La controproposta dell’Iran in 10 punti al piano Usa per la tregua

L’Iran ha comunicato al Pakistan la sua risposta in 10 punti al piano statunitense per una tregua, «respingendo il cessate il fuoco e sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto», come ha spiegato l’agenzia Irna. La controproposta di Teheran – che non è stata ancora resa ufficiale – include una serie di richieste, tra cui lo stop ai conflitti nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, risarcimenti e la revoca delle sanzioni. Ecco quali dovrebbero essere i 10 punti.

  1. Fine permanente della guerra, con la cessazione totale degli attacchi congiunti da parte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
  2. Revoca immediata delle sanzioni con l’eliminazione totale di tutte le restrizioni economiche e commerciali imposte dagli Stati Uniti e dalle Nazioni Unite.
  3. Riparazioni per danni di guerra: l’Iran chiede indennizzi finanziari per le distruzioni subite durante il conflitto.
  4. Un protocollo per lo Stretto di Hormuz, con la definizione di nuove regole di transito e il riconoscimento dell’autorità iraniana sulla gestione della rotta.
  5. Riconoscimento del ruolo geopolitico dell’Iran in Medio Oriente, accompagnato dalla fine delle interferenze esterne negli affari dei Paesi alleati della Repubblica Islamica (come Iraq e Siria).
  6. Garanzie formali e vincolanti che non ci saranno ulteriori aggressioni militari una volta raggiunto l’accordo.
  7. Riconoscimento del diritto dell’Iran a sviluppare energia nucleare per scopi pacifici.
  8. Garanzie di sicurezza per Hezbollah con l’impegno formale di Israele di cessare gli attacchi contro il gruppo libanese.
  9. Stop all’armamento dei Paesi considerati ostili dall’Iran nella regione.
  10. Quadro per la sicurezza regionale con una proposta di governance collettiva del Medio Oriente che includa formalmente l’Iran e i suoi partner.

Tremano ancora i Campi Flegrei, scossa di magnitudo 3.3

AGI - Nuovo sciame sismico in corso nei Campi Flegrei. La scossa più rilevante alle 4.32 del mattino, con magnitudo preliminare 3.3, a una profondità di 2,4 km ed epicentro nei pressi della Solfatara. Altra scossa avvertita dalla popolazione dell'area compresa tra Pozzuoli e alcuni quartieri di Napoli alle 4.38, di magnitudo 2,6. Non si registrano danni. In corso verifiche. 

Campi Flegrei, Ingv: "La vera insidia sono le esplosioni freatiche"

"Il sistema è in movimento, e prima o poi accadrà. È un vulcano attivo. Anche il Vesuvio prima o poi erutterà. Ma oggi il magma non si muove. La vera insidia, adesso, è l'ipotesi di esplosioni freatiche: quelle sì, sono imprevedibili". Il presidente dell'Ingv, Fabio Florindo, fa il punto con l'AGI sulla situazione sismica e vulcanica dei Campi Flegrei, dopo l'ennesima scossa avvertita in città. "Spesso si confondono due fenomeni, il bradisismo e il rischio sismico - spiega Florindo - il primo e' un processo lento di sollevamento o abbassamento del suolo, tipico delle aree vulcaniche. Ai Campi Flegrei siamo in fase di sollevamento da oltre 20 anni, per un totale di circa 145 centimetri. Un sollevamento causato da gas caldi in pressione, non da magma in risalita. Il rischio sismico invece è una formula: pericolosità per esposizione e per vulnerabilità. Conta se ci sono persone, quante ce ne sono, e in che tipo di edifici vivono".

"Abbiamo una sorta di 'campana' che si solleva dal centro dei Rioni Terra - la sua risposta - e tutta l'area attorno è sottoposta a stress. La crosta si deforma e ogni tanto rilascia energia. Si generano fratture e quindi piccoli sciami. L'evento di oggi, ad esempio, ha avuto epicentro nel cratere degli Astroni, più interno rispetto a quello di ieri, ma sempre dentro l'area in sollevamento".

