Esplode un casolare durante uno sgombero: morti tre carabinieri. Funerali di Stato e lutto nazionale

AGI - Di quel casolare fatiscente nel piccolo comune di Castel d'Azzano (Verona) non resta che un cumulo di macerie. Sotto mattoni e travi hanno trovato la morte tre carabinieri che avevano bussato a quella porta nel cuore della notte per eseguire uno sfratto e una perquisizione. Ma si contano anche 17 feriti tra carabinieri, polizia e vigili del fuoco.

L'ultima volta che le forze dell'ordine avevano bussato a quella porta, esattamente un anno fa, avevano trovato il casolare saturo di gas e pronto a esplodere. In un'altra occasione gli occupanti avevano minacciato di darsi fuoco cospargendosi di liquido incendiabile.

La famiglia Ramponi: disagio e violenza

La storia di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi è una storia di grande disagio, terminata con una azione violenta premeditata e architettata nei minimi particolari. I tre sono stati ora arrestati per omicidio premeditato e volontario, anche se la procura sta valutando di contestargli il reato di strage. Due dei tre fratelli sono anche tra i feriti, il terzo l'hanno dovuto stanare con un elicottero perché era riuscito a fuggire.

Sfratto e perquisizione: il dramma annunciato

Le forze dell'ordine sono arrivate intorno alle 3 del mattino assieme ai reparti speciali per circondare l'edificio. Ma appena i militari hanno varcato la soglia del casolare, Maria Luisa, al piano superiore, circondata da molotov e bombole di gas aperte ha utilizzato l'accendino che teneva in mano. "Sapevamo che la situazione era complessa, ma nessuno poteva aspettarsi un gesto di tale follia", ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Verona, colonnello Claudio Papagno.

militari dell'Arma avrebbero dovuto dare esecuzione a due atti giudiziari: uno civile, lo sgombero, e uno penale, ovvero una perquisizione per la ricerca di armi ed esplosivi, dato che in un precedente sopralluogo per lo sgombero erano state infatti viste molotov nascoste sul tetto della casa dai droni. "Sapevamo che la situazione era disastrosa. Si erano cosparsi di benzina l'ultima volta. Avevano perso tutto ormai... vivevano senza corrente, senza riscaldamento, vivevano come dentro ad una grotta. Sapevamo tutti che era una situazione difficile, e già in 4/5 occasioni avevano preannunciato il peggio. Ora che gli avevano pignorato tutto dicevano: piuttosto che lasciare casa ci facciamo saltare in aria", ha spiegato all'AGI un vicino di casa.

L'origine dei problemi e la spirale di debiti

problemi erano iniziati con un incidente avvenuto di notte, mentre i tre stavano sottraendo del fieno in un campo vicino con un trattore, a fari spenti. Un incidente che ha provocato il decesso di una terza persona. Da qui la richiesta di risarcimento, la vendita di alcuni campi, i problemi economici, un mutuo ottenuto falsificando la firma di uno dei familiari e il pignoramento della loro abitazione.

"Era una casa disastrata, senza luce, non so neanche se c'era l'acqua. Era una casa veramente fatiscente. Non c'era neanche l'allaccio della corrente elettrica: una casa per modo di dire - ha spiegato i cronisti il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito - è stato uno dei momenti più duri della mia carriera, sicuramente, quindi anch'io ho visto i carabinieri portati fuori sotto le macerie e devo dire che mi ha molto colpito. Una tragedia che non ha uguali. Una cosa è una guerra di mafia, un'altra è morire così".

Verona in lutto per i Carabinieri

Un cittadino di Verona nel pomeriggio ha deposto un mazzo di gigli davanti alla caserma provinciale dei Carabinieri di Verona. Il governatore Luca Zaia ha proclamato tre giorni di lutto.

Le reazioni istituzionali e il ricordo delle vittime

Nel pomeriggio la visita del ministro della Difesa Guido Crosetto e del comandante generale dei carabinieri Salvatore Luongo. "È una tragedia che ha colpito l'Arma e il Paese. Dobbiamo prima di tutto pensare ai familiari di questi tre Carabinieri che oggi stanno vivendo il dolore di questa perdita. Calcolate che non abbiamo avuto così tante perdite dalla strage del Pilastro e da Nassiria" ha detto il generale.

