Olimpiadi Milano Cortina: le gaffe di Petrecca diventano un caso politico

Già si parla di «figuraccia olimpica». Il commento della cerimonia delle Olimpiadi Milano Cortina affidato al direttore di RaiSport – ipermeloniano – Paolo Petrecca sta diventando un caso politico. Nonostante il successo di pubblico: hanno seguito la diretta 9 milioni e 272 mila spettatori, per uno share del 46,2 per cento pari.

Vigilanza Rai: l’attacco dei cinquestelle

Le gaffe, le battute fuori luogo e le “censure” – leggi Ghali – non sono sfuggite al pubblico dei social. Ma nemmeno agli esponenti del M5s in commissione di Vigilanza Rai. «Se la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina è stata spettacolare», sottolineano i cinque stelle, «la telecronaca Rai è sembrata la parodia dell’evento che avrebbe dovuto raccontare. Alla guida del racconto il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, protagonista di una sequenza di errori e gaffe culminate con lo scambio tra lo Stadio Olimpico e San Siro, tra Matilda De Angelis e Mariah Carey e quello tra la presidente del Cio e la figlia di Mattarella, momento che riassume perfettamente il livello di preparazione mostrato in diretta». Insomma, per i cinque stelle la prima medaglia d’oro di questi giochi diffusi va proprio a Petrecca. Specialità? «Sciatteria televisiva». «Come tutti sanno in azienda, sarebbe bastato non prepensionare Franco Bragagna per avere un commento all’altezza dello spettacolo», continuano i 5s. «In un’Olimpiade organizzata in casa, il servizio pubblico riesce nell’impresa di essere l’anello più debole dello spettacolo. D’altronde Petrecca non è nuovo alle polemiche ed è stato destinatario di proteste prima dalla relazione di RaiNews e poi proprio da quella di RaiSport. In un Paese normale si sarebbe già dimesso, purtroppo invece Giampaolo Rossi continuerà a difendere Petrecca demolendo la reputazione della Rai. Quand’è che questo amministratore delegato deciderà di assumersi la responsabilità dei suoi errori? L’amichettismo è lo strumento per dimostrare che il privato sia meglio del pubblico. Noi la pensiamo diversamente, che il servizio pubblico, la principale azienda culturale del Paese, vada affidato ai migliori».

Olimpiadi Milano Cortina: le gaffe di Petrecca diventano un caso politico
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

Usigrai: «Petrecca ci metta la faccia fino in fondo»

Un’indignazione condivisa da Usigrai. «L’importante è partecipare, ma fino a un certo punto. Petrecca e vertici aziendali sono responsabili della figuraccia Rai alla cerimonia di apertura dei Giochi», commentano il sindacato, il CdR e il fiduciario di Milano di RaiSport. «Ai vertici dell’azienda non sarà sfuggita l’impressione generale offerta dalla telecronaca della cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina. Autoassegnarsi un incarico e poi rivelarsi completamente inadatti a portarlo a termine è solo l’ultima fallimentare iniziativa di un Direttore sfiduciato dalla sua precedente testata e, nonostante questo, premiato dalla Rai in vista dell’importantissimo appuntamento olimpico affidandogli la guida di RaiSport, dove è stato sfiduciato altre due volte» si legge nella nota. Insomma il motto “l’importante è partecipare”, secondo l’Usigrai, non può valere per chi «invece di premiare il merito, con la sua iniziativa ha causato una bruciante sconfitta per l’immagine del Servizio Pubblico e di chi ci lavora. I vertici aziendali, che da tempo continuano a difenderlo nonostante le ripetute mobilitazioni delle redazioni, sono consapevoli dei danni causati alla reputazione della Rai da questa iniziativa? Alla vigilia della cerimonia di apertura dei Giochi, a fronte dei dubbi del Cdr per la sua auto assegnazione dell’incarico di telecronista, Petrecca ha risposto ‘io ci metto sempre la faccia’. Sarebbe ora di farlo fino in fondo».