Florindo entra nel merito: "Non è tanto l'eruzione classica che ci preoccupa, ma le esplosioni freatiche. In un sistema idrotermale attivo, se i gas caldi entrano in contatto con falde superficiali, possono provocare vere e proprie esplosioni: il terreno, le strade, le case vengono letteralmente scaraventati in aria. E quelle sono difficili da prevedere". L'Ingv, però, lavora con una rete di monitoraggio tra le più avanzate al mondo.

Quando scade l’ultimatum di Trump all’Iran e cosa può succedere

Il presidente Donald Trump ha concesso all’Iran fino alle 20 di martedì 7 aprile 2026 (ora americana) per trovare un accordo ed evitare un attacco su larga scala «che potrebbe annientare il Paese in una sola notte». «Vedremo cosa succederà, stanno negoziando, credo in buona fede», ha detto il presidente degli Stati Uniti rispondendo a una domanda dei giornalisti alla Casa Bianca. «Dopo di che non avranno più ponti né centrali elettriche, torneranno all’età della pietra». Gli Usa, ha continuato, hanno infatti un piano per distruggere «in quattro ore» tutti i ponti e le centrali elettriche in Iran. Teheran, preoccupata per la minaccia, ha invitato giovani, studenti, atleti, universitari e professori a formare catene umane intorno alle infrastrutture energetiche per scongiurare che vengano annientate.

Trump potrebbe estendere l’ultimatum…

Ma cosa può succedere, qualora non si trovi un accordo entro il tempo concesso dal tycoon? Secondo un alto funzionario dell’amministrazione americana citato da Axios, Trump potrebbe estendere l’ultimatum all’Iran perché riapra lo Stretto di Hormuz, se riscontrerà progressi verso un accordo. «Se il presidente vede un accordo in arrivo, probabilmente si tratterrà. Ma lui e solo lui prende questa decisione», ha dichiarato la fonte. Un’altra ha invece espresso «scetticismo» nei confronti della possibilità di una proroga. Il vicepresidente JD Vance e i due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner starebbero invece spingendo per raggiungere un’intesa subito, se possibile.

Quando scade l’ultimatum di Trump all’Iran e cosa può succedere
Donald Trump (Ansa).

… o attaccare subito dopo la scadenza

Scenario opposto quello delineato da Wall Street Journal, secondo cui cresce il pessimismo tra i negoziatori sulla possibilità che l’Iran accetti la richiesta di Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz entro la scadenza fissata dalla Casa Bianca. Secondo quanto riferito al quotidiano da fonti a conoscenza dei colloqui, funzionari statunitensi ritengono che il divario tra Stati Uniti e Iran sia ancora troppo ampio per essere colmato nei tempi previsti, alimentando il timore di un’escalation militare. Un eventuale ordine di attacco contro infrastrutture energetiche iraniane, spiegano le fonti, potrebbe arrivare subito dopo la scadenza fissata dal presidente. Politico ha aggiunto che il Pentagono sta ampliando l’elenco dei siti energetici iraniani che potrebbe colpire, includendovi strutture che forniscono energia e carburante sia ai civili sia alle forze armate, in quella che è ritenuta una via per aggirare le eventuali accuse di crimini di guerra. La convenzione di Ginevra concede infatti un margine di manovra quando i siti oggetto di attacchi sono usati sia dai civili sia dai militari. Prendere di mira infrastrutture civili critiche potrebbe essere considerato crimine di guerra, ma i bersagli potrebbero essere considerati validi se hanno un duplice uso (non solo civile ma anche militare).

La posizione dell’Iran: no cessate il fuoco ma fine della guerra

Intanto l’Iran ha respinto la proposta di un cessate il fuoco di 45 giorni, chiedendo invece la fine definitiva della guerra. Teheran ha comunicato la sua posizione agli Stati Uniti tramite il Pakistan, che funge da intermediario chiave. Il messaggio includerebbe una risposta in 10 punti con proposte di ricostruzione e la revoca delle sanzioni. «Accettiamo la fine della guerra solo con la garanzia di non essere attaccati di nuovo», ha dichiarato all’Associated Press Mojtaba Ferdousi Pour, capo della missione diplomatica iraniana al Cairo.

