Abbattuti caccia statunitensi in Kuwait

Il ministero della Difesa del Kuwait ha reso noto che «diversi» aerei da guerra statunitensi sono stati abbattuti nei cieli del Paese arabo: tutti i piloti dei caccia F-15 sono riusciti a eiettarsi prima dello schianto. Sani e salvi, sono stati trasportati comunque in ospedale. Il governo del Kuwait ha affermato di aver fatto partire indagini sulle cause dell’incidente, avvenuto nel contesto dell’allargamento degli attacchi iraniani sui Paesi del Golfo.

Nonostante la rivendicazione di Teheran, l’esercito americano parla di incidente per tre caccia e di fuoco amico: «I jet sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane durante il combattimento. Tutti e sei i membri dell’equipaggio sono riusciti a lanciarsi dai velivoli in sicurezza e sono in condizioni stabili».

L’Iran ha però davvero attaccato la base di Ali Al Salem

L’esercito dell’Iran ha dichiarato di aver preso di mira la base aerea di Ali Al Salem, che ospita anche militari della United States Air Force e alcune navi nell’Oceano Indiano settentrionale, aggiungendo che nei raid sono stati utilizzati 15 missili da crociera. Le autorità kuwaitiane hanno confermato l’intercettazione di velivoli senza pilota considerati ostili.

Colonna di fumo dall’ambasciata Usa a Kuwait City

Una colonna di fumo è stata osservata levarsi dall’ambasciata statunitense a Kuwait City, dopo che che forti esplosioni e sirene antiaeree sono state udite nel Paese per il terzo giorno consecutivo mentre continua la rappresaglia dell’Iran. L’ambasciata aveva invitato i cittadini americani a non recarsi presso la struttura diplomatica.

Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra

Si allarga ancora il conflitto in Medio Oriente scatenato dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. È infatti scattata una nuova offensiva dell’Idf contro Hezbollah che, come ha spiegato una fonte della sicurezza di Tel Aviv al canale saudita Al-Hadath, «sarà ampia e completa» e «potrebbe includere un’invasione di terra». Decine di vittime, centinaia di feriti, decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid.

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Il primo attacco di Hezbollah da novembre 2024 e la risposta di Israele

Hezbollah nella notte ha lanciato razzi e droni su Israele per la prima volta dal novembre del 2024, quando fu firmato l’accordo di cessate il fuoco. Lo Stato ebraico ha emesso ordini di evacuazione per oltre 50 centri abitati in tutto il Libano, chiedendo alla popolazione di allontanarsi di almeno un chilometro poiché in prossimità di «strutture di Hezbollah», e poi ha colpito: nel mirino anche Dahieh, sobborgo meridionali di Beirut da sempre roccaforte del Partito di Dio. Nella capitale e nel Sud del Paese gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite 149, ha riferito il ministero della Salute di Beirut. Decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid. Il lancio di missili «va contro tutti gli sforzi e le misure intraprese dallo Stato per tenere il Libano lontano dai pericolosi scontri militari in corso nella regione», ha dichiarato il presidente Joseph Aoun.

Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra

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Gli attacchi in Libano contro Hezbollah «potrebbero durare molti giorni»

La fonte della sicurezza israeliana che ha parlato con Al-Hadath, ha anche detto che «non ci sarà alcuna immunità per nessun politico o figura militare di Hezbollah e nemmeno per i suoi sostenitori». Il generale Eyal Zamir, capo dell’Idf, ha spiegato che gli attacchi in Libano contro Hezbollah, sostenuto dall’Iran, «potrebbero durare molti giorni». Il gruppo, ha dichiarato Rafi Milo, capo del Comando Settentrionale dell’Idf, «ha scelto il regime iraniano rispetto allo Stato del Libano, avviando un attacco contro i civili israeliani», e pertanto «pagherà un prezzo pesante». Tel Aviv non ha escluso la possibilità di un’operazione di terra.

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Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania

Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato ulteriori misure per rafforzare il controllo dello Stato ebraico sulla Cisgiordania e facilitare il possesso di terreni da parte dei coloni. Domenica 15 febbraio è infatti arrivato il semaforo verde all’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati della West Bank che permetterà di dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di presentare documenti che ne attestino la titolarità. Tutto questo dopo decenni di occupazione e guerra, in cui la documentazione potrebbe essere andata persa o distrutta: di fatto, l’obiettivo è l’espropriazione di massa dei territori palestinesi. «Stiamo proseguendo la rivoluzione degli insediamenti e rafforzando la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio», ha dichiarato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, tra i promotori del piano assieme a Yariv Levin (Giustizia) e Israel Katz (Difesa).

La registrazione dei terreni riguarderà l’Area C

Era dal 1967 che Tel Aviv non procedeva alla registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Il nuovo piano riguarderà l’Area C della West Bank individuata dagli Accordi di Oslo, dove vivono oltre 300 mila palestinesi. Essa costituisce circa il 60 per cento dell’intera Cisgiordania, di fatto sotto il pieno controllo militare israeliano.