«Abbiamo riconosciuto Paola Egonu»: le gaffe di Petrecca

Ma vediamo l’elenco parziale degli strafalcioni inanellati da Petrecca & Co durante la cerimonia di apertura.

Calma olimpica. «Buonasera dallo Stadio Olimpico». Tecnicamente anche la pagina ufficiale dei Giochi definisce il Meazza «San Siro Olympic Stadium», ma detta così pareva l’Olimpico di Roma. Per dovere di cronaca, “Stadio Olimpico” era già stato usato dalla TgR nell’edizione delle 19 e 30.

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dal profilo Instagram Milano Cortina.

Scambi di persona. «Ecco Mariah Carey», mentre la telecamera inquadra Matilda De Angelis. «Inquadrati ora Sergio Mattarella con la figlia», ma l’obiettivo è su Kirsty Conventry, presidente del Cio.

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Olimpiadi Milano Cortina: le gaffe di Petrecca diventano un caso politico
Olimpiadi Milano Cortina: le gaffe di Petrecca diventano un caso politico

Indovina il tedoforo. Uno degli ultimi passaggi della fiaccola olimpica a San Siro è stato affidato ai campioni del volley tra cui la capitana della nazionale femminile Anna Danesi e il capitano della maschile Simone Giannelli. Entrambi campioni del mondo in carica. Ma l’unica a essere riconosciuta (e a malapena: «Abbiamo riconosciuto …») è Paola Egonu mentre Danesi e Giannelli sono liquidati con «alcuni tedofori».

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Il passaggio della fiaccola a Simone Giannelli.

Sul palco anche i non citati Carlotta Cambi, Simone Anzani e Luca Porro. E per fortuna che Petrecca dirige RaiSport. Giannelli ha reagito con ironia: «Grazie ai telecronisti, solo Paola Egonu è famosa. Ma non prendiamocela… è stato bello lo stesso», ha commentato sotto un post Instagram. Non per essere esterofili a tutti i costi ma la telecronaca della Bbc ha nominato correttamente tutti e sei i nostri campioni.

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Il commento di Simone Giannelli.

Figli delle stelle. Toccante l’omaggio durante la cerimonia a Margherita Hack con Samantha Cristoforetti. L’astrofisica «ci sta guardando», il commento. Una cosa è certa: la signora delle stelle si è sempre dichiarata atea e non le avrebbe fatto piacere essere evocata sotto forma di spirito immortale o angelo. Forse invece le avrebbe strappato una risata la somiglianza che molti commentatori hanno con il “mascherone’ di Gioacchino Rossini. Del resto Puccini pareva Massimo D’Alema e Verdi Beppe Vessicchio.

Battute cringe. Restando ai su citati mascheroni, non è sfuggita la freddura cringe: «Se Puccini si fosse chiamato Bianchini avremmo avuto Rossini, Bianchini e Verdi a rappresentare i colori della nostra bandiera». Nemmeno all’asilo.

Ghali e dispari. Qui non si tratta di gaffe o di errore, ma di una scelta editoriale. Durante la performance di Ghali su Promemoria di Gianni Rodari, il rapper (che aveva animato le polemiche della vigilia), non solo non è stato citato ma nemmeno inquadrato a dovere (a differenza di Sabrina Impacciatore, incensata come star internazionale ma a detta di molti assolutamente fuori luogo nel musical revival dei Giochi che furono).

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La performance di Ghali (Ansa).

Logorrea: Petrecca ha ben pensato di parlare pure sopra l’esibizione di Andrea Bocelli. Mentre Fabio Genovesi, suo compagno di sventura, raccontava dei suoi problemi cervicali. Lo stesso è accaduto per il delizioso momento di Brenda Lodigiani. Un bel tacer…

Omicidio Mazzotti, fermato a Milano Giuseppe Calabrò

AGI - Più di 50 anni per il condannare l'assassino di Cristina Mazzotti e ieri l'arresto. La Squadra mobile e la Dia, su delega della Dda di Milano, hanno fermato Giuseppe Calabrò, detto u Dutturicchiu, 76 anni, ritenendo concreto il pericolo di fuga dopo la condanna di primo grado all'ergastolo ricevuta mercoledì dalla corte di assise di Como per l'omicidio del 1975 di Cristina Mazzotti.