Per l’intelligence Usa e israeliana Mojtaba Khamenei «è ricoverato a Qom in stato di incoscienza»

Mojtaba Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, è «a Qom in condizioni gravi, incapace di essere coinvolto in qualsiasi processo decisionale del regime». Lo indica un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, citata dal quotidiano Times. Secondo il documento il figlio di Ali Khamenei, che ne ha preso il posto dopo la sua morte, verserebbe in stato di incoscienza. Si tratta della prima volta che un rapporto rivela pubblicamente, dall’inizio della guerra, il luogo in cui si troverebbe Khamenei, rimasto ferito il 28 febbraio negli attacchi in cui è rimasto ucciso il padre. Teheran, da allora, sostiene che la Guida Suprema abbia solo riportato ferite dalle gambe: ma da quei raid non è mai apparso in pubblico e i suoi pochi discorsi sono stati letti da speaker. Nell’ultimo, Khamenei avrebbe condannato i continui attacchi alle infrastrutture civili nella Repubblica Islamica, «crimini contro l’umanità commesso dal governo statunitense e dal sanguinario regime israeliano», puntando il dito contro «le istituzioni internazionali rimangono in silenzio e indifferenti, e forse persino complici dell’aggressione, diventando partner nell’alimentare questo fuoco».

Crosetto: “Il rischio di questo conflitto è la follia, non abbiamo imparato nulla da Hiroshima”

AGI - "Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo" con la guerra in Iran, "è una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti": lo ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, commentando il nuovo ultimatum di Donald Trump in un'intervista al Corriere della Sera. "C'è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere", ha sottolineato Crosetto, "e questo pone chi ha voglia di ragionare di fronte alla grande debolezza del multilateralismo, che non ha saputo prendere lezioni da quanto era accaduto nel secolo scorso e non ha consolidato gli anticorpi per ciò che stiamo vivendo ora".

Il timore di Crosetto è "che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più": "Perché so che l'umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia, sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla". "Il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione di un livello superiore", ha aggiunto. Il ministro ha lamentato che l'ONU è stata "lasciata morire lentamente: le abbiamo fatto perdere ogni capacità di influenza e di ruolo".

La potenza militare e la durata dei conflitti

"In uno scenario come quello che stiamo affrontando conta purtroppo per noi soltanto la potenza," ha osservato il ministro, "ma non illudiamoci che si possa parlare di potenza tecnologica o economica, quello che davvero stanno facendo contare è la potenza militare". "Nonostante quella però il conflitto in Ucraina e quello in Iran dimostrano che a determinare la durata dei conflitti è la capacità di resistenza della parte più debole", ha aggiunto, "era successo già in Afghanistan, ma anche in quel caso nessuno ha pensato di mettere a frutto l'esperienza. E così si è alimentato il terrorismo fondamentalista".

Il ruolo di Trump e l'Iran

"Trump è il leader di una nazione sovrana e nessuno dall'esterno è in grado di influenzarlo", ha aggiunto Crosetto, che ha detto di non credere a una procedura di impeachment. "Non mi pare neppure che i suoi nemici ci pensino", ha sottolineato nell'intervista al Corriere della Sera, "Credo semplicemente che dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo. L'Iran degli ayatollah, a capo dell'integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione".

L'Europa, l'Italia e l'alleanza con gli Stati Uniti

L'Europa "fa ciò che può ma non mi pare con successo", ha riconosciuto il ministro della Difesa, "intanto ognuno dovrebbe fare la propria parte. Io rivendico che l'Italia abbia preso una posizione importante e seria quando ha detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni". "L'Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti", ha sottolineato, "soltanto chi è stupido può pensare che si possa rompere questa alleanza. Pensiamo a oggi, pensiamo all'Iran che decida di reagire lanciando un razzo contro di noi. Se non ci fosse la difesa della NATO ogni Paese rischierebbe molto di più e sarebbe molto più indifeso".

