Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio

Dal 25 dicembre, Buen Camino di Gennaro Nunziante e Checco Zalone ha battuto record su record: è diventato il miglior incasso di sempre del box office italiano, il film che ha raccolto più spettatori nell’epoca di Cinetel (superando anche Quo Vado?) e ha superato la soglia dei 75 milioni di euro. Per alcuni addetti ai lavori questo sembra essere più che sufficiente per salvare il cinema italiano (attenzione: non ci stiamo riferendo solamente alla filiera produttiva, ma al cinema nella sua interezza). È vero che, nei primi mesi del 2026, i film italiani stanno andando bene. O comunque: meglio che in passato. Basta dare un’occhiata agli ultimi dati del box office, con Le cose non dette di Gabriele Muccino al primo posto, Agata Christian di Eros Puglielli al secondo; Lavoreremo da grandi di Antonio Albanese al terzo e La grazia di Paolo Sorrentino all’ottavo (dati aggiornati al 9 febbraio). Ed è innegabile che un ruolo importante in questa nuova spinta del cinema italiano l’ha avuto proprio Zalone.

LEGGI ANCHE: Perché il nuovo film di Checco Zalone manda in bestia la critica

Se un film va bene, più persone vanno in sala; se più persone vanno in sala, si creano, quasi automaticamente, due effetti. Il primo: un pubblico che solitamente non va al cinema è di nuovo al cinema. Il secondo: se le sale sono piene, spesso si ripiega su altro, su quello che è in cartellone, e si ritorna poi un altro giorno per recuperare il film che si aveva in mente. Ma c’è pure la visibilità, diretta e indiretta, alle sale, ai film programmati, ai trailer, ai poster, eccetera eccetera. C’è soprattutto un’attenzione diversa da parte della stampa, che torna a parlare di cinema non per denunciare questo o quel flop o il modo in cui sono stati utilizzati i fondi pubblici (parliamo, chiaramente, della stampa generalista), ma per riconoscere che qualcosa si sta muovendo e che dei risultati – risultati eccezionali, beninteso – ci sono stati.

L’industria cinematografica, ma più in generale quella audiovisiva, resta in bilico

Zalone, però, non è la regola. Questa è una fase. E in quanto fase andrebbe considerata per ciò che è davvero, per i risultati raggiunti in questo momento, senza credere che sarà così per sempre: potrebbe succedere, mai dire mai; ma non stiamo parlando di probabilità o di statistiche, stiamo cercando di dare una lettura effettiva e realistica del mercato italiano. L’industria cinematografica, ma più in generale quella audiovisiva, è in bilico: molti set vengono anticipati proprio per l’incertezza delle regole future, mentre altri, per avere una copertura più o meno garantita (che non significa guadagno per i produttori, ma, appunto, copertura delle spese), vengono spostati all’estero, con il coinvolgimento di altre società.

Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio

Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 è previsto l’ennesimo ribaltamento nella quantità (e nella qualità) della programmazione: i film italiani tenderanno a diminuire (di quanto, per ora, è impossibile saperlo), mentre torneranno a crescere le acquisizioni internazionali (o almeno, avranno un peso e uno spazio maggiore). E chi lavora nel cinema, invece? Parliamo di centinaia e centinaia di migliaia di persone, che non hanno più nessuna garanzia e che sono quasi costrette a cambiare lavoro o a reinventarsi. La situazione, oggi, non è solo precaria. È assolutamente imprevedibile. Soprattutto per i piccoli e, talvolta, medi produttori. Le grandi realtà lavorano quasi nello stesso modo, come se non fosse successo niente. Perché sono più strutturate e hanno più risorse.

Il prezzo più caro lo pagano gli aspiranti cineasti

Chi pagherà il prezzo più salato saranno gli esordienti, con le opere prime e seconde, e sarà coinvolta un’intera generazione di aspiranti cineasti (o di cineasti che hanno appena cominciato a lavorare). Se nel breve periodo questo non sembra avere degli effetti sull’offerta e, soprattutto, sul pluralismo delle voci, con il passare del tempo le cose cambieranno. Se diamo un’occhiata ai risultati del box office, a parte i già citati Nunziante e Zalone, che rappresentano un’eccezione, buona parte dei film che sono andati meglio al cinema porta la firma di autori in attività da diversi anni, consolidati, con un loro pubblico e un loro seguito: Paolo Sorrentino, Gabriele Muccino e Antonio Albanese.

