Con l’uscita dal regime forfettario per cause determinate nell’anno 2025, a partire dal 1° gennaio 2026 si ricorre al regime ordinario con tutte le conseguenze del caso. Innanzitutto, si perde la flat tax del 15 per cento e i compensi e i ricavi sono assoggettati all’Irpef progressiva e non più all’imposta sostitutiva. Inoltre, con l’applicazione dell’Iva nella fattura, è obbligatorio tenere i registri contabili in ordine. Infine, è necessario abituarsi anche ad applicare il 20 per cento delle trattenute sui compensi e ricordarsi di effettuare gli adempimenti legati al versamento dell’Iva. Ecco, quindi, come cambia il lavoro di professionisti, lavoratori autonomi e partite Iva quando si esce dal regime forfettario di flat tax.
Uscita dal forfettario 2026 per limiti compensi o requisiti: cosa succede?

Perdere i requisiti di accesso al regime forfettario o subire l’insorgenza di una delle cause ostative a proseguire con la flat tax, ne comporta la fuoriuscita a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale l’evento si sia verificato. Per esempio, il superamento di ricavi e compensi della soglia di 85 mila euro, comporta l’uscita dal forfettario dall’anno successivo. Alla fine dell’anno, considerazioni come queste sono costanti nel modo di portare avanti la contabilità di un professionista o di una partita Iva a regime forfettario. In caso di perdita della flat tax, è necessario passare al regime ordinario e seguirne le regole contenute negli articoli 54 e seguenti del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).
Come si calcola l’Irpef in caso di uscita dal forfettario?
La fuoriuscita dal regime forfettario comporta il ritorno alla tassazione progressiva dell’Irpef, con l’applicazione di aliquote differenziate per scaglioni di reddito. All’aumentare del reddito, aumenta anche la percentuale da applicare. Attualmente, si parte dal 23 per cento per lo scaglione di redditi fino a 28 mila euro, per passare al 35 per cento per i redditi da 28 mila a 50 mila euro, fino ad arrivare al 43 per cento per compensi superiori. La legge di Bilancio 2026 toglierà due punti percentuali all’aliquota del 35 per cento, entro le soglie di reddito da decidere nella Manovra. Per le partite Iva a regime ordinario è obbligatoria la compilazione del quadro RE del modello Redditi e non più il quadro LM. Chi passa nel regime ordinario perde, quindi, la possibilità di applicare l’imposta sostitutiva fissa del 15 per cento, ovvero del 5 per cento nei primi cinque anni di avvio di un’attività.
Costi deducibili di una partita Iva a regime ordinario
Inoltre, i costi sostenuti per svolgere la propria attività autonoma diventano deducibili, al contrario di quanto succede nel regime forfettario nel quale lo sono solo i versamenti dei contributi. Le partite Iva possono far valere anche gli oneri deducibili e gli oneri detraibili che non potevano essere valorizzati nel regime forfettario che prevede, invece, l’applicazione di un unico coefficiente di redditività. Il reddito di una partita Iva a regime ordinario si calcola come differenza tra i ricavi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta e le spese sostenute nel medesimo periodo. Tuttavia, il passaggio comporta anche l’applicazione della ritenuta del 20 per cento, da calcolare sui compensi pattuiti prima dell’applicazione della cassa previdenziale.
Fattura elettronica nel regime forfettario e in quello ordinario

Quotidianamente, una partita Iva a regime ordinario è alle prese con l’emissione delle fatture e con il calcolo dell’Iva. Ne consegue l’obbligo di tenere i registri Iva e di presentare la relativa dichiarazione annuale. Per quanto riguarda la compilazione della fattura non vi sono grosse novità, a parte l’Iva e la ritenuta di cui tener conto. Il documento deve essere compilato e inviato in modalità elettronica come, peraltro, un forfettario ha iniziato a fare già dal 1° gennaio 2024.
