Il Garante blocca Clothoff, l’app che spoglia le persone

AGI - Il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto, in via d'urgenza e con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento dei dati personali degli utenti italiani nei confronti di una società, con sede nelle Isole Vergini Britanniche, che gestisce l'app Clothoff.

 

Clothoff, spiega il Garante in una nota, offre un servizio di AI generativa che rende possibile - gratuitamente e a pagamento - la generazione di immagini di 'deep nude', ovvero foto e video falsi che ritraggono persone reali in pose nude o sessualmente esplicite o, addirittura, pornografiche. L'applicazione consente a chiunque - inclusi i minorenni - di creare fotografie e realizzare video partendo da immagini, anche ritraenti minori, in assenza di qualsiasi accorgimento che permetta di verificare il consenso della persona ritratta e senza apporre alcuna segnalazione circa il carattere artificiale di foto e video.

 

Il blocco del Garante, che comunque ha avviato un'attività di indagine finalizzata a contrastare tutte le app di nudificazione, si è reso necessario - si legge ancora nella nota - a causa degli "elevati rischi che tali servizi possono comportare per i diritti e le libertà fondamentali, con particolare riguardo alla tutela della dignità della persona, ai diritti di riservatezza e di protezione dati personali dei soggetti coinvolti in queste tipologie di trattamenti, specie se coinvolgono ragazzi minorenni. Lo confermano - conclude il Garante - i numerosi e recenti fatti di cronaca nazionale italiana, dai quali emerge come l'abuso di immagini in tal modo artefatte stia ormai generando un vero e proprio allarme sociale". 

Flotilla: scontri alla stazione di Bologna, occupata la Statale di Milano

AGI -  Scontri tra manifestanti e forze di polizia e facoltà universitarie occupate. Alla vigilia dello sciopero generale proclamato per domani dai sindacati, studenti e attivisti pro Pal si mobilitano da nord a sud per la Flotilla e contro l'abbordaggio da parte delle forze israeliane che hanno fermato gli attivisti sulle navi della missione umanitaria diretta a Gaza.

Bologna 

Scontri in stazione a Bologna, dove gli studenti delle scuole superiori e dell'Università, in corteo per la Palestina e la Global Sumud Flottilla da stamattina, sono arrivati davanti all'entrata.

Durante il tragitto avevano annunciato la volontà di bloccare la stazione, ma hanno trovato le forze dell'ordine in tenuta antisommossa ad aspettarli.

Gli studenti hanno cercato a più riprese di oltrepassarli, ma sono stati respinti da manganellate a cui hanno risposto con lanci di oggetti contro le forze dell'ordine.

Milano 

Occupata l’Università Statale di Milano. “La Statale è pronta per lo sciopero generale di domani” si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook di ‘Cambiare Rotta Milano’.

“Come abbiamo promesso, se avessero toccato la Flotilla, avremmo bloccato tutto: così questa mattina, dopo il corteo che ieri ha bloccato la stazione di Milano Cadorna, abbiamo occupato l'università Statale di Milano", si legge nel comunicato.

"Come equipaggio di terra della Global Sud Flotilla siamo da tre settimane in mobilitazione permanente, con presidi, assemblee studentesche con i lavoratori, mobilitazioni nei dipartimenti e il blocco degli ingressi dell'università il 22 settembre in occasione dello sciopero generale indetto dall’@unionesindacaledibase".

Occupazioni in scuole e università 

"Oggi, di fronte alla gravità di quanto successo e alla sempre più diffusa indignazione degli studenti, abbiamo deciso di seguire l'appello lanciato dalla facoltà di Lettere occupata in Sapienza e di lanciare un segnale forte per rompere ogni complicità con il genocidio e il sionismo. Il 22 settembre ce l'ha dimostrato: studenti e lavoratori uniti possono bloccare guerra e genocidio, ogni ateneo sarà una barricata!”. Alle 10 è stata convocata un’assemblea".

Un giovedì caldo in tutta Italia per scuole e università. In molti atenei sono scattate le occupazioni e per oggi sono in programma cortei e assemblee, da Nord a Sud in vista dello sciopero generale di venerdì.

L'Università Statale di Milano è stata occupata dagli attivisti di 'Cambiare Rotta Milano' dopo tre settimane in mobilitazione permanente, con presidiassemblee studentesche con i lavoratori e mobilitazioni.

Roma gli studenti di 'Cambiare Rotta' hanno bloccato la facoltà di Lettere a La SapienzaAssemblee anche al Morgagni e in molti altri licei della Capitale.

Torino è stata bloccata la didattica al Palazzo Nuovo, una delle principali sedi dell'Università degli Studi di Torino. A Genova proseguono le mobilitazioni nella zona universitaria del Balbi.

Bologna sui social vengono segnalate le mobilitazioni degli studenti del Sabin, del Minghetti, del Fermi e diversi altri, con un corteo aperto dallo striscione "Blocchiamo tutto". Mobilitazioni anche a Bari con un presidio di studenti universitari e un sit-in in programma davanti al rettorato dell'università Aldo Moro.

