gravissimo sul quale gli inquirenti, dei quali abbiamo piena fiducia, faranno luce. CI troviamo a parlare di fatti che nulla hanno a che vedere con lo sport, e totalmente distanti dai valori che ogni giorno, come club, cerchiamo di portare avanti".

Pistoia basket, sconcertati

"Pistoia Basket 2000 Ssd arl ha appreso con sgomento la notizia della morte di uno dei due autisti in servizio su un pullman che trasportava i tifosi biancorossi di ritorno dalla trasferta di Rieti". Lo scrive Pistoia Basket sulle pagine social a seguito della notizia di un'aggressione ai danni di un pulmann dove viaggiava la propria tifoseria al termine dell apartita disputata a Rieti e che ha causato la morte dell'autista.
"Alla luce delle prime notizie emerse, e in attesa dei riscontri ufficiali della magistratura - prosegue la nota - la Società si dichiara sconcertata per la dinamica che ha provocato l'incidente. Il presidente Joseph David e tutto il Club si stringono attorno alla famiglia dell'autista e partecipano al dolore dei suoi cari". 

 

 

 

 

 

È morto Giovanni Cucchi, papà di Stefano e Ilaria

AGI - Addio a Giovanni Cucchi, papa' di Stefano e Ilaria, morto a Roma all'età di 77 anni. L'uomo era malato da tempo e le sue condizioni erano peggiorate dopo la scomparsa, tre anni fa, della moglie Rita Calore. A confermare la notizia l'avvocato Fabio Anselmo, storico legale della famiglia, dopo che, nel primo pomeriggio, sui social, erano iniziati a circolare i primi post sul possibile decesso del 77enne.

 

 

"Ci sono parole che non si dimenticano, che restano incise anche quando le voci che le hanno pronunciate si spengono - scrive Anselmo sui social -. Da oggi purtroppo Giovanni Cucchi, padre di Stefano, non c'è più. Molti - troppi -, hanno scritto e detto che a Giovanni non fregava nulla di suo figlio, che lo avesse abbandonato, che Stefano fosse solo. Lo hanno fatto per anni, per giustificare l'ingiustificabile, per infangare una famiglia già distrutta dal dolore. Eppure, quella verità costruita a tavolino è crollata davanti a un'aula di tribunale, quando Giovanni ha letto la lettera che Stefano gli aveva scritto due anni prima di morire", aggiunge Anselmo. "Giovanni, con la tua voce hai dato voce a tuo figlio - conclude -. Grazie per la tua forza". 

 

Mattarella e Meloni a i funerali dei tre carabinieri morti nell’esplosione. Monsignor Saba…

AGI - L'abbraccio partecipato, commosso, del Presidente della RepubblicaSergio Mattarella, ai familiari dei tre Carabinieri uccisi. Le fasciature ancora ben visibili sui volti, le mani, le gambe, dei colleghi che hanno scampato la morte nell'esplosione del casolare di Castel d'Azzano, a Verona. E poi i volti impietriti, le lacrime, l'emozione palpabile, negli occhi delle circa 4mila persone presenti alle esequie alla Basilica di Santa Giustina, a Padova.

Ad onorare Valerio Dapra'Davide Bernardello e Marco Piffari, vittime della follia dei fratelli Ramponi che martedì scorso per evitare lo sfratto, sommersi di debiti e problemi finanziari, hanno saturato di gas e poi fatto esplodere il casolare dove vivevano, c'era tutto lo Stato. Tutta l'Italia, preciserà Guido Crosetto nel suo intervento durante le esequie.

