Flotilla, Carotenuto e Mantovani arrivati in Italia: «Picchiati e legati»

Il deputato del M5s Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, che erano a bordo di una delle navi
della Global Sumud Flotilla intercettate dagli israeliani, sono rientrati in Italia. Sbarcati all’aeroporto di Fiumicino, sono stati accolti da alcuni parlamentari del Pd e del M5s oltre che dalla vice direttrice del Fatto Maddalena Oliva e dall’attivista Tony La Piccirella. «Io ho preso le botte, Dario ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato», ha raccontato Mantovani in un audio pubblicato sul sito del quotidiano, aggiungendo che sia a lui sia a Carotenuto sono state messe manette e catene alle caviglie dopo essere stati in cella e prima di essere portati all’aeroporto di Ben Gurion.

«Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa»

«Durante la deposizione», ha aggiunto Mantovani, «mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati, poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite». E ancora: «Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro. Durante l’abbordaggio hanno sparato due volte con dei proiettili di non so che tipo sulla barca e non solo a noi». Nelle ore precedenti aveva fatto discutere un video del ministro israeliano Ben Gvir in cui derideva gli attivisti fermati, legati e picchiati, cosa che ha scatenato l’ira del governo italiano che ha chiesto delle scuse e convocato l’ambasciatore dello Stato ebraico.

Travolge con l’auto due anziane a Milano e scappa. Era positivo ad alcol e droga

AGI - Due sorelle di 75 e 70 anni sono state investite a Milano: una è morta sul colpo, mentre l'altra è stata ricoverata in gravi condizioni. Il drammatico incidente è avvenuto ieri sera, alle ore 21:35, in via Carnia.

Inizialmente trasportata in ospedale in codice giallo, le condizioni della sorella superstite si sono aggravate nelle ore successive. Sul posto, al momento dell'impatto, erano presenti quattro testimoni che hanno assistito alla scena.

La fuga del pirata e l'arresto grazie alla madre

Subito dopo l'investimento, il conducente dell'auto ha fatto perdere le proprie tracce senza fermarsi a prestare i primi soccorsi. Poco dopo le 22:00, l'uomo — identificato come G.P., un cittadino italiano di 39 anni — è stato rintracciato e bloccato nel parcheggio di un supermercato, grazie a una segnalazione decisiva della madre.

Davanti agli agenti della Polizia Locale, il trentanovenne ha ammesso immediatamente di essersi messo alla guida in stato di alterazione.

Le accuse e i test su alcol e droga

Nel verbale d'arresto della Polizia Locale si legge che le due donne sarebbero state travolte mentre attraversavano sulle strisce pedonali, anche se l'esatto punto dell'impatto non è ancora stato "precisamente localizzato".

I successivi esami clinici hanno aggravato la posizione del conducente: l'uomo è risultato positivo sia all'etilometro, con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge, sia al test tossicologico, che ha evidenziato l'assunzione di cocaina. Il trentanovenne è stato arrestato con le accuse di omicidio stradale, omissione di soccorso, mancata precedenza ai pedoni e velocità non adeguata.

Merz propone di rendere l’Ucraina un membro associato dell’Ue

In una lettera indirizzata ai leader dell’Ue, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto di associare l’Ucraina all’Unione europea, prima della sua piena adesione che richiederà tempo. «È chiaro che non saremo in grado di completare il processo di adesione nel prossimo futuro, visti gli innumerevoli ostacoli e le complessità politiche delle procedure di ratifica», ha scritto nella missiva. Di conseguenza, ha proposto concedere a Kyiv lo status di membro associato, che consentirebbe all’Ucraina di partecipare ad alcune riunioni del Consiglio europeo – che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Ue -, di avere un commissario europeo “associato” senza portafoglio e membri “associati” del Parlamento europeo senza diritto di voto.

Il processo di adesione è bloccato dal 2023

All’Ucraina è stato concesso lo status ufficiale di Paese candidato all’adesione all’Ue nel dicembre 2023, ma i negoziati di adesione sono bloccati da allora a causa del veto dell’Ungheria di Viktor Orban. La vittoria di Peter Magyar alle elezioni ungheresi del 12 aprile ha cambiato la situazione e la Germania e la maggior parte degli altri Paesi dell’Ue sperano che questi negoziati inizino ufficialmente. Si prevede che saranno lunghi e difficili, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura. L’Ucraina è infatti un importante produttore agricolo e il suo peso economico è motivo di preoccupazione per alcuni Paesi, tra cui la Francia.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop

Evaporato. Che fine ha fatto il miliardo di euro che doveva servire a ricostruire l’Emilia-Romagna dopo l’alluvione del 2023, quello dopo il quale Giorgia Meloni si mise a girare alcune zone colpite indossando stivali di gomma in mezzo al fango, per la più classica delle passerelle? È sparito tra ordinanze, target riscritti, cantieri mai partiti e responsabilità divise così tanto da sembrare di nessuno. Tre anni dopo quella devastazione, la ricostruzione si presenta alla scadenza del 30 giugno 2026 con un conto politico pesantissimo: il fondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si è ridotto da 1,2 miliardi a 290 milioni.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
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Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop

Consap doveva accelerare la ricostruzione

Dentro questa voragine ci sono finiti tutti. A partire dal governo Meloni, che aveva annunciato l’impegno di risorse promettendo il raggiungimento di certi obiettivi, ma non è riuscito a trasformarli in cantieri nei tempi europei. Tra i colpevoli c’è anche la Regione Emilia-Romagna guidata fino al 2024 da Stefano Bonaccini, che per anni ha governato un territorio fragile e oggi non può limitarsi al ruolo di parte lesa. Senza dimenticare Consap, la società che opera come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di pubblica utilità, indennizzi e servizi di garanzia a tutela dei cittadini e che è partecipata del ministero dell’Economia, con l’ex deputato di Forza Italia Sestino Giacomoni presidente e Vincenzo Sanasi d’Arpe amministratore delegato: doveva accelerare la ricostruzione ed è arrivata invece alla prova dei fatti con numeri modesti.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop

La domanda è semplice: com’è possibile che, dopo una tragedia nazionale, con fondi europei disponibili, una struttura commissariale dedicata, una Regione coinvolta e una società pubblica incaricata di far partire gli appalti, la ricostruzione sia finita in una rimodulazione al ribasso? La risposta sta nei numeri: meno fondi Pnrr, meno interventi, meno cantieri, meno certificati. E molte più spiegazioni che opere concluse.

«Il governo al fianco dei territori»: prima gli annunci, ma i lavori?

Nel gennaio 2024 il governo presentava per il post-alluvione 1,2 miliardi aggiuntivi del Pnrr, insieme all’accordo con la Regione Emilia-Romagna da 588 milioni per 92 progetti strategici. Era il momento degli annunci: «il governo al fianco dei territori», risorse europee, messa in sicurezza. Oggi quel perimetro è stato rideterminato in 290 milioni e il nuovo target è l’emissione, entro il 30 giugno 2026, di almeno 190 certificati di ultimazione lavori.

Una capacità di spesa che Meloni non è riuscita a garantire

Tecnicamente si chiama rimodulazione. Politicamente è una bocciatura. Il piano iniziale non ha retto alla prova dell’esecuzione. E se un programma da 1,2 miliardi viene ridotto a 290 milioni, non basta invocare la complessità amministrativa o le nuove emergenze meteo. La struttura commissariale è nazionale, il Pnrr passa da Palazzo Chigi e dal Mef, il confronto con Bruxelles è di responsabilità del governo. La prima colpa, quindi, è dell’esecutivo Meloni: ha annunciato una capacità di spesa e di realizzazione che non è riuscito a garantire.

L’Emilia-Romagna non può presentarsi soltanto come vittima

Roma però non è l’unico bersaglio. L’Emilia-Romagna, governata per decenni dal centrosinistra, non può presentarsi soltanto come vittima degli eventi climatici. La Regione annovera tra le proprie funzioni l’indirizzo, la programmazione e il controllo in materia di difesa del territorio, oltre alla programmazione e al monitoraggio degli interventi di difesa del suolo, costa e bonifica.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Stefano Bonaccini e Giorgia Meloni nei giorni dopo l’alluvione del 2023 (foto Ansa).

È qui che entra in campo Bonaccini. Era presidente della Regione al momento dell’alluvione e ha rappresentato per anni il modello emiliano-romagnolo: amministrazione efficiente e macchina pubblica capace.

La struttura commissariale era guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo

Poi c’è Consap. Qui il discorso diventa ancora più concreto. Il 25 ottobre 2024 la società ha firmato con la struttura commissariale guidata allora dal generale Francesco Paolo Figliuolo una convenzione per svolgere funzioni di stazione appaltante ausiliaria per l’esecuzione e la gestione degli interventi di messa in sicurezza e ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione. La stessa Consap presentò quell’incarico come la sua prima attività in questo ruolo.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Francesco Paolo Figliuolo (foto Imagoeconomica).