Il futuro della NATO e la diplomazia

Ma gli Stati Uniti di Trump vogliono uscire dalla NATO. "Non credo e (il presidente americano) non può farlo", ha osservato Crosetto, "gli servirebbe il voto del Congresso e dubito che sarebbe favorevole. Potrebbe invece decidere di ritirare i soldati dall'Europa. E questo ci renderebbe più deboli, meno difesi. In questo momento non siamo in grado di reagire tutti insieme sostituendoli". Servono, sostanzialmente, "dialogo e attività diplomatica. Trump ha l'agenda dettata dalla volontà di vincere in fretta anche perché dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm. Questa guerra sta mettendo a rischio anche gli Stati Uniti nella loro leadership mondiale". L'Italia ha negato l'uso della base di Sigonella ma c'è il sospetto che in altri casi l'abbia concesso. "Lo negherò certamente" in Parlamento, ha affermato il ministro Crosetto, "perché è falso ma non credo esista sospetto perché non è un tema gestito dalla politica ma militare. Abbiamo l'obbligo di lasciare aperte le basi perché questo prevedono i trattati e perché tutti i governi si sono comportati allo stesso modo, ma abbiamo regole. Sono accordi che non abbiamo sottoscritto noi, se ai nostri predecessori non piacevano avrebbero potuto annullarli o quantomeno metterli in discussione. Non mi risulta che ciò sia avvenuto".

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana

Tra i funzionari c’è chi scherza e liquida l’idiosincrasia con una battuta: «È arrivata Jackie Kennedy a Montecitorio». Lorenzo Fontana non ha ideato per il Palazzo che ospita la Camera un piano di restauro conservativo così elaborato come quello ambizioso che avviò la first lady statunitense per la Casa Bianca a partire dal 1961. Per lo meno, non ha riunito un comitato composto da famosi collezionisti e decoratori e direttori di musei. Allergico a quasi ogni forma d’arte realizzata dopo il 1800, la terza carica dello Stato nel tempo ha semplicemente proceduto a una sorta di restaurazione conservativa che ha portato a un restyling senza clamore del Palazzo, con lo spostamento di quadri e opere contemporanee, anche molto belli, che ora sono meno visibili.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

Il quinto Stato di Ceroli e Orme di leggi di Lai trasferiti ai piani ‘bassi’

L’operazione ha riguardato in primo luogo l’ala berniniana di Montecitorio dove si trovano lo studio, la Biblioteca del presidente e la sala arredata come un salottino utilizzato per accogliere i suoi ospiti in occasione di brevi incontri. La maggior parte dei quadri di queste sale rispecchia il gusto dell’ospite e sono rimaste pochissime opere contemporanee, per lo più sistemate in posizioni poco visibili. Ma negli anni l’operazione si è allargata ad altre aree della Camera. Per esempio Il quinto Stato di Mario Ceroli (1984) è stato fatto traslocare ai piani ‘bassi’. L’opera si trovava in uno dei corridoi più ‘battuti’ del palazzo, quello che collega il Transatlantico e la galleria dei presidenti con l’ingresso principale, a pochi passi dall’accesso alle toilette e al barbiere, tra le poste, le spedizioni e il tabaccaio.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il Transatlantico di Montecitorio (Imagoeconomica).

Ora, certamente parte di un progetto più ampio, il quadro è stato trasferito nell’auletta, assai meno frequentata, al piano terra del Palazzo dei gruppi parlamentari. L’opera è proposta insieme ad altre contemporanee, Orme di leggi di Maria Lai e Macchina tessile di Gino Severini. Forse valorizzata per chi frequenta occasionalmente l’auletta per convegni e riunioni, certamente tolta dalla vista quotidiana di deputati, dipendenti e assistenti di Montecitorio che amavano ammirare l’enorme tela (4×7 metri e mezzo) che ritrae sagome umane in movimento, a richiamare la marcia dei lavoratori del capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il quinto Stato di Mario Ceroli (Ansa).

