L’altro Garibaldi: estratto del libro di Virman Cusenza

Dietro la figura dell’eroe dei due mondi, oltre la camicia rossa e il mito risorgimentale, si cela un uomo sorprendentemente moderno e visionario. Virman Cusenza con L’altro Garibaldi. I Diari di Caprera (Mondadori) ci invita a conoscere il Garibaldi meno noto, accompagnandoci nella sua vita quotidiana, liberando il mito dagli stereotipi. Sull’isola infatti Garibaldi non si limita a guidare un’azienda agricola modello, ma importa macchinari innovativi, realizza un mulino d’avanguardia, impianta 14 mila viti e alleva una sorta di secondo esercito, composto da un migliaio di capi di bestiame. Fondatore della Società Reale di Protezione degli Animali, l’eroe cosmopolita coltiva idee e relazioni, accoglie amici, intellettuali e visitatori, sperimentando forme anticipate di famiglia allargata. In questo senso I Diari agricoli testimoniano una vita scandita da zappa e spada, raccolgono osservazioni meteorologiche e annotazioni puntuali su eventi storici: dalla visita di emissari reali allo sbarco di Bakunin. Caprera si rivela così più di un buen retiro, ma un laboratorio da cui osservare il mondo senza smettere di influenzarlo. Lettera43 vi propone un estratto da L’altro Garibaldi.

L’altro Garibaldi: estratto del libro di Virman Cusenza
La copertina di L’altro Garibaldi di Virman Cusenza.

La guerra delle api

Non si comanda un esercito, se prima non si impara a governare un alveare. È la lezione più importante che il generale trae dopo i primi anni a Caprera, dove ha sperimentato la complessità dell’apicoltura. Organizzare questi piccoli insetti, farli acquartierare proficuamente, garantirne il pascolo con la più grande diversità di fiori possibile, sfamarli in inverno quando corolle e petali scarseggiano non è meno complesso che organizzare le truppe. Perfino raccogliere il frutto della loro laboriosità è operazione non priva di rischi. Ma Garibaldi, forse proprio per questo, si appassiona. Arrivando a confessare nel ’73 a un esperto come Isidoro Guerinoni, direttore della Società apistica di Pistoia e suo «maestro» in quest’arte, che la sua «principale occupazione sono le api. Se avessi cominciato trent’anni prima, ne farei un’estesa coltura». Si emoziona quando esce il primo sciame. Ancora più che con le pianticelle che fanno capolino tra i solchi che ha sarchiato. Con le api l’orgoglio è doppio, perché è come se la sua mano per qualche istante si trasformasse in quella del demiurgo: dirige la vita di creature tra le più organizzate e strutturate militarmente che conosca. Troppo facile accostare la loro perizia e determinazione ai tentennamenti di chi dovrebbe riunire l’Italia e non lo fa. Se in politica potesse fare con Roma e Venezia quel che riesce a realizzare con le api, ecco che avrebbe già completato l’opera.

Ma il demiurgo è re Vittorio Emanuele, e l’Italia non è un apiario. Facile capire quindi perché, con cellette e alveari, si prenda le soddisfazioni che non raggiunge in altri campi. Ma non si accontenta certo. Anzi, qui si allena: alveari, grano, viti, nonché mucche, agnelli e tori, cavalli, pecore e asini, sono il suo reggimento ma pure il motivo di ilarità quotidiana, quello che gli strappa un sorriso, nonostante certe mattine esca di casa carico di tensione come alla vigilia di un temporale. Menotti, Basso e Fruscianti – ciascuno a modo suo – lo prendono in giro perché dicono che il bestiario di Caprera in fin dei conti è il suo battaglione sardo in servizio permanente effettivo. Non sappiamo se a sfidarlo siano state, inconsciamente, le evidenti affinità con il più complesso sistema politico-sociale nascente (fare l’apiario per capire come riunire gli italiani). Di sicuro, l’approccio dello stratega è ancora una volta scientifico, come lo è stato sin dall’inizio per le coltivazioni da impiantare nell’isola. Le pagine dei Diari dedicate all’allevamento delle api sono organizzate come l’altro libro mastro: varie colonne registrano anno, mese e giorno, numero delle arnie, temperatura, pressione barometrica, fioritura, provviste, sciami, operazioni e osservazioni, prodotti. In certe pagine vengono segnate anche uscite ed entrate, perché non bisogna dimenticare che tutto questo il generale non lo fa per la gloria ma per arrotondare i conti di casa, grazie alla vendita del miele e della cera. Il biennio superstite dei quaderni ci racconta come il numero delle arnie con gli anni si sia assottigliato. Tra il ’73 e il ’74 ne restano una quarantina. I nemici sono più insidiosi dei francesi o dei borbonici, e si chiamano formiche e tarme. Infestano le casse in cui sono ospitate le api e, nonostante la periodica mattanza di questi due indesiderati ospiti, la minaccia ritorna ciclicamente. A questa si aggiunge un flagello ancora maggiore: nella stagione più fredda – quindi con una fioritura assai ridotta – bisogna sfamare gli sciami che muoiono letteralmente di fame. La cura migliore è quella del miele rimasto, di scarsa qualità naturalmente, ma pur sempre prezioso. Nel maggio del 1873 apprendiamo che gli alveari vivono una stagione di conflitti più accesa delle guerre di indipendenza. Apparentemente, le trentanove arnie rimaste lavorano bene, essendovi tuttora molti fiori di muschio, cardi, fichi d’India, mirto ed erba medica. Ma si è scatenata «la guerra mortale fra le api, forse perché le arnie sono troppo vicine».