Presenza istituzionale ai funerali

Insieme al Capo dello Stato, anche i presidenti del Senato, Ignazio La Russa, e della Camera, Lorenzo Fontana, e la premier Giorgia Meloni - anche lei si soffermerà, commossa, con i familiari dei caduti, al termine della cerimonia - con il ministro della Difesa, Guido Crosetto e una foltissima delegazione di governo, che comprendeva Matteo Salvini, Antonio Tajani, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio, Andrea Abodi, Eugenia Roccella, Orazio Schillaci e Anna Maria Bernini. Ma ci sono anche la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

 

 

Il ricordo dei giusti nella memoria della Repubblica

Ed è Guido Crosetto allora a scandire che "i nostri nomi, il mio, quello del Presidente, quello di ognuno di noi sono scritti sulla sabbia delle persone a cui siamo cari e sono destinati a scomparire nel tempo mano a mano che scompariranno quelli che ci vogliono bene. Il nome dei giusti no". "Il nome di chi è morto per la Patria è scritto nella roccia della memoria della Repubblica e sarà onorato e ricordato", ricorda il ministro della Difesa soffermandosi per qualche istante davanti ai feretri al termine della funzione.

Il dolore condiviso dell'Italia

"L'Italia è qua e si raccoglie in un profondo dolore. Oggi tutti i Carabinieri d'Italia sono qui con me, vicino a voi, anche quelli all'estero, e voglio abbracciarvi tutti e dirvi grazie", aggiunge il ministro della Difesa.

 

I feretri avvolti nel Tricolore sono entrati nella Basilica di Santa Giustina alle 16 in punto, portati a spalla dai colleghi e accolti da un grande applauso fino al picchetto d'onore, sulle note della Marcia funebre di Chopin. Ha parlato di un fatto "duro, doloroso e umanamente incomprensibile" Gianfranco Saba, Ordinario Militare per l'Italia, che ha celebrato i funerali. "La nostra società non tanto pluralista, è concentrica. E talvolta non riesce a trovare il proprio centro", ha poi aggiunto.

Al termine della celebrazione, di nuovo, l'applauso commosso della gente, e di nuovo gli abbracci e le strette di mano ai familiari da parte del Capo dello Stato, che si sofferma con loro parlando a tu per tu, la mano sulla spalla dell'interlocutore, in un'atmosfera intima che fa quasi dimenticare la solennità di un funerale di Stato.

Il ricordo dei militari e degli uomini

Le parole dei familiari, commosse ma ferme, composte, tratteggiano la figura di tre militari che hanno saputo incarnare lo spirito stesso delle Forze Armate, e di tre uomini che ne facevano parte. "Non ricordo l'ultima volta che ti ho preso in braccio e non sapevo fosse l'ultima volta, poi il tempo è passato e sei diventato quello che più desideravi: un Carabiniere d'Italia", sintetizza il padre di Davide Bernardello. Toni a cui ha fatto eco il figlio di Valerio Dapra': "Ho auto il privilegio di chiamare papà una persona, un uomo, che ha dedicato la sua vita al dovere, al servizio e all'onore. Mio padre ha scelto una strada fatta di coraggio, sacrificio e responsabilità".

Infine, l'appello del fratello di Marco Piffari: "Il loro sacrificio non deve essere reso vano. Faccio quindi un appello a tutti - dice - perché episodi simili non accadano più. Stringiamoci ai nostri militari che operano in Italia e all'estero rendendo le nostre vite libere, serene e sicure".

 

Attentato a Ranucci, bomba distrugge l’auto: “Chi ha messo l’ordigno conosce le mie abitudini”

AGI - Gravissima intimidazione a Sigfrido Ranucci: poco dopo le 22 di ieri sera una bomba è deflagrata sotto l'abitazione del giornalista e conduttore di Report a Pomezia, alle porte di Roma, distruggendo la sua auto e danneggiando quella della figlia che era parcheggiata accanto.

L'attentato è avvenuto in località Campo Ascolano: l'ordigno rudimentale con un chilo di esplosivo era nascosto tra due vasi esterni, tra la vettura e il cancello della casa, e ha causato due esplosioni in rapida sequenza.