"L'imputato può godere di una serie di appoggi, di carattere logistico e patrimoniale, attivabili in qualsiasi momento e in grado di garantirgli la latitanza e l'impunità per il gravissimo reato commesso", osservano i pm Paolo Storari, Pasquale Addesso e Stefano Amendola.

"Il pericolo di fuga si fa ancora più concreto e reale ove si consideri che l'imputato ha prenotato per domani (oggi, ndr) alle ore 8.35 un volo Milano Reggio Calabria. Se è vero che Calabrò vive in Calabria, non può sottacersi che in tali luoghi lo stesso potrebbe godere di numerosi appoggi, anche con esponenti di 'ndrangheta di elevato livello, in grado di sottrarlo all'esecuzione di una pena di non breve durata".

Chi è Giuseppe Calabrò

Giuseppe Calabrò è stato condannato all'ergastolo il 4 febbraio scorso, insieme a Demetro Latella, per aver partecipato materialmente al rapimento della studentessa. Assolto, un altro imputato, Antonio Talia, per non aver commesso il fatto. Nessuna condanna è stata emessa per il boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito poiché morto prima della sentenza. Il processo a loro carico si era aperto il 24 settembre 2024 presso la Corte d'Assise di Como. I quattro, secondo l'accusa, erano i mandanti del rapimento di Cristina Mazzotti.

Il rapimento di Cristina Mazzotti

Un sequestro a scopo estorsivo avvenuto nel 1975, lungo un mese e si concluse con la morte della ragazza, figlia di Elios Mazzotti, imprenditore del ramo cerealicolo titolare della ditta omonima. La famiglia viveva in piazza della Repubblica a Milano, città in cui Cristina frequentava il liceo classico Carducci. La ragazza venne rapita il 30 giugno 1975 mentre rientrava a casa dopo aver festeggiato la promozione in terza liceo e la maggiore età con gli amici. La Mini Minor su cui viaggiava, con il fidanzato Carlo Galli alla guida e la sua amica Emanuela Lusari, venne bloccata vicino a casa da quattro uomini a bordo di una Giulia e una Fiat 125. L'amica e il fidanzato vennero legati, mentre lei fu portata via sulla Fiat 125, portata alla cascina Padreterno alla periferia di Castelletto sopra Ticino e rinchiusa per 27 giorni in una buca con pareti di cemento da cui usciva all'esterno un tubo di plastica di 5 cm per portare aria all'interno, nutrita con due panini al giorno e tenuta semicosciente con il valium ogni giorno. La ragazza spirò tra il 30 luglio e il primo agosto a causa delle pessime condizioni della sua prigionia e della dose eccessiva di tranquillanti.

Le indagini e il riscatto

La banda di sequestratori era composta in tutto da tredici persone. I rapitori chiesero inizialmente un riscatto di cinque miliardi di lire, poi scesero a un miliardo e 50 milioni di lire e i soldi furono consegnati dal padre ai sequestratori quando Cristina era già morta. Uno dei carcerieri depositò 56 milioni di lire in una banca di Ponte Tresa in Canton Ticino, e il direttore di banca si insospettì. Così si arrivò al suo arresto e poi ad altre due persone inizialmente per riciclaggio, fino a identificare i componenti del gruppo. Il primo settembre venne ritrovato il cadavere ischeletrito della ragazza a Galliate in provincia di Novara, nella discarica del Varallino.

I processi e le condanne

Il processo di primo grado per la sua morte a carico degli esecutori materiali del sequestro si concluse a Novara per ventidue imputati il 7 maggio 1977 con otto ergastoli a custodi, centralinisti, ricattatori e complici. In Appello gli ergastoli scesero da otto a quattro, due vennero condannati a 30 anni e cinque a più di 20. Il processo si concluse in Cassazione con la conferma di 4 ergastoli.

