Gli Stati Uniti hanno autorizzato una nuova fornitura bellica a favore di Taiwan, la prima da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. A comunicarlo è stato il ministero degli Esteri taiwanese, confermando che il Dipartimento di Stato ha dato il via libera al pacchetto. La richiesta dell’isola, avanzata mentre aumentano la pressione politico-militare cinese e le tensioni con Pechino, comprendeva «componenti, pezzi di ricambio e accessori non standard, nonché supporto per la riparazione e la restituzione di aerei F-16, C-130 e Indigenous Defense Fighter».
Le tensioni nella regione: dalla reazione di Pechino ai tentativi di conciliazione di Tokyo
La Cina ha prontamente reagito, con il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, che ha espresso la «ferma opposizione» di Pechino, sostenendo che la vendita «viola gravemente il principio della Unica Cina». L’accordo, del valore complessivo di 330 milioni di dollari, riprende esattamente gli elementi richiesti da Taipei e presentati dalla nuova amministrazione statunitense come «la prima» del mandato Trump. Nel frattempo, il Giappone ha tentato di contenere le frizioni diplomatiche scaturite da recenti osservazioni della premier conservatrice Sanae Takaichi, che avevano irritato profondamente Pechino. Nel corso di un incontro con la stampa, il segretario di gabinetto Minoru Kihara ha chiarito che «la posizione su Taiwan è coerente con il Comunicato congiunto Giappone-Cina del 1972» e ha insistito sulla necessità di evitare un’escalation, affermando che «ribadiamo con fermezza la necessità di pace e stabilità nello Stretto di Taiwan».
