Valanga in Valle d’Aosta: morto uno scialpinista, un altro ferito

AGI - Nuova tragedia in montagna: a Punta Leysser, in Valle d'Aosta, a quota 2550 metri, una valanga ha travolto cinque scialpinisti.

In tre sono rimasti illesi e sono riusciti a dare l'allarme mentre gli altri due sono stati estratti dopo un po' di tempo con un'operazione di recupero resa davvero difficile dalle proibitive condizioni meteo. Un uomo, che era stato estratto in gravissime condizioni, è deceduto in Pronto Soccorso mentre l'altro ferito è in fase diagnostica in condizioni non gravi. 

Il soccorso a terra in condizioni estreme

Il vento forte, la scarsa visibilità hanno impedito agli uomini del soccorso alpino valdostano di far alzare in volo un elicottero. Si è deciso di intervenire con una squadra di sole otto persone, per non mettere a rischio un equipaggio completo. Con gli sci i soccorritori hanno raggiunto il luogo della valanga e si sono messi all'opera per recuperare i due scialpinisti che sin dal primo momento si sono presentati in condizioni più preoccupanti.

L'intervento dell'elicottero e il recupero dei feriti

Nel frattempo un'altra squadra era già pronta a intervenire in caso di necessità, mentre col passare delle ore le condizioni meteo e la visibilità sono migliorate, anche il vento si è attenuato e l'elicottero ha potuto raggiungere Punta Leysser e recuperare i feriti che sono stati trasferiti nel più vicino pronto soccorso. L'uomo che versava in condizioni gravi non ce l'ha fatta, l'altro è in fase di valutazione.

 

L’ultima di Petrecca: si paragona a Gesù e punta il dito contro chi l’ha tradito

Paolo Petrecca alla fine si è dimesso da direttore di Rai Sport o, per meglio dire, è stato costretto a rinunciare alla direzione della testata sportiva della tv pubblica. Il passo indietro sembrava inevitabile dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia di apertura di Milano-Cortina, diventata un caso politico e una figuraccia internazionale. Ma Petrecca si è sentito tradito. E lo ha fatto intendere su Instagram, accostando la sua figura a quella di Gesù Cristo.

La storia pubblicata su Instagram

Petrecca ha infatti pubblicato su Instagram una storia con il dipinto “San Matteo e l’Angelo” di Guido Reni, accompagnato dalla scritta “Mt 26, 20-29”: il riferimento è a un passo del Vangelo secondo Matteo (capitolo 26, versetti 20-29). E per la precisione a quello iniziale dell’Ultima Cena, quando Gesù annuncia agli apostoli: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Com’è noto fu Giuda Iscariota a “vendere” Gesù alle autorità del Tempio di Gerusalemme per 30 denari, identificandolo con un bacio nell’orto degli ulivi. Resta da capire chi sia il Giuda di Petrecca, ammesso che esista.

L’ultima di Petrecca: si paragona a Gesù e punta il dito contro chi l’ha tradito
La storia pubblicata da Paolo Petrecca su Instagram.

I versetti citati da Petrecca

Ecco di seguito i versetti del Vangelo secondo Matteo citati da Petrecca.

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà». Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: «Tu l’hai detto». Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».

Crans-Montana: Berna dà ok alla partecipazione dell’Italia alle indagini

AGI - "La Svizzera e l'Italia, entrambe tenute per legge a indagare sull'incendio di Crans-Montana, perseguono lo stesso obiettivo, che è quello di fare piena luce su quanto avvenuto e intendono prestarsi reciproca assistenza giudiziaria".

E' la sintesi dell'esito dell'incontro che si è svolto a Berna tra investigatori italiani e svizzeri secondo quanto riferito in una nota dall'Ufficio Federale di giustizia. Il primo passo concreto di questa collaborazione è che "gli inquirenti italiani potranno partecipare, a intervalli regolari e sin dai prossimi giorni, alle operazioni di assistenza giudiziaria in Svizzera, a partire dalla selezione del materiale probatorio già raccolto".

