Dopo Tommaso Cerno, ecco un altro esterno a cui dovrebbe andare un’importante casella (potenzialmente) destinata a giornalisti Rai. È infatti pronto ad approdare sulla tivù pubblica Vittorio Brumotti, l’ex inviato di Striscia la notizia e campione di bike trial, noto al pubblico per i servizi su chi parcheggia nei posti destinati ai disabili e contro i piccoli spacciatori (da cui ha ricevuto anche qualche botta). Secondo quanto riportato da Repubblica, a Brumotti – in passato pure presentatore di Paperissima Sprint – sarebbe stato offerto «un contratto con parecchi zeri, in esclusiva e per due anni» per andare in onda in prima serata su Rai 2, con un programma itinerante in grado di unire (almeno nelle idee) intrattenimento e racconto di territori. Sempre il quotidiano romano scrive che a voler puntare su Brumotti è in particolare Paolo Corsini, direttore degli approfondimenti Rai, «sempre sensibile ai suggerimenti che gli vengono dal partito di riferimento, ovvero Fratelli d’Italia». La notizia al momento non è stata confermata né dalla Rai, né dallo stesso Brumotti.
Cambio stagione, cambio poltrone. Con la primavera alle porte si apre la giostra delle nomine, e la Rai non fa eccezione. Occhi puntati sulla poltronissima a cui tutti, nel centrodestra, puntano: la direzione del Tg1. Sempre ammesso che Gian Marco Chiocci decida di fare le valigie, destinazione Palazzo Chigi.
Tredicesima fumata nera per Agnes in Vigilanza
Gli animi dunque si scaldano. Lo si è visto anche in Commissione diVigilanza dove mercoledì 11 febbraio si è registrata la 13esima fumata nera nel voto per Simona Agnes alla presidenza, tanto che, dopo l’ennesima diserzione della maggioranza, la presidente Barbara Floridia ha deciso di convocare l’amministratore delegato Giampaolo Rossi per sbloccare uno stallo che va avanti da oltre un anno. Nei corridoi di Via Asiago però le voci corrono. Tutto si consumerà, ça va sans dire, dopo le Olimpiadi invernali e soprattutto dopo Sanremo,evento clou per la raccolta pubblicitaria (per l’edizione 2026 si punta a tagliare il traguardo dei 70 milioni, contro i 65,2 dello scorso anno).
Simona Agnes (Imagoeconomica).
Rossi alle prese con il caso Petrecca
Nella girandola di nomine potrebbe rientrare anche Paolo Petrecca. Sempre che Rossi decida di trasferire il contestatissimo direttore di RaiSport in una casella “meno sensibile”. Dove cioè, sibilano i maligni, non possa fare danni (o farne di limitati). Non è passato inosservato come Petrecca (a differenza di Andrea Pucci che è stato spalleggiato in modo compatto), dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina e la protesta della sua redazione, sia stato difeso soltanto dai “suoi”, e cioè da Fratelli d’Italia. Nessuna levata di scudi da parte di Forza Italia e Lega: un’ulteriore prova dei malumori che agitano il centrodestra.
Paolo Petrecca (foto Imagoeconomica).
L’ipotesi di accorpamento delle Relazioni Istituzionali e internazionali
Ma quali posti sono in scadenza? Si parte dalla direzione delle Relazioni internazionali, dove Simona Martorelli andrà in pensione a marzo, e da quella delle Relazioni istituzionali, retta a interim dal capo azienda dopo la nomina, lo scorso ottobre, di Angela Mariella alla guidadella Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa al posto di Monica Maggioni. Si vocifera che le due direzioni potrebbero essere accorpate in un’unica struttura alla cui guida, almeno fino a qualche settimana fa, era data per favorita la vicedirettrice del Tg2, Maria Antonietta Spadorcia, particolarmente gradita a FdI.
Maria Antonietta Spadorcia (Imagoeconomica).
Le mire su Rai Cinema
C’è poi Rai Cinema. L’eterno Paolo Del Brocco è in scadenza e la domanda è una: riuscirà Angelo Mellone, attuale capo del Day Time, a scalzarlo? Se il passaggio avvenisse (ma, va detto, le possibilità sono al lumicino), al posto di Mellone potrebbe arrivare dal Prime Time Williams Di Liberatore a cui, per la gestione di Sanremo, Rossi aveva “affiancato” l’esperto Stefano Coletta, direttore del Coordinamento Generi (si è parlato di“commissariamento”). Una misura che, però, non è stata sufficiente a evitare la bufera Pucci.