L’altro Garibaldi: estratto del libro di Virman Cusenza
Virman Cusenza (Imagoeconomica).

Un po’ come succede tra garibaldini e mazziniani nelle dispute dentro e fuori del Parlamento. A sedare gli animi e a sfamare la popolazione, Garibaldi invia una vivandiera d’eccezione, la figlia Clelia. Che così racconta l’impresa da piccola ardita nelle pagine di Mio padre: Nella stagione invernale portavo il miele alle api. D’inverno, senza fiori, nelle arnie si fa la fame. Il miele più scadente si teneva appunto per quest’uso. A Fontanaccia, vicino all’aranceto, c’è una minuscola costruzione che molti si chiedono che cosa possa essere. Era la casa delle api. Io entravo con due piattini, uno per mano, ripieni del dolce nettare e li posavo vicino alle arnie, non senza un vago senso di paura per le tante api che mi svolazzavano intorno. Papà notava la mia esitazione e dolcemente mi incoraggiava: «Bambina, non aver paura. Entra pure. Loro sanno benissimo che tu porti da mangiare; non ti faranno nulla». Allora entravo, sicura come se fosse stata la voce di mio padre a scongiurare ogni pericolo. Le api mi si posavano sulle mani e sul viso ma io me ne restavo tranquilla. Papà, fuori, mi aspettava. Posavo i piattini e uscivo, felice di aver terminato il mio coraggioso compito. Soltanto una volta un’ape entrò nei miei capelli e sentendosi prigioniera mi punse. Papà mi levò subito il pungiglione e premendo sulla parte lesa la lama del suo temperino mi disse: «Ora non sentirai più nessun dolore. Tutto è passato, vero?». Il generale nei Diari agricoli è in versione «scienziato», registra ogni minima variazione: alla fine di settembre annota che le api «non trovano più polline». A dicembre che stanno «dentro per il freddo». Comunque, prima di tuffarsi con il solito entusiasmo in questa impresa, ha studiato a dovere. Si è abbonato a riviste specializzate, ha letto manuali e consultato esperti. Si è fatto spedire dall’Inghilterra addirittura un’arnia di vetro che gli consente di assistere a tutte le operazioni senza disturbare le laboriose inquiline. La descrizione di questo ingegnoso oggetto ce l’ha lasciata l’agronomo Eugenio Canevazzi: un cilindro sormontato da una cupola, entrambi coperti di paglia intrecciata. Il congegno all’interno ospitava anche un barometro ed era dotato di porticine, piccole saracinesche e serrande di la- mina da cui si poteva osservare il lavoro delle api. Quando l’alveare era colmo di miele e di cera, chiusi i fori, si sollevava il coperchio e dalle tre campane di vetro sottostanti si estraeva il prodotto.

Più tardi negli anni, di pari passo alla decadenza di tutta l’azienda agricola, anche l’apicoltura va in malora. Garibaldi chiede aiuto all’esperto Guerinoni, lamentando di essere stato abbandonato dal custode che si è impiegato nelle più redditizie ferrovie sarde, per cui è costretto a servirsi di un novizio. Si è ridotto a sole quarantacinque casse e ha urgente bisogno di un modello più moderno «a favo mobile, comodo per il matrimonio delle famiglie». Ogni tanto torna il flagello biblico delle formiche, pari a un esercito invasore contro cui la guerriglia del generale – specialità in cui era esperto – poco può fare. Le tarme, poi, sono peggio dei fucili Chassepot a Mentana. Divorano il legno delle casse, che sono diventate sei. «Credo sia indispensabile avere del legname idoneo, cioè inattaccabile, o per sua natura o mediante iniezione di qualche composto chimico», scrive disperato al direttore della rivista milanese «L’Apicoltore». Solo pochi anni prima, era stato più facile battere i prussiani a Digione.

Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi

Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita a Niscemi, il comune siciliano in provincia di Caltanissetta colpito dal ciclone Harry. Il capo dello Stato ha voluto toccare con mano la situazione che la popolazione sta vivendo dal 25 gennaio, quando una parte dell’abitato è stata inghiottita da una frana e un centinaio di famiglie hanno perso per sempre le loro case. Dopo aver sorvolato l’area in elicottero, Mattarella è stato accolto dal sindaco Massimiliano Valentino Conti e ha fatto un giro nelle strade del centro storico. Si è recato anche alla scuola Mario Gori sgomberata dopo la frana. «È difficile in queste condizioni, lo capisco. Nelle case c’erano gli affetti, c’era la vostra vita. Lo capisco bene. Per questo sono venuto qui per far vedere che il sostegno si mantiene alto. Ci siamo e stiamo lavorando per Niscemi», ha detto. La sua visita segue quella della premier Giorgia Meloni, che aveva annunciato lo stanziamento di 150 milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio.

