Davvero il Kerala ha sconfitto la povertà estrema?

Il Kerala potrebbe essere il primo Stato indiano ad aver sconfitto la povertà estrema. Lo ha annunciato il Fronte Democratico di Sinistra (LDF), la coalizione del governo locale guidata dal Partito Comunista dell’India (CPI). Il traguardo, stando al comunicato ufficiale, è stato raggiunto grazie all’attuazione dell’Extreme Poverty Eradication Project (EPEP), progetto lanciato nel 2021 e costato oltre 120 milioni di dollari con l’obiettivo di sostenere decine di migliaia di famiglie in povertà estrema. Il risultato sbandierato dal primo ministro del Kerala, il marxista Pinarayi Vijayan, ha attirato una notevole attenzione mediatica, ma anche critiche da leader dell’opposizione ed economisti che ne hanno messo in dubbio la credibilità. Il modello comunque potrebbe essere sperimentato anche a livello nazionale, ma il governo centrale di Narendra Modi e i marxisti del CPI sono non solo ideologicamente distanti anni luce, ma politicamente ai ferri corti.

Davvero il Kerala ha sconfitto la povertà estrema?
Pinarayi Vijayan (Ansa).

Il censimento delle famiglie più vulnerabili e i piani personalizzati

Secondo la Banca Mondiale nel 2023 il tasso di povertà dell’India era pari al 5,25 per cento (75,2 milioni di abitanti su oltre 1,4 miliardi) in netto calo rispetto al 16,2 per cento del 2012 (205,9 milioni). L’indigenza resta tuttavia un problema ancora radicato nella nazione più popolosa del mondo. L’ultimo Global Hunger Index, per esempio, classifica il gigante asiatico al 102esimo posto su 123 Paesi, rilevando come il 32,9 per cento dei bambini indiani al di sotto dei cinque anni soffra di rachitismo, chiaro segnale di malnutrizione cronica. «La privazione e la povertà sono ancora una realtà di massa tra il popolo indiano. Ecco perché molti non sono d’accordo quando il governo sostiene che la povertà è diminuita drasticamente», ha commentato il professor R Ramakumar della School of Development Studies del Tata Institute of Social Sciences. Il modello Kerala, Stato che conta oltre 36 milioni di abitanti e storicamente era uno dei più poveri dell’India, potrebbe però rappresentare un interessante esperimento da ampliare a livello nazionale. Ma come funziona il progetto coordinato dal LDF? Il governo locale ha schierato quasi 400 mila funzionari incaricandoli di censire le famiglie più vulnerabili secondo quattro criteri: accesso al cibo, assistenza sanitaria, mezzi di sussistenza, alloggio. Le autorità hanno quindi messo a punto micropiani personalizzati per ciascun nucleo distribuendo kit alimentari, cure mediche e soluzioni abitative. 

Davvero il Kerala ha sconfitto la povertà estrema?
Un laboratorio in uno slum di Mumbai (Ansa).

I dubbi sui criteri utilizzati

Non sono però mancate le polemiche. Con una petizione online inviata al governo alcuni intellettuali hanno chiesto lumi sulla metodologia impiegata per il ‘censimento’, in particolare sui criteri per definire la categoria dei più indigenti. Non è infatti chiaro come abbia fatto l’EPEP a identificare solo 64.004 famiglie indigenti, quando circa 592 mila nuclei beneficiano di Antyodaya Anna Yojana, un programma del governo centrale volto a garantire cibo a prezzi molto bassi ai cittadini più bisognosi, e ricevono gratuitamente cereali dal 2023. «Sarebbe più corretto definirlo un programma di riduzione mirata della povertà», ha scritto l’economista CR Yadu su The News Minute. «Se intendiamo la povertà come mancanza di beni essenziali, ciò che consideriamo “essenziale” cambia continuamente», ha aggiunto. «Un cellulare che negli Anni 90 era un lusso oggi è indispensabile. Durante la pandemia, per esempio, molti ragazzi non hanno avuto accesso all’istruzione semplicemente perché non avevano uno smartphone o una connessione Internet». Come dire: il concetto di povertà può cambiare nel tempo, ma la maggior parte dei criteri per identificare i più vulnerabili non lo è. E prima di annunciare l’abolizione della povertà – accadde anche in Italia nel 2018 con festeggiamenti dal balcone di Palazzo Chigi – sarebbe più prudente definirla.