Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio

Si avvicina la data di apertura della Biennale di Venezia, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, ma le polemiche attorno al padiglione russo non si placano. La presenza della Federazione, sottoposta a sanzioni internazionali per la sua invasione dell’Ucraina, a un evento culturale così rilevante ha infatti suscitato critiche e sdegno sia in Italia sia in Europa. L’ultimo capitolo della querelle riguarda le dimissioni in blocco della giuria internazionale che assegna i premi. Ma vediamo cos’è successo dall’inizio.

La scelta di riaprire il padiglione chiuso dal 2022 e lo scontro tra Buttafuoco e Giuli

L’esposizione è composta da due parti: la mostra centrale, allestita da un curatore scelto dalla Fondazione che gestisce la Biennale, che si svolge all’Arsenale e in parte dei Giardini, e i padiglioni dei singoli Paesi, finanziati e gestiti dagli stessi. La Russia possiede uno di questi. Non partecipava alla Biennale dal 2022, quando gli stessi artisti decisero di annullare la loro presenza dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Anche la Fondazione disse che avrebbe rifiutato ogni forma di collaborazione con Mosca. A marzo 2026, però, la Russia aveva annunciato l’intenzione di riaprire il proprio padiglione, e successivamente la Biennale aveva confermato l’apertura di tutti i padiglioni, compresi quelli di Paesi coinvolti in conflitti internazionali come Russia, Iran e Israele. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione, aveva difeso la scelta, sostenendo che l’evento doveva restare uno spazio di incontro e confronto.

Biennale, tutto il caso del padiglione russo dall’inizio
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Il governo, e in particolare il ministro della Cultura Alessandro Giuli, si era opposto a questa decisione (non potendo però fare nulla in quanto la Fondazione è un ente autonomo), arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del Mic nel cda della Fondazione, che aveva votato per non escludere la Russia dalla mostra. Giuli motivò la sua richiesta dicendo che Gregoretti non l’aveva informato della possibile presenza della Federazione alla Biennale né del suo voto favorevole. Lei ha rifiutato di dimettersi.

La richiesta di documenti per verificare il rispetto delle sanzioni

Nei giorni successivi, il governo italiano aveva chiesto alla Biennale documenti e fascicoli per verificare che avesse rispettato le sanzioni contro Mosca, con particolare riferimento alle modalità di allestimento e di gestione del padiglione. Le norme, infatti, non vietano la partecipazione di artisti russi a eventi culturali internazionali, ma pongono limiti su transazioni, logistica e rapporti con enti statali. Dalla documentazione inviata al Mic, non è emersa alcuna irregolarità.

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Alessandro Giuli (Ansa).

La scelta di escludere Russia e Israele dai premi

La contrarietà alla partecipazione della Russia si è nel frattempo estesa anche alla Giuria internazionale, che ha il compito di attribuire i premi principali come il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale (che va al miglior padiglione), il Leone d’Oro per il miglior artista e il Leone d’Argento per il miglior artista emergente. La giuria, composta dalla presidente Solange Farkas e da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, aveva detto che avrebbe escluso dall’assegnazione dei premi quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Il riferimento era a Russia e Israele. Erano seguite polemiche, con lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru che aveva mandato una lettera di diffida alla Fondazione, denunciandosi vittima di discriminazione razziale e antisemitismo e minacciando il ricorso.

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La Giuria internazionale della Biennale (Ansa).

L’ispezione del Mic e le dimissioni della Giuria internazionale

L’istituzione veneziana aveva girato la missiva e le preoccupazioni legali al ministero della Cultura, che aveva risposto inviando alla Biennale quattro ispettori per raccogliere informazioni sulla decisione e, più in generale, verificare il rispetto delle sanzioni e la correttezza amministrativa. Poche ore dopo, la Giuria si è dimessa in blocco. Resta ora da vedere come, una volta che il governo avrà visionato l’esito dell’ispezione, si chiuderà questa crisi, se con un commissariamento o con una nuova giuria d’urgenza. Intanto la Fondazione ha stabilito che i vincitori della rassegna saranno incoronati dai visitatori. Non solo, Israele e Russia sono state riammesse in concorso. Va specificato che, in ogni caso, la Russia non potrà aprire il suo padiglione al pubblico in base alle sanzioni. Lo spazio resterà chiuso per tutta la durata dell’esposizione (9 maggio-22 novembre) e i visitatori potranno assistere dall’esterno a una performance registrata nei giorni precedenti all’apertura.