Se allarghiamo ulteriormente lo sguardo, ci rendiamo conto che il nostro cinema ha sempre più bisogno di autori simili (un altro esempio da non dimenticare è quello di Ferzan Özpetek, che a Natale tornerà in sala con il suo nuovo film, Nella gioia e nel dolore). Chi c’è, esattamente, tra i 30-40enni? Chi può prendere il testimone di questi autori? Soprattutto, chi ha la capacità – qui stiamo parlando di pura attrattiva commerciale, non di qualità delle storie – di portare il pubblico al cinema?

Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Ferzan Ozpetek, regista turco naturalizzato italiano (foto Ansa).

Le opere prime e le opere seconde restano l’ultima ruota del carro, e questo è un problema. È un problema anche l’incapacità di riconoscere l’importanza di avere un modello alternativo, più indipendente, con la produzione e lo sviluppo di film più piccoli e curati, capaci di offrire al pubblico qualcosa di effettivamente diverso. E questo perché costano anche di meno, e sono decisamente più sostenibili per un’industria come la nostra, che non ha ben chiaro il suo futuro fra tax credit e finanziamenti pubblici. Chi lavora nel cinema – registi, sceneggiatori e attori alle prime esperienze in particolare – sempre più spesso è costretto ad avere più impieghi per poter sopravvivere. Il lungo articolo pubblicato qualche giorno fa su Rivista Studio è un’ottima testimonianza in questo senso.

Il cortocircuito del cambiamento che non arriva mai

Ci ritroviamo, insomma, davanti all’ennesimo cortocircuito: non si cambia perché non ci sono certezze, e non ci sono certezze perché non si cambia e, di conseguenza, non si ha una contezza più profonda di quello che sta succedendo e dei gusti del pubblico. Le città di pianura di Francesco Sossai, uscito ormai diversi mesi fa e ora disponibile su MUBI, si trova esattamente dall’altra parte dello spettro degli incassi rispetto a Buen Camino. È andato bene per il film che è e anche per le aspettative che l’industria nutriva nei suoi confronti, ma parliamo di un film piccolo, indipendente, che si è fatto avanti quasi esclusivamente grazie al passaparola. Ed è, come Buen Camino, un’eccezione. Non la regola.

Forse, prima ancora di riscrivere le leggi, sarebbe importante ripensare al sistema cinema come spazio artistico-creativo. Le commedie, ci diciamo, non vanno più bene. Eppure, se diamo un’occhiata alle ultime uscite tra i titoli italiani più forti, sostenuti cioè dalle distribuzioni più importanti, non troviamo altro che commedie. O, al massimo, dei drammi intensi, riletture viste e straviste della stessa cosa e delle stesse dinamiche. Il problema più grande del cinema italiano è la sua tendenza ad abbandonarsi ai successi, a credere che tutto andrà bene, che dopo lo Zalone di turno la strada sarà tutta in discesa. E invece, sorpresa, non è così.

Checco Zalone, ecco Buen Camino: trailer e data di uscita del film

Un’attesa lunga quasi sei anni sta per finire. Checco Zalone è infatti pronto a tornare al cinema con il suo sesto film in carriera, Buen Camino, in uscita il 25 dicembre 2025 per Medusa Film. Il comico barese campione di incassi, assente dalle sale dal primo gennaio 2020 quando rilasciò Tolo Tolo, si cala stavolta nei panni di un miliardario eccentrico ed egocentrico che si vede costretto a percorrere il Cammino di Santiago di Compostela per ritrovare sua figlia, svanita nel nulla. In occasione delle Giornate professionali di cinema a Sorrento è stato mostrato finalmente il primo e divertentissimo trailer, ricco di gag che faranno ridere milioni di spettatori in sala.

Checco Zalone, la trama e il cast del nuovo film Buen Camino

Per la sua sesta fatica cinematografica, Checco Zalone si cala stavolta nei panni del ricco figlio di papà Checco, erede di un patrimonio miliardario grazie al lavoro del padre Eugenio, produttore di divani. Lui non ha mai mosso un dito, come rivela più volte nel trailer, e trascorre le sue giornate in piscina o nelle sue ville lussuose, con un numero imprecisato di filippini al servizio e una giovane modella messicana come fidanzata. Improvvisamente, tuttavia, la figlia minorenne Cristal – che deve il suo nome alle bollicine francesi – sparisce nel nulla. Chiamato d’urgenza a Roma dall’ex moglie Linda, si ritrova a dover affrontare le sue responsabilità paterne provando a cercare la ragazza di cui non sa nulla. Ad aiutarlo è Corina, migliore amica di Cristal, che riesce a corrompere e farle confessare dove si trova la figlia: è in Spagna per compiere il Cammino di Santiago di Compostela.