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (Imagoeconomica).
Cambio di direzione al Tg1?
Tra coloro che sperano di essere trasferiti in altri lidi, ci sarebbe anche Paolo Corsini, attuale direttore dell’Approfondimento, che si dice miri a prendere il posto del direttore del Giornale Radio e Radio 1 Nicola Rao. Il quale a questo punto potrebbe traslocare al Tg1 al posto di Gian Marco Chiocci. Le voci dell’arrivo di Chiocci a Palazzo Chigi come portavoce di Giorgia Meloni, dopo le smentite, sono infatti tornate a circolare, alimentando gli appetiti di Lega e Forza Italia per la poltrona delle poltrone. Per il momento però tutti i papabili, compreso Rao, rientrano nell’orbita di FdI, a partire da Mario Sechi, direttore di Libero e nel 2023 per qualche mese capo ufficio stampa di Meloni. Tra gli outsider spuntano anche Alessia Lautone, numero 1 di LaPresse, e Incoronata Boccia, capa dell’ufficio stampa, che ai tempi in cui era vicedirettrice del Tg1 definì l’aborto «un omicidio» e che lo scorso ottobre, a un convegno del Cnel, arrivò a dichiarare che a Gaza non esisteva «una sola prova» che l’esercito israeliano avesse «mitragliato civili inermi».
A vedere l’esito dell’incontro con Giampaolo Rossi in Via Asiago per ora sembrerebbe di sì. Ma non è detto. Lunedì l’amministratore delegato della Rai gli ha tirato parecchio le orecchie: non dovevi essere tu a condurre l’evento, sei il direttore e devi cercare di valorizzare la tua direzione, se proprio volevi farlo almeno dovevi prepararti meglio. Petrecca avrebbe risposto ventilando ipotetici complotti ai suoi danni fin da quando dirigeva RaiNews, ma Rossi l’ha zittito: quella telecronaca era pessima, basta, non ci sono scuse. Ora non farti più vedere in video e la conduzione dell’evento finale la farà qualcun altro. E, ha aggiunto, cerca in qualche modo di ricucire con la redazione. Che, per la cronaca, da lunedì è in sciopero delle firme fino alla fine delle Olimpiadi e subito dopo si procederà con i tre giorni di sciopero già approvati dall’assemblea.
Insomma, Rossi ha preso tempo. Prima, a suo dire, bisogna portare a termine nel miglior modo possibile le Olimpiadi, concentrandosi per due settimane senza altre sbavature. Poi c’è Sanremo, travolto dal polverone su Andrea Pucci. Archiviato il festival, però, rivela a Lettera43 una fonte ben inserita ai piani alti, i nodi verranno al pettine e la questione Petrecca sarà affrontata una volta per tutte. Perché, se fin qui il giornalista è sempre stato difeso a testuggine dalla compagine meloniana, d’ora in poi non sarà più così. Tre indizi, del resto, fanno una prova: Petrecca è stato spostato a RaiSport proprio per i danni combinati a RaiNews, ma l’errore è stato trasferirlo sottovalutando l’importanza degli eventi sportivi, molto più più seguiti della politica e della cronaca; il silenzio assordante dell’azienda nella giornata di sabato è parso a tutti un evidente segnale di imbarazzo, come a dire: eccolo, ne ha combinata un’altra; la stessa convocazione a Roma da Rossi evidenzia che anche per i “fratelli” un problema Petrecca esiste. Quindi, dopo Sanremo, la questione sarà affrontata.
Giampaolo Rossi (Ansa).
Il direttore di RaiSport potrebbe finire nel prossimo giro di poltrone
Sì, ma come? C’è chi dice che si coglierà l’occasione del giro di poltrone previste per la primavera, con alcune caselle da riempire: la direzione relazioni internazionali (Simona Martorelli va in pensione in questi giorni) e quella delle relazioni istituzionali (interim a Rossi). Poi c’è in scadenza Paolo Del Brocco a Rai Cinema e sembra pure che Paolo Corsini non ne possa più dell’approfondimento e abbia chiesto di essere trasferito alla radio, dove l’attuale direttore del Giornale Radio e Rai Radio 1 Nicola Rao potrebbe spostarsi al Tg1 al posto di Gian Marco Chiocci. Insomma, qualche movimento ci sarà e potrebbe rientrarci anche Petrecca, magari su una poltrona dove davvero non possa fare danni. Questa è l’ipotesi più gettonata.