Mattarella, cordoglio ai familiari dei carabinieri e all'Arma

"Ho appreso con sconcerto e profondo dolore la notizia della morte dei tre militari dell'Arma dei Carabinieri, Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari, Carabiniere Scelto Davide Bernardello e Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Dapra', travolti da un'esplosione durante un'operazione di sgombero in provincia di Verona, nella quale sono rimasti feriti anche altri operatori delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco. In questa drammatica circostanza, esprimo la mia solidale vicinanza all'Arma dei Carabinieri e sentimenti di partecipe cordoglio ai familiari, insieme all'augurio di pronta guarigione agli operatori feriti". Ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo. 

Meloni, cordoglio del governo ai familiari delle vittime

 "Con profondo dolore apprendo della tragica scomparsa di tre Carabinieri e del ferimento di altri tredici tra militari dell'Arma, Vigili del Fuoco e Polizia, a seguito di un'esplosione avvenuta durante un'operazione di sgombero nel Veronese. Il mio cordoglio e quello del Governo vanno ai familiari delle vittime". Ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il Consiglio dei ministri ha deliberato i funerali di Stato per i tre Carabinieri. Sempre a quanto si apprende, sarà, inoltre, dichiarato il lutto nazionale nelle giornate di oggi e nel giorno delle esequie.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il padre di Sempio chiarisce l’uso dei contanti: “Eravamo in balia degli avvocati”

AGI -  "Ma voi avevate mai chiesto quanto avreste speso di spese legali?". "No, eravamo in balia degli avvocati, non avevamo chiesto a nessuno, e nessuno ci aveva detto a quanto sarebbero ammontate le loro parcelle. Noi andavamo li' e pagavamo, bastava che tirassero fuori il figlio. Pagavamo tutto quanto necessario, per poter andare avanti e tirar fuori Andrea, facendo le cose che andavano fatte".

Il botta e risposta è tra gli investigatori - carabinieri e finanzieri - e Giuseppe Sempio, sentito come persona informata sui fatti il 26 settembre scorso nell'ambito dell'inchiesta della procura di Brescia in cui è indagato l'ex procuratore di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. Gli investigatori insistono: "Lei, sua moglie Daniela o vostro figlio avete conservato fatture relative ai pagamenti di avvocati e/o consulenti" in relazione all'indagine del 2017?. "Per quello che ricordo io, dovremmo avere solo la fattura della consulenza di Luciano Garofano. Per gli avvocati noi pagavamo in contanti quando andavamo in ufficio e alla fine avrebbero dovuto farci la fattura. Gli avvocati dell'epoca non hanno mai rilasciato nè ricevute nè fatture". 

 

 

Giuseppe Sempio viene invitato a spiegare perché pagassero solo in contanti. "Non ricordo, so solo che pagavamo in contanti, ma credo che volendo avremmo anche potuto pagare in altri modi. Non andavamo spesso dagli avvocati, ma ogni qual volta c'erano delle novità, ci chiamavano, e ci dicevano di portare per la volta successiva del denaro ad esempio due o tremila euro. Capitava che gli avvocati ci chiamassero due volte in una settimana, mentre capitava anche che ci chiamassero una sola volta alla settimana. Ogni qual volta ci chiamavano, ci chiedevano di portare dei soldi".

"Che mole di documenti hanno procurato gli avvocati a fronte di tali pagamenti?" Domandano gli investigatori. "Non so, noi non eravamo esperti, e dipendevamo da quello che ci dicevano, noi non capivamo nulla" risponde il padre di Andrea Sempio.

 

 

Una nota di previsione per le spese legali. Questo rappresentava, spiega Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, l'appunto "Venditti gip archivia X 20.30 euro" nel quale invece la Procura di Brescia intravvede il prezzo della corruzione dell'allora pm Mario Venditti.

"Dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda" detta a verbale l'uomo, sentito dai finanziari di Brescia e Pavia e dai carabinieri di Milano come testimone lo scorso 26 settembre. E arriva anche la sua spiegazione su chi fossero "quei signori li'" ai quali erano destinati dei soldi di cui parla con la moglie Daniela in una conversazione in auto.

