Ex modella e imprenditrice aveva sfilato un mese fa sul red carpet del Festival di Venezia

AGI - Originaria della provincia di Bergamo Pamela Genini ad appena 19 anni era stata in televisione come partecipante del reality show di Deejay Tv Isola di Adamo ed Eva. L’esperienza sul piccolo schermo non ha avuto seguito. La ragazza, uccisa nella serata del 14 ottobre dal fidanzato Gianluca Soncin, aveva iniziato una carriera come modella per poi diventare imprenditrice.

Nell’appartamento all’ultimo piano di una palazzina in via privata Iglesias, tra i quartieri di Gorla e Ponte Nuovo, in cui si era trasferita due anni fa. A Milano con un’amica ha creato un attività imprenditoriale di vendita brand di costumi da bagno nel segmento di mercato del lusso. Lo stesso in cui era diventata consulente immobiliare per un’agenzia con sede a Santa Margherita Ligure e in via Monte Napoleone a Milano.

Per lavoro Genini era spesso in viaggio: i social raccontano di soggiorni all’estero a Dubai e Montecarlo, ma anche in Italia: la Riviera ligure, la Costa Smeralda, Roma e Venezia le mete più frequentate. Di tanto in tanto tornava anche in Valle Imagna, nel verde delle Orobie bergamasche, dove la ventinovenne era cresciuta. Con lei c’era sempre l’amata e inseparabile cagnolina Bianca, che da due anni era entrata nella vita di Pamela. Lo scorso settembre Genini aveva sfilato sul redcarpet del festival del cinema di Venezia.

Caso Garlasco, lo sfogo dell’ex procuratore Venditti: “Ho la vita rovinata”. La pm: “Indiz…

AGI - Si è svolta a Brescia l'udienza davanti al tribunale del Riesame contro la perquisizione e i sequestri dei dispositivi elettronici eseguiti lo scorso 26 settembre nei confronti dell'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, indagato dalla procura bresciana per corruzione in atti giudiziari in relazione al fascicolo per omicidio a carico di Andrea Sempio per il delitto di Garlasco aperto a fine 2006 e di cui ha chiesto l'archiviazione nel marzo 2017.

Il magistrato in pensione, assistito dall'avvocato Domenico Aiello, ha contestato i gravi indizi sulla base dei quali il pm Claudia Moregola, coordinata dal procuratore Francesco, ha emesso il decreto di perquisizione.

Lo sfogo dell'ex procuratore Mario Venditti

"Ho la vita rovinata, non ho mai preso un euro al di fuori dello stipendio", ha detto, in sostanza, l'ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, nelle brevi dichiarazioni spontanee rese al collegio del riesame di Brescia durante l'udienza in cui ha chiesto, tramite l'avvocato Domenico Aiello, l'annullamento del decreto di perquisizione e i successivi sequestri subiti lo scorso 26 settembre nell'ambito dell'inchiesta della procura di Brescia con l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari relativo al fascicolo del 2017 a carico di Andrea Sempio. Il collegio, presieduto da Giovanni Pagliuca, si è riservato di decidere, e la decisione è attesa entro 72 ore.

La procura di Brescia: "Indizi sufficienti"

A quanto si apprende, invece, la posizione espressa in aula dal pm di Brescia Claudia Moregola è che dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e della gdf di Pavia e Brescia sono emersi "sufficienti indizi per indagare" su Venditti con l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari. Ciò che è avvenuto lo scorso 26 settembre "non è una misura cautelare, ma solo un'attività di perquisizione", ha chiarito il pm. La difesa del magistrato in pensione sostiene invece proprio l'assenza dei gravi indizi alla base del decreto di perquisizione.

La famiglia Sempio revoca il mandato all'avvocato

La famiglia di Andrea Sempio, intanto, ha revocato il mandato all'avvocato Massimo Lovati come co-difensore del 38enne indagato dalla procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi. La decisione era attesa dopo le ultime dichiarazioni rilasciate dallo storico legale di Sempio e dei suoi genitori. L'annuncio del nuovo avvocato che comporrà il collegio difensivo insieme ad Angela Taccia, amica di lunga data del 38enne, è atteso per venerdì prossimo.