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).
L’ipotesi blindatura: difendere Petrecca per difendere TeleMeloni
Ma ce n’è una minoritaria che invece descrive un altro scenario: si difenderà Petrecca fino alla fine, perché «se cediamo su uno dei nostri così importante, allora dobbiamo cedere su tutto e sanciremmo il fallimento della nostra gestione», sussurra una fonte destrorsa. Insomma, «siamo sotto attacco e dobbiamo reagire, difendendo il direttore di RaiSport, difendiamo tutti noi». Staremo a vedere, ma per il momento Petrecca è più morto che vivo (professionalmente parlando). Anche perché con lui e Pucci la Rai ha rischiato di giocarsi gli unici eventi porta-soldi della stagione: le Olimpiadi e Sanremo. Sui Mondiali di calcio, infatti, aleggia ancora una grande interrogativo e comunque i diritti saranno smezzati con Dazn, mentre è delle ultime ore la voce secondo cui Via Asiago abbia perso i diritti sulle prossime Atp Finalsdi Torino in favore di Mediaset.
Da sinistra, Francesca Oliva vicedirettore di RaiNews24, Paolo Petrecca, il ministro dello Sport Andrea Abodi, l’ad Rai Giampaolo Rossi e Nicola Rao, direttore del Giornale Radio (Imagoeconomica).
Ma chi fu il vero responsabile dell’ascesa di Petrecca?
Qualcuno, intanto, dentro l’azienda ricorda il “colpevole” dell’ascesa di Petrecca. Era l’autunno del 2021 e c’era da nominare il nuovo direttore di RaiNews dopo Andrea Vianello. Si doveva scegliere un meloniano perché, secondo le quote Rai, quella poltrona spettava a un “fratello” e si brancolava nel buio quando ad Antonio Di Bella, da sempre vicino al Pd, si accese la lampadina: c’è un vicedirettore meloniano a RaiNews, è Paolo Petrecca, facciamolo direttore. Il resto è storia.
Le Olimpiadi invernali sono partite malissimo per Paolo Petrecca, il direttore di RaiSport, e dentro la redazione qualcuno sussurra che nel ciclismo «gli avrebbero dato la maglia nera, quella dell’ultimo classificato», sorvolando sul fatto che «comunque il colore nero gli sarebbe piaciuto», vista la sua vicinanza a Fratelli d’Italia. La conduzione della serata inaugurale finirà negli annali di “come non si deve fare una telecronaca”, roba da instant book per i neoassunti della Rai. Per dirla col critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere della sera l’ha distrutto, «non ne ha azzeccata una. Vaneggiava senza cognizione di causa, ignorava l’identità degli atleti e, colpa ancor più grave, non ha capito che esistono silenzi carichi di significato che non vanno profanati». I giornalisti di RaiSport sono sul piede di guerra, hanno annunciato un pacchetto di sciopero a fine Olimpiadi e comunicato la decisione di ritirare la loro firma da servizi, collegamenti e telecronache fino alla fine dei Giochi, «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento». Se non altro è arrivata una buona notizia: Petrecca non condurrà la cerimonia finale dei Giochi, niente “esame di riparazione” per lui (aridatece il povero Auro Bulbarelli, defenestrato per aver spoilerato lo sketch di Sergio Mattarella sul tram). Ma è difficile che questo basti a salvarlo, e l’ipotesi dimissioni (probabilmente a fine Olimpiadi) sembra sempre più inevitabile. A Roma, tra l’altro, dall’Ordine dei giornalisti si spiffera che Petrecca abbia qualche conto in sospeso anche sulla parità di genere, con una commissione che sarà chiamata a valutare la «mancanza di un’adeguata rappresentanza» delle conduttrici, dato che sono stati scelti, tra i “big”, tantissimi uomini per raccontare le Olimpiadi.