Cooperazione e rispetto tra procure svizzera e italiana

 Il vertice "è stato incentrato sulla cooperazione nel rispetto delle rispettive competenze - si legge nel comunicato - è quindi nell'interesse di entrambi gli Stati intensificare il coordinamento in merito a determinate misure di assistenza giudiziaria. L'incontro si è svolto in un clima di reciproca fiducia e di pieno rispetto. Le due procure hanno sottolineato fin da subito che entrambi i Paesi condividono un unico obiettivo: fare piena luce su quanto accaduto a Crans-Montana. A tal fine possono contare su una cooperazione già consolidata in materia di assistenza giudiziaria internazionale". 

Incontro a Berna tra procuratrice svizzera e Lo Voi 

Oggi sono stati stabiliti i termini della cooperazione dalle due delegazioni guidate dalla procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud e dal procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi. A coordinare l'incontro è stato l'UFG, autorità centrale in Svizzera per l'assistenza giudiziaria internazionale. 

Le decisioni in Svizzera di competenza della procura vallesana

"Tutte le decisioni sul territorio svizzero competono comunque all'autorità che dirige il procedimento, in questo caso la Procura vallesana. Durante l'incontro non sono state scambiate prove. Poiché tra le vittime del rogo del 1 gennaio 2026 vi sono anche cittadini italiani, la giustizia italiana ha avviato, in base al proprio Codice penale, un procedimento penale, conducendo le indagini secondo il diritto nazionale. Il 30 gennaio 2026 la Procura vallesana, cui compete il caso in Svizzera, ha accolto la rogatoria della Procura di Roma. La Svizzera ha quindi assicurato all'Italia il proprio sostegno concedendo l'assistenza giudiziaria in regime di piena reciprocità".

La procura svizzera deciderà quali prove raccogliere

L'assistenza giudiziaria lascia immutate le competenze e la sovranità per i procedimenti penali nei rispettivi Paesi. Sarà la Procura vallesana, che dirige il procedimento sul territorio svizzero, a decidere quali prove raccogliere e se coinvolgere gli inquirenti italiani nell'assunzione delle prove. Lo stesso vale, a parti invertite, per la Procura di Roma sul territorio italiano".

Nell'incontro non si sarebbe parlato della creazione di squadre investigative comuni. 

A Washington la prima riunione del Board of Peace

«Credo non ci sia mai stato niente di più potente e prestigioso». Donald Trump ha aperto così la prima riunione del Board of Peace a Washington, dopo aver fatto alcuni accenni all’economia americana. «Quello che stiamo facendo è molto semplice, pace. Si chiama Consiglio della Pace, e si basa su una parola facile da dire ma difficile da produrre. Noi la realizzeremo. Stiamo facendo un ottimo lavoro e alcuni dei leader che sono con noi mi hanno aiutato molto già in questo primo anno», ha aggiunto. Al Board aderiscono una ventina di Paesi e poi ci sono i Paesi osservatori, tra cui l’Italia che è rappresentata dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. «Non c’è nulla di più importante della pace e non c’è nulla di meno costoso della pace. Sapete, quando si va in guerra, costa cento volte di più di quanto costi fare la pace», ha continuato Trump.

Su cosa si focalizza la riunione

La prima riunione formale del Board è l’occasione per un aggiornamento sull’attuazione del Piano di pace in 20 punti dell’amministrazione americana e sui progetti d’investimento e di ricostruzione della Striscia. Vi partecipano il Capo del comitato tecnocratico palestinese, Ali Sha’at, l’Alto rappresentante per Gaza, Nickolay Mladenov, e la larga maggioranza dei membri del Board e degli osservatori, inclusi rappresentanti della presidenza cipriota dell’Ue e della Commissione Europea. La riunione si concentrerà sull’attrazione di investimenti per la ricostruzione di Gaza e sull’attuazione della seconda fase dell’accordo di pace.

