Calcio: chi è Claudia Rizzo la prima donna alla guida del club umbro

AGI - Claudia Rizzo, 23 anni, una laurea in Global Management, proprietaria, insieme al papà Gian Luigi e alla mamma Laura Melis del gruppo cliniche 'Villa Claudia' - un fiore all'occhiello della sanità privata -, e oggi patron della Ternana calcio.

Un ruolo, quest'ultimo, che la impegna ormai H24 tutti i giorni. Gli allenamenti a bordo campo, le partite in panchina - anche nel gelo di Potenza, dove, qualche settimana fa, la squadra umbra è uscita sconfitta nella Coppa Italia di serie C -, e lo studio dei bilanci. La settimana della presidente è scandita di impegni.

I primi passi tra le difficoltà 

Non è stato un inizio facile. Ad agosto, quando i Rizzo sono subentrati nella gestione dell'azienda, hanno trovato una situazione drammatica: conti in disordine e bilanci da risanare.

Per questo ad affiancare la famiglia Rizzo, leader nella sanità privata con tre cliniche tra Roma e Siracusa e con anche un'azienda agroalimentare in Sicilia, sono arrivate alcune figure come l'ex amministratore unico Tiziana Pucci e il super consulente Massimo Ferrero.

Entrambi si sono poi rivelati inadatti al ruolo e, per questo, la presidente ha dato mandato all'avvocato Manlio Morcella di depositare un esposto ai pm di Terni.

"Il gatto e la volpe"

Nella società sportiva la giovane Claudia si è trovata tra "il gatto e la volpe", ma ne è uscita brillantemente grazie anche a una tenacia fuori dal comune e alla freschezza dei suoi 23 anni che l'hanno portata a essere - dopo le gestioni Bandecchi, Guida e D’Alessandro -, la prima donna al vertice della società umbra nei suoi cento anni di storia.

Si punta alla promozione in serie B 

Ora la Ternana, grazie a una gestione oculata dei conti, che non le ha però impedito di investire nel mercato di riparazione di gennaio, si trova lì all'ottavo posto, ma con l'ambizione, nel giro di poco, di salire in serie B.

WhatsApp: come funziona la truffa della ‘ballerina’ e come difendersi

AGI - Basta un semplice clic su un link inviato da un amico per perdere il controllo del proprio profilo WhatsApp. Quella che sembra un’innocente richiesta di aiuto per un concorso di danza si sta rivelando, in queste settimane, una delle trappole digitali più insidiose e diffuse in Italia.

L’allarme arriva direttamente da Adiconsum e dalla Polizia Postale, che segnalano migliaia di casi su tutto il territorio nazionale. Il meccanismo, tecnicamente un attacco di smishing, punta tutto sul fattore emotivo e sulla fiducia cieca che riponiamo nei nostri contatti in rubrica.

Un copione ben definito

Il copione è quasi sempre lo stesso. Ricevete un messaggio da un familiare o da un conoscente fidato. Il tono è colloquiale, rassicurante: “Ciao! Puoi votare per Federica? È la figlia di una mia amica, sta partecipando a un concorso di danza e con il tuo voto può vincere una borsa di studio. Non costa niente, basta un clic qui: [link]” In allegato c’è spesso la foto di una bambina o di una ragazza in tutù, studiata appositamente per abbassare le difese della vittima. Ma è proprio qui che scatta la trappola. Una volta cliccato sul link, l'utente viene indirizzato su una pagina web che imita graficamente una piattaforma ufficiale di votazioni. Per "confermare il voto", il sito richiede l'inserimento del proprio numero di telefono e, subito dopo, di un codice ricevuto via SMS. Inserendo quel codice (che è in realtà il codice di verifica di WhatsApp), si consegna ai criminali la chiave d'accesso al proprio account. In pochi istanti, il legittimo proprietario viene disconnesso e perde ogni controllo.