Ricerca e biodiversità: nasce il premio Dolomia

AGI - Un premio nazionale dedicato alla ricerca accademica italiana sulla biodiversità. Lo ha annunciato Dolomia, brand di fitocosmetici che utilizza principi attivi naturali, minerali ed estratti di piante autoctone delle Dolomiti di Unifarco. Il premio, il Dolomia Biodiversity Award, è realizzato in collaborazione con il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Obiettivi e ambiti di ricerca

L'iniziativa nasce per valorizzare tesi di laurea magistrale e di dottorato che affrontano, con rigore scientifico, i temi della conservazione degli ecosistemi, delle specie autoctone e dei modelli sostenibili, con particolare attenzione ai contesti montani. Il Dolomia Biodiversity Award si inserisce in un percorso che negli anni ha visto Dolomia impegnata nel promuovere conoscenza e cultura della biodiversità attraverso progetti sul territorio e azioni divulgative.

I progetti sul territorio e la divulgazione

Un esempio è il Progetto pilota sui prati a narciso avviato nel 2019 nell'area di Lentiai, iniziativa volta a riportare attenzione e cura su un habitat prezioso. Accanto alla dimensione territoriale, Dolomia ha scelto anche linguaggi culturali capaci di avvicinare il grande pubblico al tema: dall'Edicola Dolomia durante la Fashion Week, pensata come presidio urbano di divulgazione, fino a iniziative che invitano a trasformare la curiosità in conoscenza.

La visione del brand

"Con questo premio vogliamo dare riconoscimento a chi produce ricerca solida e utile: metodo, misura, osservazione. La biodiversità è complessità e la complessità merita competenza", dichiara Valentina Da Rold, Dolomia brand manager.

Biodiversità come “chimica del vivente”

Un tratto distintivo dell'iniziativa e' il legame con la ricerca che studia la biodiversità anche come "chimica del vivente": la variabilità genetica e ambientale puo' modificare il profilo molecolare delle piante e quindi la qualità di essenze e principi funzionali dagli antiossidanti alle sostanze lenitive, fino a frazioni aromatiche e zuccherine. Un tema di grande interesse scientifico e divulgativo, che rafforza l'idea di una biodiversita' non "generica", ma misurabile e descrivibile con precisione.

Categorie e premi

Il premio prevede tre categorie: miglior tesi di laurea magistrale sulla biodiversità; miglior tesi di dottorato sulla biodiversità; miglior tesi (magistrale o dottorato) sulla biodiversità delle Dolomiti (con territorio di studio nelle Dolomiti). Per ciascuna categoria è previsto un premio di 1.500 euro lordi, oltre a targa ufficiale e attestato di merito; la giuria potra' assegnare menzioni speciali.

La Giuria riunirà rappresentanti di Unifarco del brand Dolomia, esperti accademici e rappresentanti istituzionali del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, con criteri di valutazione basati su originalità, rigore metodologico, rilevanza applicativa e chiarezza espositiva. Le candidature sono aperte a tesi discusse tra il 1 gennaio 2023 e il 31 marzo 2026. La scadenza per l'invio delle candidature e' fissata al 31 marzo 2026. I vincitori saranno proclamati nel mese di maggio 2026; la presentazione pubblica delle ricerche vincitrici e' prevista il 22 maggio 2026 a Belluno.

Domenico, c’è un settimo indagato. La madre: “Scopriremo tutto”

AGI - C'è un settimo indagato nell'inchiesta della procura di Napoli sul caso del trapianto di un cuore danneggiato a Domenico, bambino di due anni e mezzo deceduto sabato mattina nella Rianimazione dell'ospedale Monaldi. Secondo quanto apprende l'AGI, si tratta di un'altro sanitario dell'ispedale. I pm titolari del fascicolo hanno anche chiesto un incidente probatorio al momento dell'esame autoptico della perizia del medico legale collegiale. 

Sale dunque a sette il numero degli indagati inseriti nel registro della procura di Napoli, che oggi ha deciso di richiedere l'incidente probatorio al momento dell'esame autoptico e della perizia medico legale collegiale, per il caso del piccolo Domen. I reati ipotizzati in via provvisoria dal sostituto Giuseppe Tittaferrante riguardano il fatto che in concorso tra loro e con condotte colpose indipendenti, con negligenza, imprudenza e imperizia, e con colpa specifica, che sarebbe stata causata dalla violazione delle linee guida in materia di conservazione e trasporto degli organi destinati al trapianto e delle buone pratiche clinico assistenziali e chirurgiche, cagionavano il decesso del minore.

