È uno di quei giorni che ti prende la malinconia di essere laico. Perché un fervente cattolico, almeno per qualche ora, può mettere da parte le preoccupazioni per i tanti drammi dell’attualità: guerre, cambiamenti climatici, le tragiche conseguenze delle disuguaglianze sociali. Per lui la breaking news è un’altra: il dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito che «è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria all’opera della salvezza».

Niente quote rosa nella Trinità
Traduzione sintetica per i profani: niente quote rosa nella Trinità. Per l’ex Sant’Uffizio, riconoscere alla Madonna un ruolo più attivo e significativo di quello di madre del Salvatore e avvocata dell’umanità presso Dio potrebbe oscurare la figura di Cristo e generare confusione nei credenti. Peggio ancora: eleverebbe l’umile ragazzina di Nazaret a un ruolo quasi di dea, come se nel corso dei millenni la Madonna non avesse già accumulato abbastanza attributi di Iside, la divinità femminile più adorata del mondo pagano, che era stata vergine, madre e dispensatrice di miracoli, e durante l’impero romano veniva raffigurata come una provvida e pudica matrona, spesso con un bimbo in braccio, icona di purezza dolce e pacificatrice cui i fedeli domandavano grazie e protezione. Dopo il crollo (e la messa fuorilegge) dell’inclusivo pantheon pagano in favore di un monoteismo tutto maschile, il bisogno insopprimibile di una figura femminile soprannaturale materna e consolatrice avrebbe indotto i pagani cristianizzati a rivolgersi alla madre di Gesù, spostando su di lei il tipo di venerazione che tributavano a Iside. Nel frattempo, i padri della Chiesa erano troppo impegnati a scannarsi sulla natura di Cristo, ancora ballerina, per occuparsi seriamente di sua madre, che nel frattempo conquistava fette sempre più larghe di pubblico.

Il confronto secolare tra il team-Maria e il team-Gesù
Si può dire che, dal Medioevo in poi, nel Cristianesimo ci sono sempre stati un team-Maria e un team-Gesù, le cui frange più estremiste finirono per separarsi dalla Chiesa con la Riforma protestante. E infatti, come prima cosa, si sbarazzarono dell’”idolatrico” culto della Madonna. Una comica americana di formazione cattolica spiega così la differenza fra i cattolici e gli evangelici: questi, per ogni necessità, dai debiti alle brutte malattie, interpellano direttamente il Messia, mentre chi è cresciuto nella Santa Romana Chiesa viene insegnato che prima di scocciare Lui c’è tutta una lista di santi e beati da chiamare, e in cima alla lista c’è lei, Maria, la madre cui Gesù non rifiuta niente. Niente, tranne che, ci informa il Sant’Uffizio, considerarla co-protagonista insieme al Figlio della salvezza degli uomini. D’accordo, tutta l’opera di redenzione è iniziata dal fatidico sì detto da Maria all’arcangelo Gabriele, ma considerarla per questo Corredentrice è come considerare la mamma di Gianlorenzo Bernini coautrice della cupola di San Pietro.

I partigiani della ‘Corredentrice’ sono i più conservatori
Attenzione: un profano potrebbe pensare che la freddezza delle gerarchie ecclesiastiche verso la “promozione” teologica di una figura femminile sia una posizione conservatrice, cara alle correnti ostili anche al sacerdozio delle donne, all’apertura ai gay e alle concessioni alla teologia della liberazione. È vero il contrario: quello più retrogrado è il team-Maria. Non è un caso che le apparizioni su cui si appoggia il culto moderno della Madonna Corredentrice fioriscano dagli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione francese, e che la Vergine si faccia viva, con moniti, fosche predizioni e pressanti richieste di novene e di preghiere, soprattutto negli anni dell’avanzata del socialismo, della caduta del potere temporale e delle riforme della Chiesa, culminate nel Concilio Vaticano II. Anzi, secondo il teologo Hendro Munstermann, i partigiani della “Corredentrice” sono proprio i nostalgici del caro, vecchio cattolicesimo pre-conciliare, in cui non solo la Madonna, “mediatrice di tutte le grazie”, era più divina che umana, ma i divorziati e i gay andavano difilato all’inferno e la messa era in latino.

Anche a Roma c’è chi divinizza una donna…
Sorprendente? Mica tanto. A pensarci bene, a Roma di maschi che divinizzano una donna pur restando sessisti, oscurantisti e nostalgici di un passato oppressivo ce n’è parecchi, più nei palazzi del potere laico che in quelli vaticani. E la loro Madonna è anche più conservatrice di quella originale: non rivendicherebbe mai il titolo di Corredentrice, semmai di Corredentore.