Un'autovettura rubata è stata trovata dagli investigatori nei pressi dell'abitazione del giornalista RAI Sigfrido Ranucci dove, questa notte, è stato compiuto un atto incendiario contro la sua vettura e quella di sua figlia. Secondo quanto si apprende, un passante avrebbe, inoltre, visto un uomo incappucciato ieri sera nella zona di viale Po, a Pomezia, a poca distanza dall'abitazione del conduttore di Report e avrebbe riferito la circostanza agli inquirenti. In base ai primi risultati delle indagini, sembrerebbe che chi ha posizionato l'ordigno rudimentale abbia seguito gli spostamenti del giornalista e il percorso seguito per rientrare nella villetta. 

 

 

Ranucci: "chi ha messo ordigno conosce le mie abitudini"

"All'inizio molto ingenuamente ho pensato che fosse esplosa la bombola di gas della macchina, poi abbiamo visto che l'esplosione era davanti e presentava la presenza di un ordigno". A raccontarlo è stato Sigfrido Ranucci, ospite stasera de 'Il cavallo e la torre' su Rai3. "Da giornalista - ha proseguito - la parte più stimolante è fare un'inchiesta su questo episodio, le dinamiche sono secondo me abbastanza significative".

Gli inquirenti "hanno scoperto all'istante - ha aggiunto - che era un ordigno rudimentale, presente un chilo di esplosivo, probabilmente polvere pirica" e "l'innesco era stato fatto in maniera temporanea, quindi fatto all'istante: questo significa chi lo ha fatto esplodere aveva presumibilmente monitorato il fatto che non c'era nessuno", ma "il sottotitolo - ha osservato Ranucci - di tutta questa vicenda è che chi ha posto quell'ordigno conosce le mie abitudini, perché io mancavo da 4 giorni da casa e il fatto che avesse aspettato quel momento dopo 40 minuti che ero rientrato e che avesse posto la bomba proprio sotto il posto dove io passo sostanzialmente, significa che conosce le mie abitudini e ci dà il senso che può colpire in qualsiasi momento".

A chi gli ha chiesto perché stamane abbia parlato di "salto di qualità", Ranucci ha risposto spiegando che "in questo ultimo anno, anno e mezzo, sono accaduti una serie di episodi, regolarmente denunciati all'Autorità giudiziaria: pedinamenti, minacce attraverso sms, e la scorta ha trovato proiettili di P38 nel cespuglio vicino a casa".

Quanto alla paura, "è un sentimento umano, è normale che ci sia, serve a salvare la vita tua e delle persone intorno. È stato bello sentire le dichiarazioni dei miei figli che hanno detto di essere orgogliosi di avere un padre del genere e io sono orgoglioso di loro", ha concluso Ranucci, sottolineando che domenica 26 ottobre "tornerà il solito 'Report'".

Il conduttore: "contro di me un preoccupante salto di qualità"

 "Contro di me c'è stato un salto di qualità preoccupante”: Sigfrido Ranucci parla al telefono con l’AGI dopo quanto avvenuto questa notte e rivolge "un pensiero" ai carabinieri uccisi nell’esplosione del casolare nel Veronese.

“Sono tornato a casa dopo tre giorni. Questa notte alle 22.17 c’è stata una forte esplosione davanti a casa”, racconta. "L’ordigno rudimentale", spiega è esploso "proprio nel posto dove passo per entrare in casa. Il problema è che solo venti minuti prima ci era passata anche mia figlia”, osserva il giornalista.

Sull'episodio indaga l’Antimafia. Inquirenti e investigatori “stanno vagliando anche episodi del passato, di diversa natura, che non ho reso noti prima. Nello stesso posto dove è stato piazzato l’ordigno, in passato, trovai dei proiettili. C’è un salto di qualità preoccupante. E’ un segnale che chi ha commesso questo gesto conosce bene le mie abitudini. C’è qualcuno che sta osservando quello che faccio”, sottolinea.

“Il mio pensiero va ai carabinieri morti” nell’esplosione nel casolare a Castel D'Azzano, dice infine il conduttore di Report nella giornata dei funerali di Stato dei tre militari.