Ponte Morandi: chiesti 18 anni e 6 mesi per l’ex ad di Autostrade Castellucci

AGI - L'accusa ha chiesto 18 anni e 6 mesi di reclusione per l'ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, nell'ambito del processo per il crollo di ponte Morandi, viadotto crollato il 14 agosto di 7 anni fa. Nel disastro persero la vita 43 persone.

La richiesta è arrivata dal pm Walter Cotugno. Rivolgendosi ai giudici, Cotugno ha sottolineato che "per Castellucci troviamo un'enciclopedia di elementi a suo carico. Per vent'anni continue scelte a sfavore della sicurezza, non solo del Morandi".

Per la strage sono in tutto 57 gli imputati. Secondo l'accusa, tutto è stato fatto per "profitto, benefit personali, prestigio, perché gli piaceva fare il manager rampante che tutti idolatravano, che garantiva agli azionisti profitti enormi e gestendo Autostrade come la gallina dalle uova d'oro".

Quanto richiesto dai pm Cotugno e Airoldi nei confronti di Castellucci è "la richiesta massima per gli elementi di gravita' contro di lui". Con questo passaggio si è chiusa oggi l'ultima parte della requisitoria della procura di Genova iniziata lo scorso giugno. Castellucci è attualmente detenuto nel carcere di Opera, dopo la condanna definitiva a sei anni per la strage di Avellino. 

Tra le altre richieste di pena per il disastro del Morandi, figurano i 12 anni e 8 mesi per Riccardo Mollo, ex direttore generale Aspi; 10 anni per un funzionario ministeriale, Mauro Coletta, capo Direzione generale per il controllo sulle concessioni autostradali al Mit. E, ancora, Carmine Testa, responsabile dell'ufficio ispettivo territoriale di Genova del ministero dei Trasporti, per il quale sono stati chiesti 9 anni di reclusione.

Dieci anni è la richiesta sia per Carlo Casini, responsabile ufficio sorveglianza 1 tronco Spea, sia per Massimo Meliani, responsabile ufficio opere d'arte direzione 1, 2, 3 e 9 tronco Aspi. Otto anni è invece quanto l'accusa chiede per Antonio Brencich, docente universitario, consulente del comitato del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte chiamato a valutare il progetto di ristrutturazione tiranti presentato da Autostrade. Per l'ex ad di Spea, Antonino Galatà, sono stati chiesti 7 anni di reclusione. 

 

Esplode un casolare durante uno sgombero: morti tre carabinieri. Funerali di Stato e lutto nazionale

AGI - Di quel casolare fatiscente nel piccolo comune di Castel d'Azzano (Verona) non resta che un cumulo di macerie. Sotto mattoni e travi hanno trovato la morte tre carabinieri che avevano bussato a quella porta nel cuore della notte per eseguire uno sfratto e una perquisizione. Ma si contano anche 17 feriti tra carabinieri, polizia e vigili del fuoco.

L'ultima volta che le forze dell'ordine avevano bussato a quella porta, esattamente un anno fa, avevano trovato il casolare saturo di gas e pronto a esplodere. In un'altra occasione gli occupanti avevano minacciato di darsi fuoco cospargendosi di liquido incendiabile.

La famiglia Ramponi: disagio e violenza

La storia di Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi è una storia di grande disagio, terminata con una azione violenta premeditata e architettata nei minimi particolari. I tre sono stati ora arrestati per omicidio premeditato e volontario, anche se la procura sta valutando di contestargli il reato di strage. Due dei tre fratelli sono anche tra i feriti, il terzo l'hanno dovuto stanare con un elicottero perché era riuscito a fuggire.