Diversi quesiti dal pm per l'incidente probatorio

Con la richiesta di incidente probatorio e l'autopsia, gli inquirenti puntano ad avere diverse risposte dai tecnici, che dovranno essere nominati, per ricostruire la catena di eventi che ha portato alla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni sottoposto a un trapianto di un cuore danneggiato, morto dopo 59 giorni dall'intervento durante i quali è stato tenuto in vita da un macchinario in attesa di un nuovo trapianto ritenuto possibile fino a un paio di giorni prima del decesso. 

La richiesta è stata inoltrata anche agli indagati, che da oggi sono sette, da quanto emerge dalla richiesta di incidente probatorio visionata dall'AGI. I quesiti posti dal pm sono focalizzati sulla sussistenza di profili colposi e il riscontro di negligenze, imprudenze ed imperizia da parte dei sanitari che hanno prestato assistenza al bambino.

I consulenti dovranno chiarire se le operazioni di prelievo chirurgico, di trasporto e conservazione del cuore, donato e prelevato dall'equipe di espianto a Bolzano il 23 dicembre scorso, siano avvenute secondo le linee guida vigenti in materia di trapianti. Dovranno essere dunque verificate le condizioni dell'organo impiantato al bambino di due anni e la presenza di alterazioni anatomiche e funzionali collegate a errori dei sanitari dell'equipe del prelievo e del trapianto. Inoltre, i periti dovranno anche esprimersi sulla correttezza e l'adeguatezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche dell'equipe dell'ospedale Mondali di Napoli, che ha operato il trapianto. 

I magistrati chiedono di chiarire se l'intervento chirurgico sia stato correttamente eseguito nei modi e nei tempi con particolare riferimento al momento in cui è stato asportato il cuore malato del paziente e i tempi di arrivo e presentazione in sala operatoria dell'equipe di espianto. Le risposte dovranno anche riguardare la prevedibilità e la prevenibilità della morte del bambino e quanto questo sia collegabile all'attività del personale del Monaldi, in particolare se erano possibili scelte alternative, da fare non solo nella fase del trapianto ma anche dopo il trapianto fallito. Scelte che avrebbero consentito una diversa evoluzione clinica.
Gli inquirenti puntano anche alla verifica del rispetto, nelle cure prestate, delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica.

La madre: "La giustizia va avanti, scopriremo tutto"

"All'ospedale non voglio dire niente. Penso che tutto quello che c'è fuori all'ospedale parli da se'", ha detto Patrizia Mercolino, la mamma del bambino. "La giustizia sta andando avanti - aggiunge - e scopriremo tutto. Ora io non ho niente da dire su questo. Confido nella giustizia, faranno il loro lavoro. La cosa che mi ha fatto più male è stata perdere mio figlio".

"Nessun bambino deve soffrire come il mio"

La costituzione di una fondazione nasce dall'idea evitare altri casi di mala sanità e spingere maggiormente per agevolare i trapianti, ha spiegato Mercolino prima di recarsi con il suo legale dal notaio per la costituzione della fondazione. "Vedremo meglio come utilizzare questa fondazione - spiega - non ci dimentichiamo che mio figlio aveva bisogno di un trapianto. Non dovrà succedere più a nessun altro bambino e a nessuna famiglia di dover soffrire come abbiamo sofferto noi". 

Il legale della famiglia: "l'espianto poteva essere posticipato"

"Il momento dell'espianto poteva essere posticipato, in quanto Domenico non era un bambino moribondo". Lo dice Francesco Petruzzi, l'avvocato della famiglia del bambino di due anni deceduto sabato scorso all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. "Domenico era affetto da una patologia - ricorda il legale - ma attendeva un cuore da due anni e ne poteva aspettare anche altri due"

 

 

Nuove accuse per l’ex principe Andrea: «Massaggi a spese dei contribuenti»

Nuove accuse contro l’ex principe Andrea, arrestato e poi rilasciato con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio. Alcuni ex alti funzionari britannici hanno dichiarato alla Bbc che l’uomo addebitava regolarmente ai contribuenti del Regno Unito spese personali per «massaggi» e costi di viaggio «eccessivi» durante il suo mandato come inviato speciale per il Commercio nel periodo dal 2001 al 2011.

Una fonte: «I vertici del ministero mi scavalcarono e il conto fu saldato con soldi pubblici»

Un ex dipendente del ministero del Commercio, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha rivelato all’emittente pubblica di essersi opposto a suo tempo alla richiesta di rimborso per «servizi di massaggio» presentata da Andrea dopo una missione in Medio Oriente, ritenendola inappropriata. «Dissi chiaramente che non dovevamo pagare, ma i vertici del ministero mi scavalcarono e il conto fu saldato comunque con soldi pubblici», ha rivelato la fonte. Il ministero chiamato in causa non ha smentito le accuse, limitandosi a rimandare all’inchiesta di polizia in corso.

La giravolta di Salvini sul caso del pusher ucciso a Rogoredo

Rispondendo a una domanda su Carmelo Conturrino, ovvero il poliziotto arrestato per omicidio volontario dello spacciatore Abderrahim Mansouri ucciso a Rogoredo, pur ribadendo di avere «rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine» Matteo Salvini ha affermato che, «se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa».