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania
Bezalel Smotrich e Benjamin Netanyahu (Ansa).

Anp: «Flagrante violazione del diritto internazionale»

«Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale», che equivale a una «annessione de facto». Così l’ufficio di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha definito il piano di Israele, invitando la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Hamas ha definito quello del governo di Netanyahu un «tentativo nullo e privo di valore» di «giudaizzare» la Palestina. Anche Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno condannato la mossa di Tel Aviv, che già la scorsa settimana aveva annullato il divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali. Il divieto di cessione di terreni ai non musulmani risaliva al periodo di amministrazione da parte della Giordania (1948-1967): finora le persone non di fede islamica non potevano acquistare terreni a titolo personale, ma solo tramite società private.

Raid dell’esercito israeliano su Beirut

L’esercito di Israele ha reso noto di aver condotto «un attacco mirato» a Beirut «contro un terrorista chiave di Hezbollah». I media libanesi riportano che il raid, effettuato sulla periferia sud della capitale libanese, ha causato un morto e 21 feriti. Secondo quanto riferito da funzionario statunitense all’emittente Keshet 12, Washington era al corrente che Tel Aviv volesse intensificare gli attacchi in Libano, ma le autorità americane non conoscevano né la data né l’obiettivo di un eventuale nuovo raid dell’Idf.

Un morto israeliano in un attentato in Cisgiordania, Hamas: «Risposta naturale»

Attentato in Cisgiordania a Gush Etzion, insieme di insediamenti di comunità ebraiche situato nei Monti della Giudea a sud di Gerusalemme e Betlemme, dove due palestinesi a bordo di un’auto hanno prima tentato di investire dei pedoni, per poi colpire con un coltello alcuni passanti. I due attentatori, entrambi 18enni, sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da soldati dell’Idf presenti sul posto. C’è una vittima: si tratta di un uomo di 30 anni. Nell’attentato sono rimasti feriti, in modo lieve, un uomo sulla trentina e un ragazzo di 15 anni.

Un morto israeliano in un attentato in Cisgiordania, Hamas: «Risposta naturale»
Soldati ispezionano l’auto usata per l’attentato in Cisgiordania (Ansa).

Ferita in modo grave una 55enne colpita per errore dall’Idf

C’è però anche un’altra donna, di 55 anni, rimasta gravemente ferita Gush Etzion. Non dalle coltellate degli attentatori, però: come ha ammesso l’Idf, è stata infatti colpita per errore dai colpi d’arma da fuoco delle truppe israeliane. L’ospedale Hadassah di Ein Kerem, citato da Times of Israel, ha reso noto che la donna è in gravi condizioni dopo aver riportato ferite da arma da fuoco alla parte inferiore del corpo.

Hamas: «Risposta naturale all’occupazione di Israele»

I due autori dell’attacco sono stati identificati come Imran al-Atrash e Walid Sabarneh. Entrambi avevano appena 18 anni. In una dichiarazione ripresa dai media dello Stato ebraico, Hamas ha affermato che l’attentato di oggi a Gush Etzion è «la risposta naturale ai tentativi di Israele di eliminare la causa palestinese e alla furia dell’occupazione dei soldati e dei coloni in Cisgiordania». La fazione palestinese ha poi aggiunto: «Gli sforzi per imporre nuovi fatti sul terreno nella Striscia di Gaza e i piani in corso di giudaizzare e annettere la Cisgiordania non rimarranno senza risposta».

Israele, Katz annuncia la chiusura della radio dell’esercito: «Mina il morale e lo sforzo bellico»

Il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che intende chiudere la stazione radio dell’esercito di Israele, ordinandone la cessazione delle trasmissioni entro il primo marzo 2026. Presto sottoporrà la proposta al governo per l’approvazione. Galei Tzahal, conosciuta anche con l’acronimo Galatz, «è stata fondata dal governo israeliano come stazione militare per fungere da voce e orecchio dei soldati dell’Idf e delle loro famiglie, non come piattaforma per opinioni, molte delle quali attaccano l’esercito e i suoi militari», ha spiegato Katz, aggiungendo: «Negli ultimi anni di guerra in molti, comprese le famiglie in lutto, si sono lamentati ripetutamente del fatto che la stazione non li rappresentasse e addirittura danneggiasse lo sforzo bellico e il morale». E poi: «Peggio ancora, i nostri nemici interpretano questi messaggi come se fossero trasmessi dall’Idf».

Katz: «Mossa necessaria per proteggere lo status apartitico dell’Idf»

Definendo la gestione di un’emittente di stampo civile da parte dell’esercito «un’anomalia inaudita in qualsiasi paese democratico al mondo», Katz ha affermato che la mossa era necessaria per proteggere lo status apartitico dell’Idf. Il ministro della Difesa di Tel Aviv ha spiegato che un team creato appositamente si occuperà di supervisionare la chiusura della stazione, di assistere i dipendenti civili con accordi di licenziamento equi e di preservare la stazione ‘gemella’ Galgalatz, che si concentra sulla musica e sulla consapevolezza della sicurezza stradale.