Vannacci passerà al gruppo Europa delle Nazioni Sovrane

Dopo l’addio alla Lega e la fondazione di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci è in procinto di entrare nel gruppo dell’Europa delle Nazioni Sovrane (Esn). Secondo quanto filtra da Strasburgo, l’annuncio ufficiale arriverà il 24 febbraio, nel corso di una conferenza stampa a cui dovrebbero partecipare anche il tedesco René Aust (presidente del gruppo) e il polacco Stanislaw Tyszka.

Aust lo aveva definito «un ottimo politico»

Proprio Aust il 4 febbraio aveva definito Vannacci «un ottimo politico», rispondendo a una domanda riguardo il possibile ingresso dell’ex generale nella sua famiglia politica dopo l’esclusione dai Patrioti, di cui peraltro aveva già perso la vicepresidenza per volontà dei francesi del Rassemblement National a causa delle tesi esposte ne Il mondo al contrario.

Con Vannacci salgono a 28 gli eurodeputati sovranisti

Il gruppo dell’Europa delle nazioni sovrane, di estrema destra nazionalista, si è formato al Parlamento Ue il 10 luglio 2024, a seguito delle elezioni europee di giugno dello stesso anno. Conta 27 eurodeputati, la maggior parte dei quali (15) appartengono al partito tedesco Alternative für Deutschland. Ne fanno inoltre parte (tra gli altri) i francesi di Reconquête, i polacchi di Nowa Nadzieja, gli slovacchi di Repubblica e i bulgari di Rinascita. Con Vannacci i deputati di Esn diventeranno dunque 28.

Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino

Nella Lega post Vannacci ormai è guerra totale. Nei corridoi dei palazzi romani a incrociare le armi non sarebbero più solo le varie fazioni: salviniani del Sud contro nordisti, lombardi fedeli al segretario contro dirigenti vicini al ‘partito dei governatori’, pasionarie anti-Islam contro ex vannacciani, veneti zaiani contro veneti del nuovo corso. Dai gruppi parlamentari la balcanizzazione pare essersi trasferita anche sui collaboratori. Ed è così che l’ufficio stampa della Lega, dal Mit al gruppo alla Camera e al Senato, è da tempo uno dei luoghi più infuocati della Roma leghista. L’arrivo dell’ex direttore del Tempo di Antonio Angelucci, Davide Vecchi, avrebbe aumentato le tensioni.

Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino
Lega, guerra anche nell’ufficio stampa: Vecchi nel mirino

Le accuse della vecchia guardia all’ex direttore del Tempo

Ritenuto vicino alla fidanzata di Matteo Salvini, Francesca Verdini, Vecchi sarebbe accusato dalla vecchia guardia dell’ufficio stampa di aizzare i parlamentari l’uno contro l’altro, favorire i pasdaran come Domenico Furgiuele e Claudio Borghi e cercare di danneggiare i capigruppo di Camera a Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Le accuse sarebbero pesanti e il clima incandescente, tanto che si parla di minacce di rese dei conti ‘fisiche’ tra una fazione e l’altra dell’ufficio stampa. A Montecitorio si attendono il redde rationem per la prossima settimana, quando finalmente il capo tornerà da Milano-Cortina e trascorrerà qualche giorno a Roma prima di tornare fisso sulle piste fino alla conclusione delle Paralimpiadi. 

Attivista ucciso a Lione, Macron contro Meloni: «Non commenti gli affari francesi»

Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di smettere di «commentare ciò che sta accadendo altrove», con riferimento alla vicenda di Quentin Deranque, l’attivista ucciso in Francia su cui la leader di Fdi si era espressa il giorno prima. «Lasciate che tutti restino a casa e le pecore saranno ben custodite», ha ironizzato Macron da Nuova Delhi, a margine di una visita ufficiale in India. «Sono sempre colpito dal fatto che i nazionalisti, che non vogliono essere disturbati nel proprio Paese, siano i primi a commentare ciò che accade altrove», ha aggiunto. La premier Meloni aveva scritto su X che «la morte di un giovane di poco più di 20 anni, attaccato da gruppi legati all’estremismo di sinistra in un clima di odio ideologico diffuso in diversi Paesi, è una ferita per tutta l’Europa». Quentin è stato picchiato a morte da almeno sei persone di cui alcune riconducibili al movimento di sinistra radicale La Jeune Garde, che ha collegamenti diretti con La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon.

Palazzo Chigi: «Stupore per le parole di Macron»

Fonti di Palazzo Chigi hanno manifestato «stupore» per le parole di Macron, sottolineando che la presidente del Consiglio «ha espresso il suo profondo cordoglio e la sua costernazione per la drammatica uccisione del giovane Quentin Deranque e ha condannato il clima di odio ideologico che sta attraversando diverse nazioni europee». Dichiarazioni che, hanno aggiunto le stesse fonti «rappresentano un segno di vicinanza al popolo francese colpito da questa terribile vicenda e che non entrano in alcun modo negli affari interni della Francia».

Tajani: «L’omicidio di Quentin non ha confini e va condannato»

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ricordando come una simile vicenda non abbia confini e vada condannata indipendentemente da dove sia accaduta: «L’uccisione di un giovane attivista francese, per lo più in un contesto universitario, è un fatto grave che riguarda tutti, un episodio che va condannato senza esitazioni. Un omicidio che non ha confini, un monito a chi usa odio e violenza, a chi insulta e professa un linguaggio offensivo. Ci sono stati tanti Quentin in Italia. Alcuni nei periodi più bui della Repubblica. Ecco, condannare episodi come quello di Lione serve anche a questo, a far sì che non si ritorni ad un brutto passato anche in Italia. Perché la politica è soprattutto dialogo e confronto, anche con chi non la pensa come noi».

Trump vuole costruire una base per 5 mila soldati a Gaza: come sarà

Donald Trump sta pianificando di costruire nella Striscia di Gaza una base militare di oltre 1,5 chilometri quadrati e capace di ospitare fino a 5 mila soldati della futura Forza di stabilizzazione internazionale. Lo riporta il Guardian, che ha visionati documenti di appalto emessi dal Board of Peace. Il sito, secondo i progetti, sarà circondato da circondato da 26 torri di guardia blindate montate su rimorchi. Avrà poi un poligono di tiro e un magazzino per l’equipaggiamento militare. I piani prevedono inoltre la realizzazione di una rete di bunker, con elaborati sistemi di ventilazione, dove i soldati potranno ripararsi.

Trump vuole costruire una base per 5 mila soldati a Gaza: come sarà
Donald Trump in visita a una base militare Usa (Imagoeconomica).

La base dovrebbe sorgere nella parte sud della Striscia

La base dovrebbe sorgere in una «distesa arida» nella parte meridionale della Striscia, un’area pesantemente colpita da bombardamenti dell’Idf: gran parte di questa porzione del territorio palestinese è attualmente sotto il controllo israeliano. Il Guardian scrive che un consorzio internazionale di imprese edili (con esperienza in zone di guerra) ha già visitato l’area. Nei documenti visionati dal giornale britannico c’è anche un “Protocollo sui resti umani”: nel caso venissero scoperti durante la costruzione della base, «tutti i lavori nelle immediate vicinanze devono cessare immediatamente, l’area deve essere messa in sicurezza e il responsabile degli appalti deve essere immediatamente informato per ricevere istruzioni», si legge.

Cosa farà la Forza internazionale di stabilizzazione

La Forza internazionale di stabilizzazione, secondo le Nazioni Unite, avrà il compito di proteggere il confine di Gaza e mantenere la pace all’interno della Striscia. Dovrebbe anche addestrare e supportare le forze di polizia palestinesi. Non è tuttavia chiaro quali sarebbero le regole di ingaggio in caso di nuovi bombardamenti da parte di Israele o di attacchi di Hamas. E nemmeno quale sarebbe il ruolo di questo contingente nel disarmo della milizia islamista, condizione posta da Tel Aviv per procedere con la ricostruzione di Gaza.

Torna il Treno del Ricordo: la mostra itinerante per le vittime delle foibe

AGI - Torna il 'Treno del ricordo' per non dimenticare le vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Un progetto promosso dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che porta attraverso l'Italia, in un viaggio in 11 tappe, un treno storico messo a disposizione da Fondazione Fs e Gruppo Fs. Stamattina alla stazione Ostiense di Roma si è svolta la cerimonia per l'arrivo del 'Treno del ricordo' che, con una mostra itinerante allestita al suo interno, ripercorrerà il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati nel Dopoguerra. All'evento hanno partecipato il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, l'assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all'Attrazione investimenti, Monica Lucarelli, l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Italiane, Stefano Antonio Donnarumma e una delegazione dell'Anvgd di Roma e l'Istituto Comprensivo Leonardo Da Vinci di Roma. A dare solennità all'evento, anche l'esecuzione dell'Inno di Mameli eseguita dal Conservatorio di Musica 'Santa Cecilia' di Roma.

Il treno sosterà nella stazione di Roma Ostiense - quinta tappa del suo percorso dopo Trieste, Pordenone, Bologna, Pescara e L'Aquila - fino alla serata di domani venerdì 20 febbraio. Il convoglio sarà visitabile nel pomeriggio di oggi dalle 13 alle 19 al binario 1 e domani dalle 9 alle 19 al binario 5. Gli ultimi ingressi alle 18.30. Nelle cinque carrozze del treno i visitatori avranno modo di conoscere e approfondire la tragedia delle foibe e dell'esodo attraverso un percorso multimediale, in cui si alternano pannelli informativi, immagini di repertorio e testi originali recitati da una voce narrante. La mostra è arricchita dall'esposizione di alcune delle masserizie degli esuli, conservate e custodite dall'Istituto regionale per la cultura Istriano-fiumano-dalmata nel Magazzino 18 di Trieste.

 

 

La carrozza dedicata ai giovani

La quinta carrozza, novità dell'edizione 2026, è dedicata alla trasmissione del ricordo alle giovani generazioni. È allestita in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione e del Merito, che ha fornito una selezione degli elaborati degli studenti che hanno partecipato al concorso nazionale 'Il giorno del ricordo', e con l'Agenzia italiana per la gioventù, che ha realizzato 'Il viaggio del ricordo' nei luoghi simbolo dell'esodo giuliano-dalmata.

Le prossime tappe e il significato culturale

Le prossime tappe del 'Treno del ricordo' saranno quelle di Latina (21 febbraio), Salerno (22 febbraio) e Reggio Calabria (24-25 febbraio). Il treno si sposterà poi in Sicilia, dove toccherà prima Palermo (26-27 febbraio) per poi concludere il suo viaggio a Siracusa (28 febbraio-1 marzo). Particolarmente significativa la presenza nell'itinerario di Pordenone e L'Aquila, entrambe proclamate 'Capitale italiana della cultura': il capoluogo abruzzese per il 2026 e Pordenone per il 2027. Il 'Treno del ricordo' traccerà quindi anche un simbolico 'passaggio di consegne' tra le due città, per unire memoria, identità e futuro.

 

La Russa: diamo risalto a una memoria che era stata volutamente sotterrata

"Con questa iniziativa contribuiamo a dare risalto a una memoria che era stata volutamente sotterrata, si tratta di una drammatica fase della storia dell'umanità: la particolarità delle Foibe è che continuarono a guerra finita. Dobbiamo avere l'accortezza di non dimenticare la storia, per fortuna il tempo ha sanato questo vulnus che non era stato sanato fino al 2004 per l'ipocrisia del dopoguerra che aveva consigliato di non disturbare il manovratore". Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, alla cerimonia per l'inaugurazione del Treno del Ricordo, alla stazione di Roma Ostiense.