Sfratto e perquisizione: il dramma annunciato

Le forze dell'ordine sono arrivate intorno alle 3 del mattino assieme ai reparti speciali per circondare l'edificio. Ma appena i militari hanno varcato la soglia del casolare, Maria Luisa, al piano superiore, circondata da molotov e bombole di gas aperte ha utilizzato l'accendino che teneva in mano. "Sapevamo che la situazione era complessa, ma nessuno poteva aspettarsi un gesto di tale follia", ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Verona, colonnello Claudio Papagno.

militari dell'Arma avrebbero dovuto dare esecuzione a due atti giudiziari: uno civile, lo sgombero, e uno penale, ovvero una perquisizione per la ricerca di armi ed esplosivi, dato che in un precedente sopralluogo per lo sgombero erano state infatti viste molotov nascoste sul tetto della casa dai droni. "Sapevamo che la situazione era disastrosa. Si erano cosparsi di benzina l'ultima volta. Avevano perso tutto ormai... vivevano senza corrente, senza riscaldamento, vivevano come dentro ad una grotta. Sapevamo tutti che era una situazione difficile, e già in 4/5 occasioni avevano preannunciato il peggio. Ora che gli avevano pignorato tutto dicevano: piuttosto che lasciare casa ci facciamo saltare in aria", ha spiegato all'AGI un vicino di casa.

L'origine dei problemi e la spirale di debiti

problemi erano iniziati con un incidente avvenuto di notte, mentre i tre stavano sottraendo del fieno in un campo vicino con un trattore, a fari spenti. Un incidente che ha provocato il decesso di una terza persona. Da qui la richiesta di risarcimento, la vendita di alcuni campi, i problemi economici, un mutuo ottenuto falsificando la firma di uno dei familiari e il pignoramento della loro abitazione.

"Era una casa disastrata, senza luce, non so neanche se c'era l'acqua. Era una casa veramente fatiscente. Non c'era neanche l'allaccio della corrente elettrica: una casa per modo di dire - ha spiegato i cronisti il procuratore capo di Verona, Raffaele Tito - è stato uno dei momenti più duri della mia carriera, sicuramente, quindi anch'io ho visto i carabinieri portati fuori sotto le macerie e devo dire che mi ha molto colpito. Una tragedia che non ha uguali. Una cosa è una guerra di mafia, un'altra è morire così".

Verona in lutto per i Carabinieri

Un cittadino di Verona nel pomeriggio ha deposto un mazzo di gigli davanti alla caserma provinciale dei Carabinieri di Verona. Il governatore Luca Zaia ha proclamato tre giorni di lutto.

Le reazioni istituzionali e il ricordo delle vittime

Nel pomeriggio la visita del ministro della Difesa Guido Crosetto e del comandante generale dei carabinieri Salvatore Luongo. "È una tragedia che ha colpito l'Arma e il Paese. Dobbiamo prima di tutto pensare ai familiari di questi tre Carabinieri che oggi stanno vivendo il dolore di questa perdita. Calcolate che non abbiamo avuto così tante perdite dalla strage del Pilastro e da Nassiria" ha detto il generale.

Mattarella, cordoglio ai familiari dei carabinieri e all'Arma

"Ho appreso con sconcerto e profondo dolore la notizia della morte dei tre militari dell'Arma dei Carabinieri, Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari, Carabiniere Scelto Davide Bernardello e Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Dapra', travolti da un'esplosione durante un'operazione di sgombero in provincia di Verona, nella quale sono rimasti feriti anche altri operatori delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco. In questa drammatica circostanza, esprimo la mia solidale vicinanza all'Arma dei Carabinieri e sentimenti di partecipe cordoglio ai familiari, insieme all'augurio di pronta guarigione agli operatori feriti". Ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo. 

Meloni, cordoglio del governo ai familiari delle vittime

 "Con profondo dolore apprendo della tragica scomparsa di tre Carabinieri e del ferimento di altri tredici tra militari dell'Arma, Vigili del Fuoco e Polizia, a seguito di un'esplosione avvenuta durante un'operazione di sgombero nel Veronese. Il mio cordoglio e quello del Governo vanno ai familiari delle vittime". Ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il Consiglio dei ministri ha deliberato i funerali di Stato per i tre Carabinieri. Sempre a quanto si apprende, sarà, inoltre, dichiarato il lutto nazionale nelle giornate di oggi e nel giorno delle esequie.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il padre di Sempio chiarisce l’uso dei contanti: “Eravamo in balia degli avvocati”

AGI -  "Ma voi avevate mai chiesto quanto avreste speso di spese legali?". "No, eravamo in balia degli avvocati, non avevamo chiesto a nessuno, e nessuno ci aveva detto a quanto sarebbero ammontate le loro parcelle. Noi andavamo li' e pagavamo, bastava che tirassero fuori il figlio. Pagavamo tutto quanto necessario, per poter andare avanti e tirar fuori Andrea, facendo le cose che andavano fatte".