Come agiscono i cyber-criminali

Una volta preso il controllo del profilo, i cyber-criminali agiscono su due fronti: utilizzano l'account rubato per inviare lo stesso messaggio della ballerina a tutta la lista contatti della vittima, alimentando una catena esponenziale. Dopo aver isolato la vittima, contattano amici e parenti fingendo un’improvvisa emergenza economica o un problema di salute, chiedendo bonifici o ricariche urgenti.

Le regole per non cadere nella rete

Per evitare di cadere in questa rete, le autorità hanno diffuso un vademecum con regole semplici ma fondamentali: non cliccate mai su collegamenti ricevuti via chat che richiedono voti o accessi, anche se il mittente è un amico. Nel dubbio, fate una telefonata per verificare la veridicità della richiesta.

Proteggere l'account con la verifica in due passaggi

Non comunicate mai a nessuno, né inserite su siti esterni, i codici numerici che ricevete via SMS. Sono la "chiave" dei vostri account. Importante è attivate la verifica in due passaggi all’interno delle impostazioni di WhatsApp (Account > Verifica in due passaggi), impostate un PIN personale. Questo renderà quasi impossibile il furto del profilo.

Cosa fare in caso di disconnessione

Se WhatsApp si disconnette improvvisamente, avviate subito la procedura di recupero e avvisate i vostri contatti telefonicamente o tramite altri social. La prevenzione, in questi casi, resta l'arma più efficace contro il crimine informatico.

Zelensky cede agli Usa: vicino l’annuncio su elezioni e referendum sull’accordo di pace

Volodymyr Zelensky intende annunciare il piano per le elezioni presidenziali e un referendum su un eventuale accordo di pace con Mosca il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa. Lo scrive il Financial Times citando funzionari ucraini ed europei: Kyiv avrebbe iniziato la pianificazione dopo le pressioni dell’Amministrazione Trump affinché entrambe le votazioni si tenessero entro il 15 maggio, pena la perdita delle garanzie di sicurezza proposte da Washington: gli Stati Uniti sono in forte pressione affinché i negoziati tra Ucraina e Russia si concludano in primavera.

Zelensky non gode più del consenso unanime del 2022

Come sottolinea il Ft, indire le elezioni segnerebbe una svolta politica radicale per Zelensky, che ha sempre detto di ritenere impossibile il voto mentre l’Ucraina rimane sotto la legge marziale, milioni di connazionali sono sfollati e circa il 20 per cento del Paese è sotto occupazione russa. Secondo i sondaggi, il sostegno pubblico a Zelensky è diminuito rispetto ai livelli vicini all’unanimità del 2022: a pesare soprattutto lo scandalo corruzione all’interno della cerchia ristretta del capo della Bankova. Che, comunque, gode di un indice di gradimento ancora molto ampio. L’uffizio di Zelensky ha risposto al Financial Times affermando che «finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci» su eventuali elezioni.

Soldi e pallone: grana per la Ternana, si muove la Procura

AGI - Dopo l'inchiesta di AGI, si muove la famiglia Rizzo - proprietaria della Ternana calcio -, che, in queste ore, ha depositato i primi due esposti alla procura di Terni.

L'esposto della famiglia Rizzo 

Al centro degli accertamenti di una prima denuncia gli atti dell'ex super consulente della società calcistica Massimo Ferrero, un passato come presidente della Sampdoria, e dell'ex amministratore unico Tiziana Pucci.

Nelle carte, secondo quanto trapela, si chiede ai magistrati umbri di indagare i due per "infedeltà patrimoniale in concorso". Tra Pucci e Ferrero, si ricorda, il legame è storico e inossidabile. La seconda, infatti, è stata la storica segretaria dell'ex presidente dei blucerchiati e che, a Terni, si faceva chiamare 'vicepresidente'.

