Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato

La televisione non è un mezzo favorevole all’espressione del pensiero: non è un caso che i format di successo siano le interviste. Ma l’intervista televisiva soffre di un altro handicap congenito: costringe il pensiero di chi viene intervistato alla velocità. Si può rispondere a una domanda grave in velocità, con la rapidità che l’incalzare delle domande impone? È più un problema strutturale che morale, perché il format esige sintesi e, soprattutto, piccoli colpi di scena: così l’assassino intervistato da Franca Leosini o da Francesca Fagnani non sta evidentemente rendendo conto di sé: sta recitando una parte che il mezzo televisivo gli ha già scritto. Le domande non cercano la verità, cercano il cedimento, la lacrima, oppure gli occhi di ghiaccio, l’insensibilità e via andare di luoghi comuni. La televisione produce cronaca nera come genere narrativo, con i suoi eroi negativi, i suoi rituali catartici, gli appuntamenti in seconda serata. Che senso ha, per esempio, intervistare Roberto Savi, l’ex poliziotto e capo della banda della Uno bianca, che sta scontando l’ergastolo nel carcere milanese di Bollate?

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Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato
Roberto Savi ospite di Francesca Fagnani a Belve Crime (foto Ansa).

L’insinuazione sulla copertura da parte di qualcuno “in alto”

I crimini che ha commesso risalgono a un periodo tra il 1987 e il 1994. È interessante sapere cosa pensa, dopo 32 anni, un criminale riconosciuto e condannato per 103 crimini, 34 morti e oltre 100 feriti? O la pietà umana non dovrebbe concedergli il diritto all’oblio? Durante l’intervista di Fagnani, Roberto Savi dice una cosa grave: ripercorrendo l’omicidio nell’armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio 1991, quando furono uccisi Licia Ansaloni, titolare del negozio di armi, e il suo collaboratore, l’ex carabiniere Pietro Capolungo, Savi dichiara che a lui e ai suoi complici non interessava rapinare pistole, perché di armi ne avevano già abbastanza: in realtà l’obiettivo era Capolungo, in quanto «ex dei “Servizi particolari” dei carabinieri» (anche se il figlio ha smentito l’appartenenza del padre ai Servizi segreti). «Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera», sostiene Savi. In questo modo insinua che quell’azione – e, si presuppone, anche molte altre – fosse stata loro richiesta “dagli apparati“, da qualcuno “in alto”; infatti continua dicendo che si sentivano «sicuri» di muoversi, perché erano subentrati «personaggi che ci hanno garantito protezione».

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Un retropensiero collettivo che alimenta il qualunquismo

Dopo 30 anni di carcere Savi accetta di andare a dire nel salotto televisivo di Fagnani che la banda della Uno bianca era manovrata da una regia occulta, da apparati deviati, e aveva protezioni istituzionali. La butta lì perché sa che il format di Belve crime non prevede alcun contraddittorio vero, né il tempo necessario a smontare o verificare un’affermazione di tale portata. La tivù in questo caso dimostra, insieme alla sua inutilità, la sua pericolosità: offre a un ergastolano condannato per 34 omicidi un pulpito per riscrivere la sua storia, con sorrisini e ammiccamenti, davanti ai telespettatori che rimangono a bocca asciutta, senza una prova, ma con un retropensiero collettivo che alimenta il qualunquismo.

La dietrologia come ossessione nel cercare una verità nascosta

Decenni di misteri italiani irrisolti, le stragi fasciste, la P2, Ustica diventano un habitus cognitivo indiscriminato, uno schema interpretativo che si può applicare a qualsiasi avvenimento, indipendentemente dagli atti processuali e dalle prove disponibili: la dietrologia – questo termine così preciso, inventato negli Anni 70, proprio nel contesto delle stragi e dei misteri della Prima Repubblica – come ossessione nel cercare una verità nascosta dietro quella apparente, una regia occulta superiore che rimane inaccessibile a noi poveri cristiani.

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Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato
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Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato
Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato

Doveva parlare ai magistrati: come dar torto ai parenti delle vittime?