Il botta e risposta è tra gli investigatori - carabinieri e finanzieri - e Giuseppe Sempio, sentito come persona informata sui fatti il 26 settembre scorso nell'ambito dell'inchiesta della procura di Brescia in cui è indagato l'ex procuratore di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari. Gli investigatori insistono: "Lei, sua moglie Daniela o vostro figlio avete conservato fatture relative ai pagamenti di avvocati e/o consulenti" in relazione all'indagine del 2017?. "Per quello che ricordo io, dovremmo avere solo la fattura della consulenza di Luciano Garofano. Per gli avvocati noi pagavamo in contanti quando andavamo in ufficio e alla fine avrebbero dovuto farci la fattura. Gli avvocati dell'epoca non hanno mai rilasciato nè ricevute nè fatture". 

 

 

Giuseppe Sempio viene invitato a spiegare perché pagassero solo in contanti. "Non ricordo, so solo che pagavamo in contanti, ma credo che volendo avremmo anche potuto pagare in altri modi. Non andavamo spesso dagli avvocati, ma ogni qual volta c'erano delle novità, ci chiamavano, e ci dicevano di portare per la volta successiva del denaro ad esempio due o tremila euro. Capitava che gli avvocati ci chiamassero due volte in una settimana, mentre capitava anche che ci chiamassero una sola volta alla settimana. Ogni qual volta ci chiamavano, ci chiedevano di portare dei soldi".

"Che mole di documenti hanno procurato gli avvocati a fronte di tali pagamenti?" Domandano gli investigatori. "Non so, noi non eravamo esperti, e dipendevamo da quello che ci dicevano, noi non capivamo nulla" risponde il padre di Andrea Sempio.

 

 

Una nota di previsione per le spese legali. Questo rappresentava, spiega Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, l'appunto "Venditti gip archivia X 20.30 euro" nel quale invece la Procura di Brescia intravvede il prezzo della corruzione dell'allora pm Mario Venditti.

"Dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda" detta a verbale l'uomo, sentito dai finanziari di Brescia e Pavia e dai carabinieri di Milano come testimone lo scorso 26 settembre. E arriva anche la sua spiegazione su chi fossero "quei signori li'" ai quali erano destinati dei soldi di cui parla con la moglie Daniela in una conversazione in auto.

"Sicuramente intendevo gli avvocati.Sono sicuro che mi riferivo agli avvocati". In quei mesi di angoscia per le sorti del figlio, nel 2017, spesero "tra i cinquantacinquemila e i sessantamila euro" per gli avvocati. "Visto che l'archiviazione è arrivata circa tre mesi dopo l'iscrizione, non è strano avere speso sessantamila euro per tre avvocati per tre o quattro mesi?" Chiedono gli inquirenti. "Lo so che sembra strano, ma è cosi'. Noi eravamo nelle loro mani, e non sapevamo una virgola di cosa facessero" torna a dire Giuseppe che per tutto il confronto raffigura lui e la moglie come "in balia" delle esigenze degli avvocati.

La madre di Sempio: "Scegliemmo Lovati perchè costava poco"

 I genitori di Andrea Sempio decisero a un certo punto di farsi seguire solo dall'avvocato Massimo Lovati "perché ci è costato solo poche centinaia di euro, e cosi' l'avvocato Taccia. Abbiamo coperto solo le spese vive per pagare diritti di cancelleria". Lo mette a verbale, sentita come testimone, Daniela Sempio, la madre dell'indagato nell'inchiesta della Procura di Pavia.

"Dal 11 gennaio 2017 al 26 gennaio 2017 ci sono uscite di denaro contante dai conti di suo marito e di suo figlio per tredici mila euro. A chi sono finiti quei soldi?" Domandano finanzieri e carabinieri. "Sono finiti all'avvocato che abbiamo trovato noi".

