La famiglia come risorsa nella cura delle dipendenze: arriva la nuova app Closer dell’Istituto europeo delle dipendenze

Nelle dipendenze, nessuno guarisce da solo. Anche quando il problema sembra riguardare un solo individuo, le sue conseguenze si estendono all’intero nucleo familiare, modificando abitudini, linguaggi ed equilibri affettivi. È da questa consapevolezza che nasce la nuova versione di Closer, l’app sviluppata dall’Istituto europeo delle dipendenze (Ieud), pensata per accompagnare il percorso terapeutico e promuovere un coinvolgimento familiare flessibile, sicuro e clinicamente supervisionato.

Il coinvolgimento della famiglia può ridurre la sensazione di isolamento della persona in trattamento…

La dipendenza – da alcol, cocaina, cannabis o gioco d’azzardo – è un fenomeno che coinvolge sempre un sistema di relazioni. Le famiglie capaci di mantenere un dialogo aperto, confini chiari e una solidarietà interna rappresentano spesso un potente fattore protettivo. In questi contesti, il loro coinvolgimento può ridurre la sensazione di isolamento della persona in trattamento, rafforzarne la motivazione al cambiamento, aiutare a prevenire le ricadute e favorire la ricostruzione dei legami compromessi.

…ma deve essere monitorato e mediato affinché non produca effetti contrari

Non sempre, però, la famiglia è un contesto protettivo. In presenza di conflitti cronici, ruoli confusi o dinamiche di controllo e svalutazione, l’inclusione diretta dei familiari può produrre effetti contrari – mantenere meccanismi patologici, aumentare il senso di colpa o ridurre l’autonomia del paziente. Per questo, spiegano gli esperti di Ieud, il coinvolgimento familiare non può essere spontaneo o lasciato al caso, ma deve essere regolato e mediato da professionisti, in modo da non rafforzare le stesse dinamiche che hanno favorito la dipendenza. È qui che interviene Closer, piattaforma digitale che integra strumenti di monitoraggio e comunicazione tra paziente, famiglia ed équipe terapeutica. La nuova release consente di rendere trasparente l’andamento del trattamento, promuovendo consapevolezza e responsabilità condivisa. Allo stesso tempo, introduce una comunicazione mediata e guidata, capace di evitare fraintendimenti, pressioni e conflitti, favorendo un dialogo costruttivo. Elemento centrale è la possibilità di calibrare il grado di partecipazione familiare da un livello puramente informativo, in cui i familiari ricevono aggiornamenti e contenuti psicoeducativi, fino a un livello più partecipativo e collaborativo, in cui prendono parte a momenti di riflessione condivisa o di sostegno attivo, se le condizioni relazionali lo consentono. In questo modo, ogni famiglia può essere coinvolta nella misura in cui è realmente in grado di sostenere il processo di cura, senza rischiare sovraccarichi o interferenze disfunzionali.

Seghi Recli: «La tecnologia offre strumenti per coinvolgere i familiari in modo intelligente e sicuro»

Queste le dichiarazioni di Federico Seghi Recli, fondatore e presidente dell’Ieud: «La vera innovazione di Closer è la possibilità di adattare il coinvolgimento dei familiari agli obiettivi terapeutici e alle caratteristiche del contesto relazionale. Non presupponiamo che coinvolgere la famiglia sia sempre positivo ma, dove è opportuno, la tecnologia ci offre strumenti per farlo in modo intelligente e sicuro». Closer non sostituisce l’incontro umano, ma lo estende. Rende la relazione terapeutica più continua, superando barriere geografiche, logistiche o comunicative, e permette alla famiglia di sentirsi parte attiva del percorso di guarigione. È un passo avanti verso un modello di cura realmente integrato, che riconosce nella rete familiare non solo un contorno affettivo, ma una componente essenziale del processo di recovery. Perché uscire da una dipendenza non significa soltanto cambiare abitudini. Significa ricostruire legami, ritrovare fiducia, riscoprire la possibilità di camminare insieme. E ogni passo, anche digitale, può fare la differenza.