"Sicuramente intendevo gli avvocati.Sono sicuro che mi riferivo agli avvocati". In quei mesi di angoscia per le sorti del figlio, nel 2017, spesero "tra i cinquantacinquemila e i sessantamila euro" per gli avvocati. "Visto che l'archiviazione è arrivata circa tre mesi dopo l'iscrizione, non è strano avere speso sessantamila euro per tre avvocati per tre o quattro mesi?" Chiedono gli inquirenti. "Lo so che sembra strano, ma è cosi'. Noi eravamo nelle loro mani, e non sapevamo una virgola di cosa facessero" torna a dire Giuseppe che per tutto il confronto raffigura lui e la moglie come "in balia" delle esigenze degli avvocati.

La madre di Sempio: "Scegliemmo Lovati perchè costava poco"

 I genitori di Andrea Sempio decisero a un certo punto di farsi seguire solo dall'avvocato Massimo Lovati "perché ci è costato solo poche centinaia di euro, e cosi' l'avvocato Taccia. Abbiamo coperto solo le spese vive per pagare diritti di cancelleria". Lo mette a verbale, sentita come testimone, Daniela Sempio, la madre dell'indagato nell'inchiesta della Procura di Pavia.

"Dal 11 gennaio 2017 al 26 gennaio 2017 ci sono uscite di denaro contante dai conti di suo marito e di suo figlio per tredici mila euro. A chi sono finiti quei soldi?" Domandano finanzieri e carabinieri. "Sono finiti all'avvocato che abbiamo trovato noi".

"Si riferisce a Soldani? Possibile che in quindici giorni, ben tredicimila euro in contanti siano finiti nelle mani dell'avvocato Soldani?"incalza chi fa le indagini. "Io so cosi'" risponde secca la donna. Come il marito, anche lei viene invitata a spiegare chi fossero "quei signori li'" a cui dare dei soldi, con una "formula" da trovare, nell'intercettazione del febbraio 2017.

"Lei ci dice che è riferito al pagare gli avvocati. Ma voi dall'11 al 26 gennaio avevate già fatto prelievi per tredicimila euro in contanti, che oggi ci sta dicendo erano serviti per i legali. Dunque la 'formulà per gli avvocati ce l'avevate già Allora, ci dice chi intendeva col pagare quei signori li'?". "Guardi. Non lo so, sono passati tanti anni, io non mi ricordo, chiedete a mio marito"

"Non torna neanche la modalità con la quale sono stati prelevati i soldi in contanti. Perchè coinvolgere terze persone?" chiedono gli investigatori che vogliono capire perché avessero coinvolto dei familiari sui cui conti sono stati trovati movimenti ritenuti sospetti dai pm.

"Guardi tutti quei soldi ci sono serviti per pagare gli avvocati. Sapevamo che poi alla fine gli avvocati ci avrebbero fatto le fatture, ma poi non le abbiamo mai chieste. Le mie cognate si sono offerte di aiutare Andrea. Erano molto ben messe finanziariamente, avevano molta disponibilità economica".

 

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Giallo sugli accertamenti bancari chiesti e mai fatti per il Gip e le gemelle Cappa

AGI -  Il 30 luglio scorso, la Guardia di Finanza di Brescia propose alla Procura di svolgere "mirati accertamenti bancari" sui conti del giudice Fabio Lambertucci, il gip che archiviò nel 2017 l'indagine su Andrea Sempio in seguito alla richiesta del procuratore Mario Venditti, ora indagato per corruzione in atti giudiziari. Non solo: le Fiamme Gialle chiesero anche di effettuare analisi bancarie sulle gemelle Stefania e Paola Cappa, mai indagate.