I vertici sono quelli nominati nel 2023: i già citati Giacomoni, presidente, e Sanasi d’Arpe, amministratore delegato confermato per il secondo mandato. La partita della governance è ormai prossima, perché la documentazione societaria indica gli incarichi con scadenza legata all’assemblea chiamata ad approvare il bilancio relativo all’ultimo esercizio della carica. Dopo questa vicenda, il rinnovo dei vertici non può essere trattato come una normale pratica di nomine pubbliche.

Il problema non è solo la differenza tra 17, 27 o altri conteggi circolati nelle ricostruzioni giornalistiche. Il problema è il denominatore: 216 interventi affidati. Presentare 17 cantieri Pnrr come un risultato rischia di rovesciare la realtà. Dentro un programma che deve arrivare ad almeno 190 certificati entro giugno, quel numero somiglia più a un’ammissione di ritardo che a un successo operativo.

Il ministero dell’Economia deve chiedere conto del (mancato) risultato

Consap può sostenere di avere prodotto sopralluoghi, progetti, affidamenti e procedure. Ma la ricostruzione non si misura sulla carta. Si verifica sui cantieri chiusi, sulle opere consegnate, sui territori messi in sicurezza. Se una partecipata pubblica viene chiamata per accelerare e arriva alla vigilia della scadenza con pochi cantieri ultimati, il Mef deve chiedere conto del (mancato) risultato.

La ricostruzione è un fallimento a tre livelli

Il flop della ricostruzione emiliano-romagnola è quindi un fallimento a tre livelli. Il governo Meloni ha annunciato risorse che non è riuscito a trasformare in opere nei tempi del Pnrr. Il centrosinistra regionale, con Bonaccini in testa, deve rispondere della prevenzione mancata e della fragilità accumulata sul territorio. Consap, con Giacomoni, Sanasi d’Arpe e la Stazione appaltante guidata da Leonardo Francesco Nucara, deve spiegare perché la macchina operativa incaricata di far correre gli appalti sia andata avanti invece con numeri così deboli.

Scossa di magnitudo 4.4 ai Campi Flegrei: paura a Posillipo, Vomero e Fuorigrotta

AGI - Forte terremoto di magnitudo 4.4, alle ore 5.50, nell'area dei Campi Flegrei, ad una profondità di circa 3 km.

Lo riporta l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il sisma è stato avvertito in diversi quartieri di Napoli, tra cui Posillipo, Vomero, Bagnoli, Fuorigrotta e Zona ospedaliera, e nei comuni più a ovest dell'area flegrea. 

 

 

L'epicentro è stato nell'area di Pozzuoli a due chilometri da Bacoli.

Alle 5.57 la sala operativa dell'Ingv di Napoli ha registrato una seconda scossa nella stessa area di magnitudo 2.1.

Sindaco Bacoli, piccoli cedimenti e danni a facciate

Primi danni evidenziati dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4.4 nei Campi Flegrei. A renderli noti in un post social il sindaco di Bacoli, Josy Gerardo Della Ragione.
"L'epicentro è stato in mare, al largo della nostra costa - scrive - e la scossa ha avuto magnitudo 4.4. Tra le più importanti in questi ultimi anni. Ho appena ricevuto la chiamata del Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, Fabio Ciciliano. Siamo riuniti in Centro Coordinamento Soccorsi convocato dalla Prefettura di Napoli".

"Registriamo i primi danni. Qui siamo al belvedere Maurizio Valenzi di via Castello, in Bacoli. Alle pendici del Castello Aragonese. In uno dei punti panoramici più belli e conosciuti della nostra città. Molti cittadini ci segnalano il cedimento di parte di intonaci di dalle facciate di edifici privati. Stiamo ricevendo chiamate da parte di residenti che ci segnalano criticità all'interno delle abitazioni private. E ci vengono segnalati anche danni ai costoni che affacciano sul mare", aggiunge. "Siamo già operativi con il Centro Operativo Comunale", conclude il post indicando i numeri di telefono cui segnalare criticità. 

 

 

Addio alle punture di insulina, per i diabetici nuove speranze da un gel bioartificiale

AGI - Un innovativo idrogel sviluppato all'Università di Ginevra potrebbe aprire la strada a un pancreas bioartificiale capace di eliminare in futuro le iniezioni quotidiane di insulina per i pazienti con diabete di tipo 1. E' quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Trends in Biotechnology da Ekaterine Berishvili dell'Università di Ginevra e degli Ospedali universitari di Ginevra. Nei test sperimentali il nuovo materiale ha consentito di mantenere livelli normali di glicemia nei topi diabetici per almeno cento giorni dopo il trapianto di cellule pancreatiche produttrici di insulina.

