In Cina continuano a cadere alti funzionari del Partito comunista. Ed è lo stesso destino di diverse tigri, come vengono tradizionalmente definiti gli alti ufficiali dell’esercito popolare di liberazione. Quattro nomi entrati forse di rado nelle cronache dei media occidentali sono Jiang Chaoliang, Ma Fengsheng, Liu Guozhi e Hu Henghua. Eppure si tratta di figure rilevanti del sistema di potere cinese. I loro guai sono ancora più significativi se inseriti nel contesto attuale, che ha visto appena un paio di mesi fa la clamorosa apertura di un’indagine contro Zhang Youxia, il generale più alto in grado del Paese e numero due della Commissione militare centrale guidata dal presidente Xi Jinping. L’impressione complessiva è quella di un sistema entrato in una fase di pressione permanente, in cui la campagna anticorruzione è uno strumento di rettifica, ma anche una componente strutturale del funzionamento del potere politico della leadership.
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L’uomo associato alla (male)gestione della pandemia di Covid-19
Partiamo da Jiang Chaoliang, ex segretario del Partito nello Hubei durante le prime fasi della pandemia di Covid-19. Si tratta proprio della provincia che ha come capoluogo Wuhan, che per prima ha vissuto le conseguenze della diffusione del virus. Ma Jiang è molto di più. La sua figura appartiene alla generazione di quadri che hanno accompagnato la trasformazione della Cina da economia pianificata a sistema ibrido dominato da grandi istituzioni finanziarie statali.

La sua carriera all’interno della Agricultural Bank of China negli Anni 90 lo ha collocato in uno dei nodi cruciali della ristrutturazione del sistema bancario cinese, un settore che per decenni ha rappresentato uno dei principali bacini di accumulazione di potere e di rendite. Il fatto che le accuse odierne risalgano proprio a quel periodo non è forse del tutto casuale: riflette la volontà delle autorità di ricostruire intere traiettorie di carriera per dimostrare la continuità di comportamenti illeciti e, al tempo stesso, per inviare un messaggio chiaro a tutte le élite tecnocratiche cresciute in quel contesto.
Nel sistema cinese la caduta può essere differita nel tempo
Dopo l’esplosione della pandemia di Covid, Jiang era stato rimosso dalla guida dello Hubei: una scelta interpretata come una punizione per la gestione ritenuta inefficace dell’emergenza. Eppure la sua successiva ricollocazione in un incarico all’Assemblea nazionale del popolo aveva lasciato intendere che il sistema non lo considerasse definitivamente compromesso. L’incriminazione formale annunciata nei giorni scorsi ribalta quella lettura e diventa un esempio di come, nel sistema cinese, la caduta possa essere differita nel tempo e maturare attraverso una stratificazione di decisioni politiche.

L’ex funzionario che si è preso 14 anni di carcere per tangenti
Negli stessi giorni dell’incriminazione di Jiang è arrivata la condanna per Ma Fengsheng, ex funzionario della provincia del Qinghai. A Ma è stata comminata una pena di 14 anni di carcere per aver accettato oltre 40 milioni di yuan (circa 5,3 milioni di euro) in tangenti tra il 2001 e il 2023. La sua vicenda mette in luce la profondità e la durata delle pratiche di corruzione all’interno di ambiti chiave come la gestione dei contratti pubblici. A peggiorare la sua situazione, Ma ha operato in settori che erano al centro della narrazione politica del Partito, in particolare la campagna per l’eliminazione della povertà estrema, presentata come uno dei successi più importanti dell’era Xi.
Già l’11esimo profilo di alto livello condannato nel 2026
Il fatto che proprio questi ambiti d’azione siano stati utilizzati per fini personali evidenzia una contraddizione strutturale: le politiche più ambiziose e dotate di risorse sono anche quelle più esposte a distorsioni e abusi. La carriera di Ma, interamente sviluppata nel Qinghai, segnala anche che le reti di potere locali possono consolidarsi nel tempo, intrecciando funzioni amministrative, relazioni personali e controllo delle risorse. Il fatto che sia già l’11esimo funzionario di alto livello condannato nel 2026 rafforza l’idea di una campagna che procede con ritmo serrato e con una logica quasi seriale.