Già in passato il 64enne giornalista romano aveva subito minacce e intimidazioni per le sue inchieste. Nei giorni scorsi, tra l'altro, aveva anticipato i temi della nuova stagione su Rai3 che partirà il 26 ottobre, con inchieste che spazieranno dalle banche alla sanità.

Due auto distrutte 

Dopo la deflagrazione, le due vetture sono state avvolte dalle fiamme. Il giornalista era rientrato da poco a casa e la figlia aveva parcheggiato la sua vettura ed era passata una mezz'ora prima: "L'esplosione avrebbe potuto ucciderla", ha detto Ranucci.

Indaga l'Antimafia

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli investigatori della Digos, che hanno avviato i rilievi tecnici. I pm dell’Antimafia di Roma indagano sull'attentato dinamitardo, il fascicolo è in carico al sostituto procuratore della Dda di Roma, Carlo Villani. A coordinare il pool è il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi.

 

Verbali secretati, ricostruito avvertimento

"I verbali sono stati secretati, ma abbiamo cercato di ricostruire possibili momenti dell'avvertimento che è arrivato ieri sera". Lo ha detto il giornalista della RAI Sigfrido Ranucci lasciando piazzale Clodio dopo aver parlato con i pm. Era dai tempi dell'attentato a Costanzo che non si verificava un atto del genere contro un giornalista, ha ricordato.

Preoccupa perché "è vero che si tratta di un ordigno rudimentale", ma era "stato posizionato dove sono rientrato" quindi "conosce le mie abitudini, perché lo ha messo in un punto dove passo solitamente", spiega. La Dda, "ovviamente ha cercato di capire la nostra attenzione - della squadra di Report -, sulla criminalità organizzata", aggiunge Ranucci.

La solidarietà bipartisan 

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ha subito "dato mandato di rafforzare misura a protezione" di Ranucci. Solidarietà è stata espressa da tutto il mondo politico, a partire dalle più alte cariche dello Stato, e anche dall'Ue.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto pervenire al giornalista la sua solidarietà e la "severa condanna" per l'intimidazione.

La "più ferma condanna per il grave atto intimidatorio" è stata espressa anche dalla premier, Giorgia Meloni: "La libertà e l'indipendenza dell'informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere", ha assicurato.

Per la leader dem, Elly Schlein, "l'attentato a Ranucci è un attentato alla democrazia e alla libertà di informazione".

La Rai, "le intimidazioni non fermeranno l'informazione" 

Il Cda della Rai ha espresso "massima e convinta solidarietà" a Ranucci: "Non saranno certo le intimidazioni a fermare il nostro dovere di informare e continuare a raccontare la realtà nella quale viviamo", ha assicurato.

"Ogni tentativo intimidatorio contro chi lavora per un'informazione libera e indipendente è un attacco allo stesso servizio pubblico", ha affermato l'ad, Giampaolo Rossi. Nel pomeriggio è stato organizzato un presidio Fnsi, Usigrai e Stampa Romana davanti alla sede Rai di via Teulada.

 

 

 

 

 

 

 

Soncin fa scena muta davanti al gip. Nelle chat con l’ex l’ultimo grido di aiuto di Pamela

AGI - Gianluca Soncin, fermato con l'accusa di avere ucciso l'ex fidanzata Pamela Genini, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio davanti al gip Tommaso Perna che si è svolto nel carcere di San Vittore. Soncin ha scelto la strada del silenzio di fronte all'accusa di omicidio aggravato da premeditazione, stalking, crudeltà e futili motivi. L'accusa, rappresentata dalla procuratrice aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, ha chiesto la convalida del fermo e la misura cautelare del carcere. 

Pamela, 29 anni, è l'ultima donna vittima di femminicidio. Una violenza da parte del suo ex, cui aveva detto di voler interrompere la relazione, vista in tempo reale dai dirimpettai di quel terrazzino in via Iglesias nel quartiere Gorla di Milano in cui tutto si è consumato. L'allarme, seppure dato subito dai vicini al 112, anche perché Pamela aveva chiesto aiuto a un altro suo ex, non ha potuto evitare la morte della donna.

