
Il ritorno in Italia dell’artista dissidente cinese Badiucao, che si racconta in un’intervista per Fanpage, coincide con il “Great Firewall Leak” che documenta l’export della sorveglianza digitale di Pechino lungo la Nuova Via della Seta come sempre affermato dall’artista. Tra Ventotene e la Sardegna, Badiucao ci mette in guardia: "È un cambio d’ordine: non cercano la coesistenza, ma la sostituzione. L’Europa e l’Italia non sono immuni, devono fare la propria parte per salvare la democrazia".
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La triade Xi-Putin-Kim è l’effetto collaterale di un ordine che ha smarrito la coerenza: doppi standard nelle guerre, veto-paralisi nel Consiglio di Sicurezza, fori multilaterali inceppati, bullismo geopolitico.
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In Italia e in Europa, l’odio verso i musulmani cresce da anni, eppure resta ai margini del dibattito pubblico. Al contrario, quando si parla – giustamente – dell’aumento di episodi di antisemitismo, la reazione è immediata e trasversale. Perché due fenomeni gravi e in espansione vengono trattati in modo così diseguale? Perché, dopo decenni di interventi nei Paesi arabi, razzismo istituzionalizzato e una pulizia etnica in corso, facciamo ancora fatica a riconoscere la reciprocità e le contraddizioni delle nostre narrazioni?
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Con Russia e Stati Uniti intrappolati nei propri campi di battaglia, Pechino avanza senza clamore. Come per Hong Kong nel 1997, la Cina punta a riconfigurare l’ordine globale senza fuoco né fiamme: emergere come garante di stabilità, restare fuori dal logoramento bellico, e offrire un’alternativa silenziosa ma solida all’egemonia occidentale. Nella guerra degli altri, Xi gioca per sottrazione e arrivano i primi segnali: Tokyo e Seoul disertano il summit NATO.
Continua a leggere iPhone esclusi, pollame vietato, Hollywood sotto embargo e lo yuan in dieta forzata. È il nuovo capitolo della guerra Usa-Cina, dove i dazi al 145 per cento sono atti di politica estera che sembrano scritti da Beckett e dove Apple scappa in India prima del dietrofront di Trump. Tra ritorsioni, alleanze traballanti, rischi recessivi al 45 per cento e nostalgie maoiste su X e Wechat, lo scontro tra le potenze ci ricorda che il mondo non si è mai davvero globalizzato, si è solo illuso. Dal Giappone anni ’80 alla Cina di oggi, passando per le crisi del '97 e del 2008: questa non è economia. È il mondo che cerca di capire chi scrive le regole e con quale alfabeto. È la deglobalizzazione, ma non chiamiamola guerra fredda.

La Cina testa l’arma nucleare più potente del suo arsenale. Nonostante Pechino non annunciasse un test simile all’esterno dei suoi confini dal 1980, non è questo a interrogare gli esperti, ma il modo in cui viene descritto il fatto in relazione ai precedenti americani e ai segnali esterni e interni al Partito Comunista, a partire dal vicinato e dalle forze armate colpite da gravi scandali negli ultimi anni.
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Dopo aver riunificato diplomaticamente Iran e Arabia Saudita, la Cina si ritaglia ancora più il ruolo di mediatore globale e, con la “Dichiarazione di Pechino”, prova a riunire Hamas e Fatah mentre Netanyahu è negli Usa. A cosa ambisce la Cina e quali sono le potenzialità e le criticità di questo nuovo accordo di pace.
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A 40 anni di distanza, abbiamo provato a leggere l’avvento del 2024 sotto la lente di Orwell. Dal doppio pensiero e l'accettazione di narrative contrastanti, fino all’abuso socio-politico della storia e delle ideologie strumentalizzate per fini autoritari. I blocchi di 1984 che vedevano contendersi Oceania, Eurasia ed Estasia ricordano sempre più i blocchi attuali: Occidente, Russia-Cina e mondo arabo.
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Dal G20 di Bali all’Apec di San Francisco, passando per Mosca, Gaza e Teheran. Ripartono la comunicazione militare e la diplomazia dei Panda. Con la piaga del fentanyl che ricorda la guerra dell’oppio si intrecciano capitali esteri, intelligenza artificiale, nucleare, diritti, clima, e soprattutto, Taiwan e le nuove elezioni. Quattro ore per recuperare un anno di assenze tra Xi e Biden in cui emerge la fragilità dei colossi e il dovere di ricucire.
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La guerra in Ucraina ha sabotato la Via della Seta in Europa. La guerra a Gaza lo ha fatto in Medio Oriente. Pechino ospita oggi il 3° Forum della Via della Seta e la Russia pare essere l’unica potenza rimasta a supporto. Mentre Biden si prepara a incontrare Israele, Putin -sempre più isolato- riappare sulla scena globale e atterra in Cina.
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