Salvini aveva difeso Cinturrino «senza se e senza ma»

Eppure, come sottolineato da più parti, la sera dell’uccisione di Mansouri – avvenuta il 26 gennaio – a Salvini erano bastati 37 minuti per affermare sui social: «Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma».

Il 29 gennaio, Salvini aveva definito «ingeneroso» indagare per omicidio volontario un agente che ha difeso se stesso la sua vita e i suoi colleghi da un pregiudicato», puntando il dito contro la sinistra che stava «facendo politica sulla pelle di un poliziotto».

Il 30 gennaio, Salvini aveva poi scritto sui social: «Io sto col poliziotto. La Lega lancia una nuova campagna di raccolta firme per sostenere chi ogni giorno difende la nostra sicurezza». E poi: «Solidarietà all’agente di Polizia indagato che, durante un controllo antidroga a Milano, ha fatto il proprio dovere difendendosi. Giù le mani dalle Forze dell’Ordine!».

Lo sparo e la messinscena: perché l’agente è stato arrestato

Secondo quanto emerso dalle indagini – scattate come «atto dovuto» – Cinturrino avrebbe colpito Mansouri e poi, dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo dello spacciatore la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio, organizzando la messinscena dell’arma puntata contro di lui e, dunque, della legittima difesa. In tutto questo, mentre la vittima era a terra agonizzante, Cinturrino non avrebbe chiamato subito i soccorsi, ritardando la telefonata di oltre 20 minuti.

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno

Chi ha detto che il cosiddetto campo largo è morto e sepolto? Con la sua infinita pazienza, Goffredo Bettini, la «mente storica della sinistra italiana», quello che viene definito anche come «l’ultimo ideologo del vecchio Pci», mette un’altra volta insieme, a un tavolo, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, per parlare di politica. L’occasione è unica: nella serata di lunedì 23 febbraio, a Roma, viene organizzato un aperitivo per la nuova Rinascita, la storica rivista fondata da Palmiro Togliatti e che ha ora per dominus lo stesso Bettini e il sostanziale aiuto di Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro. Tutto andrà in scena a Testaccio, in un locale di via Libetta: ci sarà molto lavoro per i vigili urbani, che saranno impegnati fino a tarda sera per evitare l’ingorgo di auto blu. Nel comitato scientifico della rivista ci sono Mario Turco, il tarantino fedelissimo di Conte e che dei pentastellati è vicepresidente, l’ex direttore del quotidiano Avvenire Marco Tarquinio, in compagnia di Enzo Amendola, Miguel Gotor, Pietro Bartolo, Rosa Calipari, Giacomo Marramao, gli ex ambasciatori Giorgio Starace e Michelangelo Pipan, Tosca (sì, la cantante). Nel comitato di direzione della rivista ecco Enrico Rossi, Enrico Gasbarra, Roberto Morassut, Michele Meta, Daniele Marantelli, Livia Turco, Massimiliano Smeriglio e Massimo Zedda. Inevitabilmente si discuterà di Ucraina, con Bettini pronto a parlare di pace immediata e fine delle ostilità, trovando sul tema un alleato di ferro come Conte, con il classico “no alla guerra”: ma non ditelo a Carlo Calenda

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno

Lucio non Presta l’altra guancia

Forse è l’unico che può rompere le uova al Festival di Sanremo: Lucio Presta, uno dei protagonisti del mercato delle star televisive, con il suo libro L’uragano soffia sul fuoco. E il Corriere della Sera offre molto spazio all’agente che se la prende con Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli, Amadeus, Maria De Filippi, la Rai. L’unico che viene graziato è Urbano Cairo, che oltre a essere editore del Corsera è proprietario di La7, e guarda caso tutte le stelle del piccolo schermo che vengono citate lavorano con le reti concorrenti. A proposito, dagli uffici romani della televisione di Urbanetto ricordano che è ancora vacante il posto di amministratore delegato, lasciato vuoto con la prematura morte di Marco Ghigliani. E qualcuno vaticina un futuro manageriale per Presta, alla guida di una tivù privata…

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Lucio Presta (Imagoeconomica).

Belloni sulla neve, al Cimone, e una villa…

Ora si parla di appalti, su Domani, ma sì, qualche giorno fa quella signora sugli sci era proprio Elisabetta Belloni, la (ex) candidata grillina alla presidenza della Repubblica, l’ex dirigente dei Servizi segreti, al vertice del Dis, l’ex consigliera personale di Ursula von der Leyen all’Unione europea. È andata sul monte Cimone, «in quanto la mamma Lea era sestolese doc, che sposò l’ingegner Giorgio Belloni e si trasferì nella Capitale», hanno sottolineato le gazzette locali. Una giornata sulla neve, spinta da Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone. Con Magnani pronto a dire a Il Resto del Carlino che la presenza belloniana è «un onore e un incentivo a proseguire il nostro impegno nel migliorarci continuamente nell’impiantistica e nelle iniziative promozionali», con un “autogossip” della stessa Belloni, con la decisione di restaurare la villa di Sestola lasciata dalla madre a lei e alla sorella, oltre che per un valore affettivo anche per l’aumentata attrattività turistica della zona. E Domani parla proprio di 331 mila euro per i lavori di sicurezza di una villa

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Elisabetta Belloni (Imagoeconomica).