Nomi che scompaiono tutti, per ragioni non spiegate, nella successiva annotazione di settembre, in cui si dà conto di altri accertamenti bancari invece svolti. Tra questi, quelli che "non rilevano anomalie" sui conti di Venditti accusato di avere agevolato in cambio di denaro l'archiviazione di Sempio. Probabilmente la Procura non ha ritenuto opportuno delegare alla Guardia di Finanza gli accertamenti sebbene un riferimento esplicito al gip Lambertucci fosse contenuto nell'ormai noto biglietto in cui Giuseppe Sempio, padre di Andrea, scrisse: 'Venditti Gip archivia x 20.30 euro' e le frasi: 'Se archivia l'indagine dovrebbe mettere il nome del soggetto sull'archiviazione. Cosi' non può essere indagato per lo stesso motivo. Il D-N-A'. Un indizio della corruzione, secondo la Procura, che tuttavia ha ritenuto di indagare il procuratore ma non il giudice che sigillo' con la sua firma l'archiviazione. 

 

 

 

 

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Trentini telefona ai genitori dopo 11 mesi: “Sono forte, grazie a tutti”

AGI - Alberto Trentini "ha potuto chiamare casa. È la terza telefonata in quasi 11 mesi di detenzione. Ha raccomandato ai genitori di prendersi cura di loro e ha assicurato di essere forte. Ha voluto ringraziare tutte le persone che gli sono state vicine in questi mesi e ha ribadito il suo affetto per i suoi cari". Così l'avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Trentini. 

"Questa telefonata, che segue la visita in carcere del nostro ambasciatore e l'arrivo a Roma di una delegazione Venezuelana, apre spiragli di speranza - ha proseguito il legale - e in questi 327 giorni la nostra fede non è mai venuta meno. Grazie a chi sta lavorando al nostro fianco per la liberazione di Alberto". 

Inchiesta ‘Clean’: perquisito a Milano l’ufficio del pm Pietro Paolo Mazza

AGI - Perquisizioni in Procura a Milano. La Guardia di Finanza di Brescia e la pm Claudia Moregola, titolare del fascicolo col procuratore di Brescia Francesco Prete, si sono recati al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano nell'ufficio del pubblico ministero Pietro Paolo Mazza. I finanzieri hanno portato via materiale ritenuto utile nell'ambito della vasta indagine 'Clean' che sta scuotendo Pavia ipotizzando un sistema di illegalità che coinvolgerebbe magistrati, avvocati, esponenti della polizia giudiziaria e imprenditori.

In questo contesto è indagato anche l'ex procuratore capo Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari sul caso Garlasco. Mazza si era occupato dell'inchiesta su Asm Pavia che aveva portato a quattro arresti con l'accusa di appalti pilotati. Il magistrato viene definito "molto prostrato" da chi ha potuto parlarci.

Pm Mazza indagato per peculato e corruzione

II pm Pietro Paolo Mazza, attualmente in servizio a Milano, è indagato per peculato e corruzione nell'ambito dell'indagine della Procura di Brescia sul 'sistema Pavia', un presunto intreccio di malaffare che coinvolgerebbe, tra gli altri, diversi magistrati e personale della polizia giudiziaria. L'indagine riguarda il periodo in cui Mazza lavorava a Pavia. 

 Il pm di Milano, Pietro Paolo Mazza, risponde di un episodio di peculato e corruzione risalente al 2019. Il magistrato, all'epoca in servizio a Pavia, sarebbe stato corrotto con un'automobile in cambio di agevolazioni alla società di intercettazioni Esitel che svolse le intercettazioni nell'inchiesta del 2017 di Garlasco, quella archiviata per Andrea Sempio su sollecitazione dell'allora procuratore di Pavia Mario Venditti. Esitel si è occupata per anni di intercettazioni per la Procura pavese e di noleggio auto. "Sono molto fiducioso che tutto si risolva nel più breve tempo possibile per il mio assistito" dice all'AGI l'avvocato Massimo Dinoia.

14 ottobre l'udienza per il ricorso presentato da Venditti

È stata fissata al 14 ottobre l'udienza davanti al Riesame di Brescia in cui si discuterà del ricorso presentato dalla difesa dell'ex magistrato Mario Venditti contro il decreto di perquisizione e sequestro a suo carico nell'ambito dell'indagine che lo vede indagato per corruzione in atti giudiziari. È accusato di essere stato corrotto per agevolare l'archiviazione di Andrea Sempio nell'inchiesta che vedeva quest'ultimo indagato per l'omicidio di Chiara Poggi nel 2017.