La mobilitazione degli studenti arriva sulla scia delle proteste dei pro-Pal che ieri era hanno coinvolto diverse città italiane: Roma, Milano, Genova, Napoli, Siena, Perugia, Torino. Intanto i sindacati hanno proclamato lo sciopero per  domani. 

Il ministro Matteo Salvini valuta la precettazione in vista dello sciopero proclamato per venerdì. L'orientamento della Commissione di Garanzia per gli scioperi, infatti, ha già stabilito che la motivazione addotta dai sindacati non rientra nei casi che giustificano il mancato preavviso. 

La mobilitazione di ieri sera 

 Dopo che i media hanno diffuso la notizia dell'abbordaggio da parte delle forze israeliane è stata lanciata una "mobilitazione di emergenza" a Milano in piazza alla Scala a partire dalle 21 e 30. Tra i promotori dell'iniziativa c'è il centro sociale Lambretta.

A Napoli e alla Stazione Termini i manifestanti pro Pal hanno occupato i binari bloccando il traffico ferroviario. 

A piazza dei Cinquecento a Roma, di fronte alla Stazione Termini i cui ingressi, a quanto si apprende, sono stati chiusi per consentire l'accesso solo a chi è munito di biglietto. "Dai vari territori, convergiamo tutti come marea alle 22 in piazza dei Cinquecento, ormai Piazza Gaza. Blocchiamo tutto". Nella capitale le persone scese in strada per una mobilitazione immediata, sarebbero circa 10mila. Il corteo che inizialmente ha cercato di avanzare verso Palazzo Chigi, si è fermato a Piazza San Silvestro.  

 

A Genova si blocca il porto

 "Difendiamo la Flotilla, blocchiamo il porto". È l'invito alla mobilitazione questa sera, a partire dalle 22, della USB a Genova, dopo le notizie del fermo imposto da Israele alle navi della flotta umanitaria. A bordo dei vascelli anche il ligure Josè Nivoi, portavoce del Calp, Collettivo autonomo lavoratori portuali. Davanti alla sede di Music For Peace è stato acceso un enorme fuoco con legno e copertoni e sono stati intonati cori a sostegno della Palestina. In piazza giovani e meno giovani con tantissime bandiere della Palestina. Il varco portuale Albertazzi è bloccato.

 

Bloccato un traghetto a Livorno

A Livorno i manifestanti scesi in strada dopo l'abbordaggio della Flotilla da parte dell'esercito israeliano hanno bloccato in porto la Moby Fantasy in partenza per Olbia, in Sardegna. Il traghetto, che sarebbe dovuto partire dal porto di Livorno alle 22, è rimasto fermo per circa un'ora ed è poi riuscito a salpare solo intorno alle 23.

Bloccati i binari a Pisa

A Pisa la mobilitazione è iniziata questa sera alle 21 con un appuntamento già pianificato dal pomeriggio, nel caso in cui gli attivisti della Flotilla fossero stati "bloccati". Oltre un centinaio di persone si è radunata nella piazza XX settembre, davanti al Palazzo del Comune, da loro ridefinita "Piazza Gaza. Da qui, in un corteo che si è accresciuto nel percorso, attraverso il Corso Italia i manifestanti si sono diretti alla Stazione dove hanno bloccato quattro binari intonando slogan contro il governo, ritenuto "complice del genocidio", e in solidarietà con gli attivisti e la causa palestinese: "blocchiamo tutto", "libertà per la flotilla", "Stop al genocidio". Il corteo è presidiato dalle forze dell'ordine.

"Questo è l'inizio della mobilitazione - spiega Ciccio Auletta, consigliere comunale di Una città in Comune, presente alla manifestazione assieme ad altri gruppi pro PAL Domani continueremo con un nuovo presidio sotto il comune in occasione del consiglio comunale e ci saranno anche momenti nelle università. Il 3, poi, lo sciopero generale". 

"Stanno bloccando la Flotilla, scendiamo in piazza adesso". È l'appuntamento lanciato in serata a Firenze da Usb e rilanciato anche da altre realtà come Firenze per la Palestina, Giovani Palestinesi, Collettivo di fabbrica Gkn. I manifestanti, circa 500 persone, si sono dati appuntamento in questa piazza in segno di solidarietà con gli attivisti fermati in mare dall'esercito israeliano.

Milano in corteo verso piazza Cadorna

Diverse centinaia di persone si sono mosse da piazza alla Scala e stanno sfilando per le strade del centro di Milano dietro allo striscione 'Blocchiamo tutto' in solidarietà a Gaza e alla Flotilla. Il corteo è diretto verso piazza Cadorna. Imponente lo schieramento delle forze di polizia. 

 

 

Si moltiplicano i presidi di città in città

Anche a Siena e a Perugia si contano dei presidi spontanei. Oltre trecento si sono ritrovati davanti alla fontana Maggiore a Perugia per un sit in che si è trasformato poi in corteo lungo corso Vannucci, il corso principale della città.

In duecento stanno protestando a Siena in una manifestazione spontanea, nata dal tam tam sui social. A dare vita alla mobilitazione è stato il Comitato per la Palestina di Siena. Diverse le realtà cittadine che hanno aderito, tra cui la Cgil. "Siamo l'esercito di terra, siamo la voce che è stata tolta all'equipaggio della flottiglia", ha detto il segretario del sindacato provinciale Alice d'Ercole. I manifestanti hanno intonato a più riprese "Palestina libera" e "Bella Ciao", mentre striscioni e cartelli ribadiscono la richiesta di libertà per il popolo palestinese e lo stop al conflitto in corso.