I guai di Petrecca di certo vengono da lontano e non nascono certo con Milano-Cortina. Contro di lui a fine agosto del 2025 la redazione aveva già annunciato tre giorni di sciopero, sfiduciandolo, dopo la mancata approvazione del piano editoriale. Il quasi 62enne Petrecca è passato allo Sport a marzo dell’anno scorso, ma prima le cose non andavano tanto meglio, quando era alla guida di RaiNews. Nell’ordine, breve riassunto: il cdr lo ha accusato di presunti tagli imposti ai pezzi di cronaca sul figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa indagato per violenza sessuale; è finito nel mirino per non aver dato risalto nel telegiornale alla sconfitta della destra alle elezioni in Francia, con un particolare grottesco: «Petrecca ritiene opportuno concedere spazio a un evento non scevro da interessi personali», scrisse il cdr, alludendo al “Festival delle città identitarie” di Pomezia, dove si esibiva la cantante Alma Manera, che incidentalmente era la sua fidanzata (ora diventata moglie). Fu anche pesantemente attaccato dalla redazione per aver titolato sull’«assoluzione» del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, anticipando la sentenza: peccato si trattasse solo della richiesta dei pm sul caso Cospito, tant’è che poi Delmastro è stato condannato a otto mesi, altro che assoluzione. L’episodio portò la redazione a sfiduciarlo (c’è chi lo chiama il collezionista di sfiduce). E ora il caos olimpico, che potrebbe costargli la poltrona. Per Petrecca venerdì è arrivata una totale “stecca”, per usare il linguaggio caro ai musicisti: non c’entra nulla la già citata consorte del direttore, Alma Manera, la cantante che, visto il senso della Rai per la meritocrazia, qualcuno ha temuto per un attimo di vedere infilata nello spettacolo dello stadio Olimpico, pardon, San Siro, tra Mariah Carey e Laura Pausini…
La prima apparizione è andata in scena venerdì scorso, su Rai3, all’ora di cena. Whoopi Goldberg, la Sister Act del mondo intero, quella che ha messo l’Oscar sul comodino insieme a un Grammy, un Emmy e un Tony, è sbarcata a Un posto al sole, tra i marmi di Palazzo Palladini. Il risultato? Un contrasto dichiarato, quasi comico. Da un lato il portiere Raffaele Giordano, in versione maggiordomo-col fiatone, che l’ha accolta con la devozione di chi riceve la Madonna di Pompei. Dall’altro Renato Poggi, l’unico a conservare un briciolo di buon cinismo, che l’ha osservata con lo sguardo di chi teme il furto del limoncello. Non è stata un’allucinazione da peperonata, ma il colpo di teatro per il trentennale della soap.
Dietro la comparsata della star non c’è solo l’amore per Napoli
La narrazione ufficiale ha fatto suonare le campane a festa. La star globale che atterra a Napoli, bacia il suolo (o quasi), dichiara amore eterno al Golfo e ci fa sapere, con l’entusiasmo di chi scopre la frittatina di pasta, che il set (questo set!) le ha «fatto ritrovare il piacere della recitazione». Tutto giusto. Tutto magico. Tutto, forse, un po’ zuccheroso. Perché basta abbassare il volume dei violini e alzare quello della stampa americana per sentire un’altra musica. Dietro il sorriso di Eleanor Price, l’imprenditrice venuta da Oltreoceano per comprare uno yacht dai cantieri Palladini e magari un pezzo di cuore di Raffaele, c’è una storia che sa di bonifici salvifici. I fatti parlano chiaro e li ha messi in piazza lei stessa. Bisogna tornare a novembre 2024, sul set di The View, il talk show della Abc che conduce dal 2007, con uno stipendio annuo compreso tra i cinque e i sei milioni di dollari. Si parlava di elezioni presidenziali e voto operaio pro-Trump. E Goldberg ha deciso di non usare filtri: «I understand that people are going through a difficult time. Me too. If I had all the money in the world, I would not be here, OK? I’m a working person, I work for a living». Tradotto per chi a Upas mastica l’inglese come Rosa: «Capisco che le persone stiano attraversando un periodo difficile. Anch’io. Lavoro per vivere. Se avessi tutti i soldi del mondo non sarei qui, chiaro?».
Con un patrimonio che balla tra i 30 e i 60 milioni di dollari, l’accostamento alla classe operaia le è costato il linciaggio social. Ma lei ha rincarato la dose a Entertainment Tonight, lo scorso settembre. A chi le chiedeva se pensasse di godersi la pensione, ha risposto: «Chi può permetterselo? Se non fai un matrimonio fortunato devi continuare a lavorare. Le bollette non si pagano da sole». Una delle pochissime artiste al mondo ad aver conquistato i quattro premi principali dello spettacolo, ha rivelato, senza imbarazzo, di lavorare per necessità economica. Un ritornello che ha ripetuto anche nell’autobiografia Bits and Pieces: My Mother, My Brother, and Me: l’Oscar non ti fa ricco per sempre.