Nuove accuse per Venditti

Nuova accusa per l'ex procuratore di Pavia Mario Venditti che chiese l'archiviazione per Andrea Sempio nel 2017. Dopo quella di 'corruzione in atti giudiziari' perché sarebbe stato corrotto per agevolare l'archiviazione, ora emerge che è indagato anche per corruzione 'semplice' perché avrebbe favorito esponenti di Esitel, la società che svolse le attività di intercettazioni per l'indagine sull'omicidio Poggi del 2017, ricevendo in cambio agevolazioni per un'automobile. L'episodio risalirebbe a qualche anno fa.

Paura a Regina Coeli: tarme nelle travi, crolla parte del tetto del carcere

AGI - Crollo, questa mattina, di una porzione del tetto della area 'seconda Rotonda' del carcere romano di Regina Coeli. A riferirlo sono stati alcuni sindacati di Polizia penitenziaria: nessuna persona, afferma la Fns Cisl, sarebbe rimasta ferita. "Per fortuna nessuno si è fatto male ma si è corso un grave pericolo", scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe.

Non appena appresa la notizia del crollo, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele si è immediatamente recato nell'istituto romano. Insieme al direttore generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo, al direttore generale per la Gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria Antonio Bianco e al vicedirettore generale del Personale Augusto Zaccariello, e con la collaborazione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, il capo del Dap sta valutando i necessari e urgenti provvedimenti da adottare per fronteggiare l'improvvisa situazione d'emergenza che si è venuta a creare nell'istituto penitenziario romano. 

Delmastro, "tarmatura delle travi interne non rilevabile"

"Oggi, alla Casa Circondariale 'Regina Coeli' di Roma, è crollata improvvisamente, e in termini non prevedibili, la cupola della seconda rotonda a causa di una tarmatura delle travi interne, già indebolite dall'umidità, non rilevabile. Il carcere è in sicurezza sotto tutti i profili". E' quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, portatosi sul posto, presente anche la ditta a cui verranno affidati i lavori in somma urgenza, la quale sta già facendo i primi rilievi tecnici.

"Le autorità presenti stanno già affrontando anche le misure per l'interdizione dell'area e lo sfollamento dei detenuti delle sezioni interessate che avverrà in data odierna, a seguito dell'individuazione delle strutture che li accoglieranno. Al termine della giornata - conclude Delmastro - procederemo con lo sfollamento necessario dei detenuti e inizieranno le operazioni tecniche necessarie per i lavori con la somma urgenza, per ripristinare il prima possibile la cupola oggetto del crollo e l'agibilità dell'intero istituto, che non presenta problemi di agibilità nel suo complesso".

Sfrattato a 71 anni, si lancia dal sesto piano. Il sindaco: “Era ludopatico”

AGI - Un uomo di 71 anni si è gettato dalla finestra al sesto piano quando l'ufficiale giudiziario ha suonato al suo citofono per notificargli lo sfratto dall'appartamento in cui viveva a Sesto San Giovanni. È accaduto stamattina intorno alle 9 in via Puricelli Guerra.

Oggi era in programma l'esecuzione dello sfratto dall'appartamento dove l'anziano viveva da solo senza pagare l'affitto al proprietario da qualche mese. L'ufficiale giudiziario avrebbe dovuto eseguire lo sfratto su disposizione del Tribunale civile di Monza. 

L'uomo che si è tolto la vita mentre veniva sfrattato dall'appartamento si chiamava Letterio Buonomo ed era originario di Messina. Prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto in cui esprimeva la sua disperazione.

Il sindaco: "Buonomo era ludopatico"

Letterio Buonomo viveva una "situazione di fragilità personale legata alla ludopatia" e "non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato". Lo fa sapere Roberto De Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni dove stamattina il 71enne si è buttato dal sesto piano mentre erano in corso le operazioni di sfratto. "L'alloggio in cui risiedeva non è di proprietà del Comune nè di Aler. La persona non era seguita dai servizi sociali comunali - prosegue De Stefano -. Dalle informazioni disponibili, non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato. Tuttavia, era noto che il cittadino vivesse una condizione di fragilità personale, legata a una situazione di ludopatia. Qualche settimana fa, si era rivolto per la prima volta agli uffici comunali per richiedere informazioni sugli alloggi popolari. Gli uffici competenti gli avevano fornito tutte le indicazioni necessarie per presentare domanda di assegnazione di un alloggio abitativo temporaneo nell'ambito del Servizio Abitativo Transitorio. Il soggetto non si è piu' presentato agli uffici, forse per timore che potesse giungere notizia ai famigliari".