Cosa può aver spinto la ragazza a compiere il lungo Cammino? Lo scoprirà raggiungendola in Spagna, dove intende trovare un senso per la sua vita percorrendo 800 chilometri, una distanza immensa che Checco giudica folle ma che suo malgrado sarà costretto a intraprendere. Per sentieri assolati, montagne fredde e piovose, passando per piccoli paesi sperduti, mangiando quel che capita e dormendo in ostelli fatiscenti e carichi di pellegrini, Checco proverà a ricomporre la sua relazione con Cristal. L’impresa ha dell’impossibile ma un viaggio, si sa, può cambiare la vita e renderla ricca per davvero. Nel cast anche Beatriz Arjona, Letizia Arnò, Martina Colombari e Alfonso Santagata. Alla regia Gennaro Nunziante.

Cinema, il mistero Guadagnino: grande talento ma incassi flop

Qualcuno, prima o poi, dovrà svelare al mondo il segreto di Luca Guadagnino. Un regista di grande talento ma che al box office incassa quasi sempre poco o nulla coi suoi film, nonostante faccia spendere cifre notevoli ai produttori. Eppure tutti lo vogliono, tutti lo cercano, le star accettano di lavorare con lui e la sua stella continua a splendere nel firmamento del cinema d’autore.

Cinema, il mistero Guadagnino: grande talento ma incassi flop
Il regista italiano Luca Guadagnino (foto Ansa).

Non si discute la qualità dei suoi film, ma solo il rapporto tra costi e ricavi

Non siamo qui a discutere sulla qualità dei suoi film, che a giudizio di chi scrive è notevole. Più terra a terra, si dibatte sull’argomento del rapporto tra costi e ricavi: parliamo di business, insomma. Ecco, il 54enne cineasta italiano deve certamente la sua fortuna al film del 2017: Chiamami col tuo nome. Una pellicola con costi produttivi di 3,5 milioni di dollari, incassi al botteghino per 70 milioni, e che ha messo l’attore Timothée Chalamet sulla mappa delle star mondiali.

Guadagnino si è sempre saputo arrangiare con budget risicati, dai 3,6 milioni di Io sono l’amore (12,7 milioni di dollari al box office), al riuscitissimo A Bigger Splash (6 milioni di budget e 7,5 milioni al botteghino), e si era dimostrato un buon affare per i produttori.

Dopo Chiamami col tuo nome l’ambizione e il marketing sono saliti di livello

Dopo il boom di Chiamami col tuo nome, però, le cose sono andate diversamente. L’ambizione dei film, il cast coinvolto, la promozione e il marketing sono saliti di livello. E in queste dimensioni del business, il gusto di Guadagnino non ha sempre incontrato i favori di un pubblico largo. Nel 2018 il remake di Suspiria (capolavoro di Dario Argento) è costato 20 milioni di dollari solo a livello produttivo, con incassi che si sono fermati però a otto milioni.

Nel 2020 ecco la serie televisiva We are who we are, per Hbo e Sky Studios, chiusa dopo la prima stagione per scarsi ascolti.

Nel 2022 è stata la volta del film Bones and all, con un budget di 20 milioni di dollari, ancora Chalamet nel cast, ma un box office che non ha superato i 15 milioni di dollari.

È andata un po’ meglio con Challengers, nel 2024

Un po’ meglio sono andate le cose con Challengers, nel 2024: il cast era stellare, con Zendaya, Josh O’Connor e Mike Faist, il budget notevole (55 milioni di dollari), la promozione è stata mondiale, con alti costi di marketing, e gli incassi comunque hanno raggiunto una soglia ragionevole, a quota 96 milioni di dollari.

Poi, però, Guadagnino si è scottato ancora, con una doppietta che metterebbe al tappeto chiunque. Prima Queer, del 2024, con la star Daniel Craig che, abbandonati i panni di 007, si è presentato con un improbabile ciuffo in testa: 50 milioni di dollari di budget, e appena 7 milioni incassati nel mondo. Un disastro.