Whoopi Goldberg al Met Gala 2025 (Ansa).
Così l’Italia è diventata un buon rifugio
E mentre in America si confessava così, a Viale Mazzini si progettava il trentennale della soap. Serviva un nome. Quello giusto, a cui Hollywood ha smesso da un pezzo di mandare i fiori. Lo ha ammesso lei, senza giri di parole: «Non c’è più spazio per me a Hollywood, dal momento che ci sono attrici più giovani e più glamour che ottengono tutte le parti… nessuno mi manda più copioni…». È tutta lì, la verità. L’industria americana ha la memoria corta e la fedina del politicamente corretto sempre pronta: qualche polemica di troppo, qualche uscita infelice, tra dichiarazioni sull’Olocausto costate sospensioni e richiami, e il telefono ha smesso di squillare. L’Italia è diventata così il buon rifugio (con tanto di casa in Sicilia), dove una figura come la sua può ancora ottenere attenzione, rispetto, standing ovation. Non è un caso che il suo ultimo film, Leopardi & Co, sia stato girato nelle Marche, per la regia di Federica Biondi. Un lavoro onesto, dignitoso, per carità. Ma anche un segnale: il mercato si è ristretto verso produzioni più piccole, più accessibili.
Il cast di Upas con Whoopi Goldberg (dal profilo Instagram della soap).
Upas è una macchina perfetta, non serviva la benedizione straniera
Eccola allora a Upas. Venti episodi previsti per lei. Un personaggio creato ad hoc. Una storyline ritagliata per il pubblico casalingo che si sente rassicurato quando arriva qualcuno da fuori a certificare il valore di ciò che già conosce. È questo il punto. Non la sua presenza. Non la sua bravura. Il nodo è l’atteggiamento che abbiamo nei confronti di noi stessi. Quel vecchio complesso d’inferiorità per cui, se arriva un’americana a dirci «bravi!», allora valiamo qualcosa. È il riflesso di una credulità sentimentale che ci porta a innamorarci di chiunque venga da lontano e abbia vinto qualcosa. E noi ci sentiamo importanti per associazione. Ma Un posto al sole non ha mai avuto bisogno di stampelle. È una macchina perfetta che dal 1996, dall’intuizione di Giovanni Minoli (allora direttore di Rai3), macina ascolti e mette al centro i problemi reali degli italiani, il tessuto urbano di Napoli, e il respiro di una comunità intera. Benvenuta Whoopi, ci mancherebbe. Ma non ci serviva la benedizione straniera.
Il rispetto per un gigante della televisione come Antonio Ricci aveva indotto Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, a promettere a luglio del 2025 che Striscia la notizia, sospesa per fare posto a La ruota della fortuna, sarebbe tornata. Poi però passavano le settimane, i mesi, e la situazione diventava sempre più imbarazzante.
Il programma condotto da Gerry Scotti macinava record di ascolti su Canale 5, mentre di Striscia non si sapeva più nulla, neppure sui listini di Publitalia, che non la contemplavano nei palinsesti dell’ammiraglia di Mediaset almeno fino a fine anno. Ricci, allora, mandava in avanscoperta i suoi storici inviati per sondare il terreno: uno su tutti Jimmy Ghione, che a inizio settembre addirittura annunciava pubblicamente che Striscia la notizia sarebbe tornata su Canale 5 nella seconda settimana di novembre. A Mediaset lasciavano fare e non commentavano, un po’ come si fa coi vecchi anziani brontoloni e un po’ ripetitivi.
Gerry Scotti (Imagoeconomica).
E il futuro di Striscia? Dalla trasmissione dipendono circa 150 persone
Nel frattempo, Ricci rinnovava il suo contratto con Mediaset per tutto il 2026 (e quando scadrà il vecchio volpone della tivù avrà 76 anni), mentre rimaneva incerto il destino della squadra di Striscia, trasmissione da cui dipendono decine di famiglie, tra inviati, autori, cameraman, eccetera: un esercito di circa 150 persone.