 Nell'esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia dell'uomo, De Stefano sottolinea il suo "rammarico per il tentativo di alcune forze politiche di opposizione di strumentalizzare questa vicenda, evocando un'emergenza abitativa che nel nostro Comune non risulta esistente. Comprendo che per alcuni la campagna elettorale risulti già iniziata, tentando di sfruttare una situazione di fragilità patologica per presentarla come un'emergenza abitativa. Invito tuttavia tutti a rispettare il dolore di chi vive condizioni di vulnerabilità o drammi psicologici, evitando qualsiasi speculazione." Infine, invita "chi si trova in condizioni di fragilità, a contattare gli uffici comunali. Il nostro personale è sempre disponibile per fornire informazioni, orientamento e supporto nell'accesso alle misure disponibili".

 

 

 

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Corteo pro-Pal a Bologna, scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, 1 fermato

AGI - Scontri a Bologna tra manifestanti Pro Pal e forze dell'ordine, durante la manifestazione dei Giovani palestinesi per celebrare i massacri del 7 ottobre. Gli agenti hanno usato gli idranti e hanno caricato in Via Rizzoli per disperdere i partecipanti al presidio di piazza del Nettuno. Un manifestante è stato fermato e accompagnato in Questura per accertamenti a Bologna in seguito agli scontri durante la manifestazione Pro Pal per 'celebrare' il 7 ottobre, a cui hanno partecipato oltre 500 persone. Lo ha reso noto la Questura di Bologna. 

I manifestanti si sono dispersi nelle vicinanze di via Ugo Bassi e Rizzoli per poi ricompattarsi e procedere verso Strada Maggiore, seguiti a breve distanza dalle forze dell'ordine. Dopo una nuova carica, gli attivisti hanno lanciato oggetti contro gli agenti e hanno eretto barricate con i cassonetti.

Dopo giorni di polemiche, l'iniziativa è stata formalmente vietata dal Questore di Bologna, mentre anche il Comune aveva chiesto di non svolgerla. Nonostante il divieto, gli organizzatori hanno deciso di mantenere la presenza in piazza, con l'adesione di Potere al Popolo e dei collettivi Cua, Cambiare Rotta e Osa. I manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta "Free Palestine". Sul perimetro della piazza sono stati schierati blindati della polizia: tre sul lato del Comune e due davanti a Questura e Prefettura.

Manifestazione anche a Torino

A Torino si è conclusa con musica e balli in piazza Vittorio Veneto la manifestazione a sostegno della Palestina organizzata senza autorizzazione nell'anniversario delle stragi del 7 ottobre. Al corteo hanno preso parte oltre 6mila persone (10mila secondo gli organizzatori) che hanno sfilato per le strade della periferia nord e del centro, intonando cori a favore del popolo palestinese e contro il sionismo.
"Il 7 ottobre è quella data storica in cui la resistenza ha sfondato il muro che la teneva imprigionata", ha urlato un manifestante dal megafono.
Nel corso della marcia, la questura ha divulgato una nota precisando che "nessuna manifestazione ne' statica ne' dinamica e' stata autorizzata per la giornata odierna", specificando che "i responsabili delle violazioni saranno denunciati all'autorità giudiziaria". 

Detenuto finge malore ed evade da finestra del tribunale di Trento

AGI - Rocambolesca evasione oggi pomeriggio dalla finestra del bagno del tribunale di Trento. Un detenuto, a processo per violenza sessuale, ha finto un malore ed è scappato dalla finestra del tribunale in Largo Luigi Pigarelli. La comunicazione è stata data dall'organizzazione sindacale Uil della Polizia Penitenziaria (Uilpa).

