Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris

Circola in questi giorni sui tavoli del Monte dei Paschi e nelle redazioni di qualche giornale amico una lettera di due pagine che ha tutto il sapore dell’autoagiografia: si intitola “Motivazioni a essere inserito nella lista del cda” e porta la firma di Luigi Lovaglio, preparata per il Comitato nomine e per il consiglio di amministrazione chiamati a selezionare i candidati per il nuovo cda del Monte che sarà eletto nella prossima assemblea. Una lettera di presentazione, insomma. Solo che di solito le lettere di presentazione le scrivono i candidati junior in cerca del primo impiego, non i banchieri che guidano la banca più antica del mondo. 

Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris
Luigi Lovaglio (Ansa).

All’improvviso quel sussulto narcisista…

Il testo si apre con la premessa che «la motivazione fondamentale è garantire la continuità e il completamento del progetto industriale». Un’operazione «sistemica», da concludersi entro fine anno, che richiede «stabilità, continuità e supervisione costante». Fin qui, niente di scandaloso. Poi, all’improvviso, arriva il sussulto narcisista: «Nessuno nel sistema bancario italiano e europeo possiede, al mio livello, l’insieme combinato di competenze, esperienze e track record». E, nel caso qualcuno non avesse capito, Lovaglio precisa: «Non esiste un altro banchiere che abbia guidato per 20 anni tre istituzioni in tre Paesi diversi». Tre Paesi. Vent’anni. Un solo uomo al comando.  Tanta professione di autostima ha fatto sobbalzare più di un consigliere. Non per il contenuto, che pure si presterebbe alla discussione, ma per il tono. Perché esiste una certa differenza tra presentare le proprie credenziali e dichiarare una cosmica indispensabilità. Lovaglio ha scelto la seconda strada con una sicurezza di sé che ha lasciato qualcuno interdetto e qualcun altro divertito. 

Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris
Uno stralcio della lettera inviata a Mps da Luigi Lovaglio (L43).

L’auto incoronazione finale all’insegna dell’hybris

Il documento prosegue con una raffica di affermazioni apodittiche. Sotto il capitolo “Caratteristiche e valore aggiunto di chi ritiene di apportare”, titolo già in sé memorabile, si legge che Mps «non ha bisogno solo di competenza: ha bisogno di una guida che garantisca continuità industriale, credibilità istituzionale e affidabilità regolatoria». Qualità che evidentemente Lovaglio ritiene di possedere in esclusiva. «Sono l’unico banchiere oggi candidato con oltre 20 anni di esperienza da capo azienda in tre diversi Paesi». E in chiusura, assertivo come un verdetto, l’autoincoronazione finale. «Mi considero l’unico in grado di garantire stabilità, velocità e coerenza fino al completamento dell’integrazione». Sul perché Lovaglio abbia deciso di lanciarsi in questa autocelebrazione ci sono varie scuole di pensiero. La principale rimanda agli antichi greci e al loro concetto di hybris, ossia quell’eccesso di orgoglio che spinge l’eroe a sfidare gli dei, convinto di non aver bisogno di nessuno. Nella mitologia finisce sempre male, nella finanza spesso altrettanto

Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris
Uno stralcio della lettera di Luigi Lovaglio a Mps (L43).

Una presunzione che non ha stupito chi negli anni ha lavorato con Lovaglio

Chi ha lavorato con Lovaglio in questi anni non è rimasto sorpreso. La nota ha solo messo nero su bianco ciò che molti avevano già intuito nel corso di riunioni, decisioni, silenzi, lamentando in privato la presenza di una presunzione “strutturale” propria del banchiere. Il cda ha condiviso quelle intuizioni e ha tratto le proprie conclusioni: Lovaglio non verrà candidato. Al suo posto, tre nomi alternativi per la poltrona di amministratore delegato: Fabrizio PalermoCarlo VivaldiCorrado Passera. Tre banchieri che, è lecito immaginare, hanno letto la nota di Lovaglio. E che, altrettanto lecito immaginare, si sono fatti la loro opinione.