Gianluca Soncin, 52 anni, ha infierito su di lei con il suo coltello per ben 24 volte anche mentre la polizia faceva irruzione al civico 33, forzando il portoncino di ingresso e poi la porta dell'appartamento del femminicidio. Poi all'arrivo degli agenti sul terrazzino, si è autoinferto due coltellate ed è stato ricoverato all'ospedale Niguarda. La sua auto è parcheggiata dalla tarda serata di ieri nella strada del delitto.

Gip, Soncin può uccidere madre vittima

Gianluca Soncin potrebbe uccidere la madre di Pamela Genini e "prendere di mira" F.D., l'ex fidanzato le cui dichiarazioni sono state decisive per ricostruire gli ultimi istanti di vita della donna e il contesto violento in cui è maturato l'omicidio. Lo scrive il gip Tommaso Perna nel provvedimento di convalida del fermo spiegando che c'è il pericolo di recidiva.

 

"In tal senso, infatti, denotano le stesse modalità dell'azione, violenta e agevolmente ripetibile. Peraltro, sul punto si evidenzia che ha minacciato di morte anche la madre della vittima, non potendosi allo stato escludere che egli porti a compimento anche tale gesto, preannunciato piu' volte. Parimenti degno di nota è il pericolo che l'indagato, nella sua follia omicidiaria, possa prendere di mira anche F.D. che oltre ad essere reo di essersi frequentato con la vittima prima di Soncin, ha contribuito in misura significativa alla ricostruzione del contesto". 

 

 

 

Femminicidio a Milano, al via l’interrogatorio di Soncin. L’ex fidanzato di Pamela: “Volev…

AGI - "Le aveva fatto lasciare il lavoro, l'aveva costretta a cambiare radicalmente le abitudini di vita, non le permetteva di vedere le amiche e nemmeno di contattarle per telefono, l'aveva aggredita e minacciata di morte". F.D. è l'ex fidanzato di Pamela Genini, l'ultima persona con cui la giovane donna ha parlato lasciandole intendere di essere in pericolo mentre Gianluca Soncin era in casa sua col coltello col quale l'avrebbe uccisa.

F.D.è anche il testimone che ha messo a verbale i contorni del "quadro agghiacciante", lo definiscono gli inquirenti, entro i quali la storia tra i due è finita in un imbuto di violenza, con tante 'bandiere rosse' di pericolo che sventolavano in modo sinistro. I due si erano messi assieme nel marzo 2024.

F.D., 40 anni, era rimasto amico della giovane imprenditrice dopo una relazione di 3 anni con lei. "Fin da subito Soncin non permetteva a Pamela di lavorare facendole lasciare il lavoro. Dopo qualche settimana dall'inizio della relazione si trasferivano nell'abitazione di Soncin a Cervia, dove lui iniziava ad assumere atteggiamenti controllanti e privativi verso Pamela non permettendole di vedere le amiche nè tanto meno di sentirle telefonicamente. Tuttavia, Pamela, di nascosto mi contattava con il numero anonimo, raccontandomi quanto stava vivendo, mandandomi messaggi effimeri con la cancellazione automatica, facendo la stessa cosa con alcune amiche. Sono a conoscenza, sempre su racconto di Pamela, che Soncin per sfuggire ai controlli della Polizia si accompagnava nei viaggi con lei". Il testimone delinea "il climax ascendente di vessazioni e violenza".

"Ricordo che nel maggio del 2024 un amico mi aveva contattato riferendomi di aver visto Pamela, che si era recata nella sua abitazione in viale Monza per riprendersi il cane, particolarmente trasandata e con vistosi ematomi sulle braccia. Nell'estate 2024 erano in vacanza all'Isola d'Elba dove Soncin l'aveva aggredita con calci e pugni, oltre a minacciarla con dei cocci di vetro nella camera d'albergo, cercando di buttarla dal balcone, dicendole che l'avrebbe ammazzata. A quel punto Pamela era riuscita a contattare il personale dell'albergo che era riuscito ad allontanarlo".

