Il paradosso dei commercialisti, una categoria con problemi di… bilancio

Mentre in tutta Italia migliaia di imprese, associazioni ed enti sono impegnati nella redazione e nell’approvazione dei bilanci d’esercizio 2025, affiancati dai commercialisti chiamati a garantire correttezza formale, trasparenza e rispetto delle norme, nel cuore della categoria emerge un nodo che sta facendo discutere.

Bilancio non sottoposto all’approvazione di un’assemblea con valore legale

Al centro del confronto c’è il bilancio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), guidato da Elbano De Nuccio, che secondo l’attuale normativa (il decreto legislativo 139/2005) non è sottoposto all’approvazione di un’assemblea con valore legale. Una situazione che molti, all’interno della professione, giudicano quantomeno paradossale: proprio l’organo che rappresenta i professionisti chiamati ogni giorno a vigilare sui bilanci altrui, infatti, non sarebbe tenuto a passare da quel vaglio assembleare che costituisce uno dei cardini della vita degli Ordini territoriali e delle società.

Il paradosso dei commercialisti, una categoria con problemi di… bilancio
Il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Elbano De Nuccio, con la premier Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Malumori e perplessità in diversi settori della categoria

La questione assume un rilievo ancora maggiore alla luce della riforma dell’ordinamento professionale. Nel testo trasmesso dal Consiglio nazionale al parlamento e recepito nel disegno di legge 2628, secondo i critici non sarebbe stata inserita alcuna norma che possa colmare questa lacuna. Un’assenza che ha alimentato malumori e perplessità in diversi settori della categoria.

Problemi di coerenza istituzionale e trasparenza interna

A intervenire, però, sono stati i parlamentari, che hanno presentato 49 emendamenti al ddl. Tra questi, due in particolare puntano a introdurre l’obbligo di approvazione del bilancio del Consiglio nazionale da parte dell’assemblea dei 132 presidenti degli Ordini territoriali, sul modello di quanto avviene da sempre per i bilanci degli Ordini locali. Una misura che, per molti osservatori, rappresenterebbe un elemento minimo di coerenza istituzionale e di trasparenza interna.

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Elbano De Nuccio con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

I conti non tornano nonostante l’aumento della quota annuale

Le critiche non si fermano qui. A suscitare discussione sono anche i numeri del bilancio 2025 del Consiglio nazionale, descritto da più parti come caratterizzato da uscite superiori alle entrate per alcuni milioni di euro, nonostante l’aumento della quota annuale di 20 euro. Uno squilibrio che, secondo i contestatori, sarebbe stato coperto utilizzando liquidità accumulata negli anni precedenti, vale a dire risorse provenienti dalle quote versate dagli iscritti.

Alcuni emendamenti sono considerati strategici

Nel dibattito rientrano anche altri emendamenti considerati strategici da Ordini e sindacati di categoria, già sollevati nel corso delle audizioni parlamentari: dalla valorizzazione degli Ordini territoriali alla tutela della sopravvivenza di quelli più piccoli, dal tema delle competenze professionali alla richiesta che eventuali specializzazioni siano accompagnate da ambiti di esclusiva, fino al sostegno ai neo-iscritti e alla garanzia di una quota di minoranza all’interno del Consiglio nazionale.

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Elbano De Nuccio col ministro della Giustizia Carlo Nordio (foto Imagoeconomica).

In questo clima, alcuni Ordini si sono già mossi per sensibilizzare i parlamentari dei rispettivi territori, chiedendo sostegno a quegli emendamenti ritenuti necessari per correggere quelle che vengono definite «dimenticanze» del testo promosso dalla governance nazionale.

Irritazione per l’aumento degli emolumenti

Sul fondo resta una crescente insoddisfazione della base, che giudica la riforma insufficiente e guarda con preoccupazione anche l’andamento delle spese del Consiglio nazionale, compresi gli aumenti degli emolumenti destinati al presidente e ai consiglieri nazionali. Il prossimo passaggio decisivo è fissato per il 15 aprile, quando i presidenti degli Ordini sono chiamati a esprimersi. A quel punto si capirà se prevarrà l’indicazione proveniente dagli iscritti dei territori oppure se, in un ulteriore paradosso tutto interno alla categoria, il voto finirà comunque per rafforzare la leadership di Elbano De Nuccio.