Scintille alla Camera, dove i deputati di FdI hanno indossato delle mascherine come forma di protesta provocatoria contro il leader del M5s Giuseppe Conte, tirato in ballo per la gestione Covid dopo le ultime audizioni in commissione. La deputata Alice Buonguerrieri l’ha definito un «mentitore seriale inaffidabile e inattendibile». «Se Conte ha mentito su questo, su cosa dobbiamo attenderci che abbia mentito ancora? Di cosa ha paura?», ha affermato la parlamentare meloniana dopo aver chiesto un’informativa al ministro della Salute e la disamina di tutti i documenti emergenti e «di tutti i fatti gravi che continuano ad emergere sulla vicenda delle mascherine e sulle ipotesi di tangenti richieste dai colleghi di Conte».
Assolte due guardie giurate per la morte di Giovanni Sala a Milano
AGI - La Corte d’Assise di Milano ha assolto per avere agito “nell’adempimento del dovere” le due guardie giurate che, nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2023, bloccarono Giovanni Sala davanti alla sede di Sky a Rogoredo. L'uomo originario di Palermo ma domiciliato a Varese è deceduto all'età di 34 anni.
I giudici di Milano applicano la scriminante dell'adempimento del dovere
I giudici hanno applicato la scriminante dell’"adempimento del dovere" prevista dall’articolo 51 del codice penale. La Procura aveva chiesto la condanna per gli imputati a 6 anni e 4 anni e mezzo di reclusione per omicidio preterintenzionale.
“Qui non c'era quel caso di stretta necessità per cui serviva usare violenza e basta vedere i video delle telecamere di sorveglianza per capire", aveva argomentato nella requisitoria il pm Alessandro Gobbis. Sala aveva dei problemi legati al consumo di droga.
La rabbia della madre di Giovanni Sala
Secondo le indagini, Sala, che aveva assunto cocaina e alcol, morì a causa di un arresto cardiaco, dopo essere stato “trattenuto” a terra con un ginocchio sulla sua schiena “per 4 minuti”. Le motivazioni al verdetto saranno depositate tra 90 giorni. Dopo la lettura del verdetto la madre di Sala ha esternato verbalmente la sua rabbia all’indirizzo dei giudici e degli imputati: “Non c’è più mio figlio e queste due bestie sono qui. Che legge è, basta guardare i video”.
La difesa dei due imputati
“Mi dispiace molto per il ragazzo - ha commentato l’avvocato Sandro Clementi, legale degli imputati - e mi dispiace anche per gli imputati che per tre anni hanno dovuto difendersi dall’accusa di omicidio”.
Aeroporto Nice Côte d’Azur, inaugurato l’ampliamento del Terminal 2
L’aeroporto Nice Côte d’Azur ha inaugurato ufficialmente l’ampliamento del Terminal 2. Un evento molto atteso per il territorio, tenutosi alla presenza – tra gli altri – del principe Alberto II di Monaco, del ministro dei Trasporti Philippe Tabarot, del sindaco di Nizza Eric Ciotti e di Alessandro Benetton, presidente di Edizione e Mundys (azionista di maggioranza di Aéroports de la Côte d’Azur). L’entrata in esercizio della nuova infrastruttura contribuirà a migliorare la qualità del servizio e la gestione dei flussi passeggeri, sia in partenza sia in arrivo.
Aumentato del 31 per cento lo spazio per i passeggeri
Il secondo aeroporto francese per capacità – oltre 14 milioni di passeggeri annui, dal 2019 – potrà, grazie all’estensione del Terminal 2, mantenere elevati standard di servizio e garantire una gestione efficiente dei flussi, tanto per i voli Schengen quanto per quelli extra-Schengen. Grazie all’ampliamento del nuovo molo, progettato dallo studio di architettura di Stéphane Aurel, l’aeroporto si estende su un’area di circa 23 mila metri quadrati, con un aumento del 31 per cento dello spazio disponibile per i passeggeri. Uno sviluppo che permette allo scalo di raggiungere la capacità di 18 milioni di viaggiatori all’anno.