E poi, sempre secondo quanto detto da F.D. che riporta le narrazioni della modella, "a settembre 2024 avevano organizzato una gita alla fiera del cinema di Venezia e, il giorno prima di partire, Pamela aveva annunciato a Soncin di aver chiamato un fotografo per andare all'evento, cosa che scatenava l'ira di lui che l'aggrediva fisicamente strappandole i vestiti, colpendola con vari pugni e cercando di accoltellarla, minacciandola di morte". A quel punto, F.D. spiega di avere deciso di interrompere i suoi rapporti con la sua ex fidanzata "a causa del suo rapporto con Soncin".

Qualche mese dopo, è la ragazza a implorarlo di aiutarla ad allontanarsi da Soncin "dicendomi che non sapeva più a chi chiedere aiuto". "Temeva di chiudere con lui per paura che lui facesse del male a lei e ai suo genitori, come minacciava. Ci sentivamo tutti i giorni e ogni ventina di giorni lei mi raccontava di episodi di violenza fisica".

 

 

 

 

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Ex modella e imprenditrice aveva sfilato un mese fa sul red carpet del Festival di Venezia

AGI - Originaria della provincia di Bergamo Pamela Genini ad appena 19 anni era stata in televisione come partecipante del reality show di Deejay Tv Isola di Adamo ed Eva. L’esperienza sul piccolo schermo non ha avuto seguito. La ragazza, uccisa nella serata del 14 ottobre dal fidanzato Gianluca Soncin, aveva iniziato una carriera come modella per poi diventare imprenditrice.

Nell’appartamento all’ultimo piano di una palazzina in via privata Iglesias, tra i quartieri di Gorla e Ponte Nuovo, in cui si era trasferita due anni fa. A Milano con un’amica ha creato un attività imprenditoriale di vendita brand di costumi da bagno nel segmento di mercato del lusso. Lo stesso in cui era diventata consulente immobiliare per un’agenzia con sede a Santa Margherita Ligure e in via Monte Napoleone a Milano.

Per lavoro Genini era spesso in viaggio: i social raccontano di soggiorni all’estero a Dubai e Montecarlo, ma anche in Italia: la Riviera ligure, la Costa Smeralda, Roma e Venezia le mete più frequentate. Di tanto in tanto tornava anche in Valle Imagna, nel verde delle Orobie bergamasche, dove la ventinovenne era cresciuta. Con lei c’era sempre l’amata e inseparabile cagnolina Bianca, che da due anni era entrata nella vita di Pamela. Lo scorso settembre Genini aveva sfilato sul redcarpet del festival del cinema di Venezia.

Caso Garlasco, lo sfogo dell’ex procuratore Venditti: “Ho la vita rovinata”. La pm: “Indiz…

AGI - Si è svolta a Brescia l'udienza davanti al tribunale del Riesame contro la perquisizione e i sequestri dei dispositivi elettronici eseguiti lo scorso 26 settembre nei confronti dell'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, indagato dalla procura bresciana per corruzione in atti giudiziari in relazione al fascicolo per omicidio a carico di Andrea Sempio per il delitto di Garlasco aperto a fine 2006 e di cui ha chiesto l'archiviazione nel marzo 2017.

Il magistrato in pensione, assistito dall'avvocato Domenico Aiello, ha contestato i gravi indizi sulla base dei quali il pm Claudia Moregola, coordinata dal procuratore Francesco, ha emesso il decreto di perquisizione.