La televisione di Francesca Fagnani è un altro esempio di tivù dell’impotenza e della rassegnazione, mascherata da ricerca della verità, e Savi si presta perfettamente al gioco perché sa che ogni verifica è impossibile e che nessuno gli toglierà il suo ergastolo. Così si diverte a seminare sospetti. Come dar torto ai parenti delle vittime quando dicono che se aveva qualcosa da confessare che non aveva mai detto, doveva farlo davanti ai magistrati?

La solita maschera che si sovrappone a tutte le altre

Francesca Fagnani ha replicato che «hanno ragione»: allora non si capisce perché abbia ritirato fuori dopo così tanto tempo questo assassino che, nel caso di Savi, sarebbe l’unica vera belva mai entrata in quello studio ma che, maneggiata dalla Fagnani, diventa la solita maschera che si sovrappone a tutte le altre, uguale a quella degli attori e delle attrici che “si sentono” belve, ma per finta. Da intervistare, per di più, con lo stesso quaderno in mano e facendo sempre le solite faccette.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno

Nicole Minetti resta in stato di grazia. Secondo fonti della Procura Generale di Milano, le risposte arrivate dall‘Interpol in questi giorni sono in linea col parere positivo per il provvedimento di clemenza concesso all’ex consigliera regionale lombarda per i gravi problemi di salute del figlio adottato con il compagno Giuseppe Cipriani. Insomma, il quadro per ora non cambia. Gli accertamenti dell’Interpol, in particolare in Uruguay, si concentrano sulla regolarità dell’iter di adozione del bambino e sull’«effettiva volontà di riscatto sociale» di Minetti. Le indagini non sono ancora concluse ma nei giorni scorsi una prima informativa escludeva precedenti penali, denunce, o indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay né in Spagna. Quando in Procura generale avranno un quadro preciso, si saprà se il parere, che dovrà essere inviato al ministero della Giustizia con destinazione finale il Colle, sarà una confermato o se cambierà le carte in tavola.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
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Foti in versione anti-Trump mentre Rubio incontra Leone

Tommaso Foti, ministro meloniano per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, in videocollegamento da Firenze con la romana Villa Torlonia, che giovedì ospita l’evento Live in promosso da SkyTg24, si toglie un sasso dalla scarpa: «La presidenza degli Stati Uniti non sono gli Stati Uniti». Può bastare? «Sotto il profilo delle osservazioni e delle affermazioni non condivido per nulla quelle del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Noi abbiamo sempre detto che gli Stati Uniti sono un interlocutore importante, ma proprio perché sono importanti abbiamo anche il dovere di far notare quando sbagliano».

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Tommaso Foti (Imagoeconomica).

Perché «un conto è avere dei rapporti che possono essere ottimi sotto il profilo degli scambi economici e quant’altro. Un altro è ritenere che l’amicizia sia sudditanza», ha aggiunto Foti ricordando che «esiste una dignità nazionale dalla quale non si può prescindere». Nel frattempo Oltretevere è terminata l’udienza del segretario di Stato Marco Rubio da Papa Leone XIV. Seguirà l’incontro con il suo omologo vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Poi il dignitosamente trumpiano e cattolico Rubio venerdì vedrà Giorgia Meloni.

Francesco Boni, da Telemarket al Palaexpo

Francesco Boni, volto storico di Telemarket, l’uomo capace di vendere qualsiasi quadro grazie alla sua capacità di “bucare” il piccolo schermo e spingere i telespettatori a telefonare per comprare un’opera vista solo qualche secondo in tv, mercoledì si trovava a Palazzo delle Esposizioni. Lui, il televenditore classe 1944 diventato famosissimo anche grazie ai formidabili sketch di un Corrado Guzzanti impegnato a vendere croste inguardabili, è sempre uguale: Franco, come lo chiamano molti, era concentratissimo. Mentre al piano superiore il numero uno dell’istituzione museale Marco Delogu partecipava alla presentazione del World Press Photo, Boni con estrema attenzione si avvicinava a ogni opera di Mario Schifano, soffermandosi soprattutto nella “stanza” dipinta per l’appartamento romano di Gianni Agnelli. Uno spettacolo.