A seguire, nel 2025, After the hunt, con Julia Roberts e Andrew Garfield: budget stellare da 80 milioni di dollari (di cui 20 milioni solo per la Roberts), box office misero a 9 milioni di dollari. Risultato sanguinoso.

Ora Guadagnino ha in mano un budget da 40 milioni di dollari per Artificial

Eppure, evidentemente, il cinema non può fare a meno di Guadagnino: Amazon Mgm Studios, infatti, ha messo nelle mani del regista italiano anche il budget da 40 milioni di dollari per Artificial, un film biografico in uscita nel 2026 che ricostruisce la controversa vicenda del ceo di OpenAI, Sam Altman, licenziato nel 2023 e poi riassunto pochi giorni dopo. C’è ancora Andrew Garfield nel cast, per sette settimane di riprese che si sono da poco concluse tra California, Torino, Ivrea, Valle d’Aosta e Bologna. Ce la farà almeno stavolta a evitare il flop?

Cinema, il mistero Guadagnino: grande talento ma incassi flop
Sam Altman, ceo di OpenAI (foto Imagoeconomica).

European Film Awards 2026: tutte le nomination

Annunciate le nomination per gli European Film Awards 2026, 38esima edizione dei principali premi per il cinema del vecchio continente. L’Italia può sperare con Valeria Bruni Tedeschi, candidata come miglior attrice per Duse di Pietro Marcello, e con Toni Servillo, in lizza fra gli attori per la sua performance ne La Grazia di Paolo Sorrentino, che sarà in corsa per la sceneggiatura ma non per la regia. Tra i grandi favoriti per la categoria “Miglior Film” c’è Jafar Panahi con Un semplice incidente già vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes. In corsa per il miglior documentario e film Fiume o Morte!, una coproduzione fra Croazia, Italia e Slovenia. Greta Scarano correrà per lo Young Audience Award con la sua opera prima da regista, La vita da grandi. La cerimonia di premiazione si terrà il 17 gennaio a Berlino.

European Film Awards 2026, le nomination

European Film Awards 2026: tutte le nomination
Valeria Bruni Tedeschi alla premiere di Duse a Venezia 2025 (Ansa).

Miglior film

  • Un semplice incidente di Jafar Panahi
  • Sentimental value di Joaquim Trier
  • Sirat di Oliver Laxe
  • Sound of Falling di Mascha Schilinski
  • La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania
  • Pomeriggi di solitudine di Albert Serra
  • Fiume O Morte! di Igor Bezinovic
  • Riefenstahl di Andres Veiel
  • Songs of Slow Burning Earth di Olha Zhurba
  • With Hasan in Gaza di Kamal Aljafari
  • Arco di Ugo Bienvenu
  • Dog of God di Raitis e Lauris Abele
  • La piccola Amelie di Mailys Vallade e Liane-Cho Han
  • Olivia and the Invisible Earthquake di Irene Iborra Rizo
  • Tales From the Magic Garden di David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar, Jean-Claude Rozec

Miglior Attrice

  • Léa Drucker per Case 137
  • Valeria Bruni Tedeschi per Duse
  • Leonie Benesch per L’ultimo turno
  • Vicky Krieps per Love Me Tender
  • Renate Reinsve per Sentimental Value

Miglior Attore

  • Idan Weiss per Franz
  • Toni Servillo per La Grazia
  • Stellan Skarsgård per Sentimental Value
  • Sergi López per Sirat
  • Mads Mikkelsen per Mio fratello è un vichingo

Miglior regista

  • Yorgos Lanthimos per Bugonia
  • Jafar Panahi per Un semplice incidente
  • Joachim Trier per Sentimental Value
  • Oliver Laxe per Sirat
  • Mascha Schilinski per Sound of Falling

Miglior Sceneggiatura

  • Paolo Sorrentino per La Grazia
  • Jafar Panahi per Un semplice incidente
  • Eskil Voigt e Joachim Trier per Sentimental Value
  • Santiago Fillol e Oliver Laxe per Sirat
  • Mascha Schilinski e Louise Peter per Sound of Falling

Miglior Documentario

  • Pomeriggi di solitudine di Albert Serra
  • Fiume o Morte! di Igor Bezinović
  • Riefenstahl di Andres Veiel
  • Songs of Slow Burning Earth di Olha Zhurba
  • With Hasan in Gaza di Kamal Aljafari