“Risparmiata” Look down di Jago

Macroscopica invece è stata la tolleranza del presidente nei confronti di un’opera che dallo scorso giugno è sistemata nel cortile d’onore del Palazzo, Look down di Jago. È stato l’autore a offrire la scultura dal valore milionario in prestito a Montecitorio. L’opera in marmo ritrae un neonato nudo, raggomitolato a terra e, nelle intenzioni dell’artista, rappresenta «un invito a guardare in basso ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili». Il presidente l’ha accolta con gentilezza. Non che gradisca la scultura – si commenta nei corridoi, con rassegnazione – ma in questo caso, da buon cattolico, non poteva rifiutare.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana con l’artista Jago, alla cerimonia d’inaugurazione dell’opera Look Down nel cortile di Montecitorio (Ansa).

Sottoposta a fermo la nave di Sea-Watch Aurora dopo aver salvato 44 migranti

AGI - Sottoposta a fermo dalle autorità italiane il natante veloce della Sea-Watch Aurora che, nei giorni scorsi, aveva salvato 44 migranti, bloccati per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata, e li aveva condotti a Lampedusa sabato scorso. La ong tedesca ora rischia una multa fino a 10 mila euro. La motivazione addotta è che il team non avrebbe informato le milizie libiche dei piani di salvataggio.

"Ma noi chiediamo - è la replica - perché mai avremmo dovuto informare delle milizie che abusano, torturano e rapiscono persone in cerca di rifugio? L'Italia trattiene la nostra nave di soccorso Aurora nonostante 71 persone risultino disperse dal terribile naufragio di Pasqua nel Mediterraneo". Alarm Phone aveva allertato le autorità europee in merito alle persone bloccate già dall'1 aprile, "eppure non è arrivato alcun aiuto per soccorrere i sopravvissuti". Venerdì, l'unità veloce Aurora era così salpata verso la piattaforma petrolifera e ha portato tutti a Lampedusa sabato mattina.

Oltre al trattenimento dell'imbarcazione di soccorso, l'organizzazione umanitaria tedesca rischia una multa tra i 2 mila e i 10 mila euro. La durata esatta del fermo e l'importo della multa saranno comunicati nei prossimi giorni. Secondo quanto dichiarato, i superstiti erano bloccati sulla piattaforma dal lunedì precedente. Secondo quanto ricostruito, dopo che Alarm Phone aveva allertato le autorità europee sulla presenza di persone in difficoltà già l'1 aprile, l'equipaggio della nave di soccorso Aurora era salpato verso la piattaforma petrolifera il 3 aprile. L'equipaggio ha tratto in salvo tutti i 44 migranti e li aveva portati a Lampedusa la mattina del 4 aprile.

Il fermo della nave e il decreto Piantedosi

Le autorità italiane hanno ora fermato la nave di soccorso in base al cosiddetto Decreto Piantedosi, affermando che l'organizzazione non aveva informato le autorità libiche delle sue operazioni. Poco più di una settimana fa, le autorità italiane hanno fermato anche la seconda nave di soccorso di Sea-Watch, la Sea-Watch 5.

Il commento di Sea-Watch sulla situazione nel Mediterraneo

Commenta Giulia Messmer, portavoce della ong tedesca: "Mentre centinaia di persone stanno annegando nel Mediterraneo, l'Italia blocca le navi che potrebbero salvarle. 44 persone sono rimaste bloccate su una piattaforma petrolifera per cinque giorni e nessuno Stato europeo è venuto in loro aiuto. Chiunque criminalizzi il salvataggio sceglie consapevolmente la morte al posto della vita umana". E ancora: "Negli ultimi 10 anni, nel Mediterraneo sono stati documentati oltre 70 episodi di estrema violenza perpetrati da soggetti libici, tra cui sparatorie contro navi di soccorso e persone in fuga, la maggior parte dei quali attribuiti alla cosiddetta Guardia costiera libica. Solo nel 2025, sono stati registrati oltre 20 di questi episodi".