Mps e le guarentigie dei parlamentari

Nei palazzi romani del potere il clima è incandescente dopo le richieste provenienti dai magistrati milanesi impegnati nelle indagini sulla scalata a Mps. E così «la decisione della sospensione della giunta delle elezioni della Camera dei deputati, su richiesta dei componenti di Fratelli d’Italia, conferma la necessità che riguardo l’istanza della Procura di Milano di accedere alla corrispondenza contenuta sui dispositivi informatici dell’ex direttore del ministero dell’Economia e delle Finanze, Marcello Sala, e che riguarderebbe anche parlamentari, si agisca nel pieno rispetto di quelle che sono le guarentigie previste dalla nostra Costituzione tanto per i senatori e tanto per i deputati», ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Sergio Rastrelli, capogruppo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla vicenda Mps. Quanti e soprattutto quali sono i parlamentari che hanno parlato con Sala di temi delicatissimi? 

Guarda che Luna (Berlusconi)

«Guarda che luna…». Da un paio di settimane il brano di Fred Buscaglione viene canticchiato nel giro di Antonio Tajani. La Luna in questione, con la maiuscola, di cognome però fa Berlusconi. La figlia di Paolo e nipote di Silvio è stata omaggiata con un lungo servizio sul numero del primo aprile di Chi, il settimanale “di famiglia”. Diretto da Massimo Borgnis, dopo l’uscita di Alfonso Signorini, il periodico ha sempre un occhio di riguardo per le vicende della casata: Luna Berlusconi appare in un pezzo tutto milanese che ha come protagonista l’uomo che ha sposato lo scorso luglio, lo chef Vittorio Vaccaro, che con il progetto “Cucino per te” apre il suo ristorante «una volta al mese per chi non può permetterselo», per «pranzare fuori in famiglia». Il locale si chiama Bettola Siciliana, perché lo chef è nato a Calascibetta, in provincia di Enna. Vaccaro, già attore di tv e fiction, ora cucina pure su Discovery e il suo ristò in Porta Romana in poco più di un anno è entrato nella guida del Gambero Rosso, e ne parla benissimo Edoardo Raspelli. Lui, Vaccaro, dice che ha conquistato Luna «con uno spaghettino», e di lei elogia «la sua lucidità, la sua visione, il coraggio di cambiare». Un’operazione innocua che però nei romani di Forza Italia, già assediati dagli eredi di B, solleva i soliti sospetti…

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Il servizio su Vittorio Vaccaro su Chi.

Gianni Cervetti, storico dirigente del Pci, è morto a 92 anni

Addio a Gianni Cervetti, deputato ed esponente storico del Pci, morto all’età di 92 anni. Iscritto al partito sin da giovanissimo, venne mandato da quest’ultimo a studiare Economia a Mosca durante la stagione dell’Unione sovietica di Nikita Chruščëv. Qui incontrò Franca Canuti, una compagna di partito anche lei inviata dal Pci a studiare in Russia, che diventò il grande amore della sua vita. Mosca è stata una città chiave nel suo percorso di vita. Lì è nato Andrea, il suo unico figlio, e ha avuto l’occasione di incontrare importanti personalità politiche e culturali come lo stesso Nikita Chruščëv, Michail Suslov, Dmítrij Šostakóvič e Aram Chačaturjan. Rientrato a Milano, assunse incarichi di direzione della Cgil milanese e lombarda e successivamente nel Pci, dove venne eletto prima segretario cittadino e poi provinciale a Milano nei primi Anni 70. Negli anni successivi, Enrico Berlinguer lo propose per la segreteria nazionale del partito, come responsabile dell’organizzazione. Parlamentare europeo e nazionale negli Anni 80 e 90, è stato anche “ministro della difesa” del governo ombra del Pci. Finita l’esperienza politica si è dedicato all’editoria, ai libri antichi e all’archeologia, collezionando una delle maggiori raccolte italiane di opere di Dante e Machiavelli.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa

I due ex ministri cinesi della Difesa Wei Fenghe e Li Shangfu, già membri della Commissione militare centrale e consiglieri di Stato, sono stati condannati da un tribunale militare alla pena di morte con sospensione dell’esecuzione per due anni. Entrambi erano accusati di aver intascato tangenti. La stretta anticorruzione lanciata da Xi Jinping dentro l’esercito di Pechino ha colpito dunque con la massima durezza, anche se Wei e Li non verranno giustiziati: in Cina, una condanna a morte con sospensione condizionale della pena viene solitamente commutata in ergastolo.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Xi Jinping (Ansa).