Lo sfogo dell'ex procuratore Mario Venditti

"Ho la vita rovinata, non ho mai preso un euro al di fuori dello stipendio", ha detto, in sostanza, l'ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, nelle brevi dichiarazioni spontanee rese al collegio del riesame di Brescia durante l'udienza in cui ha chiesto, tramite l'avvocato Domenico Aiello, l'annullamento del decreto di perquisizione e i successivi sequestri subiti lo scorso 26 settembre nell'ambito dell'inchiesta della procura di Brescia con l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari relativo al fascicolo del 2017 a carico di Andrea Sempio. Il collegio, presieduto da Giovanni Pagliuca, si è riservato di decidere, e la decisione è attesa entro 72 ore.

La procura di Brescia: "Indizi sufficienti"

A quanto si apprende, invece, la posizione espressa in aula dal pm di Brescia Claudia Moregola è che dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della gdf di Pavia e Brescia sono emersi "sufficienti indizi per indagare" su Venditti con l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari. Ciò che è avvenuto lo scorso 26 settembre "non è una misura cautelare, ma solo un'attività di perquisizione", ha chiarito il pm. La difesa del magistrato in pensione sostiene invece proprio l'assenza dei gravi indizi alla base del decreto di perquisizione.

La famiglia Sempio revoca il mandato all'avvocato

La famiglia di Andrea Sempio, intanto, ha revocato il mandato all'avvocato Massimo Lovati come co-difensore del 38enne indagato dalla procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi. La decisione era attesa dopo le ultime dichiarazioni rilasciate dallo storico legale di Sempio e dei suoi genitori. L'annuncio del nuovo avvocato che comporrà il collegio difensivo insieme ad Angela Taccia, amica di lunga data del 38enne, è atteso per venerdì prossimo.

Ponte Morandi: chiesti 18 anni e 6 mesi per l’ex ad di Autostrade Castellucci

AGI - L'accusa ha chiesto 18 anni e 6 mesi di reclusione per l'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, nell'ambito del processo per il crollo di ponte Morandi, viadotto crollato il 14 agosto di 7 anni fa. Nel disastro persero la vita 43 persone.

La richiesta è arrivata dal pm Walter Cotugno. Rivolgendosi ai giudici, Cotugno ha sottolineato che "per Castellucci troviamo un'enciclopedia di elementi a suo carico. Per vent'anni continue scelte a sfavore della sicurezza, non solo del Morandi".

Per la strage sono in tutto 57 gli imputati. Secondo l'accusa, tutto è stato fatto per "profitto, benefit personali, prestigio, perché gli piaceva fare il manager rampante che tutti idolatravano, che garantiva agli azionisti profitti enormi e gestendo Autostrade come la gallina dalle uova d'oro".

Quanto richiesto dai pm Cotugno e Airoldi nei confronti di Castellucci è "la richiesta massima per gli elementi di gravita' contro di lui". Con questo passaggio si è chiusa oggi l'ultima parte della requisitoria della procura di Genova iniziata lo scorso giugno. Castellucci è attualmente detenuto nel carcere di Opera, dopo la condanna definitiva a sei anni per la strage di Avellino. 

Tra le altre richieste di pena per il disastro del Morandi, figurano i 12 anni e 8 mesi per Riccardo Mollo, ex direttore generale Aspi; 10 anni per un funzionario ministeriale, Mauro Coletta, capo Direzione generale per il controllo sulle concessioni autostradali al Mit. E, ancora, Carmine Testa, responsabile dell'ufficio ispettivo territoriale di Genova del ministero dei Trasporti, per il quale sono stati chiesti 9 anni di reclusione.

Dieci anni è la richiesta sia per Carlo Casini, responsabile ufficio sorveglianza 1 tronco Spea, sia per Massimo Meliani, responsabile ufficio opere d'arte direzione 1, 2, 3 e 9 tronco Aspi. Otto anni è invece quanto l'accusa chiede per Antonio Brencich, docente universitario, consulente del comitato del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte chiamato a valutare il progetto di ristrutturazione tiranti presentato da Autostrade. Per l'ex ad di Spea, Antonino Galatà, sono stati chiesti 7 anni di reclusione.