Miglior Film di animazione

  • Arco
  • Dog of God
  • La piccola Amelie
  • Olivia and the Invisible Earthquake
  • Tales from the Magic Garden

Young Audience Award

  • Arco di Ugo Bienvenu
  • I Accidentally Wrote a Book di Nóra Lakos
  • La vita da grandi di Greta Scarano

Tom Cruise premiato con l’Oscar alla carriera

Icona di Hollywood, fra le ultime grandi star del genere action, Tom Cruise è un punto di riferimento non solo per gli appassionati del cinema, ma anche per molti protagonisti del settore. Celebre volto di Ethan Hunt in Mission: Impossible e di Pete Maverick Mitchell nei due capitoli di Top Gun, il divo 63enne ha ricevuto il meritatissimo premio Oscar alla carriera. Lo ha ritirato domenica 16 novembre durante la cerimonia dei Governors Awards a Los Angeles di fronte a una parata di celebrità accorse per l’occasione. A consegnarglielo, il regista Alejandro Inarritu, che lo dirigerà in Judy, nuovo progetto atteso in sala nel 2026 che coinvolgerà Jesse Plemons, Sandra Hüller e John Goodman. Dopo aver ritirato la statuetta, Cruise ha tenuto un discorso emozionante in cui ha reso omaggio a tutti coloro che rendono possibile il miracolo del cinema.

A Tom Cruise l’Oscar onorario: «Fare film è ciò che sono»

«Il cinema mi porta in giro per il mondo», ha spiegato Tom Cruise nel suo discorso di accettazione dell’Oscar alla carriera. «Mi aiuta ad apprezzare e rispettare le differenze. Mi mostra anche la nostra comune umanità, quanto siamo tutti simili da così tanti punti di vista. Non importa da dove veniamo: in quella sala noi ridiamo insieme, ci emozioniamo insieme, speriamo insieme, e questo è il grande potere di questa forma d’arte. È per questo che è importante, per questo che è così importante per me. Quindi fare film non è quello che faccio, è quello che sono». Visibilmente commosso, Tom Cruise ha raccontato come il suo amore per il cinema sia nato già in tenera età. «Da ragazzino facevo ogni lavoretto che mi permettesse di pagarmi un biglietto», ha rivelato. «E quando non avevo abbastanza soldi, beh, mi inventavo qualche altro modo di entrare in quel cinema».

«Ero un bambino in un cinema buio e ricordo di quel raggio di luce che tagliava la sala: mi ricordo di aver alzato lo sguardo», ha proseguito Tom Cruise. «All’improvviso, il mondo era molto più grande di quello che conoscevo. Intere culture, vite, paesaggi si sono srotolati davanti a me: tutto questo ha acceso qualcosa. Ha acceso una fame d’avventura, una fame di conoscenza, una fame per la comprensione dell’essere umano, per la creazione di personaggi, per raccontare storie e vedere il mondo. Mi ha aperto gli occhi. Ha aperto la mia immaginazione alla possibilità di espandersi ben oltre i confini che allora percepivo nella mia vita. Quel raggio di luce ha acceso il desiderio di aprire il mondo e da allora lo seguo».

Gli altri premiati durante la cerimonia dei Governors Awards

In carriera, Tom Cruise è stato candidato quattro volte agli Oscar: come attore protagonista sia in Nato il 4 luglio sia in Jerry Maguire, interprete non protagonista per Magnolia e produttore per Top Gun Maverick. Durante i Governors Awards 2025 Cynthia Erivo, star di Wicked con Ariana Grande, ha consegnato il premio onorario alla coreografa Debbie Allen. L’Academy ha assegnato una statuetta anche a Wynn Thomas, scenografo di Malcolm X, Da 5 Bloods e King Richard. Assente Dolly Parton, cui è stato conferito il Jean Hersholt Humanitarian Award, per problemi di salute: la regina del country ha ringraziato tutti con un video registrato da remoto.

