Se la famiglia nel bosco vale più della famiglia di Villa Gordiani

Giù le mani dalla famiglia. Dai bambini. Dalle mamme e dai papà green. E soprattutto dalle latrine nel bosco. Latrine che, a guardarle bene, sono identiche a quelle allestite alla bell’e meglio nel campo rom di Giugliano supervisionato dal ministro dei Trasporti (sic!) Matteo Salvini. Ma, signora mia, «ai genitori della campagna di Palmoli si rimprovera di non avere un bagno in casa, quei piccoli rom il bagno non ce l’hanno proprio». Il caso della famiglia nel bosco è stato trascinato irresponsabilmente in politica e com’era prevedibile ha avuto un potente effetto sulla pancia del Paese, dando la stura a proteste no vax, no school, no giudici, colpevoli, secondo i commentatori più agguerriti, addirittura di sequestro di persona. A questi extracomunitari – trattandosi di una coppia anglo-australiana -, il sindaco di Palmoli aveva addirittura offerto una sistemazione gratis a spese del Comune. Offerta ancora valida: «Siamo pronti a sostenere le spese di un affitto per consentire alla famiglia di tornare insieme, in attesa dei lavori di ristrutturazione della casa nel bosco», ha detto a la Repubblica il primo cittadino. 

Poi c’è un’altra famiglia – una mamma, un papà e due bambini – di cui la politica, in uno Stato di diritto, dovrebbe occuparsi, ma che evidentemente è poco instagrammabile. Mercoledì è stata costretta a rinunciare alla casa a cui aveva diritto per legge a Villa Gordiani, a Roma. Una casa senza boschi, cavalli e asinelli ma con un bagno, il gas e l’acqua corrente. Un manipolo di residenti, sobillati e sostenuti da gruppi di estrema destra (gli stessi che verosimilmente si stracciano i fez per difendere i diritti della famiglia del bosco) si è opposto, ha protestato al grido di «Casa agli italiani», ha organizzato presidi. Fino a che non l’ha avuta vinta. E la famiglia ha fatto un passo indietro. «Visto il clima che c’è, si è impaurita», ha abbozzato parlando a RomaToday il presidente della commissione Patrimonio e politiche abitative della Capitale, Yuri Trombetti. Ovviamente era una famiglia rom. Magari italiana. Ministro Salvini, gran difensore della famiglia e della serenità dei bambini, ha qualcosa da postare a (s)proposito?