Ragazza di 17 anni uccisa nell’Astigiano, il killer confessa

AGI -  C'è un fermo per l'omicidio di Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita in un canale a Nizza Monferrato, nell'Astigiano. Si tratta di un ragazzo di 20 anni, che dopo essere stato ascoltato a lungo nella caserma dei carabinieri, ha confessato davanti al Pm di turno del tribunale di Alessandria. 

Il ragazzo potrebbe essere l'ultima persona ad avere visto in vita la ragazza. 

I primi riscontri 

Presenta evidenti segni di percosselesioni nella regione del collo e tumefazioni al volto il corpo di Zoe Trinchero su cui è stata disposta l'autopsia.

L’allarme era stato dato dai ragazzi che avevano trascorso la serata in compagnia della ragazza, i quali avevano segnalato la sua scomparsa non vedendola rientrare. Le dichiarazioni rese dai testimoni agli inquirenti hanno evidenziato palesi incongruenze, inducendo gli investigatori ad approfondire il contesto, ottenendo riscontri oggettivi

Il tentativo di depistaggio 

 

Prima di decidere di confessare, il ventenne arrestato per aver ucciso la ragazza, avrebbe cercato di depistare le indagini, incolpando un giovane completamente estraneo ai fatti. 

Dopo una cena a casa di amici, i due si sarebbero allontanati insieme. Poi gli amici sarebbero stati chiamati dal ragazzo che ha raccontato che lui e Zoe erano stati aggrediti da un ragazzo di colore, che è conosciuto nella cittadina per i suoi problemi psichici. Gli amici dei due giovani sono quindi usciti di casa e hanno ritrovato il corpo Zoe nel rio Nizza. Poco dopo sarebbe arrivato anche il ventenne, fingendosi disperato.

Pochi minuti più tardi, circa 30 persone si sono radunate sotto casa del ragazzo di origini africane, che nulla aveva a che fare con il delitto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

Il ritrovamento del corpo 

Il corpo di Zoe Trinchero, era stato ritrovato intorno alla mezzanotte da un residente della zona che affacciato dalla finestra, ha notato il cadavere della giovane parzialmente sommerso nel Rio Nizza, poco prima della confluenza con il torrente Belbo. La 17enne, secondo una prima ricostruzione, presentava sul corpo vari ecchimosi, un trauma cranico e lesioni da difesa.

L’arrivo degli amici e i tentativi di soccorso

Proprio in quell'istante sono arrivati anche gli amici della ragazza con i quali aveva passato la serata. La diciassettenne si era allontanata da loro e, non vedendola tornare, gli amici sono usciti a cercarla. I ragazzi sono scesi nel canale, hanno recuperato il corpo, lo hanno portato a riva, cercando disperatamente di salvare la loro amica, ma non c'è stato più nulla da fare.

L’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine

Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Nizza Monferrato, i vigili del fuoco e il 118 che ha constatato il decesso. Secondo i primi accertamenti, la giovane non è morta per annegamento. Sul suo corpo sono state trovate numerose ecchimosi compatibili con una morte violenta. A breve sarà disposta l'autopsia della salma. Al momento i carabinieri stanno sentendo gli amici della 17enne.

Referendum, non cambia la data. Il nuovo quesito sarà integrato

AGI - Non cambia la data del referendum sulla riforma della Giustizia, che resta quindi fissato per il 22 e 23 marzo. Il Consiglio dei ministri di oggi ha quindi deciso, si apprende, di confermare la data ma 'precisando' la formulazione del quesito che sarà stampato sulle schede, aggiungendo gli articoli della Costituzione modificati dalla legge di riforma approvata dal Parlamento.

Dopo il via libera della Corte di Cassazione, c'è un nuovo quesito referendario, e l'esecutivo ha deciso di confermare l'appuntamento con le urne. Una necessità tecnica per permettere l’integrazione delle schede elettorali e garantire la massima chiarezza ai cittadini.

La questione è nata dalla decisione della Suprema Corte di accogliere l’istanza del Comitato dei 15 promotori. Al centro della consultazione c’è la riforma costituzionale che punta alla separazione delle carriere in magistratura. Il quesito aggiunto ieri dalla Cassazione non stravolge l'impianto, ma interviene sulla trasparenza: obbliga infatti a indicare esplicitamente nel testo referendario quali sono le norme vigenti che verrebbero soppresse o modificate dalla riforma.