D'Ercole ha ricordato che "a bordo delle 44 imbarcazioni ci sono oltre 400 civili provenienti da ogni parte del mondo, carichi di aiuti umanitari - cibo, acqua potabile, medicinali - diretti a Gaza". "Hanno avuto il coraggio che è mancato ai governi e alla comunità internazionale: dire fermate il genocidio, impedite che 66.000 civili, 20.000 bambini, muoiano sotto le bombe, di fame o di sete", ha aggiunto la sindacalista. 

Un gruppo di studenti ha occupato a Torino Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, per protestare contro il blocco navale.

A Pescara, i manifestanti si sono dati appuntamento in piazza Unione, dove c'è la sede della Regione Abruzzo e del Consiglio regionale, hanno prima bloccato il traffico e poi hanno dato vita a un corteo. 

La Cgil indice lo sciopero generale

“L’aggressione contro navi civili che trasportavano cittadine e cittadini italiani, rappresenta un fatto di gravità estrema. Un colpo inferto all’ordine costituzionale stesso che impedisce un'azione umanitaria e di solidarietà verso la popolazione palestinese sottoposta dal governo israeliano a una vera e propria operazione di genocidio. Un attentato diretto all’incolumità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori, volontarie e volontari imbarcati. Non è soltanto un crimine contro persone inermi, ma è grave che il governo italiano abbia abbandonato lavoratrici e lavoratori italiani in acque libere internazionali, violando i nostri principi costituzionali”. Con queste parole la Cgil annuncia, in difesa di Flotilla, dei valori costituzionali e per Gaza, lo sciopero generale nazionale di tutti i settori pubblici e privati per l’intera giornata di venerdì, 3 ottobre, ai sensi dell’art.2, comma 7, della legge n.146/90. Durante lo sciopero generale, fa sapere la Cgil “saranno garantite le prestazioni indispensabili, come stabilito dalle regolamentazioni di settore”.

 

 

 

 

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Le navi della Flotilla stanno per entrare in una zona a “rischio blocco”, Meloni: “Si fermino ora”

AGI - Le barche della Global Sumud Flotilla si avvicinano sempre di più alla costa di Gaza, e malgrado gli alert della Marina militare italiana non si fermeranno, andando incontro al rischio di blocco, in quale forma si vedrà stanotte, delle autorità israeliane. Nel pomeriggio di oggi (30 settembre), alle 16.30, la Nave Alpino della Marina Militare, raggiunta una distanza di circa 180 miglia nautiche dalle coste, ha diramato un primo avviso ai militanti della Flotilla avvertendo che, in assenza di variazioni di rotta e velocità, alle 2 di notte circa i natanti raggiungeranno verosimilmente il limite delle 150 miglia nautiche da Gaza.

Superato questo limite, ha fatto sapere la Marina (e l'alert alle barche ha rimarcato) la nave Alpino si fermerà: sarà disponibile ad accogliere chiunque di Flotilla voglia trasferirsi a bordo, ma non continuerà a seguire le imbarcazioni. Un ulteriore alert sarà diramato quando le barche della Flotilla arriveranno a 150 miglia dalla costa di Gaza. Tuttavia i militanti non si fermeranno: "Questa notte probabilmente Israele ci attaccherà perché tutti i segnali portano a dedurre che accadrà", ha detto la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia.

 

 

"Noi chiediamo che nel momento stesso in cui qualcosa dovesse succedere a quelle barche, nel momento stesso in cui perderemo il contatto con loro, nel momento stesso in cui dovessimo avere anche soltanto la certezza che uno di loro sia stato arrestato e non potremo più metterci in contatto con loro vi prego, vi preghiamo a nome di tutti coloro che sono su quelle barche: scendiamo nelle strade, scendiamo nelle piazze, creiamo dei presidi, andiamo a chiedere che venga applicato tutto il diritto internazionale".

E sul caso resta alta l'attenzione del Governo: "Ho parlato con il ministro degli Esteri israeliano - ha detto il ministro Antonio Tajani - per chiedere di non usare violenza qualora dovessero fermare gli italiani della Flotilla. Non sono lì con intenti di guerra.  Bisogna assolutamente evitare che ci siano problemi con chicchessia". Mentre Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha lanciato "un ultimo appello" agli attivisti della Global Sumud Flotilla "affinché prendano atto" della possibile tregua a Gaza che si prospetta con il nuovo piano Usa e "affinché utilizzino una delle soluzioni alternative prospettate da più parti, 'in primis' il Patriarcato della Chiesa cattolica, per far arrivare gli aiuti".

L'appello della premier

La premier Giorgia Meloni torna a chiedere alla missione umanitaria Flotilla di fermarsi e di ascoltare l'appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Soprattutto ora, dopo il piano di pace tra israeliani e palestinesi lanciato dal presidente americano Donald Trump. "Con il piano di pace per il Medio Oriente proposto dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è finalmente aperta una speranza di accordo per porre fine alla guerra e alla sofferenza della popolazione civile palestinese e stabilizzare la regione", scrive la premier in una dichiarazione.