"Si riferisce a Soldani? Possibile che in quindici giorni, ben tredicimila euro in contanti siano finiti nelle mani dell'avvocato Soldani?"incalza chi fa le indagini. "Io so cosi'" risponde secca la donna. Come il marito, anche lei viene invitata a spiegare chi fossero "quei signori li'" a cui dare dei soldi, con una "formula" da trovare, nell'intercettazione del febbraio 2017.

"Lei ci dice che è riferito al pagare gli avvocati. Ma voi dall'11 al 26 gennaio avevate già fatto prelievi per tredicimila euro in contanti, che oggi ci sta dicendo erano serviti per i legali. Dunque la 'formulà per gli avvocati ce l'avevate già Allora, ci dice chi intendeva col pagare quei signori li'?". "Guardi. Non lo so, sono passati tanti anni, io non mi ricordo, chiedete a mio marito"

"Non torna neanche la modalità con la quale sono stati prelevati i soldi in contanti. Perchè coinvolgere terze persone?" chiedono gli investigatori che vogliono capire perché avessero coinvolto dei familiari sui cui conti sono stati trovati movimenti ritenuti sospetti dai pm.

"Guardi tutti quei soldi ci sono serviti per pagare gli avvocati. Sapevamo che poi alla fine gli avvocati ci avrebbero fatto le fatture, ma poi non le abbiamo mai chieste. Le mie cognate si sono offerte di aiutare Andrea. Erano molto ben messe finanziariamente, avevano molta disponibilità economica".

 

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Giallo sugli accertamenti bancari chiesti e mai fatti per il Gip e le gemelle Cappa

AGI -  Il 30 luglio scorso, la Guardia di Finanza di Brescia propose alla Procura di svolgere "mirati accertamenti bancari" sui conti del giudice Fabio Lambertucci, il gip che archiviò nel 2017 l'indagine su Andrea Sempio in seguito alla richiesta del procuratore Mario Venditti, ora indagato per corruzione in atti giudiziari. Non solo: le Fiamme Gialle chiesero anche di effettuare analisi bancarie sulle gemelle Stefania e Paola Cappa, mai indagate.

Nomi che scompaiono tutti, per ragioni non spiegate, nella successiva annotazione di settembre, in cui si dà conto di altri accertamenti bancari invece svolti. Tra questi, quelli che "non rilevano anomalie" sui conti di Venditti accusato di avere agevolato in cambio di denaro l'archiviazione di Sempio. Probabilmente la Procura non ha ritenuto opportuno delegare alla Guardia di Finanza gli accertamenti sebbene un riferimento esplicito al gip Lambertucci fosse contenuto nell'ormai noto biglietto in cui Giuseppe Sempio, padre di Andrea, scrisse: 'Venditti Gip archivia x 20.30 euro' e le frasi: 'Se archivia l'indagine dovrebbe mettere il nome del soggetto sull'archiviazione. Cosi' non può essere indagato per lo stesso motivo. Il D-N-A'. Un indizio della corruzione, secondo la Procura, che tuttavia ha ritenuto di indagare il procuratore ma non il giudice che sigillo' con la sua firma l'archiviazione. 

 

 

 

 

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Trentini telefona ai genitori dopo 11 mesi: “Sono forte, grazie a tutti”

AGI - Alberto Trentini "ha potuto chiamare casa. È la terza telefonata in quasi 11 mesi di detenzione. Ha raccomandato ai genitori di prendersi cura di loro e ha assicurato di essere forte. Ha voluto ringraziare tutte le persone che gli sono state vicine in questi mesi e ha ribadito il suo affetto per i suoi cari". Così l'avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Trentini. 

"Questa telefonata, che segue la visita in carcere del nostro ambasciatore e l'arrivo a Roma di una delegazione Venezuelana, apre spiragli di speranza - ha proseguito il legale - e in questi 327 giorni la nostra fede non è mai venuta meno. Grazie a chi sta lavorando al nostro fianco per la liberazione di Alberto". 