La call to action e l’eterno ritorno che non arrivava mai
Poi, all’improvviso, ecco a inizio ottobre uno spot su Canale 5: una call to action in cui si invitavano i telespettatori a inviare segnalazioni a Striscia. Non era chiaro per cosa, e soprattutto per quando. Il tempo intanto passava. Forse Striscia sarebbe tornata a dicembre? Fioccavano indiscrezioni qua e là, su testate sapientemente imboccate. Ma Ricci e Mediaset restavano formalmente in silenzio. E intanto sul web iniziavano a girare le parodie, usando spezzoni del film Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta), che annunciavano un ritorno di Striscia a gennaio, marzo, ma forse pure in aprile e via così.
Pier Silvio Berlusconi (foto Imagoeconomica).
Addirittura qualcuno di Mediaset lasciava trapelare che si stesse sbaraccando lo storico studio televisivo di Striscia a Cologno Monzese, e che pure il Museo di Striscia potesse avere le ore contate. Purtroppo la triste realtà è che a Mediaset non sanno proprio che farsene del programma di Ricci. Soprattutto dopo essersi ritrovati per le mani un gioiello come La ruota che ha rimesso a posto gli ascolti di Canale 5 in prima serata.
Bisognava dunque trovare un modo onorevole per congedarsi senza traumi da un grandissimo come Antonio Ricci, la cui trasmissione di punta, a dirla tutta, stentava già da una decina d’anni. E quel modo è stato trovato: Striscia la notizia tornerà in onda a gennaio, per la prima volta in prime time (quindi alle ore 22, dopo La ruota) su Canale 5, con cinque puntate speciali condotte da Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, i volti storici.
Gennaio, cioè il mese più scarico di pubblicità dell’anno
A occhio, un modo perfetto per salutare il pubblico e dirsi addio. D’altronde, la dice lunga il passaggio da 365 giorni all’anno nei quali Ricci, per decenni, è stato deus ex machina dell’access prime time di Canale 5 con Striscia e Paperissima, a invece cinque misere puntate a gennaio, cioè il mese più scarico di pubblicità dell’anno.
Pier Silvio è stato inamovibile, un po’ come con Barbara D’Urso
Il tempo di Ricci a Mediaset sembra finito. E il marchio Striscia non potrà essere usato né da Mediaset senza Ricci, né da Ricci al di fuori di Mediaset. Pier Silvio, che in cuor suo ha voglia di smontare pezzo per pezzo ogni reperto editoriale che risalga a papà Silvio, è stato inamovibile, un po’ come con Barbara D’Urso. Quando le cose finiscono, devono finire senza rancori.
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).
Ricci ha risorse sufficienti per sopravvivere anche senza lavorare
Diciamo che in 42 anni di Mediaset il buon Ricci ha comunque messo da parte risorse sufficienti per sopravvivere anche senza lavorare: si è sempre prodotto tutto da solo e il suo fatturato, tra Striscia e Paperissima, era di circa 40 milioni di euro all’anno secondo indiscrezioni di stampa. La Stone srl, società della famiglia Ricci, ha chiuso il 2024 con un patrimonio netto di 107,7 milioni di euro, utili portati a nuovo per 85 milioni di euro, immobilizzazioni materiali (ovvero case e terreni) per quasi 107 milioni di euro, e immobilizzazioni finanziarie per 38,3 milioni di euro. Una pensione più che dorata, insomma.
Novità in arrivo per gli abbonati Sky. Come anticipato da ItaliaOggi, il broadcaster di Comcast sta per ufficializzare una nuova partnership per riportare i canali tv lineari di Disney sulla sua piattaforma con alcuni dei ricchi contenuti anche di FX e Hulu: in prospettiva, dunque, l’approdo sia di contenuti per i più piccoli come i cartoni animati, ma anche proposte in merito a serialità, documentari e film. L’intesa arriva proprio alla vigilia della fine di un’altra storica partnership che ha legato Sky a Warner Bros. Discovery: dal 31 dicembre, infatti, ci sarà l’addio definitivo a Cartoon Network e Boomerang, oltre a tutti i lungometraggi Warner e alle nuove serie HBO.
Disney Jr., dal primo dicembre un canale dedicato ai più piccoli
Una statua di Walt Disney e Topolino (Imagoeconomica).
Già certo l’approdo su Sky, a partire dal primo dicembre, del canale Disney Jr., pensato in particolare per accompagnare i bambini in età prescolare nelle loro prime grandi scoperte grazie a personaggi e storie che hanno fatto sognare intere generazioni. La programmazione, disponibile parallelamente anche on demand, comprenderà dunque cartoni animati e serie tv stimolando, attraverso il gioco, l’apprendimento con risate, passi di danza e canzoni. Il palinsesto conterà, per esempio, La casa di Topolino con l’omonimo protagonista e i suoi simpatici amici, e Spidey, per conoscere il valore del lavoro di squadra e dell’amicizia grazie all’Uomo Ragno e a tutti i supereroi Marvel ancora bambini. E ancora, spazio al magico mondo sommerso di Disney Jr. Ariel e ai SuperKitties, senza dimenticare Sofia la principessa e Bluey.