Nuovi banchi check-in, accesso diretto ai piazzali aerei, più negozi
Realizzato con interventi di edilizia green sul territorio e nel rispetto dei criteri di sostenibilità, il progetto si è sviluppato in tre fasi. La prima ha riguardato l’ampliamento della zona partenze per i voli extra-Schengen, la creazione di una nuova area di controllo passaporti per le partenze, l’apertura di negozi e di una lounge vip. Questa fase è stata completata prima dell’estate 2025. La seconda ha previsto la realizzazione di un terminal con accesso diretto ai sei piazzali aerei esistenti, eliminando la necessità di navette e permettendo di gestire contemporaneamente i passeggeri, indipendentemente dal loro paese di partenza o destinazione. L’area entrerà in funzione a partire dalla prossima settimana. Infine, un modulo con 36 nuovi banchi check-in e un sistema aggiuntivo di gestione bagagli sarà operativo entro la fine del mese, prima dell’inizio della stagione estiva.

Goldnadel: «Giornata storica»
«È una giornata storica per l’aeroporto e per l’intera regione», ha dichiarato Franck Goldnadel, presidente del consiglio di amministrazione di Aéroports de la Côte d’Azur. «Questo ampliamento dello scalo trasformerà l’esperienza dei nostri passeggeri, che meritano un’accoglienza e un servizio all’altezza della reputazione della Costa Azzurra. Un aeroporto rappresenta la prima e l’ultima impressione di un viaggio, ed è nostra responsabilità renderla la migliore possibile».
Benetton: «Maggior attrattività per l’aeroporto»
«Il completamento di questo terminal dimostra la capacità del nostro Gruppo di realizzare investimenti strategici nei territori in cui operiamo, mantenendo un dialogo costante con le istituzioni e le comunità locali», ha aggiunto Alessandro Benetton, presidente di Mundys. «Desidero ringraziare il management e tutti i collaboratori di Aéroports de la Côte d’Azur per questo importante risultato, che valorizza in maniera strutturale l’attrattività del secondo aeroporto più grande di Francia. Mundys è un gruppo industriale europeo con una visione di lungo periodo, che considera la Francia un Paese strategico. Qui, nel corso degli anni, abbiamo investito oltre 11 miliardi di euro nel settore infrastrutturale, creando nuovi posti di lavoro e aumentando la competitività dei territori locali. È questa la traiettoria che continueremo a seguire».
Trump rompe con Meloni: «Non vuole aiutarci nella guerra, mi sbagliavo su di lei»
«Non vuole aiutarci nella guerra, sono scioccato». Lo ha detto Donald Trump raggiunto telefonicamente dal Corriere della Sera, riferendosi a Giorgia Meloni. Che, dopo qualche tentennamento, ha condannato l’attacco rivolto dal presidente Usa a papa Leone XIV. Poi il tycoon ha rincarato la dose: «Piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo».
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Meloni ha definito «inaccettabili» le parole di Trump contro Leone XIV
«Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra», aveva detto Meloni stigmatizzando le affermazioni del tycoon, che aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera» il pontefice, il quale gli aveva risposto a tono. Successivamente la premier ha aggiunto: «Quando non si è d’accordo con un alleato bisogna dirlo. Non mi sentirei a mio agio in una società dove i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Le parole di Trump sono inaccettabili, ho espresso la mia solidarietà al papa». Inoltre il governo italiano, come ha fatto sapere la presidente del Consiglio, «in considerazione della situazione attuale», ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele. Un’altra mossa che certo non deve essere piaciuta a The Donald.

Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
Lorenzo Mariani non è ancora arrivato, ma in Leonardo, come nelle migliori tradizioni, le indiscrezioni su chi sbarca e chi lascia sono già iniziate. E non poteva essere diversamente, visto che alcune nomine fatte dal suo predecessore Roberto Cingolani avevano avuto effetti molto divisivi in azienda. Ma cominciamo dalle new entry a Piazza Monte Grappa. Da MBDA, la società missilistica di cui proprio Mariani era diventato amministratore delegato una volta toccata con mano l’impossibilità di convivere con l’ex ministro del governo Draghi, è in arrivo Angelo Sena, suo stretto collaboratore nel ruolo del capo delle relazioni istituzionali Italia. Ancora imprecisato il ruolo, anche se molti lo vedrebbero al posto di Filippo Maria Grasso, Chief Corporate Bodies & Institutional Affairs Office, un manager molto apprezzato da Guido Crosetto, il ministro della Difesa che però da questa tornata di nomine in Leonardo è uscito sconfitto. Data in partenza, o destinata a nuovo ruolo, anche Helga Cossu, l’ex giornalista di Sky molto stimata da Cingolani che, dopo averle dato nel 2023 la direzione della fondazione Leonardo, proprio alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione l’ha nominata anche capo della comunicazione del gruppo.
