Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu

Guai a chiamarla intimidazione. Quello della Domenica delle Palme è stato solo un incidente, o meglio, un «fraintendimento». Israele, si sa, è molto suscettibile, rispetto alle scelte lessicali relative a certi suoi interventi: a Gaza non è in corso un genocidio, ma un’operazione anti-terrorismo; quelli che in Cisgiordania vessano e uccidono i palestinesi non sono terroristi, ma coloni intraprendenti; e impedire al patriarca latino di raggiungere la chiesa del Santo sepolcro per celebrare una delle messe più importanti del calendario liturgico cattolico è solo frutto di un equivoco, come ha diplomaticamente sottolineato lo stesso involontario protagonista, il cardinal Pierbattista Pizzaballa.

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Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu

Comunque lo si chiami, l’accaduto ha generato nella politica e nell’opinione pubblica italiana uno scoordinato gioco dei quattro cantoni. La sinistra laica e femminista si è improvvisata paladina del patriarcato (quello di Gerusalemme) e delle secolari tradizioni cristiane della Terrasanta; il centrodestra, finora strenuamente filo-israeliano, ha parlato di decisione «inaccettabile» e di «offesa alla libertà religiosa».

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Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Corteo per la Palestina per dire no al genocidio (foto Imagoeconomica).

Eddai, Netanyahu voleva solo proteggere l’incolumità del cardinale…

Alessandro Sallusti, uno di quei tradizionalisti che ogni dicembre tuonano in difesa dei presepi e delle recite natalizie nelle scuole, ha sostenuto in tivù che Benjamin Netanyahu voleva solo proteggere l’incolumità del cardinale, lasciando intendere che se Pizzaballa (ormai noto fra gli ultrà pro-Israele come Pizzapal, per le sue evidenti simpatie per i gazawi) ci teneva tanto a celebrare la messa della domenica delle Palme, poteva farlo su Zoom, anziché gironzolare per la Città Vecchia con il subdolo intento di farsi molestare dalla polizia e mettere Bibi in cattiva luce.

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Giorgia Meloni con il premier israeliano Benjamin Netanyahu (foto Imagoeconomica).

Meloni e Tajani presi a pesciate sui social dai filo-palestinesi

Ma le giravolte non sono finite: per una volta che Antonio Tajani e Giorgia Meloni erano usciti dalla modalità maggiordomo e nanny di Donald Trump e Netanyahu e avevano alzato un po’ la voce, si sono visti presi a pesciate sui social dai filo-palestinesi, per aver mostrato per l’oltraggio al patriarca cento volte più sdegno che per gli eccidi di innocenti a Gaza, mentre su X l’ideologo neo-vetero-con Francesco Giubilei ha rinfacciato alla sinistra di difendere un alto prelato cattolico, ma di infischiarsene dei cristiani perseguitati o uccisi dagli islamisti.

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Il cardinale Pizzaballa nella nuova opera di Alxsandro Palombo sui muri del palazzo arcivescovile in via Delle Ore, a Milano (foto Ansa).

C’è chi è animato dalla fede e chi è sostenuto da una malafede

Anche a non essere credenti e praticanti, si prova un certo disagio nel vedere la differenza di stile fra chi è genuinamente animato dalla fede, come il cardinal Pizzaballa, e chi è sostenuto da una malafede altrettanto fervida, a prescindere dallo schieramento in cui milita. Mai come oggi, la Chiesa cattolica sguscia come una saponetta bagnata dalle mani della politica occidentale: sui diritti delle donne e sulla morale sessuale è rimasta ferma al Concilio di Trento, deliziando le destre, per deluderle clamorosamente subito dopo con posizioni “comuniste”: il rifiuto di ogni guerra e dell’accumulo sfrenato di ricchezze, la condanna del suprematismo bianco e perfino di quello cristiano.

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Il cardinal Pierbattista Pizzaballa in Vaticano (foto Ansa).

Il cardinale che manda aiuti allo sventurato popolo di Gaza

Per il papa di Roma, Gesù è sempre lo sfigato mezzo nudo inchiodato alla croce, non il figaccione vichingo in tunica di cachemire venerato nelle mega church dove si predica il Vangelo della prosperità, secondo cui i veri cristiani hanno la Ferrari, la villa con piscina e un fucile d’assalto per difendere entrambe. È il Gesù che piace a Trump, a JD Vance e a Pete Hegseth e che alla fine sta simpatico anche a Netanyahu – sicuramente, molto più di quello povero e sofferente, in nome del quale il cardinale Pizzaballa disobbedisce alla polizia e ogni volta che può manda aiuti allo sventurato popolo di Gaza.

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Il cardinal Pierbattista Pizzaballa (foto Ansa).

I missili sono cattivi solo quando sono iraniani

L’incidente/fraintendimento della domenica delle Palme ha avuto un finale che ricorda le storie di don Camillo: Netanyahu, un Peppone ben più feroce e fanatico di quello di Giovannino Guareschi, ha fatto marcia indietro e ha concesso al patriarca Pizzaballa «il pieno e immediato accesso alla basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme», ricordando peraltro che è già stata bersaglio dei missili iraniani. Traduzione: se se ne becca uno in testa, poi non venite a lamentarvi con noi. Attenzione: essendo i missili iraniani, si può dire che la chiesa è stata un «bersaglio». La chiesa di Gaza, centrata dalle bombe israeliane nel luglio scorso, bilancio tre morti e parecchi feriti fra cui il parroco, è stata solo un qui pro quo.

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La chiesa della Sacra Famiglia a Gaza (foto Ansa).