La posizione del ministro Nordio

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un'intervista al 'Corriere della Sera', ha cercato di portare la discussione su binari di pragmatismo. "Certamente bisognerà fare un'integrazione al quesito referendario, ma questo non dovrebbe avere conseguenze sulla data del referendum. In ogni caso si tratterebbe di uno slittamento molto breve", ha spiegato il Guardasigilli. Secondo Nordio, l'intervento della Cassazione è un atto dovuto di precisione terminologica piuttosto che un ostacolo politico. "La correzione - osserva Nordio - riguarda l'indicazione nel quesito delle norme che con la riforma vengono soppresse. Non c'è alcuno sconvolgimento del quesito. Viene semplicemente integrato e chiarito. Quindi, anche in caso di slittamento, si tratterebbe al massimo di due o tre settimane come previsto dalla Costituzione". Slittamento che il Cdm non ha ritenuto necessario.

La soddisfazione dei promotori

Dall'altra parte, il Comitato dei promotori legge questa integrazione come un riconoscimento della bontà della propria battaglia per l’informazione dei cittadini. Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 firmatari, ha espresso una soddisfazione netta per il pronunciamento dell’Ufficio Centrale per il Referendum. "Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum", ha dichiarato Guglielmi, sottolineando come la riformulazione del quesito sia fondamentale per un voto consapevole. "Accogliamo con grande soddisfazione la decisione dell'Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione che ha ritenuto legittima la nostra richiesta e che ha riformulato il quesito referendario, facendo espresso riferimento alle norme che il testo della legge costituzionale ha modificato".

Sostanza democratica e informazione

Per i promotori, aver ottenuto l'indicazione degli articoli della Carta che verrebbero toccati dalla riforma non è un dettaglio burocratico, ma un punto di sostanza democratica. Tale decisione, aggiunge Guglielmi, "è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori l'indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto e una loro consapevole riflessione".

Consenso popolare e difesa della Costituzione

L'intera operazione poggia su una base di consenso popolare non indifferente, certificata dalle firme raccolte nei mesi scorsi. "Siamo pertanto molto soddisfatti - conclude Guglielmi - del complessivo risultato raggiunto, già preceduto dalla risposta positiva dei 546.463 cittadini che hanno firmato, e ai quali è rivolto il nostro ringraziamento per l'impegno mostrato in difesa della Costituzione: ciò rappresenta motivo di orgoglio, sia rispetto all'obiettivo di sollecitare la massima partecipazione alla vita civile, sia rispetto alla esigenza di diffondere una corretta informazione sulla reale ricaduta negativa che la riforma sottoposta a referendum potrebbe avere sull'equilibrio dei poteri dello Stato e sulla giustizia".

Elezioni in Giappone: la scommessa di Takaichi tra ambizione e rischi

Domenica 8 febbraio il Giappone torna alle urne. Ma non è un voto come tanti altri esercizi elettorali di grigia routine del passato. Scegliendo i 465 componenti della Camera bassa della Dieta, i giapponesi daranno un segnale forse mai così chiaro sul futuro che immaginano per il proprio Paese. Sì, perché in gioco c’è il via libera alla svolta politico-identitaria a cui mira Sanae Takaichi, prima premier donna della storia del Giappone e figura assai più colorita di molti dei suoi predecessori, a partire dal moderato Shigeru Ishiba.