I due si sono ritrovati poi nella breve avventura in Umbria. Un 'raggiro' vero e proprio subito dalla famiglia della patron Claudia Rizzo, 23 anni e un carattere da leader, si è trovata a fronteggiare insieme ai suoi cari assistiti dall'avvocato Manlio Morcella.

L'accusa a Ferrero e Pucci è pesante: si contesta, infatti, l'infedeltà patrimoniale, un reato commesso quando amministratori o altre figure apicali, cagionano "intenzionalmente un danno patrimoniale alla società per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto" ed è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Il secondo esposto 

Non solo. In un secondo esposto, infatti, sarebbe ricostruito quanto avvenuto nell'intero periodo tra giugno 2024 e settembre 2025, prima che il timone della società passasse nelle mani dei Rizzo.

Un susseguirsi di operazioni economiche che ora sono al vaglio dei magistrati e sul tavolo del procuratore capo di TerniAntonio Laronga. Il magistrato, arrivato in Umbria da poco, ha un curriculum di tutto rispetto: nato a Torremaggiore 59 anni fa, Laronga si occupa da 25 anni di criminalità organizzata e soprattutto della 'quarta mafia', a cui ha dedicato due libri.

La mossa di Ferrero 

Nella ricostruzione AGI, raccontava che Tiziana Pucci, martedì 9 dicembre 2025 - un giorno o due prima dell'assemblea dei soci nella quale sarebbero stati revocati gli incarichi alla donna e a Ferrero -, avrebbe fatto depositare un atto sulla crisi aziendale della Ternana bloccando di fatto il licenziamento di entrambi e impedendo a quello che era, nei fatti, il nuovo amministratore designato di subentrare.

Secondo fonti interpellate da questa agenzia, per far ciò è stato chiamato un notaio da Cassino. E Massimo Ferrero, il 19 settembre scorso, grazie all'ad Pucci, aveva ottenuto un contratto di 3 anni (a fronte di quello da 1 anno richiesto dai Rizzo), a cifre considerate fuori budget.

Con il ruolo da consulente, infatti, avrebbe guadagnato 360 mila euro netti per tre anni che, con eventuale promozione in Serie B, sarebbero saliti ulteriormente a circa 600 mila. E poi ci sarebbero stati i premi: 1 milione di euro netti per la promozione tra i cadetti e ben 2 milioni di euro netti per l'eventuale promozione in Serie A.

Finanziamenti e sponsorizzazioni

Tra i “finanziamenti” sotto la lente degli inquirenti compaiono diverse migliaia di euro per sponsorizzazioni alla stessa Ternana, contabilizzate dalla Crick Crock (e mai versate alla squadra) quando al timone dell’azienda c’era Antonio Scaramuzzino. A questi si aggiunge una fattura da 25 mila euro emessa dalla società Sirius, sempre dello stesso imprenditore Scaramuzzino, vicino ad Alessandro Di Paolo, il 27 settembre 2023, nei confronti della squadra di Terni, e con oggetto ufficiale "attività di consulenza per ricerca sponsor".

I rapporti tra Scaramuzzino e Di Paolo

rapporti tra Scaramuzzino e Di Paolo erano buoni e la passione dell'imprenditore, per il calcio è cosa nota. In passato, infatti, la famiglia – e in particolare il padre Roberto –, aveva finanziato l'Ostiamare. E anche sul litorale compare un finanziamento della Crick Crock di Scaramuzzino, coincidenze sulle quali gli inquirenti vogliono però vederci chiaro.

Secondo fonti interpellate dalla nostra agenzia, Di Paolo non sarebbe però il 'dominus', bensì, "un ragazzo che è stato utilizzato e sfruttato", "un buono interessato alle feste, alle belle ragazze e al divertimento con una grande passione per il calcio" e lui stesso sarebbe stato "messo in mezzo da altri soggetti". Questo, ovviamente, lo stabiliranno le indagini degli inquirenti.

