Il governo francese guidato da Sébastien Lecornu è sopravvissuto per pochi voti alla mozione di sfiducia presentata dalla sinistra di La France Insoumise. A favore della caduta dell’esecutivo hanno votato 271 deputati, ma la maggioranza necessaria era di 289 voti. Il risultato, atteso ma più stretto del previsto, mostra un parlamento sempre più spaccato. Lecornu resta in carica ma dovrà affrontare settimane difficili: in aula si apre ora il dibattito sulla legge di bilancio 2026. I socialisti, che non hanno sostenuto la mozione, hanno annunciato battaglia in quella sede, promettendo di contrastare un «bilancio ingiusto».
Cosa sta succedendo nel governo francese
La Francia attraversa una delle crisi politiche più gravi degli ultimi decenni, segnata da governi di minoranza incapaci di ottenere consenso su misure di rigore. Il principale terreno di scontro resta la riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron: un piano che innalza gradualmente l’età pensionabile da 62 a 64 anni entro il 2030. L’obiettivo è contenere la spesa pubblica e ridurre il deficit, ma la misura tocca un simbolo storico del welfare francese, in vigore dal 1982, quando François Mitterrand abbassò la soglia a 60 anni. Oggi, l’età effettiva di pensionamento in Francia è di 60,7 anni, al di sotto della media Ocse di 64,4. L’intervento, sebbene avvicini Parigi agli standard europei, è percepito da molti come un attacco ai diritti sociali, alimentando proteste e tensioni in parlamento e nel Paese.
