Fratelli coltelli d’Italia. L’ultima puntata della serie post referendum dipinge uno scenario inedito nella guerra tra bande interna al partito di Giorgia Meloni. Iniziato con le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi (fazione Fazzolari), proseguito con la rimozione di Daniela Santanchè (fazione La Russa), il conflitto si sposta in ‘casa’ di Alessandro Giuli.

La controffensiva di Giuli: via Merlino e Proietti
Il ministro-dandy, finito nel mirino per la gestione dei casi Venezi e Biennale, cerca di rialzare la testa e reagisce punendo i suoi, ovvero defenestrando il capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, e la segretaria particolare, Elena Proietti. Il primo pagherebbe per i mancati finanziamenti al docufilm su Giulio Regeni, stigmatizzati come «inaccettabili» dal ministro nei giorni scorsi. La seconda, viene riferito, non si sarebbe presentata in aeroporto, ‘bucando’ una missione di Giuli a New York. Il problema è che Merlino è ritenuto vicinissimo a Giovanbattista Fazzolari (ancora lui), mentre Proietti è consigliera comunale a Terni e responsabile del dipartimento regionale del Turismo per Fratelli d’Italia.

I silenzi dopo l’indiscrezione del Corriere
La notizia dei licenziamenti viene fatta filtrare di domenica, poco dopo pranzo, tramite il sito del Corriere della sera. E fino a sera nessuno conferma ufficialmente che i decreti di revoca degli incarichi siano stati già firmati da Giuli, come riportato dal quotidiano online. Il ministro non risponde. E i suoi collaboratori sostengono di non avere elementi per confermare né smentire (salvo, poi, nel corso del pomeriggio cancellare ogni traccia dei messaggi ai cronisti). Fonti governative di maggioranza che frequentano il Collegio romano sostengono che i decreti non sono ancora stati firmati. E così anche da Palazzo Chigi ambienti vicini a Fazzolari instillano il dubbio che i provvedimenti non siano ancora definitivi. Insomma, tutto fa pensare a una soffiata ai giornali per far saltare l’operazione decisa da Giuli.

Lollobrigida cerca (inutilmente) di gettare acqua sul fuoco
Poi, poco dopo le 20.30, arriva la nota di Francesco Lollobrigida. Il ministro parla a titolo di capo delegazione di FdI nel governo e l’intento del comunicato è quello di gettare acqua sul fuoco: i licenziamenti sono liquidati come «normali avvicendamenti» al MiC. Ma l’effetto è esattamente l’opposto. In primo luogo perché, in quasi quattro anni di governo, non si ricorda un intervento di Lollobrigida a ‘sanare’ crepe interne all’esecutivo cosi evidenti da far apparire la situazione tanto grave. E poi perché le parole del titolare dell’Agricoltura non sono in alcuno modo rassicuranti.

«Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei governi che ci hanno preceduto. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Anche per questo la legge consente modifiche basate esclusivamente sul rapporto fiduciario nell’incarico specifico», premette Lollobrigida, la cui addetta stampa è stata per anni la sorella di Giuli, Antonella (ora all’ufficio stampa della Camera). Dicendosi «certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee a ricoprire i ruoli in linea con il presupposto fiduciario, oltre che di competenza», Lollobrigida sottolinea che Merlino e Proietti sapranno «essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale» poiché «la loro esperienza e capacità sono», per quanto lo riguarda, «indiscusse». In altre parole, difende Giuli e cerca di placare la fronda Fazzolari promettendo una ricollocazione dei defenestrati. Insomma, la puntata è finita ma la saga è appena iniziata. Pop corn per le opposizioni.