La giravolta di Takaichi sul voto anticipato

Takaichi è stata nominata premier solo a fine ottobre, ma ha deciso di convocare elezioni anticipate per mettere a frutto i sondaggi positivi e puntare a un ampio mandato popolare in grado di dare slancio al suo ambiziosissimo programma. La decisione di sciogliere la Camera bassa così rapidamente ha colto di sorpresa molti. Quando Takaichi è stata nominata premier, aveva promesso stabilità e continuità, assicurando che non avrebbe fatto ricorso a elezioni anticipate. Ma nel giro di poche settimane, il contesto politico è mutato in modo significativo. La storica alleanza tra il Partito Liberal Democratico (PLD, al governo quasi ininterrottamente da 70 anni a parte due brevi parentesi) e il centrista Komeito, durata 26 anni e considerata uno dei pilastri dell’assetto politico giapponese, si è spezzata. Al suo posto, è nata una nuova coalizione tra il PLD e il Nippon Ishin no Kai, una formazione conservatrice e riformista con forti radici locali, soprattutto nell’area di Osaka, e con posizioni ben più nette su sicurezza, difesa e riforme istituzionali.

Elezioni in Giappone: la scommessa di Takaichi tra ambizione e rischi
Manifesti elettorali in Giappone (Ansa).

I calcoli politici dietro al ritorno alle urne

Secondo la narrazione ufficiale della premier, questo cambiamento ha rappresentato una trasformazione così profonda da richiedere una nuova legittimazione popolare. In altre parole, gli elettori sarebbero chiamati a esprimersi non solo su un governo, ma su una vera e propria svolta strategica. Dietro questa motivazione formale, però, si intravedono calcoli politici più concreti. Il governo Takaichi dispone attualmente di una maggioranza estremamente risicata alla Camera bassa e si trova in minoranza alla Camera alta, una condizione che rende fragile l’azione dell’esecutivo e complicata l’approvazione delle riforme più ambiziose. Allo stesso tempo, la popolarità personale della prima ministra è molto elevata, superiore al 60 per cento e in alcuni sondaggi vicina al 70, un dato raro nella politica giapponese post Shinzo Abe (di cui Takaichi rivendica peraltro il ruolo di erede) e nettamente superiore al consenso di cui gode il suo stesso partito, travolto negli scorsi anni da un grande scandalo per i finanziamenti.

Elezioni in Giappone: la scommessa di Takaichi tra ambizione e rischi
Sanae Takaichi (Ansa).

Un PLD più ideologico e il contrasto con Pechino

Sotto la guida di Takaichi, esponente dell’ala ultraconservatrice del PLD, il partito ha assunto una fisionomia più ideologica, con posizioni nette su identità nazionale, sicurezza e ruolo militare del Giappone. Le sue posizioni revisioniste sul passato coloniale la pone in forte contrasto con la Cina, con cui Tokyo è coinvolta in una profonda crisi diplomatica. L’innesco dello scontro sono state le frasi di Takaichi sulla necessità di un intervento militare in caso di ipotetica invasione di Taiwan, con cui la premier ha un legame stretto. Pechino ha risposto con una serie di ritorsioni commerciali e diplomatiche, ma Takaichi sembra aver utilizzato l’episodio per guadagnare ancora più consenso interno, grazie all’immagine proiettata da leader forte e lontana dalle cautele del passato.

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Sanae Takaichi e Xi Jinping in Corea del Sud (Imagoeconomica).

La premier ha trasformato le elezioni in un referendum su se stessa

Optando per elezioni così anticipate, Takaichi ha fatto comunque una scommessa potenzialmente rischiosa, puntando sul suo alto gradimento personale e trasformando di fatto il voto in un referendum sulla propria figura. Una vittoria netta rafforzerebbe enormemente la sua autorità, sia all’interno del PLD sia nel Paese, ma un risultato tiepido o inferiore alle attese aprirebbe immediatamente crepe nella sua leadership. Per la prima volta dopo tanto tempo, l’opposizione arriva peraltro più organizzata dopo l’inedita alleanza tra il Komeito e il Partito Democratico Costituzionale, uniti nella nuova Alleanza per la Riforma Centrista guidata dall’esperto Yoshihiko Noda. In un sistema politico come quello giapponese, in cui i primi ministri possono essere rapidamente sostituiti senza passare dalle urne, anche un successo formale che non si traduca in una maggioranza ampia e stabile potrebbe essere letto come un segnale di debolezza.

Elezioni in Giappone: la scommessa di Takaichi tra ambizione e rischi
Il leader dell’opposizione Yoshihiko Noda (Ansa).