L'alleanza Justice Fleet e le sentenze dei tribunali italiani

Il 5 novembre scorso, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso hanno quindi formato l'alleanza Justice Fleet e interrotto le comunicazioni operative con le autorità libiche. In due casi, i tribunali italiani si sono già pronunciati a loro favore. Negli ultimi anni, i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il ruolo fondamentale della ricerca e del soccorso civile e hanno chiarito che la Guardia costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono soggetti di soccorso legittimi "e che obbedire alle loro istruzioni viola il diritto internazionale".

Il tragico bilancio dei naufragi nel Mediterraneo

Il nuovo fermo è scattato dopo un tragico fine settimana, segnato dalla tragedia di Pasqua con "71 persone - ricorda Sea-Watch - che risultano disperse a causa del naufragio nel Mediterraneo centrale. Nei giorni precedenti, almeno 104 persone avevano perso la vita nel tentativo di attraversare il mare. Il primo aprile, la Guardia Costiera italiana ha recuperato 19 corpi".

Spari da uno scooter, muore 20enne a Napoli. Un coetaneo ucciso a Crema a colpi di coltell…

AGI - Agguato a Napoli con una giovane vittima. Questa mattina, intorno alle 5.10, i carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli e del nucleo operativo di Poggioreale sono intervenuti in via Carlo Miranda, nei pressi del bar Lively. Sconosciuti in scooter hanno esploso alcuni proiettili, colpendo al torace Fabio Ascione, 20 anni compiuti il 26 marzo scorso.

Il ragazzo è stato trasportato al pronto soccorso di Villa Betania, ma è morto in ospedale. Indagini in corso per ricostruire dinamica e matrice dell'omicidio. 

A Crema 20enne muore in ospedale dopo un'aggressione

A Crema un ventenne è morto in ospedale dopo aver subito un'aggressione. È quanto avvenuto nel quartiere San Bernardino di Crema, in provincia di Cremona. Il ragazzo, un nordafricano, sarebbe stato colpito con un'arma da taglio, presumibilmente un coltello, e da una spranga. L'allarme è scattato poco dopo le 22.30. L'aggressore, anche lui straniero, è un 17enne che è scappato a piedi ma i carabinieri di Crema e del Nucleo investigativo di Cremona, coordinati dalla procura, lo hanno rintracciato.

 

Più competenti ma più esposte: le donne e il paradosso dell’IA

Le donne stanno imparando a usare l’intelligenza artificiale più velocemente degli uomini. Fin qui, tutto bene. Poi però si scopre che sono anche più esposte ai lavori che l’intelligenza artificiale può automatizzare. Non è una provocazione, è quello che emerge da un’analisi del World Economic Forum. La sintesi è semplice, quasi brutale.

Più competenti ma più esposte: le donne e il paradosso dell’IA
I lavori svolti dalle donne sono quelli più esposti all’automazione (foto di Wocintechchat via Unsplash).

I lavori svolti dalle donne sono quelli più a rischio automazione

Le donne si aggiornano più in fretta proprio in quei settori che rischiano di sparire prima. Il paradosso è tutto qui. Il divario nelle competenze collegate all’uso dell’intelligenza artificiale si restringe in 74 Paesi su 75. Ma la distribuzione del rischio resta sbilanciata. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il 29 per cento delle occupazioni a prevalenza femminile è esposto all’intelligenza artificiale generativa, contro il 16 per cento di quelle maschili. Non solo. La fascia di rischio più alta è molto più popolata da lavori femminili. Studiare non basta se la struttura del mercato resta quella. Il problema, infatti, non è nell’intelligenza artificiale. È nei lavori. Non quelli del futuro, sviluppatori, ingegneri, gente con hoodie e stock option, ma quelli che tengono insieme il nostro presente: amministrazione, back office, assistenza, gestione. Insomma, tutto ciò che è ripetitivo, standardizzabile, prevedibile. Esattamente quello che un algoritmo fa meglio.

Più competenti ma più esposte: le donne e il paradosso dell’IA
Lavoro di back office (foto di Mimi Thian via Unsplash).