"Questa speranza - osserva - poggia su un equilibrio fragile, che in molti sarebbero felici di poter far saltare. Temo che un pretesto possa essere dato proprio dal tentativo della Flotilla di forzare il blocco navale israeliano. Anche per questo ritengo che la Flotilla dovrebbe fermarsi ora e accettare una delle diverse proposte avanzate per la consegna, in sicurezza, degli aiuti", dice la premier. "Ogni altra scelta - sottolinea il presidente del Consiglio - rischia di trasformarsi in un pretesto per impedire la pace, alimentare il conflitto e colpire cosi' soprattutto quella popolazione di Gaza alla quale si dice di voler portare sollievo". "È il tempo della serietà e della responsabilità", conclude Meloni nella nota.

Il botta e risposta tra Flotilla e Meloni

"La Presidente del Consiglio ha definito la Global Sumud Flotilla un pericolo per il "piano di pace" americano. Avete letto bene: civili disarmati, attivisti nonviolenti e navi cariche di farina e medicinali sarebbero una minaccia alla stabilità. Il paradosso è evidente: si chiama pace un progetto che condanna Gaza a restare prigione a cielo aperto, e si bollano come "nemici" coloro che tentano di spezzare un assedio illegale". Lo scrive in una nota la Global Sumud Flotilla, sottolineando che "stanotte non è a rischio solo l'equipaggio della Flotilla, ma il diritto internazionale stesso, calpestato da un Governo che preferisce accodarsi ai diktat di una strategia neocoloniale. Diversi Paesi hanno scelto di rispettare la legge; l'Italia, invece, certifica la propria noncuranza. Colpisce che la Presidente Meloni non abbia mai pronunciato la parola "legalità" e non abbia citato l'artefice del genocidio: lo Stato di Israele. Non una calamità naturale, non una "guerra", ma la responsabilità precisa di un potere che assedia, affama e bombarda una popolazione civile. A fine agosto l'OMS aveva lanciato l'allarme: entro la fine di settembre oltre 640 mila persone a Gaza sarebbero entrate in carestia l'equivalente dell'intera città di Palermo. La vera minaccia - conclude la nota - è l'assedio, non la Flotilla".

La risposta della presidente del Consiglio è arrivata su X: "Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare "un pericolo" civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. Insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi - consapevolmente o meno - strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l'escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino". 

 

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Fermato il marito della donna uccisa a colpi di pietra. I figli con lui, uno è morto

AGI - È stato fermato dai Carabinieri a Campobasso Salvatore Ocone, il marito di Elisa Polcino, la donna uccisa oggi nel Beneventano a colpi di pietra. L'uomo si era dato alla fuga dopo l'omicidio portando con sé i figli di 16 e 15 anni. Secondo quanto si è appreso, il ragazzo 15enne è morto e la ragazza 16enne è in gravi condizioni in ospedale. 
A individuare la vettura a bordo della quale viaggiavano, un elicottero dell'Arma.

La ricostruzione 

Ha ucciso la moglie a colpi di pietra, poi è fuggito. Il fatto è accaduto a Paupisi, in contrada Frasso, nel Beneventano. Le prime informazioni frammentarie sull'accaduto ricostruiscono un litigio nella coppia, che, secondo voci che circolano in paese, aveva problemi. A indagare su quanto accaduto a Elisa Polcino i carabinieri che cercano il marito, Salvatore Ocone, che si è allontanato dopo aver colpito la donna. Non si esclude si possa essere suicidato.

La morte della donna, secondo primi accertamenti medico-legali, dovrebbe risalire a questa mattina, forse poco dopo le 8, e non, come si era ipotizzato in un primo momento, a questa notte, ma i rilievi della Scientifica sono ancora in corso. Il cadavere della donna è stato trovato da un vicino intorno alle 9,30 di questa mattina nella casa della coppia. L'uomo ha chiamato la centrale operativa.

La donna aveva lesioni alla testa che ne hanno causato la morte, causate da un oggetto contundente che potrebbe essere una pietra, ma "sono ancora in corso i rilievi, un sopralluogo all'interno dell'abitazione", precisa ai cronisti Enrico Calandro, comandante provinciale dei carabinieri di Benevento.

Il marito è irreperibile e sono in corso ricerche non solo nella provincia sannita ma estese a tutta la Campania con il supporto di un elicottero. I figli della coppia di 10 e 15 anni pure sono irreperibili, non sono andati a scuola e "non sappiamo se sono con il padre".

Al momento "non risultano pregressi episodi di liti o violenze nella coppia - conclude Calandro - stiamo facendo tutti gli sforzi possibili, ma ancora non è chiaro se ci sia stata una colluttazione o se la donna sia stata uccisa nel sonno. Non abbiamo certezze. Sicuramente la vicenda si è consumata all'interno della casa". 

Salvatore Ocone, 58 anni, agricoltore, aveva avuto in passato problemi di depressione ma era stato curato. Sua moglie, Elisabetta Polcino 49 anni, era casalinga. La coppia aveva tre figli, uno maggiorenne che lavora fuori regione, e due di 10 e 15 anni, che non si sarebbero visti a scuola stamani e che sono pure ricercati da carabinieri e polizia locale. Le ricerche dell'uomo e dei minori si stanno concentrando in terreni di proprietà di Ocone.  