Nasce Sky Cinema Stories, il canale dedicato ai grandi film
La sede di Sky Italia (Imagoeconomica).
Novità anche per gli abbonati Sky Cinema con l’arrivo del nuovo canale Stories, che si accenderà da domenica 7 dicembre anche in streaming su Now Tv. Per l’occasione, in prima visione arriverà il film La stranezza di Roberto Andò con protagonisti Ficarra e Picone in un omaggio originale al grande Luigi Pirandello con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo. Nel palinsesto arriveranno anche tutte le grandi produzioni tratte da eventi realmente accaduti e i lungometraggi che hanno scritto la storia del cinema facendo incetta di premi in giro per il mondo. Annunciati, per esempio, The Wolf of Wall Street e Rush, ma anche Le assaggiatrici e Il Traditore. Senza dimenticare i lungometraggi protagonisti dell’ultima edizione degli Oscar, da Anora a The Brutalist passando per Conclave. Fino ad arrivare a cult del calibro de Il miglio verde, Il grande Lebowski e C’era una volta in America.
Dal 31 dicembre bisognerà dire addio alle serie HBO
La torre di Warner Bros. a Burbank (Ansa).
A partire dal 31 dicembre, Sky dirà invece addio a Cartoon Network, Boomerang e ai film Warner, oltre alle nuove serie HBO. Tutti i contenuti WBD verranno ovviamente concentrati infatti sulla nuova HBO Max, attesa nel nostro Paese a partire dal 15 gennaio. A partire dal nuovo anno Sky potrà infatti contare ancora sulle nuove stagioni di vecchi titoli, come House of the Dragone The Last of Us, ma non più in esclusiva. Non avrà più accesso invece né ai film né alle nuove serie, tra cui l’atteso adattamento di Harry Potter, lo spin-off de Il Trono di Spade A Knight of the Seven Kingdoms e le produzioni legate ai supereroi DC.
Nessun addio, ma un ritorno con una nuova veste, come già anticipato da Pier Silvio Berlusconi lo scorso luglio. Striscia la Notizia, celebre telegiornale satirico in onda da 37 anni sui canali Mediaset, si appresta ad abbandonare l’access prime time per debuttare in prima serata, sempre su Canale 5. «L’importante evoluzione è stata voluta in totale sintonia da Mediaset e da Antonio Ricci», si legge nel comunicato ufficiale di Cologno Monzese. «La squadra di autori e la produzione sono al lavoro su un’edizione che offrirà al pubblico contenuti inediti, mantenendo i codici e lo stile inconfondibile». In programma, a partire dal mese di gennaio 2026, cinque puntate speciali con la conduzione di una coppia che ha fatto la storia del programma: al tavolo siederanno infatti Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti.
Sky alle prese con una grave emorragia di contenuti. Dopo le sforbiciate sui contenuti Fox-Disney del 2018 e Mediaset Premium quattro anni dopo, dal primo luglio 2025 è stato il turno di Warner Bros. Discovery con i canali Eurosport e quelli in chiaro del gruppo. Alla fine dell’anno spariranno anche Cartoon Network e Boomerang, oltre ai film Warner e alle grandi serie HBO, network controllato da WBD, di cui il 15 gennaio debutterà anche in Italia la piattaforma streaming HBO Max. Dunque cosa rimarrà per gli abbonati alla pay tv? Dal tennis alle Olimpiadi, passando per l’intrattenimento, gli eventi e i contenuti più attesi che si potranno ancora guardare nel 2026.
La rottura con Warner Bros Discovery e l’addio a Eurosport
Il logo di Warner Bros (Ansa).