Adele debutta come attrice in un film ambientato in Italia

«Non ho in programma nulla di nuovo per la musica. Voglio dedicarmi ad altre cose creative, almeno per un po’». Con queste parole, a luglio 2024, Adele annunciava di volersi allontanare dal palco per un periodo di tempo indeterminato. A più di un anno di distanza, la cantautrice britannica vincitrice di 16 Grammy Awards e un Oscar ha svelato il suo nuovo progetto: debuttare al cinema. La star si appresta infatti a esordire come attrice e lo farà in un film ambientato in Italia. È nel cast di Cry to Heaven, adattamento dell’omonimo romanzo Anni 80 di Anne Rice che vanterà la regia di Tom Ford, stilista e magnate della moda oltre che produttore e cineasta. Attualmente in pre-produzione fra le città di Londra e Roma, il progetto dovrebbe vedere la luce nell’autunno 2026: a gennaio si prevede invece l’inizio delle riprese.

Adele debutta come attrice in un film ambientato in Italia
Il regista e stilista Tom Ford (Ansa).

Cry to Heaven, trama e cast del nuovo film con Adele

Tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice del 1982, Cry to Heaven si svolge nell’Italia del XVIII secolo e racconta la storia di un nobile veneziano e un cantante lirico, le cui vite si intrecciano in modo del tutto inatteso ma indissolubile. Non è ancora noto il ruolo di Adele, ma Deadline ha potuto svelare in anteprima gran parte del cast, che vanta la presenza di molte celebrità. Annunciati infatti Nicholas Hoult, Aaron Taylor-Johnson – al centro delle indiscrezioni per interpretare James Bond – e Hunter Schafer (Euphoria), oltre a Mark Strong, Colin Firth e Paul Bettany. Ci saranno Ciarán Hinds, George MacKay, Owen Cooper, Daniel Quinn-Toye, Josephine Thiesen, Thandiwe Newton, Theodore Pellerin, Daryl McCormack, Cassian Bilton, Hauk Hannenmann e Lux Pascal. Per Tom Ford, ex direttore creativo di Gucci e Yves Saint Laurent, sarà il terzo film da regista dopo A Single Man del 2009 e Animali notturni del 2016.

Il mago del Cremlino, il trailer del film con Jude Law nei panni di Putin

Dopo il successo alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ottenuto una standing ovation da 12 minuti, Il mago del Cremlino si mostra finalmente con il suo primo trailer internazionale. Diretto dal regista parigino Olivier Assayas e sceneggiato dallo scrittore Emmanuel Carrère, adatta per il grande schermo il romanzo omonimo di Giuliano da Empoli e uscirà nelle sale francesi il 21 gennaio 2026. La storia ruota attorno allo spin doctor e consigliere Vadim Baranov, personaggio immaginario però ispirato al politico russo Vladislav Surkov, a lungo consigliere del presidente Vladimir Putin. Nei panni del leader di Mosca, che appare per la prima volta sullo schermo come uno spietato agente del Kgb assetato di potere, c’è la star di Hollywood Jude Law, mentre il protagonista ha il volto di Paul Dano.

Il mago del Cremlino, trama e cast del film con Jude Law

Il mago del Cremlino racconta l’ascesa di Vadim Baranov (Paul Dano), giovane regista d’avanguardia che, negli anni che seguono il crollo dell’Unione sovietica, trova fortuna come produttore di reality show. Grazie al suo talento e alla spiccata intelligenza anche in campo politico, si guadagna le attenzioni di un giovane ex agente del Kgb, Vladimir Putin (Jude Law), destinato a diventare il nuovo presidente. Pur rimanendo sempre un passo indietro e avvolto nell’ombra, nei panni di suo consigliere informale, Baranov finisce irrimediabilmente per plasmarne l’immagine tanto da diventare così il vero e proprio regista della nuova Russia, manipolando realtà e finzione per costruire un modello di politica in grado di irretire un intero Paese. Ricordando, anche se con le dovute divergenze, l’operato di Rasputin al fianco dello zar Nicola II.

Pur avendo il controllo sulla nazione e la stima del presidente Putin (il film ne segue l’ascesa dalla fine degli Anni 90), Baranov non riesce a far presa su Ksenia (Alicia Vikander), donna enigmatica e impossibile da comandare. Per Vadim non è solo il principale interesse d’amore ma anche una via di fuga da un mondo cinico e da un potere che finisce per divorare qualsiasi cosa. «È una persona che protegge la propria libertà», ha spiegato l’attrice in conferenza stampa a Venezia. «Incarna l’energia tipica degli Anni 90, quando una generazione di russi credeva di poter cambiare il mondo». Nel cast anche Tom Sturridge (Morfeo nella serie The Sandman) nel ruolo di un banchiere e oligarca basato sull’ex magnate del petrolio e del gas Mikhail Khodorkovsky e Jeffrey Wright nei panni del giornalista americano cui Baranov confida la sua storia.

