La Lega perde il suo fondatore: addio a Umberto Bossi

La Lega perde il suo fondatore. Umberto Bossi si è spento giovedì sera all’ospedale di Varese. Il Senatùr aveva 84 anni.

La Lega perde il suo fondatore: addio a Umberto Bossi
Umberto Bossi (Imagoeconomica).

Nato a Cassago Magnago nel Varesotto il 19 settembre 1941, dopo il liceo scientifico Bossi si iscrive a Medicina a Pavia senza però conseguire la laurea. Per un periodo si dedica anche alla musica e con il nome d’arte di Donato partecipò nel 1961 insieme col suo complesso al Festival di Castrocaro. La folgorazione per la politica arriva più tardi, a fine anni 70, quando viene colpito per caso da un volantino dell’Union Valdotaine dell’autonomista Bruno Salvadori. Sempre negli stessi anni conosce Roberto Maroni con cui fonda il giornale Lombardia Autonomista.

La storia comincia nello studio di un notaio di Varese

Nella storia del movimento leghista è da cerchiare in rosso la data del 12 aprile 1984 quando nello studio di un notaio di Varese, Bossi fondò la Lega autonomista lombarda insieme con la seconda moglie Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Giuseppe Leoni, Marino Moroni ed Emilio Sogliaghi. La vera e propria discesa in campo risale all’anno successivo. Alle Amministrative del 1985 la Lega elegge i primi consiglieri comunali a Varese, Gallarate e in Provincia di Varese. Per il primo sbarco in Parlamento bisogna aspettare le Politiche del 1987: Bossi si candida alla Camera e al Senato, scegliendo Palazzo Madama e lasciando il seggio conquistato a Montecitorio a Giuseppe Leoni. Da allora Bossi divenne il Senatur.

La federazione dei movimenti autonomisti e la nascita della Lega Nord

Qualche anno dopo, nel 1991, Bossi ebbe l’idea di federare i movimenti autonomisti del Nord a partire dalla Liga Veneta in un’unica realtà: nacque così, al congresso di Pieve Emanuele, la Lega Nord, di cui fu il primo segretario federale. Il progetto prende piede e alle Politiche del 1992 Bossi viene rieletto alla Camera con 239.798 preferenze. Sono gli anni di Tangentopoli che il leader leghista cavalca, sostenendo il pool di Mani pulite. Finché il partito e il suo leader non finiscono, nel 1993, nelle indagini per un finanziamento illecito di 200 milioni di lire, ricevuti dagli allora dirigenti del colosso chimico Montedison.

La Lega perde il suo fondatore: addio a Umberto Bossi
Umberto Bossi (Imagoeconomica).

Il primo accordo con Berlusconi e la rottura

Il 1994 è l’anno che cambia tutto. Silvio Berlusconi scende in campo e Bossi stringe con il Cav un primo accordo che però ha vita breve. Il 24 agosto dello stesso anno appare in tv in canottiera da Porto Cervo rompendo l’immaginario politico italiano. Dopo pochi mesi i ministri leghisti si dimettono al grido di «Berluskaiser» e favoriscono la nascita del governo tecnico di Lamberto Dini.

La rottura con Berlusconi imposta da Bossi dopo il famoso patto delle sardine (piatto offerto da Bossi a Massimo D’Alema, allora segretario del Pds e a Rocco Buttiglione del ppi) crea la prima spaccatura con Maroni, allora ministro dell’Interno, contrario al ribaltone.

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Umberto Bossi e Silvio Berlusconi.

La fase secessionista

Nel 1996 comincia una nuova fase della Lega. La parola d’ordine diventa secessione. È l’anno della manifestazione sul sacro Po, dalle sorgenti sul Monviso, in Piemonte, fino a Venezia sulla Riva degli Schiavoni dopo aver ammainato il tricolore fa issare quella con il Sole delle Alpi proclamando provocatoriamente l’indipendenza della Repubblica Federale della Padania: «Noi Popoli della Padania, solennemente proclamiamo: la Padania è una Repubblica federale, indipendente e sovrana…».

Il ritorno nella Casa delle Libertà, l’ictus e lo scandalo Belsito

Il gelo politico con Berlusconi dura qualche anno. Alle Regionali del 2000 la Lega entra nella Casa delle Libertà, coalizione che vince anche le Politiche del 2001. Il Senatur è nominato ministro delle Riforme e della devoluzione. Nel 2004 però a causa di un ictus la carriera politica di Bossi subisce una battuta d’arresto. Dopo una lunga riabilitazione, il vecchio leader ritorna in attività nel ruolo di ministro. Ma i guai della Lega e del suo leader non sono finiti. Esplode infatti lo scandalo sulla gestione dei fondi del partito da parte del tesoriere Francesco Belsito e Bossi di dimette da segretario per tutelare il partito e i propri cari dalle inchieste sulle spese pazze della “family”. La guida del partito è assunta dal triumvirato composto da Maroni, Roberto Calderoli e Manuela dal Lago.

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Umberto Bossi e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).

La notte delle ramazze, l’interregno di Maroni e l’ascesa di Salvini

Ed è proprio Maroni a essere eletto segretario nel 2012. Un passaggio di consegne inevitabile sancito plasticamente dalla notte delle ramazze di Bergamo. Il capo però non molla e vuole riprendersi la sua Lega: «Chi non è d’accordo se ne può andare, il mondo è grande». Maroni lancia così le primarie.

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Roberto maroni e Umberto Bossi nel 2015 (Imagoeconomica).

La sfida a Bossi questa volta arriva però dal 40enne segretario lombardo ed europarlamentare Matteo Salvini. Il Seantur viene schiacciato: Salvini diventa segretario con l’82 per cento de 10 mila voti dei militanti. È la fine di un’era. Salvini dà il via alla svolta nazionale del partito e poco dopo ‘lascia’ il Carroccio per dare vita alla Lega per Salvini premier.

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Matteo Salvini e Umberto Bossi a Pontida (Imagoeconomica).

Il cordoglio della politica

Appena appresa la notizia Salvini ha cancellato tutti gli appuntamenti previsti per venerdì e tornerà a Milano con il primo volo. Lo comunica la Lega in una nota. Il segretario ha poi postato un suo ricordo del Senatur: «Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo».

L’ex doge Luca Zaia ricorda Bossi sui social con una foto e un semplice «Ciao Umberto».

«Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese», ha commentato Zaia. «Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana». «Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord», ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale del Veneto, «ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati».

Mattarella: «L’Italia perde un leader appassionato»

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota ha espresso «il suo sincero cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi. Fondatore e animatore della Lega Nord è stata protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico».

Meloni: «Ha dato fondamentale apporto al primo centrodestra»

«Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra», ha scritto Giorgia Meloni sui post. «In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica».