Atp Finals, le guerre di potere Torino-Milano e l’intromissione del governo

Il 9 novembre iniziano le Atp Finals di tennis a Torino, con i migliori otto giocatori – tra cui ovviamente Jannik Sinner, appena tornato numero uno del ranking mondiale (anche se durerà poco), e Carlos Alcaraz – a contendersi il titolo di Maestro 2025 oltre a un montepremi complessivo di 15,5 milioni di dollari, di cui 5,071 milioni per il vincitore in caso di ruolino di marcia senza sconfitte, l’assegno più ricco di sempre nella storia dell’evento.

Atp Finals, le guerre di potere Torino-Milano e l’intromissione del governo
L’arrivo della coppa a Torino (foto Ansa).

Un torneo, quello delle Atp Finals, che rappresenta un appuntamento di eccellenza per il territorio italiano, con ricadute per oltre 500 milioni di euro di indotto all’anno, oltre 185 mila spettatori live per un incasso da biglietteria che è stimato in 34 milioni di euro quest’anno, rispetto ai 28,6 milioni del 2024.

“Risarcimento” per le edizioni 2021 e 2022 colpite dal Covid

Torino si è conquistata il diritto di ospitare questa manifestazione dal 2021, ed è sicura di avere ancora il torneo almeno fino al 2026. Gli organizzatori sono, tuttavia, abbastanza certi di poter mantenere le Finals anche per il 2027, come una sorta di risarcimento per le edizioni 2021 e 2022 colpite dal Covid e con gli spalti mezzi vuoti. Poi, però, si profilano scenari foschi sia per Torino sia per l’Italia intera. Motivo? Una guerra per bande che si è aperta per contendersi uno degli eventi sportivi più ricchi e interessanti a livello mondiale. E sullo sfondo c’è anche il governo Meloni, che non sta a guardare.

L’entrata in scena del governo Meloni con il Decreto Sport

Andiamo per ordine. L’Atp, ossia l’Associazione dei tennisti professionisti, ha firmato i contratti per l’organizzazione in Italia delle Atp Finals con la Federazione italiana tennis e padel guidata da Angelo Binaghi. Questa, e solo questa, deve essere la sua controparte. Tuttavia, il governo italiano garantisce alle Atp Finals un contributo di 19,5 milioni di euro all’anno, e con l’approvazione a giugno 2025 del cosiddetto Decreto Sport c’è stata l’entrata in scena del nostro esecutivo come parte integrante nella gestione di eventi finanziati da fondi pubblici.

Atp Finals, le guerre di potere Torino-Milano e l’intromissione del governo
Angelo Binaghi (a destra), presidente della Federazione italiana tennis e padel, e Andrea Gaudenzi, presidente Atp (foto Ansa).

Come spiegato dal presidente dell’Atp, l’italiano Andrea Gaudenzi, «noi abbiamo firmato un contratto con un soggetto privato che è la Federazione italiana tennis e padel. E abbiamo confermato le Finals in Italia fino al 2030 per le conoscenze e competenze organizzative della Federazione. Vogliamo continuare a fidarci e affidarci a loro».

Milano punta sul nuovo palazzetto milanese di Santa Giulia

In parole povere, ok Torino 2026, vediamo per Torino 2027, ma poi si aprono scenari indecifrabili, con Atp che potrebbe farsi tentare dai soldi arabi, senza dover accettare compromessi con la politica di Roma e le pastoie burocratiche che l’intervento governativo determinerebbe. E mentre l’Italia rischia di farsi scippare un evento davvero importante, ecco che, sotterranea, continua anche la guerra tra Torino e Milano. Perché al netto del 2026, quando il capoluogo lombardo sarà impegnato nell’organizzazione delle Olimpiadi invernali, dal 2027 in poi c’è da mettere a regime il nuovo palazzetto milanese di Santa Giulia (zona Rogoredo) da 16 mila posti a sedere al coperto. E quale occasione migliore se non le Atp Finals di tennis dal 2027 o dal 2028?

Il governatore Cirio viaggia su e giù tra Torino e Roma

Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, in questi giorni viaggia su e giù tra Torino e Roma per appianare le tensioni tra governo e Federazione tennis e padel, per dimostrare la bontà del progetto Torino fino al 2030, provando anche ad approfittare della momentanea debolezza del sistema Milano, fiaccato dalle inchieste della magistratura su ipotesi di corruzione di funzionari pubblici nell’immobiliare e nelle infrastrutture, e distratto per la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan (a proposito, il rogito non è ancora stato firmato e se si slitta dopo il 10 novembre il secondo anello verrà sottoposto a vincolo monumentale e la Soprintendenza potrà imporre il vincolo, rendendo quindi la demolizione e la costruzione del nuovo impianto quasi impossibile).

Atp Finals, le guerre di potere Torino-Milano e l’intromissione del governo
Il vicepresidente della commissione tecnica di gestione delle Atp Finals Paolo Damilano (a sinistra) e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio (foto Ansa).

Prescindendo dalle guerre interne Torino-Milano e dalla possibile intromissione governativa nella organizzazione delle Atp Finals (intromissione che tuttavia potrebbe anche essere comprensibile, visto che il governo Meloni si è impegnato a versare alle Atp Finals 97,5 milioni di euro di fondi pubblici nel quinquennio 2026-2030), ci sono sullo sfondo i concorrenti dell’Italia. Che possono mettere sul piatto sia impianti sportivi di tutto rilievo sia tanti, tantissimi soldi.

L’esempio della Defense Arena di Parigi

Ha molto impressionato per esempio la Defense Arena di Parigi, costruita per i giochi Olimpici del 2024 e che quest’anno per la prima volta ha ospitato il torneo di tennis indoor a Parigi, appena vinto da Sinner. La nuova arena ha 16 mila posti a sedere per il tennis, che possono salire a 32 mila per le partite di rugby, fino a 45 mila spettatori per i concerti. Un impianto modernissimo, e che fa impallidire i palazzetti italiani.

Atp Finals, le guerre di potere Torino-Milano e l’intromissione del governo
Il ministro dello Sport Andrea Abodi e la premier Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Come spiega ancora Gaudenzi, presidente Atp, «le guerre di potere in Italia sono dannose e credo che il governo farebbe meglio a intervenire sulle infrastrutture, sugli impianti. Prendiamo il Roland Garros di Parigi e il Foro Italico di Roma: negli Anni 70 gli impianti erano simili. Avete visto come si è trasformato il torneo di Parigi grazie agli interventi statali? Stessa cosa ha fatto lo Stato di Victoria a Melbourne per gli Australian Open».

Occhio al profumo di petrodollari arabi…

Impianti fantascientifici e poi il profumo di petrodollari: quelli arabi, che già hanno riempito di soldi Sinner & co. nel recente torneo di esibizione Six Kings Slam a Riad a ottobre (sei milioni di dollari al vincitore, Sinner), che dal 2028 potranno organizzare in Arabia Saudita un torneo Atp 1000, e che non vedono l’ora di attirare anche le Finals maschili (quelle femminili Wta già sono lì).

Atp Finals, le guerre di potere Torino-Milano e l’intromissione del governo
Jannik Sinner vincitore alle ATP Finals di Torino nel 2024 (foto Ansa).

E se si tratta di montepremi, i tennisti sono assolutamente sensibili al tema. In queste settimane, peraltro, tutti i big si stanno spendendo in una protesta pubblica contro i tornei del Grande Slam perché il rapporto tra montepremi e ricavi complessivi dei tornei è troppo basso: si attesta tra il 12 e il 15 per cento, rispetto al 22 per cento dei Tour Atp e Wta. Giusto per fare un esempio, a Wimbledon nel 2024 il montepremi totale di 50 milioni di sterline rappresentava il 12,3 per cento dei 406,5 milioni di sterline di ricavi del torneo.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate

L’impressione è che nella Juventus targata John Elkann si sia passati da Cobolli a Comolli senza imparare nulla. Giovanni Cobolli Gigli venne nominato presidente della Juve nell’infausta estate 2006 (quella della retrocessione in serie B per lo scandalo Calciopoli) e gestì il club assieme all’amministratore delegato francese Jean-Claude Blanc fino al 2009, con il manager transalpino poi sulla poltrona di presidente nella stagione 2009-10. Insomma, una presidenza per anni nelle mani di un dirigente che poco sapeva di calcio, e una guida operativa affidata a un francese. Ricorda qualcosa?

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Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Jean-Claude Blanc e Giovanni Cobolli Gigli ai tempi della Juve (foto Ansa).

Il commercialista Ferrero diventato presidente senza sapere nulla di calcio

Lo schema sembra ricalcare esattamente l’attuale organigramma della Juventus, con il commercialista Gianluca Ferrero presidente (persone vicine alla famiglia Ferrero assicurano che il dirigente a stento conoscesse le regole del calcio prima di assumere la presidenza Juve) e alla guida operativa un francese, il direttore generale Damien Comolli, che a giorni verrà pure nominato amministratore delegato al posto di Maurizio Scanavino.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Maurizio Scanavino, al centro, e Gianluca Ferrero (foto Imagoeconomica).

Le grandi turbolenze del periodo 2006-2011 sono state quasi eguagliate

Il periodo 2006-2011 fu di grande turbolenza, e di nessuna vittoria, per il club Juve: in panchina 2006-07 Didier Deschamps, poi esonerato, quindi Claudio Ranieri nel 2007-08, cacciato nella stagione 2008-09 a favore di Ciro Ferrara, mandato via nel 2009-10 per fare posto ad Alberto Zaccheroni, a sua volta liquidato per finire il valzer con Luigi Delneri, sollevato dall’incarico alla fine della stagione 2010-11.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate

Allegri ha resistito tre anni nel caos societario e ha deluso

La stessa turbolenza sembra essersi abbattuta sulla panchina della Juventus in questi ultimi anni: Maurizio Sarri nella stagione 2019-20 ha vinto lo scudetto (l’ultimo messo in bacheca), ma è stato comunque cacciato per promuovere Andrea Pirlo, che alla fine del campionato 2020-21 è stato esonerato per il ritorno di Massimiliano Allegri, che in un triennio di grandi scossoni societari ha deluso parecchio ed è stato allontanato alla fine della stagione 2024. Ecco allora Thiago Motta, che tuttavia non è durato nemmeno una stagione, la 2024-25: sostituito con Igor Tudor, che però ha appena perso il posto.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Igor Tudor e Maurizio Sarri (foto Ansa).

Le cose si sono sistemate solo con la coppia Agnelli-Marotta

Quindi? Come ci insegnano da bambini, il pesce puzza sempre dalla testa. E nella Juventus, dopo il periodo terribile di Cobolli Gigli-Blanc (che, tuttavia, va dato loro atto, hanno consentito al club di avere lo stadio di proprietà dalla stagione 2011-12), le cose si sono sistemate solo con l’arrivo di Andrea Agnelli alla presidenza e di Giuseppe Marotta come amministratore delegato della parte sportiva.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Andrea Agnelli e Giuseppe Marotta nel 2017 (foto Ansa).

L’ingaggio di Cristiano Ronaldo è stato l’inizio della fine

L’inizio della fine, tuttavia, è cominciato nella stagione 2018-19, quando Agnelli ha deciso di ingaggiare Cristiano Ronaldo e Marotta ha lasciato, in disaccordo. I conti della Juve sono andati fuori controllo: il bilancio 2018 si era chiuso con un passivo di 20 milioni di euro, che però sono diventati 40 milioni nel giugno 2019, fino a un rosso di 90 milioni nel giugno 2020. L’impatto del Covid e gli ingaggi monstre, compreso quello di Ronaldo, hanno ucciso in culla il progetto ambizioso di Agnelli e di Fabio Paratici, che dal 2018 al 2021 si è seduto sulla poltrona di ad della parte sportiva.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Andrea Agnelli, Cristiano Ronaldo e Fabio Paratici (foto Imagoeconomica).

Chiamato Arrivabene, eppure tra il 2021 e il 2023 tutto è peggiorato

Per sistemare le cose Agnelli ha congedato Paratici e chiamato Maurizio Arrivabene, ma tra il 2021 e il 2023 tutto è peggiorato: rosso di 210 milioni di euro nell’esercizio 2021, di 240 milioni nell’esercizio 2022, di 123 milioni nell’esercizio 2023. È scoppiato lo scandalo plusvalenze, Agnelli e Arrivabene hanno lasciato, così come tutto il consiglio di amministrazione della Juventus, che è passato nelle mani di professionisti tecnici come Ferrero e Scanavino.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Maurizio Arrivabene (foto Imagoeconomica).

Giuntoli plenipotenziario, però la sua gestione è stata un fallimento

Si è puntato quindi su Cristiano Giuntoli, che in questa fase di dirigenza sportiva azzerata è diventato un plenipotenziario nelle due stagioni 2023-24 e 2024-25. Ma anche la sua gestione è stata deludente, con 199 milioni di perdite nel 2024 e 58 milioni di rosso nel 2025. Dalla scorsa estate ecco il francese Comolli, sconosciuto ex presidente del Tolosa che, senza spiccicare una parola di italiano, ha confermato il traghettatore Tudor, mettendo insieme una rosa juventina non competitiva e poco equilibrata (spesi 63 milioni di euro per gli invisibili Loïs Openda e Edon Zhegrova) lavorando col direttore tecnico François Modesto ma senza affidarsi a un direttore sportivo di lungo corso.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Cristiano Giuntoli (Ansa).

Comolli potrebbe essere affiancato nell’organigramma dalla moglie turca

Insomma, John Elkann, una volta tornato a comandare alla Juventus dopo la cacciata del cugino Andrea Agnelli nel 2023, non ne ha azzeccata una: tourbillon di dirigenti e di giocatori, scelte isteriche, esoneri. D’altronde un proprietario poco attento e appassionato, un presidente che di calcio non sa nulla, un direttore generale e a breve amministratore delegato francese che non conosce l’ambiente italiano, e un allenatore ancora non pronto per i grandi palcoscenici (Tudor) non potevano che produrre disastri: cinque pareggi e tre sconfitte nelle ultime otto partite, una serie negativa che alla Juventus non si vedeva dal 1981. Poco male. Perché a breve Comolli potrebbe essere affiancato nell’organigramma della Juventus dalla moglie turca, Selinay Gürgenc, che già al Tolosa lavorava con lui come responsabile della strategia e della cultura sportiva. Da Villar Perosa e l’Avvocato alla signora Gurgenc: signori della giuria, è tutto.

Disastro Juventus, la lunga agonia Elkann-Comolli tra esoneri e scelte sbagliate
Damien Comolli con la moglie Selinay Gürgenc.

Dracula, una storia che non ci stanchiamo mai di sentirci raccontare

Ci sono storie che non ci stanchiamo mai di sentirci raccontare. Conosciamo benissimo la trama, tutto ciò che accadrà, chi vince, chi perde, chi vive, chi muore. Eppure… Un po’ si cade nel rito, nella tradizione, tipo Una poltrona per due su Italia 1 sotto le feste di Natale; un po’ per l’eterna seduzione che certe trame sono capaci di suscitare nei secoli. Ci sono state, ad esempio, riproposizioni a raffica di Cenerentola, Biancaneve, Pinocchio, Napoleone o Gesù di Nazareth in film, serie tv o animazione.

Dracula, una storia che non ci stanchiamo mai di sentirci raccontare
(foto di Clement Falize via Unsplash).

La moltiplicazione dei Dracula

Ma il signor Bram Stoker mai avrebbe immaginato che il suo romanzo Dracula, uscito nel 1897, fosse utilizzato in non meno di 150 tra lungometraggi e serialità dal 1921 a oggi. Per non parlare, poi, delle altre decine e decine di prodotti legati comunque ai vampiri più genericamente considerati. Un diluvio che non si ferma, perché immortalità, fascino e terrore, contagio attraverso il morso, aldilà e pure amore eterno (in realtà introdotto nel mondo di Dracula solo a partire dal film di Francis Ford Coppola del 1992) sono ingredienti evidentemente irresistibili e mai scalfiti col passare delle mode e delle generazioni. Nel gennaio 2025 è arrivata in sala la pellicola Nosferatu di Robert Eggers. E il prossimo 29 ottobre esce Dracula-L’amore perduto, di Luc Besson, distribuito da Lucky Red.

Il vampiro e l’eterno conflitto tra vita e morte

Una storia, quella di Dracula, che come detto si è arricchita di elementi nuovi nel corso del tempo: Dracula che si riduce in cenere alla luce del sole, Dracula che riconosce in Mina (fidanzata dell’avvocato Jonayhan Harcker interpretato da Keneau Reeves nel film di Coppola) la reincarnazione del suo grande amore perduto e strugge nel sentimento, l’estetica seduttiva di Dracula stesso (Gary Oldman su tutti) sono ingredienti aggiunti di volta in volta, che mancano nel romanzo di Stoker, ma che allineano Dracula al sentire del tempo, dagli Anni 20 agli Anni 70, dai 90 al 2025. Il vampiro incarna l’eterno conflitto tra vita e morte, l’eternità che però costa una esistenza solitaria, il desiderio che tuttavia si sublima nella dannazione del soggetto desiderato, l’attitudine a succhiare energia dagli altri («succhiare il midollo della vita», c’era anche ne L’attimo fuggente), in una fame che però è autodistruttiva. E, come detto, c’è anche quel lato sensuale ed erotico che, forse abbassando un po’ il livello del ragionamento, fa tornare alla mente la frase del film Il grande freddo in cui uno dei protagonisti afferma: «Io credo nella vecchia teoria che tutti fanno tutto con il fine di scopare».

La scommessa di Besson, maestro di capolavori e blockbuster

Il nuovo film Dracula-L’amore perduto ricalca abbastanza il Dracula di Coppola: per interpretare il vampiro, Luc Besson ha chiamato Caleb Landry Jones, con cui aveva già lavorato nel bellissimo Dogman del 2023. Il ruolo di Mina è invece di Zoe Bleu, affascinante figlia 31enne di Rosanna Arquette.  La scelta di affidare il nuovo Dracula a un regista come Luc Besson non è banale. Magari in molti ricorderanno i suoi capolavori Subway (1985), Nikita (1990) o Leon (1994). Ma in realtà il 66enne parigino ha nel suo curriculum pure numerosi blockbuster che hanno sbancato al botteghino: Il quinto elemento (1997) con incassi per 264 milioni di dollari; Giovanna d’Arco (1999) a quota 70 milioni; la saga di animazione di Arthur (il primo capitolo del 2006 ha incassato 110 milioni di dollari); The family (2013) con 80 milioni di dollari; Lucy (2014) con addirittura 470 milioni di dollari; Valerian (2017) con 226 milioni di dollari al botteghino. 

Dracula, una storia che non ci stanchiamo mai di sentirci raccontare
Luc Besson (Ansa).

Il lato vampiresco della vita privata del regista

E c’è pure qualcosa di vampiresco nella vita privata del regista: nel 1986, quando ha 27 anni, sposa Anne Parillaud (l’attrice di Nikita) che ne ha appena 19; conosce poi Maiwenn Le Besco quando è una bambina di 12 anni, e a 15 anni inizia a frequentarla piuttosto assiduamente al punto che nel 1992, quando la ragazzina ha appena 16 anni, la sposa e ci fa subito una figlia. Maiwenn racconterà anni dopo che la trama di Leon (il film con protagonisti un adulto Jean Reno e una Natalie Portman bambina) in sostanza ricalca la sua storia d’amore con Besson; l’irrequieto Besson, peraltro, nel 1998 sposerà la 23enne attrice e modella Milla Jovovich, per poi divorziare l’anno dopo e accasarsi nel 2004 con la produttrice Virginie Silla. Non senza una serie di scappatelle che, all’esplosione del me too negli anni successivi, gli sono costate anche qualche polemica pubblica.