Non c’è mai stata una ipotesi Luca Zaia ministro. Se mai l’ex governatore veneto avrà la possibilità di entrare in un esecutivo di centrodestra, non sarà certo nel Meloni I, ma dovrà aspettare l’eventuale conferma della maggioranza in carica e un Meloni II.

Il messaggio di Salvini ai “nordisti” e agli alleati
Dopo giorni di voci e indiscrezioni, i leghisti lo hanno capito bene dalle parole pronunciate da Matteo Salvini. Nella riunione che si è tenuta in via Bellerio lunedì pomeriggio, Zaia presente, il segretario è stato netto: la Lega non chiede rimpasti o cambi nella squadra di governo, ha scandito, senza mai nominare il veneto. Il governo va avanti così fino a fine legislatura, nell’autunno 2027, ha poi aggiunto Salvini. Poi, mandati tutti a casa e abbassate le tapparelle di via Bellerio, il messaggio è stato corretto con una ‘velina’ indirizzata ai cronisti delle principali testate. Posto che la Lega non chiede nulla, è stato fatto trapelare, se mai gli alleati ritenessero necessario un rimpasto, la «priorità per il partito è la sicurezza». In altri termini: prima pensiamo a far tornare Salvini al Viminale (poltrona diventata incandescente dopo le rivelazioni della giornalista Claudia Conte su una presunta liaison con Matteo Piantedosi), non è aria di Zaia al Turismo, in sostituzione di Daniela Santanchè, o al Mimit, al posto di Adolfo Urso. Un messaggio interno diretto a chi, come il governatore lombardo Attilio Fontana, chiede a gran voce che l’ex collega veneto guidi la Lega al Nord. E anche un messaggio agli alleati: se si cambia, io voglio essere protagonista della partita.

Le fibrillazioni post referendum in FI e FdI
Perché è vero che la partita post débâcle referendaria, tutta interna alla maggioranza, sembra essersi chiusa con il ‘patto del Torrino‘, siglato da Meloni, e dai suoi due vicepremier, Salvini e Antonio Tajani, a cena nella villa della presidente del Consiglio il venerdì dopo il voto. Ma i partiti continuano a essere in fibrillazione con i cambi imposti da Marina Berlusconi ai vertici di Forza Italia: prima Maurizio Gasparri che ha dovuto lasciare il posto di capogruppo al Senato e ora Paolo Barelli che rischia di dover saltare a Montecitorio. Anche in Fratelli d’Italia il clima è rovente, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e di Daniela Santanchè, pretese da Meloni. Urso è nel mirino, anche se allo stato non rischierebbe, spiegano fonti qualificate di via della Scrofa.

Meloni sembra intenzionata a tirare dritto
Dopo lo scossone della sconfitta elettorale, e malgrado la tentazione di far precipitare tutto (come suggerito, tra gli altri, da Giancarlo Giorgetti e Giovanbattista Fazzolari), Meloni sembra essere determinata ad andare avanti. «Reculer pour mieux avancer» per dirla con le parole di Carlo Nordio. Ovvero: arretrare per prendere la rincorsa e avanzare. Ed è per questo che la premier ha fissato l’informativa alle Camere per giovedì dopo Pasqua. Informativa e non comunicazioni, come chiesto dalle opposizioni, per ridimensionare il valore dell’appuntamento ed evitare che il voto sulle risoluzioni venga assimilato a un voto sul governo. Un appuntamento in cui ci si aspetta che Meloni annunci la volontà di proseguire con determinazione. E l’idea sarebbe di farlo fino alla fine della legislatura. A meno che tutto non sia un bluff.