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Chi sono i due ex ministri della Difesa condannati

Li, generale dell’esercito e fin lì responsabile del Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti, era stato nominato ministro della Difesa a marzo del 2023 per scelta diretta di Xi, anche come segnale di irriducibilità nei confronti degli Stati Uniti: era infatti da anni sotto sanzioni americane per l’acquisto di armi dalla Russia. Ad agosto dello stesso anno era però sparito dalla circolazione e poi rimosso ufficialmente a causa di un’indagine per corruzione, risalente a quando si occupava delle forniture militari.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Li Shangfu (Ansa).

Wei, con un passato come comandante delle Forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione, era stato il predecessore di Li come ministro della Difesa: nominato a ottobre 2018, era stato poi sostituito all’inizio del 2023. Li è stato riconosciuto colpevole sia di aver accettato tangenti sia di averle offerte, mentre Wei solo di corruzione passiva, cioè di aver intascato mazzette. Dopo che la condanna a morte sarà commutata in ergastolo in base alla legge, entrambi gli ex ministri saranno sottoposti a detenzione a vita, senza possibilità di commutazione ulteriore né di libertà condizionale.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Wei Fenghe (Ansa).

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella

Secret Sauce Studio ha annunciato il lancio di Casi Umani, format multipiattaforma condotto da Martina Stella distribuito su YouTube, Instagram e TikTok. Il progetto nasce da un’idea dell’attrice e della sua manager Carolina Savino: raccontare le storie che tutti hanno vissuto, quelle che non finiscono sui giornali ma che pesano nella vita vera. Amicizie che cambiano, scelte difficili, relazioni che non tornano come le ricordavi. Casi Umani le porta in scena con leggerezza e precisione, senza la retorica di chi osserva dall’esterno grazie alla capacità naturale di Martina di entrare in contatto con le persone, metterle a proprio agio, far emergere il vero. A dare profondità a ogni episodio è la presenza fissa dello psicologo Michele Mezzanotte, che interviene in ogni puntata per offrire una lettura delle situazioni raccontate. Non una diagnosi, ma uno sguardo che aiuta a capire cosa succede davvero sotto la superficie di esperienze apparentemente ordinarie.

Una produzione Secret Sauce, Carlo Fumo regista e produttore esecutivo

«Casi Umani è un progetto ambizioso nato da esperienze personali condivise tra me, mia sorella, la mia manager e un gruppo di amiche. Per questa prima edizione abbiamo scelto di concentrarci su un tema universale e sempre attuale: il corteggiamento, l’amore e le dinamiche relazionali», ha affermato Martina Stella. «Il format prende forma come una conversazione leggera e spontanea tra me e l’ospite. Tutte i partecipanti – che ringrazio tantissimo per essersi aperti e aver condiviso con noi le loro esperienze di vita – sono stati selezionati attraverso un casting. Io e la mia manager ci tenevamo tantissimo che in questa avventura ci fossero persone comuni, estranee tra loro e lontane dal mondo dei vip», ha aggiunto. «Abbiamo ascoltato tante storie, ognuna degna di essere raccontata. Ognuno di noi porta con sé esperienze che fanno soffrire, sorridere e riflettere. L’obiettivo è creare uno spazio autentico in cui riconoscersi, senza giudizi».

«Casi Umani è nato come un racconto sul tema delle relazioni, ma con uno sguardo aperto al futuro. Il tema potrà evolversi nelle prossime edizioni, toccando altri ambiti della vita quotidiana come il lavoro, l’amicizia e la società, mantenendo sempre lo stesso approccio autentico, leggero e appunto umano», ha dichiarato Carolina Savino. Michele Mezzanotte ha aggiunto: «Siamo tutti, in un modo o nell’altro, dei casi umani. Non nel senso dispregiativo con cui spesso viene usata questa espressione – come se fosse un’etichetta da appiccicare a chi si comporta in modo strano, a chi fatica, a chi non riesce a stare dentro le righe. Ma nel senso più profondo e più onesto: ognuno di noi porta con sé una storia complicata, delle ferite che non sempre si vedono, dei meccanismi che si sono formati molto prima che potessimo sceglierli. Giudicare è facile. È immediato, è rassicurante, ci dà l’illusione di essere “diversi” da chi stiamo guardando. Ma comprendere richiede qualcosa di più coraggioso. Casi Umani vuole essere un modo per comprendere. Un modo per essere più umani in un mondo dove i veri casi sono disumani».