L’estate 2025 ha segnato la rottura di Sky con Warner Bros. Discovery, segnata dalla perdita dei canali in chiaro, tra cui Nove, e soprattutto da Eurosport. Un taglio che costerà, nel 2026, l’addio di molti eventi per gli abbonati alla pay tv. Saltano infatti tutte le partite di tennis dell’Australian Open, che si terrà a Melbourne dal 12 gennaio al primo febbraio, e del Roland Garros, in programma a Parigi dal 18 maggio al 7 giugno. Insomma, per rivedere gli Slam bisognerà attendere Wimbledon, in esclusiva fino al 2030. Niente da fare nemmeno per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: gli abbonati dovranno spostarsi sulla Rai, che trasmetterà in chiaro alcune discipline dei prossimi Giochi invernali di cui Eurosport è titolare dei diritti tv.
Dal 31 dicembre salutano i film Warner e le serie HBO
A partire dal 31 dicembre, Sky dirà addio anche a Cartoon Network, Boomerang e ai film Warner, oltre alle nuove serie HBO. Tutti i contenuti WBD verranno ovviamente concentrati infatti sulla nuova HBO Max, attesa nel nostro Paese a partire dal 15 gennaio. A partire dal nuovo anno Sky potrà infatti contare ancora sulle nuove stagioni di vecchi titoli, come House of the Dragon e The Last of Us, ma non più in esclusiva. Non avrà più accesso invece né ai film né alle nuove serie, tra cui l’atteso adattamento di Harry Potter, lo spin-off de Il Trono di Spade A Knight of the Seven Kingdoms e le produzioni legate ai supereroi DC.
Dai contenuti Sky Originals alla Champions, cosa resta per gli abbonati
La sede di Sky Italia (Imagoeconomica).
Quindi cosa si potrà guardare sulla piattaforma nel 2026? Cruciali saranno i contenuti Sky Original, come Call My Agent – Italia, Gomorra – Le origini, Nord Sud Ovest Est– La leggendaria storia degli 883 oppure Avvocato Ligas con Luca Argentero. Oltre alle nuove stagioni HBO di Euphoriacon Zendaya e Sydney Sweeney e il ritorno di House of the Dragon, spin-off di Game of Thrones (niente da fare per A Knight of the Seven Kingdoms). Gli appassionati di tennis potranno ancora guardare le partite del calendario Atp tra cui i Masters 1000 e vari tornei 500 e 250. I fan del calcio potranno ammirare ancora le gesta dei campioni in Champions League, Europa League e Conference League, di cui Sky si è assicurata i diritti anche per il periodo 2027-2031. E fino ad almeno il 2029 tre partite a turno per la Serie A.
Su Sky Sport anche il rugby con il Sei Nazioni e il nuovo Nations Championship per il 2026. La pay tv resterà la casa della Formula 1 in esclusiva almeno fino al termine della stagione 2027, con grande attesa per il cambio di regolamento del prossimo anno che potrebbe cambiare gli equilibri fra i team e riportare in alto la Ferrari. Su Sky Sport Basket lo spettacolo dell’Nba, l’Eurolega con i campioni del nostro continente, l’Eurocup e la pallacanestro italiana della LBA. Non mancherà l’intrattenimento con le nuove stagioni di X Factor e Masterchef, ma anche Bruno Barbieri – 4 Hotel e 4 Ristoranti – Alessandro Borghese. Quanto al cinema, gli abbonati potranno vedere diversi film hollywoodiani, da Mission: Impossible – The Final Reckoning con Tom Cruise al thriller I Peccatori con Michael B. Jordan, passando per Un Film Minecraft e Jurassic World – La rinascitacon un nuovo cast guidato da Scarlett Johansson.
L’incarico di Alessandro Araimo, EVP e Managing Director Italy & Iberia di Warner Bros. Discovery, è stato esteso anche alla Francia. Si tratta di una decisione anticipata rispetto al primo semestre del 2026, arrivata dopo il passaggio di Clement Schwebig a RTL Group. A dare l’annuncio con una nota interna è stato Gerhard Zeiler, il presidente di WBD International, insieme a Fernando Medin, responsabile delle attività in America Latina. Araimo avrà la responsabilità di tre aree geografiche. Oltre alla Francia, infatti, ci sono l’Italia e la Penisola iberica.
Warner Bros. Discovery, i nuovi ruoli di Sulebakk e Cooke
Warner Bros. Discovery completerà la nuova configurazione organizzativa estendendo le responsabilità di Christina Sulebakk, attualmente capo della regione Nordic, anche a Benelux, Germania, Svizzera e Austria. Jamie Cooke, GM per l’Europa centrale e orientale, Medio Oriente e Turchia, assumerà anche la responsabilità del mercato africano e dei contenuti unscripted per l’intera area EMEA.