Elezioni in Giappone: la scommessa di Takaichi tra ambizione e rischi

Domenica 8 febbraio il Giappone torna alle urne. Ma non è un voto come tanti altri esercizi elettorali di grigia routine del passato. Scegliendo i 465 componenti della Camera bassa della Dieta, i giapponesi daranno un segnale forse mai così chiaro sul futuro che immaginano per il proprio Paese. Sì, perché in gioco c’è il via libera alla svolta politico-identitaria a cui mira Sanae Takaichi, prima premier donna della storia del Giappone e figura assai più colorita di molti dei suoi predecessori, a partire dal moderato Shigeru Ishiba.

La giravolta di Takaichi sul voto anticipato

Takaichi è stata nominata premier solo a fine ottobre, ma ha deciso di convocare elezioni anticipate per mettere a frutto i sondaggi positivi e puntare a un ampio mandato popolare in grado di dare slancio al suo ambiziosissimo programma. La decisione di sciogliere la Camera bassa così rapidamente ha colto di sorpresa molti. Quando Takaichi è stata nominata premier, aveva promesso stabilità e continuità, assicurando che non avrebbe fatto ricorso a elezioni anticipate. Ma nel giro di poche settimane, il contesto politico è mutato in modo significativo. La storica alleanza tra il Partito Liberal Democratico (PLD, al governo quasi ininterrottamente da 70 anni a parte due brevi parentesi) e il centrista Komeito, durata 26 anni e considerata uno dei pilastri dell’assetto politico giapponese, si è spezzata. Al suo posto, è nata una nuova coalizione tra il PLD e il Nippon Ishin no Kai, una formazione conservatrice e riformista con forti radici locali, soprattutto nell’area di Osaka, e con posizioni ben più nette su sicurezza, difesa e riforme istituzionali.

Elezioni in Giappone: la scommessa di Takaichi tra ambizione e rischi
Manifesti elettorali in Giappone (Ansa).

I calcoli politici dietro al ritorno alle urne

Secondo la narrazione ufficiale della premier, questo cambiamento ha rappresentato una trasformazione così profonda da richiedere una nuova legittimazione popolare. In altre parole, gli elettori sarebbero chiamati a esprimersi non solo su un governo, ma su una vera e propria svolta strategica. Dietro questa motivazione formale, però, si intravedono calcoli politici più concreti. Il governo Takaichi dispone attualmente di una maggioranza estremamente risicata alla Camera bassa e si trova in minoranza alla Camera alta, una condizione che rende fragile l’azione dell’esecutivo e complicata l’approvazione delle riforme più ambiziose. Allo stesso tempo, la popolarità personale della prima ministra è molto elevata, superiore al 60 per cento e in alcuni sondaggi vicina al 70, un dato raro nella politica giapponese post Shinzo Abe (di cui Takaichi rivendica peraltro il ruolo di erede) e nettamente superiore al consenso di cui gode il suo stesso partito, travolto negli scorsi anni da un grande scandalo per i finanziamenti.

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Sanae Takaichi (Ansa).

Un PLD più ideologico e il contrasto con Pechino

Sotto la guida di Takaichi, esponente dell’ala ultraconservatrice del PLD, il partito ha assunto una fisionomia più ideologica, con posizioni nette su identità nazionale, sicurezza e ruolo militare del Giappone. Le sue posizioni revisioniste sul passato coloniale la pone in forte contrasto con la Cina, con cui Tokyo è coinvolta in una profonda crisi diplomatica. L’innesco dello scontro sono state le frasi di Takaichi sulla necessità di un intervento militare in caso di ipotetica invasione di Taiwan, con cui la premier ha un legame stretto. Pechino ha risposto con una serie di ritorsioni commerciali e diplomatiche, ma Takaichi sembra aver utilizzato l’episodio per guadagnare ancora più consenso interno, grazie all’immagine proiettata da leader forte e lontana dalle cautele del passato.

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Sanae Takaichi e Xi Jinping in Corea del Sud (Imagoeconomica).

La premier ha trasformato le elezioni in un referendum su se stessa

Optando per elezioni così anticipate, Takaichi ha fatto comunque una scommessa potenzialmente rischiosa, puntando sul suo alto gradimento personale e trasformando di fatto il voto in un referendum sulla propria figura. Una vittoria netta rafforzerebbe enormemente la sua autorità, sia all’interno del PLD sia nel Paese, ma un risultato tiepido o inferiore alle attese aprirebbe immediatamente crepe nella sua leadership. Per la prima volta dopo tanto tempo, l’opposizione arriva peraltro più organizzata dopo l’inedita alleanza tra il Komeito e il Partito Democratico Costituzionale, uniti nella nuova Alleanza per la Riforma Centrista guidata dall’esperto Yoshihiko Noda. In un sistema politico come quello giapponese, in cui i primi ministri possono essere rapidamente sostituiti senza passare dalle urne, anche un successo formale che non si traduca in una maggioranza ampia e stabile potrebbe essere letto come un segnale di debolezza.