Il vodcast è prodotto da Secret Sauce Studio, casa di produzione con competenze che spaziano dalla produzione video alla strategia di distribuzione digitale, dalla post-produzione alle logiche commerciali che reggono un progetto nell’ecosistema dei nuovi media. La regia è affidata a Carlo Fumo che ha scritto le puntate con Martina Stella. La produzione esecutiva invece alla Italian Movie Award con la co-produzione di OnAir Agency, management della stessa Martina Stella, e di Evolution Group. La tech company leader nel settore digitale curerà la strategia di distribuzione, ottimizzazione e monetizzazione su YouTube, per trasformare il prestigio del talento in una presenza social solida, profittevole e tecnicamente ottimizzata. Un assetto che porta sul progetto esperienza cinematografica e visione industriale, garantendo a Casi Umani un’alta qualità produttiva. «Come partner MCN, Evolution Group consolida il ruolo di ponte tra lo spettacolo tradizionale e il digitale. Progetti come Casi Umani confermano la nostra missione: portare i grandi talenti italiani a dominare l’ecosistema video moderno», ha sottolineato Francesco Califano, Head of Partnerships di Evolution Group.

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Francesco Califano e Carlo Fumo.

Il lancio ufficiale alla Terrazza Regina a Milano

«Volevamo fare qualcosa che fosse pop senza essere superficiale», ha raccontato Marco Ferioli, ceo di Secret Sauce Studio. «Martina porta una presenza e una naturalezza che raramente trovi in questo tipo di format. Carlo ha saputo costruire intorno a lei un linguaggio visivo preciso, riconoscibile. Il risultato è un progetto che funziona su più livelli: emotivo, narrativo, editoriale».

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Marco Ferioli.

Il lancio ufficiale si terrà l’11 maggio a Terrazza Regina, nel cuore di Milano, alla presenza di giornalisti, imprenditori e creator digitali. Partner del progetto è Accademia del Lusso, che ha messo a disposizione le proprie sedi di Milano e Roma come location e ha coinvolto i propri studenti in una partecipazione diretta alle riprese.

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
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Garlasco, la difesa di Sempio al lavoro per smontare le intercettazioni: «Commentava un podcast»

Le intercettazioni inedite che potrebbero riscrivere ancora l’inchiesta sul delitto di Garlasco, raccolte da una cimice messa nella sua auto, sarebbero in realtà dei commenti di Andrea Sempio a un podcast o a ciò «di cui aveva sentito parlare nelle trasmissioni televisive». Lo ha dichiarato la legale Angela Taccia, mentre il collega Liborio Cataliotti ha affermato: «Il mio cliente ritiene di essere in grado di spiegare quelle captazioni». Gli avvocati di Sempio sono al lavoro recuperare la trasmissione che parlava del delitto di Garlasco e per analizzarlo.

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Il contenuto delle nuove intercettazioni ambientali

Nell’interrogatorio, durante il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, a Sempio sono state contestate delle intercettazioni ambientali, risalenti al 14 aprile 2025, poco più di un mese dopo l’informazione di garanzia che gli era stata notificata nella nuova inchiesta, in cui l’indagato – parlando da solo – avrebbe detto di aver visto il video intimo, così come di aver chiamato Chiara Poggi e di aver tentato un approccio sessuale, respinto. Tanto che lei avrebbe detto di non voler parlare con lui, prima di riattaccare il telefono.