Si indaga sui vertici di Banca Progetto 

In tutti i casi, i detective della finanza coordinati dalla procura di Roma nelle ultime ore stanno chiudendo il cerchio nell'inchiesta su presunti finanziamenti irregolari concessi da Banca Progetto a diverse società e, di riflesso, anche alla Ternana e alla Triestina: tra i 52 indagati, come si ricorderà, figurano anche l'imprenditore Di Paolo e Scaramuzzino, ex vertice della Crick Crock, che avrebbe finanziato per migliaia di euro proprio la società umbra.

L'accusa per tutti loro, a vario titolo, è l'indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma ora l'inchiesta della procura di Roma potrebbe allargarsi a macchia d'olio. Al vaglio fatture e finanziamenti.

Come si ricorderà, nell'inchiesta figurano tra gli indagati anche l'amministratore delegato di Banca ProgettoPaolo Fiorentino, e i vertici apicali dell'istituto di credito. Secondo quanto apprende AGI sarebbe spettato a loro, infatti, approvare le richieste di finanziamento, così come effettuare i controlli per i profili relativi all'antiriciclaggio, che vi avrebbe dovuto provvedere attraverso strumenti, procedure e risorse interne.

Dato che Ida Ruggiero, oggi indagata insieme al marito, l'avvocato Andrea Centofanti, non aveva il compito né gli strumenti per verificare l'eventuale esistenza di soci o amministratori di fatto di una società, ovvero di individuare probabili “teste di legno”.

L'agente, infatti, non aveva poteri di rappresentanza, né era in alcun modo coinvolta nell'iter di valutazione e approvazione delle richieste di credito. E, da quello che sta emergendo dall'indagine, anche la fase di monitoraggio successiva all'erogazione dei finanziamenti sarebbe stata di pertinenza della Banca, essendo peraltro vietato, dalla normativa antiriciclaggio, delegarne l'assolvimento ad agenti finanziari esterni.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

Tra le colline di viti della zona di Orvieto, al confine tra l’Umbria e il Lazio, scalda i motori il futuro presidente di Coldiretti, la potente associazione degli agricoltori italiani. La famiglia Cotarella, che ha costruito un piccolo impero nei vini, spera di piazzare l’erede Dominga al vertice del mondo agro-alimentare italiano.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

La Coldiretti è molto più di un’associazione: è una lobby di peso

Nel Paese che, per la fortuna della sua fama e del suo export, vanta il miglior cibo al mondo e anche quello più desiderato all’estero, la Coldiretti è molto più di un’associazione: è una lobby di peso in qualsiasi governo, soprattutto poi se il governo in carica ha fatto del “nazionalismo” (pardon, della “sovranità”) alimentare una bandiera: non a caso, dopo la vittoria di Fratelli d’Italia alle elezioni del 2022, Francesco Lollobrigida, il cognato (in realtà ormai ex) di Giorgia Meloni, ha voluto per sé il ministero dell’Agricoltura: la terra porta voti e denaro (sotto forma di sussidi dell’Unione europea per la filiera contadina).

Cambio al vertice? Su Prandini voci per il dopo Fontana in Regione

Oggi, la poltrona di numero uno di Coldiretti è saldamente in mano a Ettore Prandini, 53enne bresciano. Ma il suo nome è tra i preferiti dei meloniani come possibile candidato alla presidenza della Regione Lombardia, quando Attilio Fontana lascerà il posto nel 2028: ci sarebbe pure un imprimatur di Matteo Salvini su Prandini.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