Inchiesta ‘Clean’: perquisito a Milano l’ufficio del pm Pietro Paolo Mazza

AGI - Perquisizioni in Procura a Milano. La Guardia di Finanza di Brescia e la pm Claudia Moregola, titolare del fascicolo col procuratore di Brescia Francesco Prete, si sono recati al quarto piano del Palazzo di giustizia di Milano nell'ufficio del pubblico ministero Pietro Paolo Mazza. I finanzieri hanno portato via materiale ritenuto utile nell'ambito della vasta indagine 'Clean' che sta scuotendo Pavia ipotizzando un sistema di illegalità che coinvolgerebbe magistrati, avvocati, esponenti della polizia giudiziaria e imprenditori.

In questo contesto è indagato anche l'ex procuratore capo Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari sul caso Garlasco. Mazza si era occupato dell'inchiesta su Asm Pavia che aveva portato a quattro arresti con l'accusa di appalti pilotati. Il magistrato viene definito "molto prostrato" da chi ha potuto parlarci.

Pm Mazza indagato per peculato e corruzione

II pm Pietro Paolo Mazza, attualmente in servizio a Milano, è indagato per peculato e corruzione nell'ambito dell'indagine della Procura di Brescia sul 'sistema Pavia', un presunto intreccio di malaffare che coinvolgerebbe, tra gli altri, diversi magistrati e personale della polizia giudiziaria. L'indagine riguarda il periodo in cui Mazza lavorava a Pavia. 

 Il pm di Milano, Pietro Paolo Mazza, risponde di un episodio di peculato e corruzione risalente al 2019. Il magistrato, all'epoca in servizio a Pavia, sarebbe stato corrotto con un'automobile in cambio di agevolazioni alla società di intercettazioni Esitel che svolse le intercettazioni nell'inchiesta del 2017 di Garlasco, quella archiviata per Andrea Sempio su sollecitazione dell'allora procuratore di Pavia Mario Venditti. Esitel si è occupata per anni di intercettazioni per la Procura pavese e di noleggio auto. "Sono molto fiducioso che tutto si risolva nel più breve tempo possibile per il mio assistito" dice all'AGI l'avvocato Massimo Dinoia.

14 ottobre l'udienza per il ricorso presentato da Venditti

È stata fissata al 14 ottobre l'udienza davanti al Riesame di Brescia in cui si discuterà del ricorso presentato dalla difesa dell'ex magistrato Mario Venditti contro il decreto di perquisizione e sequestro a suo carico nell'ambito dell'indagine che lo vede indagato per corruzione in atti giudiziari. È accusato di essere stato corrotto per agevolare l'archiviazione di Andrea Sempio nell'inchiesta che vedeva quest'ultimo indagato per l'omicidio di Chiara Poggi nel 2017.

Nuove accuse per Venditti

Nuova accusa per l'ex procuratore di Pavia Mario Venditti che chiese l'archiviazione per Andrea Sempio nel 2017. Dopo quella di 'corruzione in atti giudiziari' perché sarebbe stato corrotto per agevolare l'archiviazione, ora emerge che è indagato anche per corruzione 'semplice' perché avrebbe favorito esponenti di Esitel, la società che svolse le attività di intercettazioni per l'indagine sull'omicidio Poggi del 2017, ricevendo in cambio agevolazioni per un'automobile. L'episodio risalirebbe a qualche anno fa.

Paura a Regina Coeli: tarme nelle travi, crolla parte del tetto del carcere

AGI - Crollo, questa mattina, di una porzione del tetto della area 'seconda Rotonda' del carcere romano di Regina Coeli. A riferirlo sono stati alcuni sindacati di Polizia penitenziaria: nessuna persona, afferma la Fns Cisl, sarebbe rimasta ferita. "Per fortuna nessuno si è fatto male ma si è corso un grave pericolo", scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe.

Non appena appresa la notizia del crollo, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele si è immediatamente recato nell'istituto romano. Insieme al direttore generale dei Detenuti e del Trattamento Ernesto Napolillo, al direttore generale per la Gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria Antonio Bianco e al vicedirettore generale del Personale Augusto Zaccariello, e con la collaborazione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, il capo del Dap sta valutando i necessari e urgenti provvedimenti da adottare per fronteggiare l'improvvisa situazione d'emergenza che si è venuta a creare nell'istituto penitenziario romano. 