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Per i pm l’audio sconfessa quanto raccontato da Sempio

Per i pm le intercettazioni sconfessano Sempio che ha sempre sostenuto di non aver mai avuto rapporti diretti con Chiara Poggi, pur frequentando casa sua in quanto amico del fratello Marco. Nell’audio, invece, lo si sentirebbe dire (per l’accusa) di aver telefonato proprio alla vittima in quei giorni, di aver tentato un approccio e di essere stato respinto: per i pm sarebbe questo il movente del delitto. Sempre secondo gli inquirenti, Sempio ammetterebbe pure di avere visto un video intimo di Chiara e Alberto Stasi e che lo avrebbe riferito alla ragazza in quella chiamata. Sempio, peraltro, sentito come testimone nella prima indagine del 2007, disse di non essere stato a conoscenza della partenza di Marco Poggi con la famiglia per una vacanza in montagna con i genitori, nonostante all’epoca i due fossero molto amici. Un altro elemento che ora sembra quantomai sospetto.

Il decreto Ponte è legge: via libera definitivo dalla Camera

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Ponte recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni, che è legge. Il via libera è arrivato con 160 voti favorevoli, 110 contrari e sette astenuti. Il provvedimento è formato da 10 articoli e introduce misure riguardanti l’attività dei commissari straordinari e le concessioni applicate su vari progetti. Al primo articolo si disciplina la prosecuzione dell’iter approvativo per la realizzazione del ponte che collegherà Sicilia e Calabria. Altre norme riguardano la messa in sicurezza e di adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle autostrade A24 e A25, la funzionalità dei commissari nominati per la realizzazione delle opere necessarie ai campionati di calcio europei Uefa 2032, i commissari straordinari della società Rete ferroviaria italiana, norme per accelerare la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma e altre per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia.

Entro il 2029 serviranno 2,2 milioni di colf e badanti

AGI - Per coprire il fabbisogno familiare di cura e assistenza nel 2029 in Italia serviranno almeno 2 milioni e 211 mila collaboratori domestici, il 69% stranieri, in massima parte non comunitari. È la stima contenuta nel Paper commissionato da Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico) al Centro studi e ricerche Idos, nell'ambito del Rapporto 2026 Family (Net) Work, presentato stamattina a Roma.

Alla fine di quest'anno, dei 15 milioni di persone con più di 65 anni, 2,2 milioni “necessiteranno di aiuto”, pari al 14,6% del totale, con quote che oscillano dal 12% delle regioni del Nord al 19% di Sud e Isole. Nello stesso anno, il 43,6% di quella quota (958 mila persone) riceverà aiuto a pagamento.

Il fabbisogno di badanti nel 2029

Proiettando questi dati, “si può stimare che nel 2029 ci sarà bisogno di quasi un milione e 68 mila badanti, di cui 784 mila con cittadinanza straniera (73,4%). Riguardo alla distribuzione territoriale va però rilevato che la concentrazione di queste figure appare inversa a quella dei bisogni, con punte tra il 50 e il 52% nel Centro-Nord (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e con Campania, Sicilia e Calabria che si attestano sul 32%.

I lavoratori di cura della casa

Lo stesso calcolo viene poi fatto per i lavoratori di cura della casa ed emerge che nel 2029 serviranno un milione e 144 mila colf, di cui 742 mila straniere (64,8%).

Si arriva così al fabbisogno complessivo di 2 milioni e 211 mila lavoratori, “con un incremento nel triennio 2027-2029 di quasi 122 mila unità, 40.522 all'anno: 7.440 italiani e 33 mila stranieri, di cui circa 24 mila non comunitari”.

A determinare questo scenario non sono soltanto le tendenze demografiche, quali la speranza di vita di 83,7 anni, che ci pone oggi al terzo posto nell'Ue e che nel 2050 passerà a 84,3 anni per gli uomini e a 87,8 anni per le donne; o la riduzione della fascia di popolazione attiva, che passerà dall'attuale 63,5% al 54,3% del 2050.

L'invecchiamento dei lavoratori stranieri

Dallo studio risulta che la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera è quasi triplicata dal 2012, attestandosi nel 2026 sul 6,9%. Ma il dato più interessante riguarda la parte di stranieri che svolge lavori domestici e di cura, per i quali il processo di progressivo invecchiamento è molto più accentuato di quello della popolazione generale.

Nel 2024 oltre l'11% del lavoro in questo settore era svolto da stranieri oltre i 65 anni, dato che spinge il report a parlare di un mercato del lavoro “caratterizzato da scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori anziani”, spesso ancora attivi per necessità economiche e per la natura poco tutelata delle carriere nel settore.