Il sindaco della megalopoli che era sparito dagli incontri ufficiali
Colpita anche Chongqing, una delle quattro municipalità direttamente controllate dal governo centrale e nodo fondamentale per l’economia e la governance della Cina. La Commissione centrale per l’ispezione disciplinare ha annunciato un’indagine contro Hu Henghua, sindaco della megalopoli. Le autorità hanno utilizzato la formula standard delle “gravi violazioni della disciplina e della legge” dopo settimane in cui Hu non appariva a incontri ufficiali.
Colpiti anche politici ancora pienamente inseriti nelle strutture di potere
È un modus operandi riconoscibile: sparizione dalla scena pubblica, diffusione di indiscrezioni, infine conferma ufficiale dell’inchiesta. Nel caso di Hu, pesa anche un precedente disciplinare legato alla gestione di questioni di sicurezza edilizia, segno che il suo profilo era già sotto osservazione. La sua caduta indica che la campagna non si limita a colpire figure già marginalizzate, ma può investire anche funzionari ancora pienamente inseriti nelle strutture di potere.

Nel mirino uno dei principali scienziati militari cinesi
Ancora più delicato è forse il caso di Liu Guozhi. Per lui manca una formalizzazione giudiziaria, ma è già arrivato un segnale tipicamente politico: la rimozione del suo profilo dal sito della Chinese Academy of Sciences (Cas). In un sistema in cui la visibilità istituzionale è parte integrante dello status, la cancellazione da un elenco ufficiale equivale a una forma di delegittimazione. Silenziosa, ma potentissima. Liu è uno dei principali scienziati militari cinesi, con un ruolo centrale nello sviluppo di tecnologie avanzate come le armi a microonde ad alta potenza e con una carriera che lo ha portato ai vertici della Commissione per la scienza e la tecnologia della Commissione militare centrale.
Il focus si sposta verso settori altamente tecnologici e strategici
La sua scomparsa dal sito della Cas si inserisce in una sequenza più ampia di rimozioni e dimostra che la campagna di rettifica si è estesa dalle forze armate tradizionali al cuore dell’apparato militare-industriale, colpendo diversi scienziati e ingegneri di alto livello. Questo è un passaggio cruciale: nei primi anni della leadership di Xi l’attenzione era concentrata soprattutto su funzionari politici e amministrativi, ora il focus sembra spostarsi verso settori altamente tecnologici e strategici.

Una manovra politico-disciplinare molto profonda
Insomma, chi pensava che con l’indagine contro Zhang Youxia si fosse arrivati al termine della campagna di Xi stava sbagliando. D’altronde, le recenti “due sessioni”, il grande appuntamento politico annuale che riunisce l’Assemblea nazionale del popolo e la Conferenza consultiva politica del popolo cinese, hanno fornito un chiaro indicatore della profondità della manovra politico-disciplinare. Alla vigilia dell’evento, è stato revocato il mandato a decine di rappresentanti, tra cui un numero insolitamente elevato di ufficiali dell’esercito popolare di liberazione. Per la precisione, sono decaduti 19 deputati dell’Assemblea nazionale e 15 membri della Conferenza consultiva: tra di loro c’erano almeno 13 alti generali.
Ridefinizione degli equilibri attraverso una sostituzione accelerata delle élite
I numeri e le figure coinvolte, a partire da quella di Zhang Youxia, rivelano che dietro la “semplice” campagna di rettificazione c’è qualcosa di più profondo: una ridefinizione degli equilibri tra Partito ed esercito attraverso una sostituzione accelerata delle élite. Il tutto in vista del XXI Congresso del 2027, snodo cruciale e potenzialmente storico per la leadership di Xi.