L'uomo in fuga è un 30enne di origine marocchina accusato di aver commesso una violenza sessuale nel 2024 a Trento. Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria, ha affermato che "sono in corso le ricerche da parte della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell'ordine".

Scontri a Roma tra manifestanti e polizia. Auto e cassonetti in fiamme. Oltre 260 identificati

AGI - Comincia bene, con "un milione di persone in piazza", ma finisce male la manifestazione nazionale a Roma a sostegno della Palestina con un 'fiume' umano di tre chilometri che si snoda da Piramide fino a Piazza San Giovanni, con bandiere della Palestina, dei sindacati (Cobas e Usb) e arcobaleno. I dati della questura ridimensionano il numero dei partecipanti ("sono 250mila"), ma l'adesione a questa manifestazione contro la politica di Israele e contro "l'atteggiamento vile" del governo italiano è massiccia. Questa che segue è la cronaca della giornata. 

 

 

Spinto dal coro “Palestina libera” il corteo parte da Porta San Paolo a Roma dopo le 15. Migliaia di persone accompagnano lo striscione “Stop complicità con Israele. Contro occupazione e genocidio. Con la Resistenza palestinese”, simbolo della nuova giornata di mobilitazione indetta dai movimenti palestinesi. Il fiume di manifestanti ha attraversato il centro della Capitale per approdare in piazza San Giovanni.

In corteo manifestanti di tutte le età

Nelle strade della Capitale sfilano persone di tutte le età. Tra le bandiere e i cori a sostegno di Palestina libera, tra gli esponenti delle sigle sindacali con le loro bandiere - Cobas, USB, Cgil - spiccano i volti di giovani e giovanissimi. Anche di neonati, portati nei passeggini, nonostante la folla, da giovani madri e spesso da giovani padri. Ci sono bambini di tutte le età: c'è chi partecipa contento - un bambino neanche di 8 anni avvolto nella bandiera palestinese cammina felice a bordo di un monopattino - e chi invece sarebbe voluto tornare a casa ma si fa trascinare dal padre che non vuole abbandonare il corteo.

 

 

Ovviamente ci sono anche rappresentanti 'senior', over 70, che sfilano sfilato con il loro passo tranquillo (chi si aiuta con un bastone), qualcuno addirittura avvolto nella bandiera palestinese, con la gioia dipinta nel volto. Il lungo serpentone umano è chiuso dalle forze di polizia a garanzia dell'ordine. Per fortuna non si registrano problemi, anche grazie all'azione di prevenzione della polizia che ha bloccato cinque ragazzi, tutti minorenni, nei pressi del parco di Colle Oppio diretti al corteo ProPal. Ai giovani, provenienti da Pisa, dopo essere stati identificati dalla polizia di Stato, sequestrano caschi, fumogeni, bottiglie in vetro e bombolette spray.

 

 

Sequestrate anche mazze di legno, caschi e maschere antigas nel corso dei controlli, partiti questa mattina alle 7. Fermate diverse vetture: una macchina nonché due pullman a bordo dei quali si trovano maschere antigas, indumenti usa e getta abitualmente utilizzati per aggirare il rischio di identificazione da parte delle forze dell'ordine, oltre ad aste metalliche e in legno

Slogan e striscioni controversi

Non mancano, purtroppo, striscioni indegni a sostegno dei terroristi. Tra gli striscioni più visibili quello con la scritta “7 ottobre resistenza palestinese”, accanto al quale sventolano bandiere di Hamas e di Hezbollah, entrambe organizzazioni terroristiche.

Non mancano cartelli e slogan contro il premier Giorgia Meloni e l’esecutivo, accusati di sostenere Israele e di essere complici dei bombardamenti, ma anche cori diretti alla stampa italiana, accusata dai partecipanti di “nascondere la verità” e di fare propaganda.

Profanata statua di Papa Wojtyla

In mattinata desta indignazione la profanazione della statua di Papa Wojtyla alla Stazione Termini su cui è stato scritto con lo spray "Fascista di m...". 