Le sfide post elettorali

Le incognite sull’alleanza con il Nippon Ishin no Kai

Qualora fosse superato lo scoglio elettorale, la seconda grande sfida sarà la gestione della maggioranza parlamentare. Anche nello scenario più favorevole, Takaichi dovrà governare una coalizione nuova, priva della colla ideologica e organizzativa che per decenni aveva tenuto insieme PLD e Komeito. Il Nippon Ishin no Kai condivide molte delle sue posizioni su riforme istituzionali e rigore decisionale, ma ha una cultura politica diversa, più localista e meno incline alla disciplina tipica del sistema clientelare del PLD. Mantenere la coesione della coalizione, soprattutto su dossier controversi come il bilancio della difesa o le riforme fiscali, richiederà un lavoro costante di mediazione che potrebbe entrare in contraddizione con l’immagine di leader risoluta e inflessibile che Takaichi ha costruito.

I rischi di una spaccatura interna al PLD

A questa difficoltà si aggiunge una sfida tutta interna al PLD. Takaichi guida l’ala più conservatrice e ideologica del partito, che resta però una formazione vasta e composita, al cui interno convivono correnti moderate, pragmatiche e spesso diffidenti verso svolte troppo radicali. Una parte significativa dei parlamentari è legata all’eredità dei precedenti leader e teme che un’eccessiva polarizzazione possa danneggiare il partito nel medio periodo. La premier dovrà decidere se puntare su una vera e propria “epurazione politica”, sostituendo gradualmente i moderati con fedelissimi, oppure se accettare compromessi interni che inevitabilmente diluirebbero il suo progetto.

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Un manifesto elettorale di Takaichi a Tokyo (Ansa).

Il programma economico potrebbe non essere sostenibile

Sul piano economico, le sfide diventano ancora più complesse. Il programma di Takaichi promette misure popolari e costose, come il taglio delle tasse sui beni alimentari, l’abolizione di alcune imposte sui carburanti e un aumento della spesa pubblica per sostenere famiglie e imprese. Queste politiche rispondono a un disagio reale, legato all’aumento del costo della vita e alla stagnazione dei redditi, ma sollevano interrogativi sulla sostenibilità finanziaria in un Paese che ha già uno dei debiti pubblici più alti al mondo. Tradurre la retorica della “finanza pubblica proattiva” in decisioni concrete senza innescare una perdita di fiducia dei mercati o tensioni sui titoli di Stato sarà uno degli esercizi più delicati del suo mandato.

Contro il calo demografico servono misure immediate

Il nodo demografico rappresenta un’altra sfida strutturale che nessun primo ministro giapponese è riuscito finora a sciogliere. Takaichi rifiuta l’idea di un’apertura ampia all’immigrazione come soluzione al declino della popolazione e insiste su politiche a sostegno della natalità e della famiglia tradizionale. Ma queste misure richiedono tempo per produrre effetti, mentre la carenza di manodopera è già una realtà che colpisce settori chiave dell’economia. La premier dovrà quindi affrontare una contraddizione di fondo tra la sua visione ideologica e le esigenze immediate del sistema produttivo, rischiando scontento sia tra gli imprenditori sia tra una parte dell’elettorato.

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Sanae Takaichi, leader del LPD (Ansa).

Il nodo del riarmo e il ruolo del Giappone nell’Indo-pacifico

La sfida più carica di implicazioni simboliche e politiche resta però quella del riarmo e della sicurezza. Takaichi vuole accelerare la trasformazione del Giappone in un attore militare “normale”, capace di deterrenza autonoma e di un ruolo più assertivo nello scenario indo-pacifico. Questo implica aumenti significativi della spesa per la difesa, una revisione delle dottrine strategiche e, potenzialmente, una modifica dell’articolo 9 della Costituzione. Anche con una maggioranza parlamentare solida, questi passaggi incontreranno resistenze profonde nella società, ancora segnata dalla memoria del pacifismo postbellico e dalle tragedie nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Convincere l’opinione pubblica che la sicurezza richiede sacrifici economici e un cambiamento identitario sarà una battaglia culturale prima ancora che politica.