Il sindaco

"Oltre al marito della vittima, sono irreperibili anche i figli della coppia e questa è la nostra più grande preoccupazione. A dirlo, ai microfoni di Ntr 24, Salvatore Coletta, sindaco di Paupisi.
"La notizia di quello che è successo ha colpito la comunità e ci lascia attoniti - prosegue il primo cittadino - una famiglia che all'apparenza non mostrava alcun segno di disagio non era seguita dai servizi sociali. Lui è un grande lavoratore probabilmente non abbiamo colto qualche segnale che si è manifestato in questi ultimi giorni. Sono stato a una festa insieme alla coppia e non c'era nessun segno di disaccordo tra loro".

"Faremo di tutto per rintracciare i ragazzini, sono due a frequentare la scuola dell'obbligo di Paupisi, un altro figlio e' maggiorenne e non era in casa al momento della tragedia. I due bambini, ma non ho certezza, non sarebbero stati portati a scuola questa mattina".

Il ragazzo sequestrato nel Ragusano si è presentato in commissariato, sta bene

AGI - Si è presentato questa sera al commissariato di Vittoria, nel Ragusano, il ragazzo di 17 anni rapito ieri sera. Non sono noti altri dettagli. E' in buone condizioni di salute e starebbe parlando con gli inquirenti. Ancora da chiarire i contorni della vicenda. Molte voci si erano diffuse nel pomeriggio: una di queste riguardava la presunta richiesta di una elevata somma di riscatto, ma con il blocco "automatico" dei beni della famiglia del giovane sarebbe risultata una strada impraticabile per i gruppo di rapitori. La notizia della richiesta di denaro non è stata pero' confermata da fonti ufficiali.

Da ieri sera, lavoro serrato degli inquirenti in un sottotraccia estremamente riservato. Non si esclude che il giovane possa essere stato liberato da chi lo aveva rapito, per la pressione proprio delle forze dell'ordine. 

Esclusiva TG1: l'arrivo in Commissariato

Ieri sera un commando di due uomini armati e incappucciati a bordo di due autovetture avrebbe agito con estrema freddezza, chiamando per nome il ragazzo, isolandolo dal gruppo di giovani con i quali si accompagnava. Gli hanno fatto abbandonare il telefono per evitare possibilità di essere rintracciati con le celle telefoniche prima di farlo salire su una delle due autovetture con cui sono arrivati sul posto.

Avrebbero parlato in italiano, non si tratterebbe di stranieri. Si sono dileguati nel nulla. Le modalità di azione e la freddezza operativa fanno pensare ad un gruppo esperto.

Gli inquirenti stanno scandagliando ogni aspetto della vita privata e lavorativa della famiglia per capire il movente e al contempo acquisendo tutte le immagini degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati. Nessuna pista esclusa al momento. Non e' noto se vi siano stati o meno contatti dei rapitori con la famiglia.

Stupro di gruppo, condannati a 8 anni Grillo jr e due suoi amici. Sei anni e mezzo al quar…

AGI - Si è chiuso con la condanna di tutti e quattro gli imputati il processo per il presunto stupro di gruppo ai danni di avvenuto nei confronti di una studentessa italo-norvegese e di una sua amica in Costa Smeralda nel luglio del 2019.

Il collegio del Tribunale di Tempio Pausania, presieduto dal giudice Marco Contu, dopo quasi quattro ore di camera di consiglio ha inflitto, 8 anni di reclusione a Ciro Grillo, figlio del fondatore del Movimento 5Stelle Beppe Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria. Francesco Corsiglia è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere. Il pubblico ministero Gregorio Capasso aveva sollecitato la condanna per i quattro imputati a 9 anni di reclusione, mentre le difese si erano pronunciate per l'assoluzione.

Nessuno dei quattro era in aula. Assente anche la principale accusatrice, la studentessa italo-norvegese all'epoca 19enne, rappresentata in udienza dall'avvocato Giulia Bongiorno.

L’Italia si ferma per Gaza. A Milano scontri in stazione, 60 feriti tra le forze dell’ordi…

AGI - Manifestazioni in almeno 75 città, decine di migliaia di persone in corteo, strade e porti bloccati. L'Italia scende in piazza per Gaza all'insegna del "blocchiamo tutto" e la protesta generalmente pacifica degenera in alcuni casi in momenti di tensione e in scontri con le forze dell'ordine.

 

 

Situazioni critiche a Milano e Bologna

Le situazioni più complicate per ora a Milano e Bologna. Alla Stazione centrale del capoluogo lombardo i pro Pal hanno tentato di accedere all'area interna dello scalo trovandosi di fronte lo sbarramento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa: per disperderli sono stati usati i lacrimogeni. Stando a una prima stima, sono circa 60 i rappresentanti delle forze dell'ordine rimasti feriti negli scontri. In precedenza, in piazza della Repubblica, all'altezza del consolato generale americano, erano state bruciate bandiere di IsraeleUsaUnione Europea e Nato.