Cos'è il diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule beta del pancreas responsabili della produzione di insulina. Le persone colpite devono quindi assumere insulina per tutta la vita. Una possibile alternativa consiste nel trapianto di isole pancreatiche, piccoli gruppi di cellule che producono insulina e altri ormoni.

Come funziona il gel

Questa tecnica è però limitata dalla scarsità di donatori e dal rischio di rigetto immunitario. Inoltre, quando le isole vengono trapiantate nel fegato, sede utilizzata abitualmente, subiscono infiammazione, perdita del supporto biologico naturale e insufficiente apporto sanguigno. Per superare questi ostacoli, il team guidato da Ekaterine Berishvili ha sviluppato un nuovo idrogel chiamato Amniogel. Il materiale deriva dalla membrana amniotica umana, lo strato più interno delle membrane che circondano il feto e che può essere ottenuto facilmente dalla placenta dopo il parto. Secondo i ricercatori, il gel ricrea un ambiente protettivo simile a quello naturale del pancreas.

"Il gel crea un ambiente protettivo all'interno del quale incorporiamo le isole pancreatiche insieme a cellule che formano vasi sanguigni", spiega Ekaterine Berishvili, docente del Dipartimento di Chirurgia e del Centro per il Diabete della Facoltà di Medicina dell'Università di Ginevra. "Prima del trapianto, queste cellule si organizzano spontaneamente in una rete di microvasi che circonda le isole pancreatiche, così il trapianto arriva già pre-vascolarizzato", aggiunge la ricercatrice.

Una volta impiantata, la rete vascolare artificiale si collega ai vasi sanguigni dell'organismo ospite favorendo sopravvivenza e funzionalità a lungo termine del trapianto. Nei test sui topi diabetici, i sottili innesti circolari di circa nove millimetri di diametro hanno mantenuto livelli normali di glicemia per almeno cento giorni, l'intera durata del follow-up sperimentale.

Le prestazioni sono risultate superiori sia rispetto al trapianto di sole isole pancreatiche sia rispetto a strutture prive di vascolarizzazione artificiale. Secondo gli autori, il gel mostra anche la capacità di rallentare la migrazione delle cellule immunitarie citotossiche, suggerendo un possibile effetto protettivo contro il rigetto precoce. "Questa evidenza sperimentale rappresenta un passo decisivo verso lo sviluppo di un pancreas bioartificiale funzionale", osserva Berishvili.

Dal fumo in gravidanza all’uso degli schermi, italiani ancora lontani dalle buone pratiche

AGI - Nelle famiglie italiane in gravidanza e nei primi due anni dopo il parto migliorano i comportamenti che incidono sulla salute dei bambini e delle bambine. Restano tuttavia ancora lontani gli standard raccomandati, soprattutto in alcune aree del Paese, con marcate differenze territoriali e sociali, in particolare al Sud. E' quanto emerge dall'ultima raccolta dati del Sistema di sorveglianza 0-2 anni sui principali determinanti di salute del bambino - Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni - promosso dal Ministero della Salute, coordinato dall'ISS e realizzato in collaborazione con le Regioni.

I dati mostrano segnali incoraggianti: sono ormai poche le donne che riferiscono di fumare o assumere alcol in gravidanza. Rimangono tuttavia ampi margini di miglioramento, sia rispetto a comportamenti "tradizionalmente" al centro delle politiche di prevenzione come l'assunzione appropriata di acido folico e l'allattamento, sia rispetto a temi emergenti quali l'esposizione di bambini e bambine a tv, tablet e cellulari e alla diffusione della lettura condivisa in famiglia.

Le buone abitudini in gravidanza

C'e' ancora molto da fare anche sul sostegno alla genitorialità, i dati evidenziano una buona partecipazione delle mamme agli incontri di accompagnamento alla nascita, ma sono poche le madri che ricevono una visita domiciliare dopo il parto e poco più della metà sono i papà che usufruiscono del congedo, con importanti differenze territoriali.

"Non tutti i bambini e le bambine - afferma Rocco Bellantone, presidente dell'Iss - nascono e crescono nelle stesse condizioni. Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita, e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni di vita, condizionando la salute in tutte le fasi della vita. Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi 1000 giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque".