Nello specifico, sono le badanti donne a manifestare il trend più accelerato: quelle con più di 65 anni sono passate dal 4,3% del 2015 al 16% nel 2024. Ed è ovvio aspettarsi che “molte lavoratrici dovranno lasciare nei prossimi anni l’attività in questo settore se non per ‘raggiunti limiti di età’ almeno per ‘motivi fisici’”.

Un turnover straordinario

Un turnover del tutto straordinario, in base al quale il rapporto calcola che, per colmare il vuoto, ben l’81,6% di quei 122 mila lavoratori in più che serviranno nel prossimo triennio dovranno essere stranieri, tre quarti dei quali non comunitari.

“Il dato dei circa 24 mila lavoratori non comunitari indica con chiarezza il fabbisogno familiare atteso per il 2029 – osserva il vicepresidente di Assindatcolf, Alessandro Lupi –. Si tratta di una quota che auspichiamo possa trovare spazio nella futura programmazione dei flussi, che attualmente si ferma al 2028.

In assenza di una sua prosecuzione, il rischio è una vera e propria implosione del sistema dell’assistenza familiare, pilastro del welfare pubblico, con famiglie sempre più anziane che non riescono a trovare sul mercato del lavoro una manodopera disponibile, anch’essa sempre più anziana: con il paradosso di avere assistenti familiari chiamate a prendersi cura degli anziani quando esse stesse si avvicinano a una condizione di bisogno assistenziale”.

La revisione dei meccanismi di ingresso

“In un comparto di vitale importanza per il welfare nazionale, come la cura dei familiari e il lavoro domestico, massicciamente dipendente dalla manodopera straniera soprattutto femminile – spiega il presidente di Idos Luca Di Sciullo – sarebbe auspicabile che, al raggiunto allineamento delle quote dall’estero al fabbisogno effettivo, segua una seria revisione dei meccanismi di ingresso e di assunzione, che combatta efficacemente abusi, sfruttamento, irregolarità ed evasione, che da decenni affliggono i rapporti di lavoro nel comparto”.

A Genova, studenti in sciopero contro il governo. Uova contro una foto di Valditara

AGI - Centinaia gli studenti in piazza a Genova, con USB e CGIL, nel giorno dello sciopero indetto contro le politiche del governo, in particolare contro la riforma degli istituti tecnici e contro la militarizzazione. "Studenti e lavoratori uniti contro la 'd'istruzione pubblica", recita lo striscione in apertura del corteo.

Dopo il presidio in Largo Pertini, è infatti partito il serpentone di manifestanti che transiterà in centro città, attraversando via XII Ottobre e piazza Corvetto, fino alla Prefettura. Accanto agli studenti anche docenti e personale scolastico, uniti da slogan quali "la scuola non si vende", come dichiara la Rete dei Tecnici Liguria, e "basta fondi per le politiche militaristiche, più risorse per la scuola", spiegano i collettivi Osa e Cambiare Rotta.

Le ragioni della protesta

A fronte di "aule che cadono a pezzi, di sempre meno ore per il sostegno, di tasse universitarie che aumentano, oggi vogliamo 'suonare la sveglia' al governo Meloni, ai ministri Valditara e Bernini affinché capiscano le reali necessità dei giovani", spiega Leonardo Ambrosio di Cambiare Rotta. "Protestiamo contro un governo che ci taglia i finanziamenti per l'istruzione, che ci toglie prospettive per il futuro e che ci vuole far morire al fronte".

Verso lo sciopero generale

"Il 18 maggio saremo in piazza ancora una volta, per lo sciopero generale", gridano al megafono. Presenti anche diverse bandiere della Palestina e di Cuba. I manifestanti hanno ricordato anche i due attivisti membri della Global Sumud Flotilla arrestati dal governo israeliano, Thiago Avila e Saif Abukeshek: "Liberi subito!" hanno gridato i manifestanti.