Delmastro, "tarmatura delle travi interne non rilevabile"

"Oggi, alla Casa Circondariale 'Regina Coeli' di Roma, è crollata improvvisamente, e in termini non prevedibili, la cupola della seconda rotonda a causa di una tarmatura delle travi interne, già indebolite dall'umidità, non rilevabile. Il carcere è in sicurezza sotto tutti i profili". E' quanto dichiara in una nota Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, portatosi sul posto, presente anche la ditta a cui verranno affidati i lavori in somma urgenza, la quale sta già facendo i primi rilievi tecnici.

"Le autorità presenti stanno già affrontando anche le misure per l'interdizione dell'area e lo sfollamento dei detenuti delle sezioni interessate che avverrà in data odierna, a seguito dell'individuazione delle strutture che li accoglieranno. Al termine della giornata - conclude Delmastro - procederemo con lo sfollamento necessario dei detenuti e inizieranno le operazioni tecniche necessarie per i lavori con la somma urgenza, per ripristinare il prima possibile la cupola oggetto del crollo e l'agibilità dell'intero istituto, che non presenta problemi di agibilità nel suo complesso".

Sfrattato a 71 anni, si lancia dal sesto piano. Il sindaco: “Era ludopatico”

AGI - Un uomo di 71 anni si è gettato dalla finestra al sesto piano quando l'ufficiale giudiziario ha suonato al suo citofono per notificargli lo sfratto dall'appartamento in cui viveva a Sesto San Giovanni. È accaduto stamattina intorno alle 9 in via Puricelli Guerra.

Oggi era in programma l'esecuzione dello sfratto dall'appartamento dove l'anziano viveva da solo senza pagare l'affitto al proprietario da qualche mese. L'ufficiale giudiziario avrebbe dovuto eseguire lo sfratto su disposizione del Tribunale civile di Monza. 

L'uomo che si è tolto la vita mentre veniva sfrattato dall'appartamento si chiamava Letterio Buonomo ed era originario di Messina. Prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto in cui esprimeva la sua disperazione.

Il sindaco: "Buonomo era ludopatico"

Letterio Buonomo viveva una "situazione di fragilità personale legata alla ludopatia" e "non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato". Lo fa sapere Roberto De Stefano, il sindaco di Sesto San Giovanni dove stamattina il 71enne si è buttato dal sesto piano mentre erano in corso le operazioni di sfratto. "L'alloggio in cui risiedeva non è di proprietà del Comune nè di Aler. La persona non era seguita dai servizi sociali comunali - prosegue De Stefano -. Dalle informazioni disponibili, non risultava possedere i requisiti per accedere al fondo per la morosità incolpevole a causa di un reddito elevato. Tuttavia, era noto che il cittadino vivesse una condizione di fragilità personale, legata a una situazione di ludopatia. Qualche settimana fa, si era rivolto per la prima volta agli uffici comunali per richiedere informazioni sugli alloggi popolari. Gli uffici competenti gli avevano fornito tutte le indicazioni necessarie per presentare domanda di assegnazione di un alloggio abitativo temporaneo nell'ambito del Servizio Abitativo Transitorio. Il soggetto non si è piu' presentato agli uffici, forse per timore che potesse giungere notizia ai famigliari".

 Nell'esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia dell'uomo, De Stefano sottolinea il suo "rammarico per il tentativo di alcune forze politiche di opposizione di strumentalizzare questa vicenda, evocando un'emergenza abitativa che nel nostro Comune non risulta esistente. Comprendo che per alcuni la campagna elettorale risulti già iniziata, tentando di sfruttare una situazione di fragilità patologica per presentarla come un'emergenza abitativa. Invito tuttavia tutti a rispettare il dolore di chi vive condizioni di vulnerabilità o drammi psicologici, evitando qualsiasi speculazione." Infine, invita "chi si trova in condizioni di fragilità, a contattare gli uffici comunali. Il nostro personale è sempre disponibile per fornire informazioni, orientamento e supporto nell'accesso alle misure disponibili".

 

 

 

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