L’IA ottimizza i processi ma non decide chi sparecchia

Poi c’è un dettaglio che non è un dettaglio. Il lavoro di cura. Non retribuito, invisibile, ma decisivo. Le donne continuano a farsene carico in misura oltre tre volte superiore rispetto agli uomini. È un dato noto, e proprio per questo quasi ignorato. Qui l’automazione non sostituisce, ma amplifica. Perché ridisegna il lavoro senza ridisegnare il tempo. E se il tempo resta squilibrato, anche le opportunità lo restano. L’intelligenza artificiale ottimizza processi, ma non decide chi sparecchia.

La tecnologia rende operativa una gerarchia già esistente

C’è poi un altro numero che mette ordine. Secondo la Brookings Institution, tra i lavoratori più esposti e con minori capacità di adattamento, circa l’86 per cento sono donne. Non è un’anomalia. È una distribuzione. E questa distribuzione del rischio non è nuova, ma il riflesso di una segmentazione del lavoro che precede l’intelligenza artificiale e che l’intelligenza artificiale ha reso semplicemente più visibile. I lavori più esposti sono spesso quelli meno riconosciuti, meno protetti, meno negoziabili. Non perché siano meno importanti, ma perché sono stati storicamente considerati più facilmente sostituibili. L’automazione, in questo senso, non inventa nulla. Si limita a rendere operativa una gerarchia già esistente.

In Europa scende la presenza femminile nel tech

Eppure i dati, presi singolarmente, sembrano raccontare un’altra storia. Il gender gap globale è stato colmato per il 68,8 per cento. Un miglioramento. Ma al ritmo attuale serviranno ancora 123 anni per arrivare alla parità. Un tempo sufficientemente lungo da rendere la previsione quasi teorica. Nel frattempo, la struttura resta. Le donne sono il 41 per cento della forza lavoro globale, ma solo il 29 per cento dei ruoli apicali. E mentre il discorso pubblico insiste su inclusione e diversità, alcuni indicatori vanno nella direzione opposta. In Europa, ad esempio, la presenza femminile nel tech scende: secondo McKinsey & Company, dal 22 al 19 per cento in pochi anni. Il progresso, a volte, è una linea che arretra lentamente.

Più competenti ma più esposte: le donne e il paradosso dell’IA
Il simbolo del gender gap (foto di Pea via Unsplash).

Nei Paesi a basso e medio reddito l’accesso al digitale non è per tutti

Il punto cieco, come spesso accade, è altrove, cioè nei Paesi a basso e medio reddito, dove l’accesso alla tecnologia non è dibattito, ma una soglia che non tutti superano. Le donne hanno meno telefoni, meno accesso a internet, meno lavoro retribuito. In India lavora meno di una donna su cinque tra i 20 e i 29 anni. In Pakistan poco più di una su quattro. Così, mentre nei Paesi avanzati si discute di prompt e automazione, altrove manca ancora il dispositivo con cui iniziare. È come chiedere a qualcuno di usare l’intelligenza artificiale senza aver mai avuto accesso al digitale. Esistono eccezioni, naturalmente. Paesi piccoli e ricchi. Islanda, Lussemburgo, Nuova Zelanda. Contesti in cui partecipazione al lavoro, politiche pubbliche e infrastrutture si tengono. Lì la tecnologia non corregge automaticamente le disuguaglianze, ma almeno non le amplifica. Altrove, le accelera. La questione, in fondo, è meno tecnica di quanto sembri.

Più competenti ma più esposte: le donne e il paradosso dell’IA
Donne indiane al lavoro (Ansa).

Le donne imparano più velocemente degli uomini ma potrebbe non bastare

L’intelligenza artificiale non è neutrale. Non succede. Viene implementata. E ogni implementazione incorpora delle scelte. Anche quella di non scegliere, tipo lasciare fare al mercato, è una scelta precisa. Intanto, le donne continuano a imparare. Più velocemente e meglio degli uomini. Non è detto che basti.

E Adamo ed Eva lasciarono gli inferi

AGI - Miracolo di Pasqua: Adamo ed Eva hanno lasciato gli inferi e sono tornati in paradiso. Per i due birbanti per eccellenza del genere umano il tormento è finito. Secondo il catechismo della Chiesa cattolica, la loro pena è terminata il giorno successivo alla crocifissione di Cristo, precedente a quello della sua risurrezione (domenica): il sabato santo.

Ora gli archeo-genitori sono liberi. Il Cielo ha spezzato le catene che li legavano al loro peccato originale: “Da noi contratto e non commesso – spiega la dottrina riassunta nel Compendio del 2005 dell’allora presidente della Commissione speciale, il cardinale Joseph Ratzinger - trasmesso non per imitazione, ma per propagazione”.

Il merito del prodigio

Il merito del prodigio va tutto a Gesù: nome che “significa ‘Dio salva’”, specifica sempre la dottrina. Meraviglia sulla quale lo stesso catechismo si sofferma nella parte prima della “Professione di fede”.

Gesù Cristo fu sepolto

Al paragrafo 3, sotto al titolo “Gesù Cristo fu sepolto” è scritto: “Per la grazia di Dio, egli [il Salvatore] ‘ha provato la morte a vantaggio di tutti’. Dio – continua il catechismo - ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse ‘per i nostri peccati’ (1 Cor 15,3), ma anche ‘provasse la morte’… per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato. Questo stato di Cristo morto – conclude - è il mistero del sepolcro e della discesa agli inferi’”.

L'ora della madre

Come riportano fonti vaticane, per tradizione il sabato santo viene definito l'“Ora della Madre”, “spazio liturgico in cui tutto tace, è fermo. In questo giorno – si aggiunge - la Madre di Cristo rappresenta l'intera Chiesa che si stringe intorno a lei, diventando ponte tra la morte e la vita”.

Il cielo di mezzo

Però, è pure la data in cui viene citato un particolare “cielo di mezzo”. Infatti, gli inferi – spiega la dottrina cattolica – “non sono l’inferno della dannazione. Costituivano lo stato di tutti coloro, giusti e cattivi, che sono morti prima di Cristo”.

L'antica omelia sul sabato santo

Dunque, cosa accadrà adesso? Chi dice qualcosa in più su quello che sarebbe successo è il testo di un’antica “Omelia sul sabato santo, curata dall'Istituto di Spiritualità: Pontificia Università S. Tommaso d'Aquino e conservata negli archivi web della Santa Sede.

La discesa agli inferi del Signore

Intestazione: “La discesa agli inferi del Signore”. Testo: “Il Dio fatto carne – inizia - si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne – esclama - ed è sceso a scuotere il regno degli inferi”. Motivo? “Va a liberare Adamo ed Eva che si trovano in prigione”.

Il Signore risorto è il nuovo Adamo

Morale: il Signore risorto è il nuovo Adamo e da lui discenderà la nuova umanità.

I dialoghi nel nonluogo

Il sermone menziona anche i dialoghi che sarebbero avvenuti in questo nonluogo: “Appena Adamo, il progenitore, lo vide [Gesù], percuotendosi il petto per la meraviglia – recita la scena - gridò a tutti e disse: ‘Sia con tutti il mio Signore’. E Cristo presolo per mano, lo scosse, dicendo: ‘Svegliati, tu che dormi”’.

Il Nazareno racconta ad Adamo

Il Nazareno non si ferma. Racconta ad Adamo quello che è successo agli uomini (e al Salvatore), a causa sua, mentre lui era lì a patire e senza poter vedere.

La debolezza umana

“Per te uomo – gli dice - ho condiviso la debolezza umana”. Cioè – elenca il catechismo - una “natura umana ferita nelle sue forze naturali, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte e incline al peccato, inclinazione chiamata concupiscenza”.

Il tradimento nel giardino

“Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre – gli rammenta ancora il Messia - sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce”.

Le sofferenze di Cristo per Adamo

Poi Cristo lo incalza: “Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te – insiste - che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te – torna ai tempi dell’Eden - che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco”.

Il futuro di Adamo

Infine, dopo le colpe del passato, i sollievi del futuro di Adamo. “Il nemico (il diavolo-serpente, ndr) ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece – assicura - non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io – anticipa Gesù - faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio”.