Le case popolari occupate? Ai poliziotti

Per qualcuno è un incentivo, per altri si tratta comunque di una motivazione per impegnare i poliziotti negli sgomberi, fatto sta che l’iniziativa non cadrà nel vuoto: le unità immobiliari dell’Ater di Roma, ossia le case popolari, se liberate dall’occupazione abusiva e ancora in attesa di un’assegnazione saranno destinate alle forze dell’ordine. L’accordo è ufficiale, scritto nero su bianco, tra il ministero dell’Interno e la Regione Lazio. L’intesa tra il ministro Matteo Piantedosi e il governatore regionale Francesco Rocca dovrebbe anche riuscire a risolvere la cronica assenza di appartamenti a Roma per le forze dell’ordine. Però ad alcuni giuristi tutto questo non piace, dato che «è come arrestare gli autori di un furto e poi, se nessuno reclama il denaro o i gioielli ritrovati, autorizzare la divisione del bottino tra coloro che hanno compiuto l’arresto». Per ora nel governo qualcuno si limita a commentare che «sarà grande festa quest’anno per la liberazione. Sì, delle case occupate».

L’ennesimo zampino di Bettini tra Schlein e Conte e le altre pillole del giorno
Matteo Piantedosi e Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

Sanremo al via. Il blitz di Fiorello: “Vi auguro tante polemiche”. Conti si commuove ricor…

AGI - "Pop, rock, rap, ballad, ritmi diversi: un mix fondamentale per raccontare la musica italiana di oggi. Rispetto all'anno scorso, a Sanremo penso ci siano ancora più varietà e freschezza, e ogni esibizione e' studiata come uno spettacolo a se', per un'edizione del Festival che dedichiamo con grande affetto al nostro 'maestro', Pippo Baudo". Cosi' Carlo Conti sintetizza la 76esima edizione del Festival della Canzone Italiana che sara' in onda da martedi' 24 a sabato 28 febbraio in prima serata su Rai 1, Rai Radio2, RaiPlay e Rai 4K.

Conti sarà affiancato per tutte le cinque serate da Laura Pausini, mentre di giorno in giorno si affiancheranno anche alcuni co-conduttori: Can Yaman, martedì; Pilar Fogliati, Achille Lauro, Lillo, mercoledì; Irina Shayk, giovedì; Bianca Balti venerdì; Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica, sabato. Nella seconda e nella terza serata ci sarà anche Gianluca Gazzoli per presentare la gara dei Giovani.
Tutte le sere, poi collegamenti in diretta con la Costa Toscana e Max Pezzali che, nel primo appuntamento sarà accompagnato da Olly, vincitore del Festival 2025.
Non mancheranno i super ospiti, come Tiziano Ferro, nella prima serata, Eros Ramazzotti ed Alicia Keys, Virginia Raffaele e Fabio De Luigi nella terza, Andrea Bocelli nella Serata Finale.
Tre, infine, i Premi alla Carriera: Caterina Caselli, Mogol e Fausto Leali. 

Al centro della manifestazione, la musica e i cantanti in gara con i 30 Campioni che interpreteranno ognuno una canzone scelta in accordo con il Direttore Artistico e con Rai: Arisa, Bambole di Pezza, Chiello, Dargen D'Amico, Ditonellapiaga, Eddie Brock, Elettra Lamborghini, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Fedez & Masini, Francesco Renga, Fulminacci, J-Ax, LDA e AKA7even, Leo Gassmann, Levante, Luche', Malika Ayane, Mara Sattei, Maria Antonietta & Colombre, Michele Bravi, Nayt, Patty Pravo, Raf, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sayf, Serena Brancale, Tommaso Paradiso, Tredici Pietro.
Sanremo sarà' anche un momento importante per i 4 artisti selezionati attraverso Sanremo Giovani 2025 e Area Sanremo, che parteciperanno nella sezione Giovani con la canzone che gli ha assicurato un posto all'Ariston: Angelica Bove ("Mattone"), Nicolo' Filippucci ("Laguna"), il trio Blind, El Ma & Soniko ("Nei miei DM") e Mazzariello ("Manifestazione d'amore"). Il vincitore della sezione Nuove proposte sarà decretato nella terza serata del festival.
Tutti i cantanti saranno accompagnati dall'Orchestra del Festival, diretta da Pinuccio Pirazzoli, composta come sempre da musicisti professionisti, in parte scelti dalla Rai e in parte messi a disposizione dalla Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo, e dai vocalist. 