Tensione a Santa Maria Maggiore

Nel tardo pomeriggio, si registra il primo momento di tensione a Santa Maria Maggiore, nel centro città, dove sfila un troncone del grande corteo. La polizia fronteggia i manifestanti con lacrimogeni e idranti, isolando il gruppo proprio accanto alla storica basilica romana. La coda del corteo, con diverse persone incappucciate, tenta di forzare il varco di sicurezza verso piazza Vittorio ma, di fronte al muro degli agenti in tenuta antisommossa e a una camionetta con idranti, fa retromarcia proseguendo lungo il percorso. Anche gli altri poliziotti lungo il corteo estraggono i manganelli e osservano i manifestanti.

 

 

Gli incappucciati poi incendiano un cassonetto e acceso petardi. Un gruppo di manifestanti si stacca dal corteo pro Pal e devia in direzione di Santa Maria Maggiore, dove c'è il blocco della polizia. Si tratta di un gruppo di circa 100 persone. Si azionano gli idranti, ma non viene posta in essere alcuna carica di alleggerimento. I poliziotti sono in tenuta anti sommossa con i manganelli in mano verso San Giovanni, dov'è il cuore della manifestazione pro-Pal a Roma.

 

 

E alla gente che va via urla "è pieno di black block" per far capire cosa sta succedendo. Negli scontri tra manifestanti e polizia resta ferito un manifestante, medicato sul posto e poi portato via in ambulanza. Altri manifestanti reagiscono rivolgendo insulti alle forze dell'ordine.

 

 

I disordini veri e proprio scoppiano all'altezza di largo Brancaccio, su via Merulana, dove avviene un fitto lancio di bombe carta e molotov contro le forze dell'ordine. Viene data alle fiamme un'auto civetta al centro di via Merulana, la polizia risponde con i lacrimogeni. Gli agenti, schierati in tenuta antisommossa con camionette a presidio della zona, riescono a contenere l'avanzata dei manifestanti più violenti. 

 

 

In zona San Giovanni, viene arrestata, in flagranza, una persona che aveva aggredito un agente di polizia nel corso della manifestazione pro Pal. Undici i manifestanti fermati per identificazione in via Labicana, all'altezza di Largo Brancaccio. Altri 5 fermi a Porta Maggiore. Due dei fermati sono stati poi arrestati in serata.

 

Il bilancio della Questura

"Al termine della giornata, un gruppo di alcune centinaia di persone, incappucciate e travisate, hanno dato luogo a varie intemperanze che hanno richiesto l'intervento delle Forze dell'ordine". E' quanto si legge in un comunicato della Questura. "Prima un gruppo di estremisti si è diretto verso il centro, col volto travisato e incappucciato, con l'intento di raggiungere obiettivi sensibili. Tutti sono stati bloccati alle spalle di piazza Santa Maria Maggiore e via Lanza, per poi essere identificati e rilasciati. Complessivamente sono state identificate 262 persone. Per tutte sarà valutato il deferimento per i reati di danneggiamento, adunata sediziosa e resistenza a pubblico ufficiale.
Nelle successive fasi di deflusso, gruppi di facinorosi hanno dato alle fiamme due autovetture e diversi cassonetti, lanciando oggetti e petardi all'indirizzo delle Forze dell'ordine. Per questi fatti 12 persone, tutte appartenenti alla frangia antagonista, sono state fermate, foto segnalate e avviate al deferimento alla autorità giudiziaria per gli stessi reati. La Digos della Questura di Roma è già in possesso di molte immagini per il successivo sviluppo delle indagini".

Alla fine, sono 35 gli agenti di polizia di Stato, 3 operatori della guardia di finanza, 2 dell'Arma dei carabinieri e uno della polizia penitenziaria che hanno fatto ricorso alle cure mediche.

Meloni ringrazia le forze dell'ordine

 "Un sentito ringraziamento alle forze dell'ordine per il lavoro straordinario svolto in questi giorni complessi, nonostante abbiano dovuto fronteggiare aggressioni, lanci di oggetti e tentativi organizzati di scontro. La mia vicinanza va a tutti gli agenti rimasti feriti: la loro professionalità,  il loro coraggio rappresentano un presidio indispensabile per la sicurezza della nostra nazione". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social.