 

 

 

Nel capoluogo felsineo, invece, i manifestanti hanno raggiunto la tangenziale e l'autostrada bloccandole nelle due direzioni: per sgomberare le carreggiate la polizia ha fatto ricorso agli idranti. Dopo qualche ora il traffico veicolare è lentamente tornando alla normalità sul nodo autostradale di Bologna. Concluse le operazione di pulizia, le carreggiate sono state riaperte e le code sono in via di smaltimento.  Dopo lo sgombero di autostrada e tangenziale a Bologna da parte della polizia, il corteo pro Gaza si è riversato in via Stalingrado con attimi di forte tensione con le forze dell'ordine. Per contenere i manifestanti sono stati lanciati dei lacrimogeni quando si trovavano nei pressi della fiera. Tutta la zona ha vissuto momenti di guerriglia con la formazione anche di barriere di fortuna con legni, biciclette e inferriate. Otto i manifestanti fermati per lancio di bottiglie di vetro, mazze e pietre contro le forze dell'ordine.

 

 

 

Disagi non sono mancati neppure a Rimini dove diverse centinaia di persone hanno manifestato in strada prendendo parte al corteo partito attorno alle 9.30 dall'Arco di Augusto e poi diretto verso la stazione ferroviaria. Qui è stato bloccato il traffico veicolare nelle strade circostanti ma non sono emersi problemi di ordine pubblico.

Corteo a Roma e contestazioni a Valditara

Tra i cortei più nutriti quello di Roma, partito da piazza dei Cinquecento e arrivato oltre quota 50mila: autorizzata dalla polizia ("in via eccezionale stante la straordinaria adesione alla manifestazione") una deviazione sulla Tangenziale Est, percorsa per un tratto.

 

 

Tanti gli slogan contro il governo israeliano e tantissime le bandiere palestinesi (compresa quella sventolata dai vigili del fuoco in apertura): da segnalare anche un lancio di uova contro l'Ufficio scolastico regionale in via Frangipane, con gli studenti che accusano il ministro Valditara di impedire di parlare del "genocidio di Gaza" nelle scuole.

 


Dopo aver transitato davanti al Verano, il corteo è giunto a piazzale Aldo Moro entrando all'interno dell'Università La Sapienza. Cori contro Israele e la rettrice Antonella Polimeni. I manifestanti sono arrivati fino allo scalone della Minerva al grido "Palestina libera" e "Siamo tutti palestinesi" e poi hanno fatto irruzione occupando la facoltà di Lettere e Filosofia.

 

 

 

Imbrattata la sede del Municipio di Bolzano

Bolzano nella notte l'ingresso del Municipio di Bolzano era stato imbrattato con della vernice rossa e con la scritta "22 vermi", riferita ai consiglieri comunali che la scorsa settimana si erano astenuti dal voto sulla mozione anti Netanyahu.

Manifestazioni a Torino e Venezia

Torino un gruppo di manifestanti pro Pal ha bruciato un manifesto di Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu davanti all'ingresso della Collin Aerospace, definita dai manifestanti "una fabbrica di morte"; un altro gruppo si è diretto verso la stazione centrale di Porta Nuova per bloccare i binari all'altezza di corso Sommeiller.

Più di 20mila a Venezia, dove il corteo s'è concluso di fronte al casello del Porto commerciale di Marghera: "Le merci non partono, è giunto il momento di dire stop al genocidio. Qui inizia ufficialmente il blocco".

Proteste e blocchi a Pisa, Livorno e Genova

Circa cinquemila persone hanno partecipato a Pisa allo sciopero generale per chiedere il cessate il fuoco in Palestina e dato vita a un corteo che ha invaso il centro della città di Pisa ed è arrivato fino all'aeroporto Galilei: bloccata per diversi minuti la circolazione sulla Firenze-Pisa-Livorno. Al porto di Livorno bloccato il varco Valessini, con un presidio che ha rallentato i flussi in entrata e uscita dei mezzi. Più di 4 mila persone hanno riempito la zona del varco di San Benigno e Albertazzi, all'imbocco del porto di Genova, al grido di "Viva Palestina": tra di loro studenti di ogni età, docenti, genitori, lavoratori dei trasporti, della scuola, vigili del fuoco. A Ravenna simbolica occupazione (durata pochi minuti) del ponte mobile sul Candiano. Un gruppo di manifestanti, circa 6-7, si è staccato dal corteo e si è sdraiato in mezzo alla carreggiata, mostrando striscioni e bandiere al grido di "Palestina libera".

 

 

 

Tensioni a Napoli e Palermo

Napoli, davanti alla sede centrale dell'Università Federico II, i manifestanti hanno acceso fumogeni e srotolato un lungo striscione chiedendo di "bruciare gli accordi con Israele". Nel pomeriggio è atteso un secondo corteo, organizzato da sindacati, collettivi e altri gruppi studenteschi, che si muoverà nei pressi dell'ex base Nato di Bagnoli, dove il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurerà ufficialmente l'anno scolastico in una scuola della zona. Alta la tensione nell'area, dove le forze dell'ordine hanno predisposto un dispositivo di sicurezza straordinario.

