Usa, cosa prevede l’accordo per porre fine allo shutdown

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato nella notte di domenica un disegno di legge che apre concretamente la strada alla fine dello shutdown federale, arrivato al 40esimo giorno e diventato il più lungo nella storia del Paese. Il provvedimento ha superato il primo voto procedurale grazie alla scelta di otto senatori democratici moderati di sostenere l’avvio dell’iter, rinunciando alla richiesta considerata sinora «non negoziabile»: una proroga garantita dei sussidi sanitari dell’Affordable Care Act. Il testo prevede lo sblocco dei fondi federali del governo fino a fine gennaio 2026. Per entrare in vigore dovrà ora completare i passaggi al Senato e ottenere il via libera della Camera, che dovrà essere riconvocata. Una volta approvato, sarà inviato alla Casa Bianca per la firma presidenziale.

Cosa prevede l’accordo sullo shutdown

Usa, cosa prevede l’accordo per porre fine allo shutdown
Il Congresso degli Stati Uniti d’America (Imagoeconomica).

Il compromesso finanzia il governo federale fino al 30 gennaio e garantisce il pagamento degli stipendi arretrati ai dipendenti pubblici, compresi coloro che hanno lavorato senza retribuzione. Annulla i licenziamenti disposti da Trump durante lo shutdown e rifinanzia il programma di assistenza alimentare (Snap), che sostiene 42 milioni di statunitensi, fino al 2026. Non rinnova però i sussidi dell’Affordable Care Act, agevolazioni economiche introdotte con la riforma sanitaria nota come Obamacare per rendere l’assicurazione sanitaria più accessibile alle famiglie a basso e medio reddito. Il testo concede solo un voto in Senato a dicembre sulla loro estensione, senza però alcuna garanzia di approvazione.

Bernie Sanders: «Un disastro politico e di politica pubblica»

La decisione dei moderati ha provocato una dura spaccatura nel Partito democratico. La senatrice progressista Elizabeth Warren ha annunciato il suo voto contrario, definendo «un errore» sostenere un accordo che non affronta l’aumento dei costi sanitari. Critico anche Bernie Sanders, secondo cui l’intesa rischia «un disastro politico e di politica pubblica». Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, non ha votato a favore. A sostenerla è stato invece Tim Kaine, che ha rivendicato la tutela dei lavoratori federali coinvolti.