Uova contro un cartellone con la foto di Valditara

Diverse le delegazioni di docenti e personale ATA arrivati anche da La Spezia e Imperia. Gli studenti hanno raggiunto il provveditorato scolastico in via Assarotti, dove hanno lanciato uova contro un cartellone con la foto del ministro Valditara. "Vattene!" hanno gridato i manifestanti. Una delegazione sindacale – composta anche da studenti – è poi entrata nell'edificio per un incontro con il direttore dell'ufficio scolastico.

 

 

 

Tre genitori su 4 controllano i figli, ma 2 su 3 risolvono i problemi

AGI - L’immagine dei genitori italiani contemporanei è sospesa tra il desiderio di promuovere l’indipendenza dei figli e un monitoraggio pervasivo che ne limita l’effettiva libertà. Secondo il Rapporto “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”, presentato a Roma dal Censis, il 60% dei padri e delle madri si definisce “discreto e non invadente”.

Tuttavia, i dati smentiscono parzialmente questa percezione: il 78,1% supervisiona costantemente amicizie, studi e interessi, mentre il 31,6% controlla regolarmente diari o cellulari.

La gestione del controllo e dell’autonomia dei genitori

Nonostante il 92,3% dei genitori dichiari che per crescere bene sia utile confrontarsi con errori e fallimenti, la tendenza all'intervento diretto resta elevata. Il 66,1% del campione ammette infatti di risolvere spesso i problemi al posto dei figli.

La fiducia sembra aver guadagnato terreno rispetto al passato: oggi il 21,3% dei genitori dichiara di averne abbastanza nei figli, contro il 29,3% del 2002, anno in cui la quota di chi si definiva apprensivo era sensibilmente più alta (32,5% contro l'attuale 14,8%).

Il percorso verso l'indipendenza appare lento. Sebbene l’83,9% cerchi di responsabilizzare i figli con compiti domestici quotidiani, la vera autonomia è posticipata. Per il 25,2% degli intervistati, l’età giusta per lasciare il “nido” è dai 25 anni in su. Solo il 15% ritiene appropriato andare a vivere da soli a 18 anni.

La trasformazione demografica e sociale dei genitori

Il rapporto evidenzia una drastica contrazione della famiglia tradizionale. Le coppie con figli sono passate dal 47,9% del 1994 al 29,2% del 2024. Parallelamente, le famiglie unipersonali sono diventate la tipologia più diffusa nel Paese (36,2%).

I principali indicatori demografici confermano la crisi: nascite -32,4% dal 1994; matrimoni -40,6%; età media al primo figlio salita a 31,9 anni (era 27,7 nel 1994); figli nati fuori dal matrimonio aumentati dal 7,8% al 43,2%.

Tra le ragioni che frenano l'allargamento della famiglia, spiccano la carenza di forze psicologiche (27,4%) e la percezione di un mondo troppo ostile (12,7%).

L'ostacolo professionale e il divario di genere

Il lavoro rimane una criticità per il 73,4% dei genitori. Il conflitto tra carriera e famiglia colpisce in modo asimmetrico: il tasso di occupazione delle donne scende dal 68,5% (senza figli) al 61,5% (con figli), mentre per gli uomini accade l'opposto, salendo dal 78,4% al 91,7%.

Nelle richieste di supporto emerge una differenza di genere netta: il 77,1% delle madri vorrebbe più risorse economiche, l’83,8% dei padri vorrebbe più tempo.

Digitale e scuola: il nuovo campo di battaglia

L'accesso alla tecnologia è sempre più precoce: il 46,4% dei bambini dispone di uno smartphone entro i 10 anni. Nonostante il 69,1% dei genitori dichiari di contare sul senso di responsabilità dei figli, le misure di sicurezza sono stringenti: il 55,1% utilizza il parental control e il 43% ricorre alla geolocalizzazione dei dispositivi.

In ambito scolastico, prevale la fiducia verso il corpo docente (72,4%). Significativo il dato sull’innovazione: il 66,7% dei genitori favorevole al divieto degli smartphone in classe deve confrontarsi con una realtà in cui il 32,5% dei figli utilizza già l’Intelligenza Artificiale per svolgere i compiti a casa.

Nonostante le difficoltà economiche, indicate come principale ostacolo dal 35,7% del campione, il sentimento prevalente verso il futuro resta l’ottimismo: il 67,3% dei genitori guarda al domani dei propri figli con speranza e serenità.