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Il leader dell’opposizione Yoshihiko Noda (Ansa).

Le sfide post elettorali

Le incognite sull’alleanza con il Nippon Ishin no Kai

Qualora fosse superato lo scoglio elettorale, la seconda grande sfida sarà la gestione della maggioranza parlamentare. Anche nello scenario più favorevole, Takaichi dovrà governare una coalizione nuova, priva della colla ideologica e organizzativa che per decenni aveva tenuto insieme PLD e Komeito. Il Nippon Ishin no Kai condivide molte delle sue posizioni su riforme istituzionali e rigore decisionale, ma ha una cultura politica diversa, più localista e meno incline alla disciplina tipica del sistema clientelare del PLD. Mantenere la coesione della coalizione, soprattutto su dossier controversi come il bilancio della difesa o le riforme fiscali, richiederà un lavoro costante di mediazione che potrebbe entrare in contraddizione con l’immagine di leader risoluta e inflessibile che Takaichi ha costruito.

I rischi di una spaccatura interna al PLD

A questa difficoltà si aggiunge una sfida tutta interna al PLD. Takaichi guida l’ala più conservatrice e ideologica del partito, che resta però una formazione vasta e composita, al cui interno convivono correnti moderate, pragmatiche e spesso diffidenti verso svolte troppo radicali. Una parte significativa dei parlamentari è legata all’eredità dei precedenti leader e teme che un’eccessiva polarizzazione possa danneggiare il partito nel medio periodo. La premier dovrà decidere se puntare su una vera e propria “epurazione politica”, sostituendo gradualmente i moderati con fedelissimi, oppure se accettare compromessi interni che inevitabilmente diluirebbero il suo progetto.

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Un manifesto elettorale di Takaichi a Tokyo (Ansa).

Il programma economico potrebbe non essere sostenibile

Sul piano economico, le sfide diventano ancora più complesse. Il programma di Takaichi promette misure popolari e costose, come il taglio delle tasse sui beni alimentari, l’abolizione di alcune imposte sui carburanti e un aumento della spesa pubblica per sostenere famiglie e imprese. Queste politiche rispondono a un disagio reale, legato all’aumento del costo della vita e alla stagnazione dei redditi, ma sollevano interrogativi sulla sostenibilità finanziaria in un Paese che ha già uno dei debiti pubblici più alti al mondo. Tradurre la retorica della “finanza pubblica proattiva” in decisioni concrete senza innescare una perdita di fiducia dei mercati o tensioni sui titoli di Stato sarà uno degli esercizi più delicati del suo mandato.

Contro il calo demografico servono misure immediate

Il nodo demografico rappresenta un’altra sfida strutturale che nessun primo ministro giapponese è riuscito finora a sciogliere. Takaichi rifiuta l’idea di un’apertura ampia all’immigrazione come soluzione al declino della popolazione e insiste su politiche a sostegno della natalità e della famiglia tradizionale. Ma queste misure richiedono tempo per produrre effetti, mentre la carenza di manodopera è già una realtà che colpisce settori chiave dell’economia. La premier dovrà quindi affrontare una contraddizione di fondo tra la sua visione ideologica e le esigenze immediate del sistema produttivo, rischiando scontento sia tra gli imprenditori sia tra una parte dell’elettorato.

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Sanae Takaichi, leader del LPD (Ansa).

Il nodo del riarmo e il ruolo del Giappone nell’Indo-pacifico

La sfida più carica di implicazioni simboliche e politiche resta però quella del riarmo e della sicurezza. Takaichi vuole accelerare la trasformazione del Giappone in un attore militare “normale”, capace di deterrenza autonoma e di un ruolo più assertivo nello scenario indo-pacifico. Questo implica aumenti significativi della spesa per la difesa, una revisione delle dottrine strategiche e, potenzialmente, una modifica dell’articolo 9 della Costituzione. Anche con una maggioranza parlamentare solida, questi passaggi incontreranno resistenze profonde nella società, ancora segnata dalla memoria del pacifismo postbellico e dalle tragedie nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Convincere l’opinione pubblica che la sicurezza richiede sacrifici economici e un cambiamento identitario sarà una battaglia culturale prima ancora che politica.