Mamma, ho perso l’aereo torna al cinema: quando e dove

Un classico delle feste, una commedia che ha scritto la storia, un appuntamento per tutta la famiglia. Per il 35esimo anniversario dall’uscita, dal 4 al 10 dicembre torna al cinema in versione Ultra HD Mamma, ho perso l’aereo, il film di Chris Columbus che ha lanciato la carriera di Macaulay Culkin, volto del piccolo, ingegnoso e imprevedibile Kevin McCallister. La prevendita per i biglietti è disponibile a partire da lunedì 10 novembre, mentre sul sito ufficiale di Nexo Studios – che distribuirà la pellicola in collaborazione con MyMovies e con i media partner Radio Deejay, Cultura Pop e ArteSettima – è possibile consultare l’elenco completo delle sale. Mix irresistibile di comicità, ritmo e cuore, il lungometraggio ha conquistato generazioni di appassionati grazie alla colonna sonora di John Williams e alla sceneggiatura di John Hughes.

Mamma, ho perso l’aereo: le iniziative parallele al ritorno del film al cinema

Per festeggiare il ritorno al cinema di Mamma, ho perso l’aereo e i suoi primi 35 anni dall’uscita, il pubblico è invitato a presentarsi in sala sfoggiando il proprio miglior maglione natalizio e scattarsi un selfie oppure una foto accanto al Family Christmas Portrait, poster celebrativo del film. Nell’attesa, per scandire il countdown Nexo Digital ha pubblicato anche una playlist sul Natale disponibile sulla piattaforma streaming Spotify e realizzata in collaborazione con ArteSettima che ha scelto le colonne sonore dei film di Natale più amate di sempre.

Trama e cast del film divenuto un cult del Natale

Mamma, ho perso l’aereo torna al cinema: quando e dove
Catherine O’Hara in una scena del film Mamma, ho perso l’aereo (da X).

Per chi non lo avesse ancora visto, Mamma, ho perso l’aereo ruota attorno ai McCallister, una ricca famiglia di Chicago che si appresta a festeggiare il Natale in viaggio. La trama scatta con i preparativi per la partenza verso Parigi, dove i coniugi Peter (John Heard) e Kate (Catherine O’Hara), intendono portare i figli per trascorrere le festività assieme ai parenti. La notte precedente al volo un improvviso black out mette fuori uso le sveglie e costringe tutti gli inquilini a dover affrettare le ultime faccende. Nella confusione, nessuno nota l’assenza del piccolo Kevin (Macaulay Culkin), ancora addormentato in soffitta dove era stato spedito la sera prima dalla madre in punizione. Quando si ridesta, Kevin si ritrova solo in una casa completamente vuota e decide di dare sfogo a tutti i suoi desideri, facendo tutto quello che gli è stato sempre vietato.

La sua esperienza cambia radicalmente quando i maldestri ladri Harry (Joe Pesci) e Marv (Daniel Stern) prendono di mira l’abitazione, certi di trovarla vuota. Deciso a salvare la propria pelle e gli averi della famiglia, per difendersi il bambino metterà a punto una serie di trappole esilaranti. Campione d’incassi, il film è stato candidato a due premi Oscar (colonna sonora e canzone originale) e altrettanti Golden Globes tra cui quello per il miglior attore protagonista a Culkin oltre che a un Grammy Award sempre per la soundtrack. Forte del successo, due anni dopo Columbus ha diretto anche il sequel Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York con il ritorno di tutti i personaggi e un cameo di Donald Trump in persona.

Michael, il primo trailer del biotopic sul Re del Pop

Lionsgate ha rilasciato a sorpresa il primo trailer del film Michael di Antoine Fuqua, biotopic sulla vita e l’ascesa di Michael Jackson. Nel video, attesissimo dai fan e subito diventato virale sui social, si alternano scene della vita privata del Re del Pop, performance in studio e sul palco e momenti iconici della sua vita.

Michael, il trailer e chi lo interpreterà

A interpretare Michel Jackson sarà il nipote Jaafar Jackson, figlio del fratello Jermaine e di Alejandra Geneviève. Il cantante da bambino, invece, sarà interpretato da Juliano Krue Valdi. A lui toccherà impersonificare Jackson nel periodo dei Jackson 5, a inizio carriera. Il film biografico è prodotto da Graham King e dai co-esecutori dell’ente Michael Jackson, John Branca e John McClain. Lionsgate distribuirà il film negli Stati Uniti. Universal Pictures International si occuperà di tutti gli altri Paesi. L’uscita nelle sale è prevista per il 24 aprile 2026.