Se così fosse, andrebbe trovato un successore per il presidente della Coldiretti: è qui che entra in scena Dominga Cotarella. Orvietana, classe 1974, è oggi un cavallo di razza dell’associazione: tre anni fa è stata eletta alla presidenza di Coldiretti Terni e poi è stata cooptata nella Giunta nazionale dell’organizzazione. Tra una comparsata al Foro Italico per gli Internazionali d’Italia, dove si aggirava tra Jannik Sinner e Novak Djokovic, e la frequentazione dei campi da tennis dove si allenano i figli, Dominga ha trovato il tempo di un’altra carica nella galassia Coldiretti: è diventata presidente nazionale di Terranostra, l’associazione agrituristica di Coldiretti. Indiscrezioni dentro gli uffici di Via Nazionale, a Roma, la danno in corsa per la presidenza con la P maiuscola, quella di tutta Coldiretti, aiutata anche dal titolo di Cavaliere insignitole dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La fortuna del Montiano e un fatturato di oltre 12,2 milioni nel 2024

Figlia di Riccardo Cotarella (celebre enologo e deus ex machina del vino Falesco), Dominga è stata la più intraprendente tra le varie sorelle: ricopre il ruolo di amministratrice delegata e direttrice commerciale di Famiglia Cotarella, l’azienda vinicola fondata dal padre che nel 2024 ha toccato un fatturato di oltre 12,2 milioni di euro, con picchi di 15 milioni negli anni passati, spinti dal successo del vino Montiano, l’etichetta più celebre della cantina umbra. Nel 2021 la cantina umbra è stata classificata al nono posto tra le prime 10 aziende italiane per redditività.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Riccardo Cotarella in mezzo fra Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Definito spesso come il “Sassicaia del Lazio“, il vino Montiano ha riscritto la storia della viticoltura regionale, dimostrando che anche le terre vulcaniche tra Montefiascone e Castiglione in Teverina potevano produrre vini rossi di statura mondiale. Nato nel 1993 da un’intuizione di Riccardo e Renzo Cotarella, il Montiano rappresentava all’epoca una rottura col passato. In una zona storicamente votata ai vini bianchi (come il celebre Est! Est!! Est!!!, di cui Cotarella ne produce una versione), la famiglia decise di piantare uve di Merlot, innestando vitigni che arrivavano direttamente da Montpellier, nel Sud della Francia.

Da D’Alema a Vespa, così si costruisce il network giusto…

Nessuno ha mai scalato l’ascensore della politica con il vino, ma Dominga ha trasformato le vigne in un’arma di diplomazia e relazioni: la famiglia produce il vino per le tenute pugliesi dell’ex primo ministro Massimo D’Alema e per l’immarcescibile Bruno Vespa. Ha poi puntato sulla formazione con l’alta accademia “Intrecci“, una scuola per il personale di sala a Castiglione in Teverina: i suoi alunni hanno servito i potenti della terra durante il G7 di Borgo Egnazia. Sono tutti piccoli segnali dell’ingresso nell’Italia che conta, pure con qualche puntata “estera” e fuori dalla politica.

Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella
Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti: ascesa di Dominga Cotarella

Uno degli episodi più chiacchierati dalle cronache “social” è stata la partecipazione di Dominga e della sua famiglia al party per il 30esimo anniversario di matrimonio della rockstar Sting e della moglie Trudie nella loro tenuta vinicola toscana nel Chianti, Il Palagio, a suggello di una stretta collaborazione professionale e personale.

Insider trading, Di Stefano si dimette da Mps

Un passo indietro quasi inevitabile. Mercoledì Stefano Di Stefano, alto funzionario del Mef e consigliere non indipendente di Mps, indagato per insider trading, ha rassegnato le dimissioni dalla carica ricoperta nell‘istituto senese di cui il ministero dell’Economia è ancora azionista, «con decorrenza immediata, per ragioni personali e in relazione all’avvio di indagini a suo carico». Lo ha comunicato la banca in una nota. La Procura di Milano aveva iscritto Di Stefano nel registro degli indagati per presunto insider trading nell’ambito della scalata di Mps a Mediobanca. Il funzionario avrebbe acquistato azioni delle due banche, per circa 100 mila euro, alla vigilia dell’Ops su Piazzetta Cuccia, intascando 8.700 euro per sé e 1.300 per il figlio.

LEGGI ANCHE: Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit