AGI - Ha confessato e ha fatto anche ritrovare l'arma del delitto (un coltello) il 15enne tarantino che sabato mattina all'alba, nella città vecchia di Taranto, avrebbe ucciso Bakari Sako, 35enne, originario del Mali, immigrato regolare, che nel Tarantino lavorava come bracciante.
Bakari Sako era in piazza Fontana con la sua bici e stava recandosi a prendere un pullman per raggiungere il luogo di lavoro quando sarebbe stato accerchiato, spintonato, malmenato e quindi aggredito dai cinque giovanissimi. Sarebbe scoppiata una lite per motivi futili. I colpi all'addome si sono rivelati letali e nulla hanno potuto fare i soccorritori del 118.
Il gruppo e il fermo
Il 15enne che ha confessato il delitto fa parte di un gruppo di altre quattro persone, un maggiorenne (20 anni) e tre minori, età 15 e 16 anni, per le quali ieri la Procura ordinaria di Taranto e quella dei minori hanno disposto il provvedimento di fermo, eseguito nel tardo pomeriggio di ieri. Sono tutti indiziati di omicidio aggravato per futili motivi.
Le indagini e l'identificazione
Determinanti, ai fini della loro individuazione, sono state le immagini delle telecamere presenti nella zona dell'omicidio e alcune testimonianze. Un lavoro di ricostruzione portato a compimento in circa 48 ore dal fatto dagli agenti della Squadra Mobile di Taranto.
La famiglia della vittima
Da ieri intanto è a Taranto il fratello della vittima. È giunto dalla Spagna per l'identificazione del corpo. Il 35enne del Mali era sposato con due mogli e attendeva altrettanti figli.
Giovedì presidio associazioni migranti
Le associazioni e i movimenti che a Taranto si occupano di immigrati e di accoglienza si riuniranno in presidio giovedì pomeriggio alle 17.30 in piazza Fontana, nella città vecchia, per ricordare Bakari Sako. Il presidio avverrà nella piazza dove il delitto è stato compiuto. "La vicenda ci lascia l'amaro in bocca perché a compiere un gesto così estremo sono stati dei minorenni in una situazione sicuramente di disagio - dichiara Remo Pezzuto di 'Libera'.
L'omicido nei giorni della festa di San Cataldo patrono della città
E interviene anche monsignor Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale e delle chiese della città vecchia di Taranto, che così commenta: "'A noi la vergogna sul volto' direbbe la Scrittura. È quello che provo in questo momento come parroco di Taranto vecchia. Un senso di profonda sconfitta, di impotenza. Muore due volte questa giovane vittima. La prima per la futilità armata dal razzismo, la seconda per mano di chi giustifica e non invoca la vera giustizia". La morte di Bakari Sako è avvenuta nei giorni della festa di San Cataldo, patrono di Taranto, che si svolge nella città vecchia. E proprio poche ore prima del delitto, nelle iniziative del 7 e dell'8 maggio nell'ambito del programma della festa, erano stati richiamati anche dall'arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero, i valori dell'inclusione, dell'accoglienza e della solidarietà.