Palermo, in centro, si sono ritrovati fianco a fianco in migliaia, giovanissimi soprattutto, anche bimbi con loro famiglie, associazioni, attivisti, centri sociali, la comunità palestinese: "Più scuole, mai più bombe", uno degli slogan più gettonati.

 

 
 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domani sciopero generale per Gaza, oltre 60 manifestazioni e stop ai trasporti

AGI - Dopo quella di venerdì 19 settembre arriva domani la seconda giornata di sciopero e mobilitazione sindacale a sostegno del popolo Palestinese, contro l'invasione dell'esercito israeliano a Gaza City. Modalità e piattaforme sono differenti. Da un lato la Cgil e l'associazionismo civico, dall'altro una galassia di sigle sindacali autonome.

L'inasprimento dell'iniziativa di terra dell'Idf nella Striscia segna anche un crescendo delle mobilitazioni in Italia. Per lunedì alcune sigle sindacali autonome - tra cui Usb, Adl Cobas, Cub - hanno proclamato uno sciopero generale del settore pubblico e privato in solidarietà con la popolazione palestinese. Lo sciopero è stato indetto a livello nazionale e riguarderà trasporti pubblici, scuole, università e lavoratori portuali.

L'eventuale astensione dal lavoro potrebbe interessare anche il personale del Gruppo FS, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord - a partire dalla mezzanotte alle ore 23 di lunedì 22 settembre 2025 - e con conseguenti variazioni sugli orari o cancellazioni di treni e altri mezzi di trasporto pubblici. Lo sciopero generale, si legge nella piattaforma che lo annuncia, è stato indetto: "contro il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi a Israele e l'assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele".

A Roma mezzi pubblici nella fascia di garanzia

Nel trasporto pubblico locale, marittimo, merci e logistica, lo sciopero sarà sempre di 24 ore ma con modalità diverse. Per quanto riguarda invece la modalità urbana delle principali città italiane, l'Atac a Roma ha confermato che metro, autobus e tram saranno garantiti solo fino alle 8.29 e poi dalle 17.00 alle 20.00. L'Atm, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico di Milano, ha annunciato che sarà assicurato il servizio di metropolitane e mezzi di superficie fino alle 8.45 e dalle 15 alle 18. L'azienda romana del trasporto pubblico rende noto che nella notte tra 21 e 22 settembre non sarà garantito il servizio delle linee bus notturne, mentre lunedì non è garantito il servizio sull'intera rete dalle ore 8.30 alle ore 16.59 e dalle ore 20.00 al termine del servizio diurno oltre a quello delle linee diurne che hanno corse programmate oltre la mezzanotte.

Anche i taxi potrebbero aderire allo sciopero mentre nessun impatto dovrebbe esserci per il trasporto aereo, il cui comparto non aderisce alla mobilitazione. 

Altra motivazione il "sostegno incondizionato alla missione della Global Sumud Flotilla e la tutela dei volontari impegnati a portare aiuti al Popolo Palestinese". Le sigle sindacali autonome che hanno promosso l'iniziativa chiedono ance "sanzioni a Israele e la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali". 

Manifestazioni in tutta Italia

Intanto sono oltre 60 le manifestazioni previste in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli centri. Nella capitale il raduno è previsto alle 11 in piazza dei Cinquecento, a Milano alle 10 in piazzale Cadorna. A Torino alle 10:30 in piazza Carlo Felice, a Bologna l'appuntamento è alle 10:30 in piazza Maggiore, mentre a Genova la manifestazione è prevista a partire della 8 al varco Albertazzi del porto.
A Milano, Atm comunica che il servizio delle linee potrebbe non essere garantito dalle 8:45 alle 15 e dopo le 18, fino al termine del servizio.

Nella scuola due scioperi

Per quanto riguarda la scuola, gli scioperi il 22 settembre saranno addirittura due: oltre a quello proclamato dalla Usb nell'ambito della mobilitazione generale a sostegno della Palestina che riguarda tutte le categorie del lavoro, senza distinzioni tra ambiti pubblici e privati, c'è quello proclamato dalle sigle Conf. S.a.i., Cisle e Conalpe che coinvolgerà tutto il personale docente e Ata (Amministrativo tecnico e ausiliario) delle scuole pubbliche, comunali e private, del personale educativo dei servizi educativi per l'infanzia (anche i nidi) e del personale insegnante delle scuole gestite dagli enti locali.

Esplosione in un’azienda di rifiuti nel Casertano, 3 operai morti

AGI - Tragedia sul lavoro a Marcianise, in provincia di Caserta. Tre operai hanno perso la vita a seguito di una esplosione all'interno di una ditta specializzata nel trattamento di rifiuti, la Ecopartenope

Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco intervenuti sul posto nella ditta erano in corso lavori di manutenzione.

Pasquale De Vita, titolare dell’azienda, Ciro Minopoli e Antonio Diodato. Questi i nomi dei tre dipendenti della Ecopartenope travolti dall'esplosione. Altri due operai sono rimasti feriti lievemente. La deflagrazione li ha scaraventati in aria per metri, non lasciando loro alcuno scampo mentre stavano effettuando lavori di saldatura ad una sonda che misura il livello di riempimento del serbatoio. Dagli accertamenti effettuati è emerso che era in corso un'operazione di saldatura, per cui è probabile che l'esplosione sia stata generata da una scintilla. 

Il ritrovamento dei corpi

Un serbatoio di oli esausti che esplode e poi il buio e l'onda d'urto che li scaraventa a diversi metri. Così sarebbero morti i tre operai dell'azienda 'Ecopartenope' di Marcianise, nel Casertano. Sul posto anche il sindaco di Marcianise, Antonio Trombetta che si dice "attonito per quanto accaduto". Il primo cittadino è arrivato non solo per esprimere il dolore di una intera comunità, ma anche rabbia per quanto accaduto. "È inaccettabile - dice - che nel 2025 un operaio debba perdere la vita sul posto di lavoro: serve prevenzione". 

 

Premio alla carriera a Rita Lofano: “Etica, rigore e umanità al cuore del giornalismo”

AGI - In un tempo in cui l’informazione è spesso ridotta a slogan, a titoli acchiappaclick e a notizie frammentarie, la XVI edizione del Premio Com&Te ha lanciato un messaggio tanto controcorrente quanto necessario: premiare la profondità, la serietà, la verità. Ed è per questo che il Premio alla Carriera è stato assegnato a Rita Lofano, direttrice dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI), “una delle voci più autorevoli e limpide del giornalismo italiano”.

In una Aula Magna del Liceo Scientifico “Andrea Genoino” di Cava de’ Tirreni gremita di studenti, docenti, cittadini e rappresentanti delle istituzioni, la cerimonia ha avuto il sapore di una lezione viva: non solo su cosa sia il giornalismo, ma su cosa possa ancora diventare. E proprio da quei giovani che troppo spesso vengono dipinti come disinteressati, è arrivata la scelta più significativa: riconoscere il valore di una professionista che ha fatto della sobrietà, dell’etica e dell’impegno civile le bussole della sua lunga carriera.

 

 

Una visione di giornalismo che resiste e ispira

Il premio a Rita Lofano è stato descritto dai promotori non solo come un omaggio alla carriera, ma come un tributo a una “visione del giornalismo”. “Una visione in cui la verità non è mai spettacolarizzata ma cercata - hanno spiegato i promotori del premio - analizzata, raccontata con intelligenza, misura e rispetto. È questa la cifra stilistica che ha caratterizzato il lavoro di Lofano negli anni, tanto nella promozione dell’eccellenza italiana quanto nell’analisi lucida delle dinamiche geopolitiche internazionali”.

“Il suo nome - hanno spiegato - è ormai sinonimo di giornalismo colto ed equilibrato, capace di tenere insieme rigore professionale e sensibilità umana, anche nei contesti più complessi. Un equilibrio raro, che si è affinato anche grazie all’esperienza come corrispondente negli Stati Uniti, vissuta in uno dei periodi più delicati della storia contemporanea”. Una prospettiva internazionale che, come lei stessa ha sottolineato durante la premiazione, “ti consente di tornare a raccontare con un punto di vista diverso, più allargato”.

Le motivazioni del premio: un esempio per chi verrà

Le motivazioni del riconoscimento sono forti e attuali: l’impegno per la parità di genere, la passione autentica, la libertà di giudizio, la capacità di non inseguire le mode dell’informazione ma di offrire contenuti che aiutano a pensare. “Non abbiamo premiato solo un nome – hanno detto gli organizzatori – ma un’idea di giornalismo che può ancora essere un presidio di democrazia e di consapevolezza”.

 

E i ragazzi presenti hanno colto il senso profondo del premio, con parole che non lasciano spazio ai fraintendimenti: “Vogliamo giornalisti che non ci raccontino favole, ma che ci aiutino a capire il mondo. Rita Lofano ci dà fiducia: il suo modo pacato di spiegare le cose ci permette di costruire un pensiero critico. È questo il giornalismo che vogliamo”.

Un premio che guarda avanti

In questo contesto, il riconoscimento a Lofano si carica di un valore ancora più profondo: una professionista che ha attraversato le trasformazioni dell’informazione senza mai smarrire l’essenziale.

“Mai appiattirsi, ma guardare oltre”

“Questo riconoscimento mi fa particolarmente piacere perché arriva dai giovani”, ha dichiarato Lofano nel suo intervento. “Io credo che non si debba mai restare fermi su ciò che si è fatto, ma guardare a ciò che si vuole ancora fare. Mai appiattirsi, ma guardare oltre”. E proprio questo “guardare oltre” sembra essere il cuore pulsante del suo percorso: uno sguardo largo, non urlato, non piegato alle urgenze del momento, ma sempre rivolto alla costruzione di un’informazione responsabile, plurale e umana.

Accanto a Rita Lofano, il Premio Com&Te ha voluto valorizzare anche altre eccellenze del panorama culturale e scientifico: Stefano Liberti con Tropico Mediterraneo, vincitore del Premio Com&Te; Stefania De Pascale, a cui è stato assegnato il Premio “Giancarlo Siani” per Piantare patate su Marte; Giulio Betti, meteorologo e divulgatore, premiato per il suo impegno contro le false narrazioni climatiche; e Antonio De Simone, archeologo e docente, insignito del Premio Com&Te alla Cultura.