L'acido folico

Nel pool di Regioni il 93,2% delle madri ha riferito di aver assunto acido folico in occasione della gravidanza, ma soltanto il 35,4% lo ha fatto in maniera appropriata. La maggior parte delle donne lo ha assunto a gravidanza già iniziata, vanificandone l'effetto preventivo. L'assunzione appropriata presenta un'elevata variabilità territoriale interessando quote di donne comprese tra il 24,6% in Campania e il 44,4% in Veneto, con valori più alti nelle Regioni del Nord rispetto a quelle del Sud. Il 5,5% delle madri nel pool di Regioni ha dichiarato di aver fumato in gravidanza con una variabilità regionale dal 3,2% nella P.A. di Bolzano al 7,9% nel Lazio. In tutte le Regioni, la quota di fumatrici risulta più alta in allattamento rispetto alla gravidanza, variando dal 4% (P.A. di Bolzano) al 10,6% (Sicilia).

Inoltre, i dati evidenziano che in allattamento aumenta maggiormente il consumo di altri prodotti quali sigaretta elettronica e tabacco riscaldato. Il 30,2% delle madri ha dichiarato che il/la partner o altri/e conviventi fumavano al momento della rilevazione. La maggior parte delle madri non ha assunto bevande alcoliche in gravidanza. Il 7,4% ha dichiarato di aver assunto alcol (anche solo una piccola quantità rappresentata da mezzo bicchiere di vino o una birra piccola o un aperitivo) 1-2 volte al mese, l'1,1% 3-4 volte al mese e lo 0,4% 2 o più volte a settimana.

Alcol e fumo

In tutte le Regioni il consumo di alcol in allattamento risulta più diffuso che in gravidanza. Il consumo di alcol sia in gravidanza che in allattamento risulta più diffuso tra le madri del Nord Italia. Il 48,2% dei/delle bambini/e di 2-3 mesi viene allattato/a in maniera esclusiva, con una elevata variabilità regionale e valori più bassi nel Sud rispetto al Centro-Nord. Le quote oscillano dal 31,3% in Campania al 62% nella P. A. di Trento.

L'allattamento esclusivo si riduce sensibilmente nella fascia 4-5 mesi, scendendo al 39,3% con variazioni dal 23,6% della Sicilia al 58,1% della P.A. di Trento. Considerando l'allattamento oltre il primo anno di vita, la quota di bambini/e che riceve latte materno tra i 12 e i15 mesi varia dal 26,8% (Sicilia) al 54,1% (Friuli-Venezia Giulia), con valori più bassi nel Sud e in Lombardia. Infine, il 13,1 % dei/delle bambini/e non ha mai ricevuto latte materno, con quote comprese tra il 7,2% (Marche) e il 24,2% (Sicilia). Il 70% delle madri ha dichiarato di mettere a dormire il/la figlio/a di 4-5 mesi a pancia in su, posizione che diminuisce il rischio di sindrome della morte improvvisa in culla (SIDS), con una variabilità compresa tra il 58,8% (Sicilia) e il 79,2% (Umbria).

Pochi libri, tanta tv

Nella fascia d'età 2-5 mesi, la prevalenza di bambini/e a cui non e' mai stato letto un libro nella settimana precedente l'intervista e' pari al 53,3%, con valori compresi tra il 33,7% (Friuli-Venezia Giulia) e il 68,2% (Sicilia) e mediamente più alti nelle Regioni del Sud. Nelle Regioni meridionali si registrano inoltre le percentuali più basse di bambini/e ai quali vengono letti libri quotidianamente. Il 14,6% dei/delle bambini/e di 2-5 mesi trascorre del tempo davanti a TV, computer, tablet o smartphone. A livello territoriale, la quota varia dal 6,9% della P. A. di Trento al 24,9% della Sicilia, con valori più elevati nelle Regioni del Sud. La maggior parte dei/delle bambini/e esposti agli schermi vi passa meno di un'ora al giorno, mentre il 3,4% vi trascorre almeno 1-2 ore quotidiane. L'esposizione aumenta con l'età in tutte le Regioni: tra gli 11 e i 15 mesi, la quota di quelli/e che trascorre almeno 1-2 ore al giorno davanti a uno schermo varia tra il 5% (Veneto) e il 36,5% (Sicilia), confermando livelli più elevati nelle Regioni del Sud. Il 74,4% delle madri dichiara l'intenzione di effettuare tutte le vaccinazioni previste, con una variabilità regionale compresa tra il 63,6% della Sicilia e l'84,6% della Basilicata.