Germania, Merz in crisi tra economia in stallo e AfD in ascesa

Non sono stati proprio brillanti i primi sei mesi da cancelliere per Friedrich Merz, che non solo fanno rimpiangere Angela Merkel tra i conservatori, ma riabilitano pure il tanto bistrattato Olaf Scholz.

L’economia resta al palo e l’AfD continua a volare nei sondaggi

La Germania rimane impantanata nella recessione, le previsioni economiche per il 2026 e gli anni successivi vengono costantemente ritoccate al ribasso, la crisi dei pilastri industriali, in primis l’automotive, blocca i piani di rilancio. Le tensioni all’interno della Grande coalizione con i socialdemocratici rappresentano un freno agli ambiziosi programmi di riforme, per ora tutti sulla carta. L’opposizione moderata scalpita, mentre quella di estrema destra vola nei sondaggi: il prossimo anno si vota in cinque Länder e Alternative für Deutschland rischia di fare il pienone; primo partito nell’Est e secondo dietro la Cdu nell’Ovest, davanti a Spd e Grünen un po’ ovunque.

Germania, Merz in crisi tra economia in stallo e AfD in ascesa
Lo stabilimento Volkswagen a Wolfsburg (Ansa).

Berlino perde peso in Europa

E se il quadro nazionale per Merz è sconsolante, lo stesso dicasi per quello internazionale, dove Berlino ha di fatto abdicato a un ruolo guida sul continente, fra un asse debole con Bruxelles e uno non certo forte con Parigi, con la Francia, grande malata d’Europa, che sembra aver smarrito ogni ombra di grandeur. Merz, insieme a Emmanuel Macron e agli altri leader volenterosi, è stato preso a pesci in faccia da Vladimir Putin, che continua a infischiarsene delle sanzioni e a dettare il ritmo della guerra in Ucraina. La Germania, come l’Unione europea, non ha alcuna strategia precisa in Medio Oriente, per non dire di Asia e Africa. Donald Trump tratta come zerbini gli europei, che qualche colpa ce l’hanno vista la classe dirigente attuale che definire poco illuminata è un eufemismo.

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Lo stabilimento Volkswagen a Wolfsburg (Ansa).

Il 71 per cento dei tedeschi boccia il cancelliere

Di fronte a una cornice generale preoccupante, Merz invece vede rosa: i tedeschi però la pensano diversamente, visto che il 71 per cento di loro dà un giudizio negativo sul lavoro del cancelliere, secondo i dati di ottobre rilevati dall’istituto Forsa. E qualche motivo ci sarà, a cominciare dalle promesse di ripresa mancate e dalla linea zigzagante un po’ su tutto, dai piani di spesa alla contorta riforma delle pensioni, passando per i progetti poco condivisi da alleati e opposizione, come quello della reintroduzione della leva obbligatoria. In più, il Kanzler che voleva marginalizzare la destra populista seguendo una strategia Law&Order per far concorrenza all’AfD si ritrova alla testa di un partito che rimane di maggioranza relativa, con gli estremisti che gli soffiano sul collo: se in Sassonia Anhalt e Meclemburgo, dove si vota il prossimo anno, Alternative è al 40 per cento e rischia di avere la maggioranza assoluta nei parlamenti regionali, anche all’Ovest, in Baden-Württemberg e Renania Palatinato, la Cdu è in discesa e la destra al 20 per cento.

Germania, Merz in crisi tra economia in stallo e AfD in ascesa
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Imagoeconomica).

Il muro tagliafuoco contro l’estrema destra vacilla

Merz, anche all’ultima riunione del partito, ha escluso ogni futura collaborazione con l’AfD, ma anche su questo punto le divisioni all’interno della Cdu sono palpabili: a rilanciare la discussione è stato, tra gli altri, l’ex segretario generale Peter Tauber, che la scorsa settimana ha chiesto un allentamento della linea dura. Le frange della Germania orientale richiedono da tempo un approccio diverso nei confronti dell’AfD, contro l’esclusione totale. Il segretario generale della Sassonia, Tom Unger, ha criticato apertamente il modo in cui tutti gli altri partiti hanno trattato l’AfD negli ultimi anni, sostenendo, non senza ragioni, che ciò non ha portato a un suo indebolimento. Anche il presidente del gruppo parlamentare in Sassonia, Christian Hartmann, ha affermato che il suo partito deve «andare oltre tutti i dibattiti sul cosiddetto muro tagliafuoco, trovare la propria posizione e poi attuarla con coerenza». Insomma, il muro vacilla.

Germania, Merz in crisi tra economia in stallo e AfD in ascesa
Alice Weidel (Getty Images).

Le sparate razziste che destabilizzano gli alleati

Per ora comunque il cancelliere non pare intenzionato a cambiare rotta insistendo con un populismo destrorso che lo rende un facile bersaglio. In questo senso, si prenda l’ultima sparata razzista in cui ha collegato direttamente immigrazione e criminalità in perfetto stile AfD, suscitando più di qualche perplessità tra gli alleati di governo. Persino la responsabile dell’Integrazione del governo federale, Natalie Pawlik, lo ha criticato sostenendo che l’immigrazione non deve essere stigmatizzata con dichiarazioni populistiche e divisive. Ma tant’è, Friedrich Merz, il cancelliere che si crede infallibile e non vuole ammettere né errori né deragliamenti verbali, prosegue nel governare con dubbio stile e risultati poco tangibili, perdendo sempre più consenso e fiducia fra i tedeschi.