È morta l’attrice Diane Ladd, madre di Laura Dern

Diane Ladd, icona di Hollywood e tre volte candidata agli Oscar, è morta lunedì 3 novembre nella sua abitazione di Ojai, in California. A darne notizia è stata la figlia Laura Dern tramite una nota comunicata da un suo portavoce alla stampa americana. «La mia straordinaria eroina e il mio dono più profondo è deceduta questa mattina con me al suo fianco», ha dichiarato la diva. «È stata la figlia, madre, nonna, attrice, artista e spirito empatico più grande che solo i sogni avrebbero potuto creare. Siamo stati benedetti ad averla. Ora vola con i suoi angeli». Commosso anche il saluto dell’ex marito Bruce Dern, padre di Laura: «Era divertente, intelligente, gentile, ma soprattutto, per me, è stata madre meravigliosa per la nostra incredibile figlia prodigio. E per questo le sarò per sempre grato». Il prossimo 29 novembre avrebbe compiuto 90 anni.

È morta l’attrice Diane Ladd, madre di Laura Dern
L’attrice Diane Ladd (Ansa).

La carriera di Diane Ladd e i lavori con Scorsese e Lynch

Volto indimenticabile del cinema hollywoodiano sin dagli Anni 60, Diane Ladd era nata con il nome di Rose Diane Ladner nel 1935 nel Mississippi da una famiglia di artisti. Sua madre era infatti l’attrice teatrale Mary Lanier, cugina dello scrittore e sceneggiatore Tennessee Williams. Trasferitasi a New York da adolescente, iniziò a carriera come modella e ballerina in un nightclub prima di debuttare sul palcoscenico proprio per uno spettacolo dell’autore americano, Orpheus Descending. Nel 1961, il suo primo lavoro al cinema con Something Wild: già qualche anno prima invece era apparsa in tv con un episodio della serie Anni 50 The Big Story. La fama internazionale arrivò solo nel 1974 grazie a Martin Scorsese, che le assegnò il ruolo della vivace e sboccata cameriera Flo in Alice non abita più qui che le valse la prima di tre nomination agli Oscar e un premio Bafta.

Sempre nel 1974 recitò in Chinatown di Roman Polanski: fu Ida Sessions, una prostituta che si finge un’altra persona per avvicinare il personaggio interpretato da Jack Nicholson, Jack Gittes, sperando di attirarlo nei loschi affari di Los Angeles. Apparsa anche in All Night Long con Barbra Streisand e Gene Hackman, nel 1990 approdò alla corte di David Lynch ottenendo la seconda nomination agli Oscar per Cuore selvaggio grazie alla performance nei panni di Marietta Fortune, psicopatica madre di Lula, interpretata proprio dalla figlia Laura Dern. Nel cast anche Nicolas Cage, Willem Dafoe e Isabella Rossellini. L’anno seguente recitò ancora una volta accanto a Dern in Rosa Scompiglio e i suoi amanti di Martha Coolidge in cui interpreta un’avvocata dell’omonima protagonista: per entrambe le attrici arrivò la candidatura dell’Academy.

Le ultime interpretazioni, da Joy alla serie Enlightened

Negli ultimi anni, Laura Dern e Diane Ladd avevano ancora una volta condiviso lo schermo grazie alla serie Elinghtened – La nuova me, prodotta da HBO e andata in onda dal 2011 al 2013. La prima veste i panni di Amy, una dirigente autodistruttiva che cerca di mettere insieme i cocci della propria vita, mentre la seconda ne interpreta la madre Helen, con cui tuttavia ha una relazione molto complessa. Tra le ultime apparizioni sul grande schermo della diva americana c’è anche Joy, film del 2015 diretto da David O. Russell con Jennifer Lawrence, Robert De Niro e Bradley Cooper. Nel lungometraggio, Ladd è Mimì, la nonna dell’omonima protagonista. Quanto alla vita personale, dopo Bruce Dern la star ha sposato William A. Shea nel 1969, prima di divorziare otto anni dopo. Nel 1999 si era legata in matrimonio a Robert Charles Hunter, deceduto lo scorso luglio.