"Nel 2004 con solo 12 voti contrari - ha ricordato - è stato un vero momento di coesione" fu approvata la legge "di cui ancora oggi sono orgoglioso: riuscimmo a ottenere che tutti o quasi (tranne un gruppo di estrema sinistra) aderisse a questa proposta di legge per dare una tardiva giustizia a tante persone che aspettavano anche un risarcimento". Anche se "temo che nemmeno il nostro governo di centrodestra riesca a darlo. A loro questo treno dà se non conforto, almeno un barlume di verità" ha concluso La Russa.

Enti promotori e coordinamento

Il treno è realizzato dalla Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della presidenza del Consiglio dei ministri, dal gruppo Fs Italiane e Fondazione FS, in collaborazione con il ministero della Difesa, il Ministero dell'Istruzione e del Merito, il ministero dell'Università e della Ricerca, il ministero della Cultura, l'Agenzia Italiana per la Gioventù, l'Istituto regionale per la cultura Istriano-Fiumano-Dalmata, Rai Teche, Istituto Luce, Rai Cultura e Rai Storia. Il 'Treno del ricordo' rientra nell'ambito delle commemorazioni programmate dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni del Giorno del ricordo, istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

 

 

Ex principe Andrea arrestato, le reazioni in Uk da Re Carlo a Starmer

Da Re Carlo al premier Keir Starmer, sono molte le figure della famiglia reale e del governo britannico che hanno commentato l’arresto dell’ex principe Andrea, fratello minore del sovrano, con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio. Il sospetto è che abbia diffuso al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein alcune informazioni riservate mentre era emissario per il Commercio per conto del governo inglese.

LEGGI ANCHE: Le tappe della caduta dell’ex principe Andrea

Re Carlo: «La giustizia faccia il suo corso»

Così re Carlo III in un comunicato rilasciato dopo il fermo: «Ho appreso con profonda preoccupazione la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor e il sospetto di cattiva condotta nell’esercizio della sua carica pubblica. Quello che segue è un processo completo, equo e corretto attraverso il quale questa questione verrà indagata nel modo appropriato e dalle autorità competenti. In questo, come ho già detto, hanno il nostro pieno e sincero sostegno e la nostra cooperazione.Voglio dirlo chiaramente, la giustizia deve fare il suo corso. Poiché questo processo è in corso, non sarebbe opportuno per me commentare ulteriormente la questione. Nel frattempo, la mia famiglia e io continueremo a svolgere il nostro dovere e a servire tutti voi».

Starmer: «Chiunque abbia informazioni si faccia avanti»

Il primo ministro Keir Starmer ha dichiarato che Andrea dovrebbe parlare con le autorità nel Regno Unito e negli Stati Uniti in merito allo scandalo Epstein, accusato di pedofilia e traffico, aggiungendo che «chiunque abbia delle informazioni dovrebbe testimoniare». Intervistato dalla Bbc, ha sottolineato che chi possieda elementi su «qualsiasi aspetto della violenza contro donne e ragazze» ha «il dovere di farsi avanti, chiunque egli sia». Il premier ha poi ribadito che «tutti sono uguali davanti alla legge e nessuno è al di sopra della legge, un principio di lunga data che deve applicarsi in questo caso allo stesso modo in cui si applicherebbe in qualsiasi altro caso».

William e Kate appoggiano la dichiarazione del re

Il principe e la principessa di Galles, William e Kate, sostengono la dichiarazione del re in seguito all’arresto di Andrea, secondo quanto appreso dalla Bbc.

La famiglia di Virginia Giuffre: «Non è mai stato un principe»

Sulla vicenda è intervenuta anche la famiglia di Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein, che in una nota ha scritto: «Finalmente, oggi i nostri cuori spezzati sono stati sollevati dalla notizia che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno la famiglia reale. A nome di nostra sorella, esprimiamo la nostra gratitudine alla polizia del Regno Unito per le indagini e l’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor. Non è mai stato un principe. Per tutte le sopravvissute nel mondo, Virginia ha fatto questo per voi». Va ricordato che Andrea non è stato arrestato per nulla che riguardi Virginia Giuffre. Ciò che ha portato al suo arresto sono le attività svolte mentre era un inviato commerciale.