Il ricordo di Baudo e la commozione di Carlo Conti

 "È toccato a me fare il primo festival senza Pippo Baudo. Per questo è doveroso dedicarlo a lui, ho voluto intitolargli anche il mio camerino". Carlo Conti per un attimo abbandona il suo tradizionale ablomb si commuove durante conferenza stampa si presentazione del Festival ricordando uno dei padri della tv italiana che ha condotto ben 13 edizioni di Sanremo. Mi commuovo, è l'età, siamo esseri umani...". Poi torna sull'incontro con Mattarella al Quirinale. "La più grande soddisfazione è stato l'incontro con il presidente della Repubblica, il momento forse più importante della mia carriera".

Le pressioni su Pucci? Fantascienza pura

"Fantascienza pura". Carlo Conti torna a ribadire di non aver ricevuto alcuna pressione sul caso Pucci il comico prima invitato a Sanremo e poi autore di una clamorosa retromarcia che ha innescato uno scontro politico. "Non pensavo che Pucci suscitasse tutte queste polemiche, è stato ospite in miliardi di trasmissioni e ha fatto tantissimi spettacoli. Sono andato a vedere il suo spettacolo teatrale e - sottolinea il direttore artistico del Festival - non ci ho trovato niente di scandaloso. Mi dispiace umanamente e professionalmente per lui ma lo capisco perché siamo stati tutti testimoni di quel che è successo su quel palco a Crozza, un grande fuoriclasse.

Il blitz di Fiorello: "Vi auguro tante polemiche"

"Ciao a tutti, mi mancate... Vi auguro tante polemiche". Fiorello irrompe nella conferenza stampa di presentazione del festival di Sanremo, all'Ariston, in video chiamata con il direttore di Rai Radio 2, Giovanni Alibrandi. Poi incalza Carlo Conti: "Se lunedì non hai impegni sarai il co conduttore di 'La Pennicanza'. Chi la fa l'aspetti, sono 10 giorni che chiami la gente a sua insaputa...". "Da casa a Firenze accetto volentieri", ribatte il direttore artistico del Festival.

Meloni: "Io al Festival? Fantasanremo"

 "Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti. Eppure la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore e' stato nuovamente incalzato in conferenza stampa su questa mia fantomatica presenza. A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo e' un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale. Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che Sanremo sapra' brillare senza ospiti immaginari. Perche' e' la piu' grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica". Cosi', in un post su X, la premier Giorgia Meloni. 

 

 

La città accoglie il Festival

Profumo di focaccia nei vicoli del centro tra il viavai di 'musicologi' con il pass stampa che sventola in bella vista. Una Sanremo blindata si prepara ad ospitare la 76esima edizione del Festival. Domani si alza il sipario. Dopo la sbornia olimpica (con il record di medaglie per gli azzurri) i riflettori si spostano su Sanremo che cedendo il passo ai Giochi ha posticipato all'ultima settimana di febbraio la partenza. I fuochi di artificio hanno accolto già ieri sera i primi arrivi da tutta Italia. Una pattuglia di giornalisti, turisti e curiosi sbarcata nella città ligure.

Cacciatori di autografi

Chi in aereo (via Genova o anche via Nizza) e chi in treno. Intanto già da questa mattina piccoli gruppetti di 'cacciatori di autografi' marciano tra l'Ariston e gli alberghi nella speranza di intercettare le star in gara. Amplificatori in strada, furgoni per le dirette televisive e ambulanze. Il tutto mentre per i residenti inizia un 'normale' lunedì. Tra disagi e sorrisi dei commercianti. Mamme con il passeggino e alunni con lo zaino si affrettano per non perdere il suono della campanella. Si intrufolano tra la rete di metal detector che circonda il centro.

Il traffico è deviato. "Come usciamo stasera? La città è bloccata", dice Efisia che lavora in un negozio di prodotti tipici della Liguria. Abita a Castellaro, sulle colline, a circa 13 chilometri da Sanremo. "Non posso venire al lavoro in auto. Mi sposto in bus ma è un grande disagio". I varchi circondano la cosiddetta zona rossa (piazza Colombo, teatro Ariston, via Matteotti, via Mameli e piazza Borea D'Olmo) costantemente vigilata da forze dell'ordine e dagli steward.

Per gestire la folla è stato creato un canale pedonale continuo tra piazza Colombo e il Palafiori, supportato da navette. Il festival come una calamita monopolizza la vita della città. Con qualche eccezione. Una famiglia francese si guarda intorno stupita dopo aver fatto scorta di olio ligure. Il Festival? "Non siamo qui per quello ma vogliamo visitare solo la città e la Liguria".

 

Record di abbonati per il britannico Spectator: una lezione per l’Italia?

Il depresso mondo dell’editoria, tra il fantastiliardario Jeff Bezos che licenzia centinaia di giornalisti al Washington Post, e John Elkann che mette in vendita Repubblica e tutto il gruppo Gedi, non è solo una geremiade di copie in calo e un declino inarrestabile. Dalla Gran Bretagna arriva una notizia: lo Spectator, periodico di riferimento dell’area Tory e dell’alta borghesia intellettuale, ha toccato il numero più alto di sempre di abbonati. E non è un record qualsiasi perché la rivista è il settimanale più antico del mondo: da quasi 200 anni infatti esce puntualmente ogni settimana.

