Da Acam a PLT Energia: il caso di Pierluigi Tortora che ora punta a Mps

C’è un filo che unisce la crisi di una piccola multiutility ligure nei primi Anni 2000 alle acrobazie finanziarie di una società di energie rinnovabili quotata all’AIM di Borsa Italiana, a Mps. Quel filo ha un nome: Pierluigi Tortora.

Il caso Acam, i derivati e la crisi del 2008

Derivati, sindaci e azioni di responsabilità: Acam era la società partecipata dal Comune di La Spezia che gestiva i servizi pubblici locali per i comuni della provincia: acqua, gas, rifiuti, insomma una multiutility. Tortora ne era l’amministratore delegato. Nel marzo 2008, in piena euforia finanziaria pre-crisi subprime, la società sottoscrisse contratti derivati che, come è facile intuire, non sono proprio il core business per una società di servizi pubblici locali. Quando i mercati crollarono all’indomani del fallimento di Lehman Brothers, quei contratti si dimostrarono rovinosi e Acam si trovò esposta a perdite difficilmente recuperabili, con un bilancio sostanzialmente avviato verso il dissesto. La reazione dei Sindaci della società non tardò. E nell’aprile 2010, l’assemblea dei soci deliberò la denuncia nei confronti dell’ormai ex amministratore delegato, avviando un’azione di responsabilità proprio per la vicenda dei contratti derivati. L’assessore alla Riorganizzazione delle società partecipate Davide Natale e il sindaco di La Spezia Massimo Federici riferirono in commissione consiliare della volontà di verificare anche gli altri anni della gestione Tortora, affidando l’incarico a tre professionisti esterni con il mandato di esaminare bilanci e atti gestionali alla ricerca di ulteriori responsabilità. Il consigliere comunale Giacomo Gatti, nel gennaio 2011, presentò una formale interrogazione chiedendo aggiornamenti: quando fosse stato presentato l’atto di citazione nei confronti di Tortora per la vicenda dei derivati, quante udienze si fossero tenute, e quando i tre professionisti incaricati di verificare i bilanci degli anni passati avrebbero consegnato i loro risultati. La domanda sottintendeva un’insoddisfazione: i tempi si allungavano, le risposte scarseggiavano e intanto, come detto, il denaro della gestione Tortora appariva difficilmente recuperabile. Nel frattempo furono avviate diverse azioni di responsabilità, anche da Iren che ha poi acquisito alcune attività di Acam, conclusesi nel 2023 senza il riconoscimento dei danni richiesti a Tortora.

Da Acam a PLT Energia: il caso di Pierluigi Tortora che ora punta a Mps
Pierluigi Tortora nel 2008 (Imagoeconomica).

Il ritorno nelle rinnovabili con PLT Energia

Crescita, debiti e leva finanziaria chiusa (o congelata) la stagione ligure, Tortora è riemerso nel settore delle energie rinnovabili. Fonda a Cesena PLT Energia, holding di partecipazioni attiva nello sviluppo e nella gestione di impianti eolici, fotovoltaici e a biomasse, e nel 2014 arriva a quotarla sull’AIM di Borsa Italiana. L’83,6 per cento del capitale sociale risultava intestato alla Sired, fiduciaria del gruppo Intesa Sanpaolo. Il modello di business era ambizioso: decine di impianti distribuiti tra Basilicata, Calabria e Puglia, ricavi cresciuti grazie agli incentivi pubblici, e una capacità installata che nel 2017 superava i 200 megawatt. Ma era la struttura finanziaria a destare perplessità. A fine 2017 l’indebitamento finanziario netto consolidato raggiunse 226 milioni di euro contro un patrimonio netto di circa 42 milioni: i debiti erano pari a circa cinque volte i mezzi propri.

La nuova holding PLT Wind

Nel 2018 arrivò l’operazione che peggiorò ulteriormente la situazione. PLT Energia costituì una nuova holding, PLT Wind, cui conferì nove impianti eolici da 110,6 megawatt, e la finanziò con uno strumento ibrido da 162 milioni strutturato da UniCredit: un project bond da 60 milioni a 15 anni e un prestito bancario da 102 milioni. Entrambe le operazioni erano classificate come senior secured, riservate cioè a soggetti il cui merito di credito è considerato non investment grade, ovvero rischioso. I numeri di PLT Wind erano eloquenti. La posizione finanziaria netta della società era negativa per 160 milioni a fronte di un patrimonio netto di 24 milioni: per ogni euro di capitale proprio, la società aveva contratto 6,6 euro di debito. Nel novembre 2021 la holding sottoscrisse sempre con UniCredit, la Bei e Cdp un contratto di finanziamento per 92,3 milioni per la realizzazione di progetti eolici per una capacità pari a 95 MW. A rendere il quadro ancora più colorito, PLT Energia era anche lo sponsor principale del Cesena Calcio tramite la controllata PLT Puregreen, e aveva ricevuto in passato finanziamenti dalla ex Cassa di Risparmio di Cesena. Calcio, incentivi pubblici e debiti a leva: un combinato disposto, del resto simile a quello sperimentato a Siena prima della grande crisi, che non mancò di suscitare commenti critici nell’ambiente finanziario locale. Una storia di rapporti e intrecci finanziari che fa riflettere.

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La sfida a Mps con la lista Lovaglio

La vicenda di Tortora attraversa due stagioni diverse della finanza italiana. Quella dei derivati nei bilanci delle società partecipate pubbliche degli anni 2000, e quella della finanza di progetto applicata alle rinnovabili nel decennio successivo. Comun denominatore la capacità di attrarre risorse, accedere a strumenti finanziari complessi e gestire asset pubblici, para-pubblici o comunque collegati a concessioni e finanziamenti pubblici, in condizioni di indebitamento strutturalmente elevato. Che dalla Acam di La Spezia alla PLT Wind di Cesena il protagonista sia lo stesso uomo merita più di una riflessione. Non tanto per stabilirne responsabilità, su cui peraltro la magistratura ha fatto il suo corso, quanto per interrogarsi sui meccanismi di selezione nella concessione di finanziamenti: come si fa a guidare una multiutility pubblica verso il dissesto da derivati e, qualche anno dopo, presiedere una società quotata in Borsa con debiti molto superiori al patrimonio, continuando a essere interlocutore riconosciuto di banche e istituzioni? La risposta, probabilmente, dice qualcosa di scomodo non solo su Tortora, ma sul sistema che lo ha reso possibile e che, ancora di recente, ha continuato a finanziarlo. I ben informati dicono che Tortora e la sua PLT hanno circa 150 milioni di affidamenti con Mps. Sarà forse questo il motivo per cui è stato l’unico a rendersi disponibile in vista dell’elezione del nuovo cda a sostenere una lista Lovaglio dopo i tentativi che l’ex ad del Monte aveva fatto con molti fondi che però gli avevano chiuso la porta.

Da Acam a PLT Energia: il caso di Pierluigi Tortora che ora punta a Mps
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).