Katz non è il primo politico a spingere per la chiusura dell’emittente

Come sottolinea Times of Israel, Katz non è il primo ministro della Difesa a spingere per la chiusura dell’emittente. Diversi i governi, ministri e capi di stato maggiore dell’Idf hanno annunciato per anni la loro intenzione di sottrarre la radio al controllo militare e di trasferirla alla supervisione civile o, addirittura, di chiuderla del tutto. Il capo dell’emittente, Tal Lev-Ram, ha giù fatto sapere che farà di tutto per contrastare la decisione di chiudere la stazione radio. È molto probabile, scrive Times of Israel, che la questione venga risolta in un’aula di tribunale.

Hamas restituisce il corpo di un tenente dell’Idf ucciso a Gaza nel 2014

L’ala militare di Hamas ha annunciato che il corpo del tenente dell’Idf Hadar Goldin, ucciso a Gaza il primo agosto del 2014, verrà restituito a Israele alle 14 ora locale (le 13 in Italia). Goldin, che aveva 23 anni, perse la vita a Rafah durante l’operazione Margine Protettivo: il suo corpo fu trascinato in un tunnel. Israele ha fatto sapere di considerare il ritardo nel trasferimento delle spoglie del soldato una violazione dell’accordo di cessate il fuoco.

Perché è importante la restituzione della salma di Goldin

La consegna della salma sarebbe legata alla trattativa per far uscire 150 miliziani di Hamas ancora intrappolati nei tunnel di Rafah, nella zona sotto controllo dell’esercito israeliano, verso un’area di della Striscia non controllata dall’Idf. «Nel lessico delle Brigate Ezzedin al-Qassam non c’è posto per il principio della resa o della consegna al nemico. I mediatori devono trovare una soluzione che garantisca la continuazione del cessate il fuoco», ha dichiarato l’ala militare di Hamas.

Gli Usa hanno inviato all’Onu la bozza per l’istituzione di una forza internazionale a Gaza

Gli Stati Uniti hanno inviato a diversi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione per l’istituzione di una forza internazionale nella Striscia di Gaza. Lo riporta Axios, che ha visionato il documento. La bozza darebbe agli Usa e agli altri Paese partecipanti mandato per governare Gaza e garantire la sicurezza nell’enclave palestinese fino alla fine del 2027, con possibilità di proroghe successive. L’obiettivo, ha spiegato un funzionario americano a Axios, è votare per l’istituzione della forza di sicurezza nelle prossime settimane, dopo i negoziati tra i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in modo da dispiegare le prime truppe a Gaza entro gennaio. Come riportato dalla stessa testata alla fine di ottobre, il piano di Washington per la Striscia prevede la creazione di una nuova forza di polizia palestinese e il coinvolgimento di truppe di alcuni Paesi musulmani: Egitto, Turchia Indonesia e Azerbaigian avrebbero già detto sì.

Arrestata in Israele l’ex procuratrice militare che ha denunciato abusi sui palestinesi

È stata arrestata la procuratrice capo dell’esercito israeliano Yifat Tomer-Yerushalmi, che nella giornata di domenica 2 novembre aveva fatto perdere le sue tracce per molte ore, dopo aver annunciato le dimissioni il 31 ottobre. Lasciando l’incarico, Tomer-Yeroushalmi aveva riconosciuto di aver approvato la divulgazione nell’agosto del 2024 di un video di sorveglianza del centro di detenzione israeliano di Sde Teiman, che mostrava gravi abusi su un detenuto palestinese compiuti da cinque soldati dell’Idf. La sua sparizione aveva scatenando speculazioni su un possibile tentativo di suicidio.

Di cosa è accusata l’ex procuratrice

A dare notizia del suo arresto, tramite Telegram, è stato il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir. L’ex procuratrice dovrà rispondere di «abuso d’ufficio, intralcio alla giustizia e divulgazione di informazioni da parte di un funzionario pubblico», ha spiegato Ben Gvir. Rimarrà in carcere fino a mezzogiorno di mercoledì 5 novembre, ha stabilito il tribunale di Tel Aviv. Il funzionario pubblico citato dal ministro della Sicurezza è l’ex procuratore capo militare, il colonnello Matan Solomosh: anche lui è stato arrestato e resterà in carcere almeno fino a mercoledì.

Secondo Israele «tre corpi restituiti da Hamas non sono degli ostaggi»

Il Times of Israel ha appreso che i resti parziali di tre corpi restituiti da Hamas attraverso la Croce Rossa non appartengono a ostaggi israeliani. La valutazione è stata effettuata sabato 1 novembre 2025 in seguito al completamento delle operazioni di identificazione presso l’istituto forense Abu Kabir di Tel Aviv. Il gruppo terroristico deve ancora restituire i corpi di 11 ostaggi.