Record di abbonati per il britannico Spectator: una lezione per l’Italia?
John Elkann (Ansa).

In 10 anni gli abbonamenti sono passati da 40 mila a 120 mila

L’autorevole testata, famosa per le sue copertine di vignette, solo pezzi di analisi e commenti senza foto o immagini, veleggia poco sotto i 120 mila abbonati, mentre 10 anni fa languiva attorno alle 40 mila copie. Sono numeri da far invidia a un quotidiano, in un Paese come l’Italia dove il Corriere della Sera è l’unico giornale sopra le 100 mila copie (secondo i dati ADS dello scorso dicembre) e dove peraltro ancora una grossa fetta di abbonati è su carta. Oltremanica la cadenza ogni sette giorni piace perché, in un mondo dove tutto passa per lo schermo del telefonino, il lettore sente il bisogno di sfrondare e capire la realtà. E sfogliare la carta aiuta.

La scommessa dell’editore

Il record, mentre gli altri settimanali inglesi sono fermi o in calo (l’Economist, la cui prima azionista è ancora la Exor di Elkann, è stabile attorno alle 160 mila copie in abbonamento) arriva peraltro dopo una fase di forte incertezza: negli ultimi anni, lo Spectator era stato di proprietà dei gemelli Barclay, tra gli uomini più ricchi d’Inghilterra, che detenevano anche il quotidiano Daily Telegraph, anch’esso voce, ma più popolare, del mondo conservatore. Ma la famiglia Barclay è finita travolta dai debiti e da litigi interni, il gruppo è stato pignorato dalle banche, e i giornali sono stati messi in vendita per fare cassa. Lo Spectator è così finito in mano alla finanziere d’assalto Sir Paul Roderick Clucas Marshall. Sembrava una mossa azzardata, tanto più perché il nuovo editore aveva scelto come direttore un uomo senza esperienza di carta stampata: l’ex deputato Tory Michael Gove (un po’ come quando l’ex premier Matteo Renzi divenne direttore del Riformista). Ma, contro ogni aspettativa, Gove ha dato una sterzata al settimanale, su una posizione di feroce critica all’attuale governo laburista, portandolo a livelli mai visti, cosa che conferma una verità fondamentale del mondo dell’editoria: il giornale d’opposizione premia sempre.

Record di abbonati per il britannico Spectator: una lezione per l’Italia?
Michael Gove (Ansa).

La rivincita del settimanale

Dati per morti, perché dinosauri fuori tempo nel mondo dell’informazione in tempo reale e dei social media, i settimanali hanno invece ancora un futuro e il caso dello Spectator indica la via: giornalismo di qualità, firme, cura estrema degli articoli e della scrittura, argomenti mai banali e senza paura di andare contro-corrente. I giornali italiani dovrebbero prendere nota.

Nasce il nuovo governo in Olanda: chi è Rob Jetten, premier più giovane di sempre

Al via il nuovo governo in Olanda. L’esecutivo di minoranza formato dai progressisti del D66, dai liberali del Vvd e dai cristiano-democratici del Cda ha giurato davanti al re, aprendo una nuova fase politica. A guidarla è Rob Jetten, il più giovane primo ministro nella storia olandese. Il leader del D66, classe 1987, europeista e paladino dei diritti civili, aveva ottenuto una vittoria a sorpresa alle elezioni del 22 ottobre, superando l’ultradestra di Geert Wilders.

È stato ministro del Clima e dell’energia nel quarto governo Rutte

Nasce il nuovo governo in Olanda: chi è Rob Jetten, premier più giovane di sempre
Rob Jetten (Ansa).

Nato il 25 marzo 1987 a Veghel, nel Brabante Settentrionale, Jetten ha studiato presso l’Università Radboud di Nimega, ottenendo un bachelor of arts e poi un master of arts in Pubblica amministrazione. Tra il 2008 e il 2009 è stato presidente nazionale dei Giovani democratici, organizzazione giovanile del D66, mentre nel 2010 è stato eletto come membro del consiglio comunale di Nimega, rimanendo in carica fino al 2017 in qualità anche di capogruppo del partito. Durante le elezioni legislative del 2017 è stato eletto alla Tweede Kamer nelle file del D66 e nel 2018 è stato nominato capogruppo alla seconda camera del parlamento, diventando il più giovane a ricoprire tale carica. Come membro del parlamento è stato tra i principali fautori della legge sul clima tanto da essere stato soprannominato “klimaatdrammer”. Nel 2022 è entrato a far parte del quarto governo Rutte come ministro senza portafoglio del Clima e dell’energia. L’anno successivo è diventato leader dei Democratici 66 succedendo a Sigrid Kaag. Nel 2024 è subentrato a quest’ultimo come ministro delle Finanze (rimanendo in carica per pochi giorni).