Il proclama è in bella evidenza sull’home page del sito istituzionale: «Solaria batte tutti i record nel primo semestre, avanza verso il 10 per cento di azioni proprie e accelera il suo impegno a favore dei data center sostenibili». La multinazionale spagnola Solaria Energia, nata nel 2002 dall’iniziativa della famiglia Diaz-Tejeiro, è tra i principali operatori europei nel settore del fotovoltaico. Una capacità operativa e in costruzione a fine 2023 di 3,2 Gw (obiettivo da raggiungere come potenza installata alla fine di quest’anno), una pipeline di oltre 14.200 Mw nel Sud Europa, il target di 18 Gw al 2030 e conti di tutto rispetto. Ben 240 milioni di euro di fatturato, 201 milioni di ebitda e 89 milioni di utile netto nel 2024, con un traguardo ebitda per il 2025 di 245-255 milioni, oltre alla quotazione in Borsa sul mercato iberico già dal 2007 e nel 2020 l’ingresso nell’Ibex 35, il club dei titoli a maggiore capitalizzazione. In effetti, anche il 2025 promette bene per Solaria, visto che nel primo semestre i ricavi crescono del 59 per cento (155 milioni) e l’utile netto addirittura del 97 (82 milioni).
La presenza di Solaria in Italia
Tuttavia l’azienda, dopo aver pianificato e sbandierato ai quattro venti investimenti e progetti di grande impatto pure in Italia, adesso starebbe rallentando. Lettera43 è in grado di raccontare per la prima volta quello che potrebbe assumere i contorni di un rovinoso dietrofront rispetto alle ambizioni degli spagnoli nella Penisola. Solaria è sbarcata da noi nel 2010 e nel 2022 ha festeggiato l’apertura della sede romana di via Sardegna, a due passi da Via Veneto e dal ministero dell’Economia, con una decina di dipendenti e la promessa di allargare a stretto giro il team. A oggi vanta tre impianti fotovoltaici in Sardegna e uno nelle Marche per un totale installato di circa 17 Mw. Ma la multinazionale stava sviluppando diversi progetti di grande impatto tra Lazio, Puglia, Sicilia e Basilicata, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere prima i 3 Gw e poi addirittura i 5 Gw in Italia nel 2030, seguendo la strada tracciata dal Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima).

I tagli al personale e il ridimensionamento
Anni di annunci, programmi di espansione, velleità di aprire ad altri soci, abboccamenti con gli stakeholder, tavoli ai ministeri, nelle Regioni e negli uffici degli interlocutori istituzionali d’ogni livello territoriale, persino accordi quadro con la Bei per farsi finanziare gli interventi: eppure negli ultimi mesi lo scenario è cambiato. Da settembre Solaria ha iniziato a tagliare il personale e a ridimensionare la struttura operativa in Italia, con un calo sensibile dei profili impiegati e numerosi addii tra dipendenti e collaboratori. «Ormai a Roma lavorano meno di 10 persone e altre andranno via», rivela a L43 una fonte molto vicina al dossier.
L’ennesima ritirata silenziosa di una multinazionale?
Parallelamente, alcune attività di sviluppo sarebbero state sospese, rimodulate e trasferite in Spagna, mentre i nuovi investimenti appaiono perlomeno incagliati. A incidere sulla contrazione non sarebbero soltanto fattori di mercato, ma pure «scelte strategiche non del tutto efficaci nell’adattare il modello operativo spagnolo al contesto italiano», spiega la fonte. «Siamo davanti a un segnale che fa pensare all’ennesima ritirata silenziosa di una multinazionale che, in questo caso, aveva assicurato di sostenere la transizione energetica del Paese». Dunque l’Italia, che rappresentava fino a poco tempo fa uno dei mercati più promettenti per Solaria, adesso pare scivolare nella scala delle priorità non soltanto dietro a Spagna e Portogallo, ma addirittura alle spalle della piccola Grecia.
