Anche Francesca Albanese può toppare: l’importante è riconoscerlo

Quando cominci ad apprezzare un personaggio pubblico – perché condividi le sue idee, perché la causa che difende è anche la tua, perché è bravo in quello che fa o ha un modo simpatico di farlo – arriva sempre un momento in cui devi scegliere se rimanere un osservatore interessato o diventare un fan sfegatato (che è un pleonasmo: o sei sfegatato, o non sei un fan). Una volta succedeva solo con le rockband o le star del pop, adesso accade anche, anzi, forse più spesso, con chi emerge in altri ambienti, politica, cultura o giornalismo: con i media, social e no, anche questi sono stati annessi dallo showbusiness, dove le star non si discutono, si amano. E si amano perché scatta un transfert: decidi che questo o quella è una tua proiezione; quindi, lo sosterrai e gli darai sempre qualunque cosa faccia o dica, li vorrai a furor di popolo ospiti in ogni talk show, cittadini onorari della tua città, leader del tuo partito.

Anche Francesca Albanese può toppare: l’importante è riconoscerlo
Francesca Albanese (Ansa).

Il tuo spirito critico è pregato di riempire gli scatoloni e liberare la sua scrivania. Oppure, preferisci restare un pacato simpatizzante del personaggio in questione e rifiutare la tessera del fanclub, col rischio che i fan, categoria che non brilla per la sottigliezza nel cogliere le sfumature, ti etichettino come odiatore della star in cui identificano se stessi e o propri valori. Quanto agli odiatori veri, se scoprono che non sei nemmeno dei loro, ti bolleranno con altrettanto livore come ipocrita e cacadubbi. Insomma, la tua vita sociale e social potrebbe diventare molto complicata.

Anche Francesca Albanese può toppare: l’importante è riconoscerlo
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Da Reggio Emilia a Segre, gli scivoloni di Albanese

Torniamo alla premessa, e mettiamo al posto di “personaggio pubblico” il nome di Francesca Albanese. Salita alla ribalta negli ultimi tempi, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi ha conquistato vaste simpatie per la sua voce coraggiosa, oltre che per l’anatema che ha scagliato su di lei dal Segretario di Stato (e soprattutto di Trump) Marco Rubio. Che bello, che miracolo, che motivo d’orgoglio: una donna italiana autorevole e combattiva, finita nel mirino di governi potenti e spietati perché denuncia l’orrore di Gaza. Difficile non diventare suoi ammiratori, a meno di non pensarla come Itamar Ben Gvir o di essere fedeli lettori di Libero. Ma le sue recenti uscite – l’autodafè pubblico preteso dal sindaco di Reggio Emilia, che aveva osato dire che anche la liberazione degli ostaggi in mano ad Hamas era una premessa per la pace, e soprattutto l’attacco a Liliana Segre, che in quanto sopravvissuta ad Auschwitz non sarebbe «obiettiva» su Gaza – ci hanno fatto sussultare, segnalando che il momento della scelta – ammiratori o fan acritici – era arrivato, successivamente rafforzato da altri campanelli d’allarme come la fuga da In Onda per non confrontarsi su Segre o la reazione vittimista e piccata alla polemica sciocchina provocata dalla stessa Albanese con una battuta sui milanesi più mattinieri dei napoletani, snocciolata nel corso del podcast Tintoria.

Gli errori non intaccano l’impegno per la causa palestinese

Ritrovarsi da un giorno all’altro promossa a madonna pellegrina dei pro-Pal, osannata dalle piazze, interpellata a seconda del contesto come la Pizia del Medio Oriente o la quinta colonna di Hamas, in un momento di rovente polarizzazione della vita politica e del discorso pubblico, può mettere un essere umano a rischio di topiche, cantonate e sbroccate fuori luogo. Può capitare. Solo chi se ne sta sempre a casetta seduto sul divano può essere sicuro che non pesterà mai una merda. Ma a differenza dell’ammiratore, il fan afferma che il suo idolo non ha pestato un bel niente, anzi, ammira la sua falcata decisa. Per i suoi seguaci, Albanese va sostenuta sempre e comunque, tanto quanto la Palestina: “From the river to the sea, Albanese will be free” – libera anche di offendere un’ex deportata nei campi di sterminio e di umiliare pubblicamente un sindaco il cui unico torto era aver citato anche gli ostaggi e le vittime del 7 ottobre. Suvvia, riconoscere che anche le relatrici speciali ogni tanto possono toppare non intacca il valore del loro impegno per la causa palestinese. Se poi ogni tanto lo riconoscesse anche Albanese, sarebbe il massimo.