Massa, in duemila alla fiaccolata per Bongiorni. Uno dei minorenni arrestati è una promess…
AGI - Uno dei tre minorenni fermati per l'omicidio di Giacomo Bongiorni a Massa è un pugile di 17 anni considerato una promessa della boxe toscana. Il giovane, accusato della morte del quarantasettenne nella notte fra sabato e domenica in piazza Palma, avrebbe sferrato il pugno che poi avrebbe provocato la caduta di Bongiorni a cui sarebbe seguito il pestaggio da parte del branco. Il giovane, ora recluso in una comunità per minorenni in provincia di Genova, è stato interrogato dai magistrati a cui avrebbe detto di aver reagito dopo aver ricevuto una testata sul naso dalla vittima. Una ricostruzione, questa del giovane, che è al vaglio degli inquirenti per eventuali conferme.
Svolta l'autopsia
Alla presenza dei legali di tutti e tre gli indagati minorenni, poi è stato conferito l'incarico al professor Francesco Ventura dell'Università di Genova per l'esecuzione dell'esame autoptico che dovrà stabilire le cause del decesso di Bongiorni. "L'esame - ha reso noto la procura dei minori del capoluogo ligure - ha avuto inizio oggi pomeriggio. E' stato concesso il termine di 30 giorni per il deposito della consulenza, salvo necessità di proroga".
Giovedì 16, invece, "presso il Tribunale per i minorenni si celebrerà l'udienza di convalida del fermo del minorenne sottoposto a tale misura". La procura per i minorenni sta procedendo per il reato di omicidio aggravato in concorso e per il reato di rissa aggravata: "E' tuttora in corso, come già comunicato, ogni attività di indagine utile alla ricostruzione della dinamica di quanto avvenuto lo scorso 12 aprile, anche per quanto riguarda le singole posizioni dei minorenni coinvolti, tramite il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Massa Carrara e il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Massa".
In duemila persone alla fiaccolata per Bongiorni
Più di duemila persone hanno preso parte alla fiaccolata di martedì sera in ricordo di Giacomo Bongiorni. Il corteo - promosso dalla Diocesi di Massa Carrara e dal Comune - è partito da piazza Garibaldi ed ha attraversato in silenzio il centro storico cittadino per raggiungere piazza Palma, il luogo dove è avvenuta la brutale aggressione.
In prima fila, assieme alle autorità cittadine, al vescovo, alle forze dell'ordine, la compagna della vittima e la madre. Due gli striscioni che sono stati portati dagli oltre duemila partecipanti alla fiaccolata. Nel primo era scritta la frase "No alla violenza" in tutte le lingue, mentre in un secondo si leggeva "giustizia per un eroe".
Il corteo ha proseguito in silenzio per le strade e le piazze del centro di Massa, intervallato soltanto da lunghi e commossi applausi. Commozione anche di fronte alle parole pronunciate dal vescovo di Massa Carrara, Mario Vaccari: "Impegniamoci perchè tutto questo non succeda più". Moltissimi i mazzi di fiori deposti sul luogo dove è accaduto l'omicidio per il quale sono stati arrestati due maggiorenni di origini romene e un minorenne italiano ai quali si sono aggiunti altri due minorenni italiani indagati a piede libero.
Sondaggi politici Swg 13 aprile 2026: Avs supera di nuovo la Lega
Secondo i sondaggi politici realizzati da Swg per il TgLa7 del 13 aprile 2026, Fratelli d’Italia si conferma saldamente la prima forza del Paese con il 29,3 per cento (-0,2). Lieve flessione per il Partito democratico, che registra il 21,9 (-0,1), e per il Movimento 5 stelle, dato al 12,2 per cento (-0,1). Meno due punti percentuali per Forza Italia, che scende al 7,7 per cento, mentre Alleanza verdi-sinistra torna sopra la Lega con il 6,6 per cento (=). Il Carroccio registra il calo maggiore e scivola al 6,3 per cento (-0,3). Crescono invece tutti i partiti minori, con Azione e Futuro nazionale al 3,5 per cento (il primo cresciuto dello 0,1, il secondo dello 0,2), seguiti da Italia Viva al 2,4 per cento (+0,1). Infine, Più Europa guadagna lo 0,2 e sale all’1,6 per cento mentre Noi moderati lo 0,1, registrando l’1,2 per cento.


Cosa prevede il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele
«In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». Lo ha annunciato Giorgia Meloni: il Memorandum non è stato dunque rinnovato per altri cinque anni a partire dal 13 aprile: ecco cosa prevede.
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Quando è stato siglato e l’entrata in vigore dell’accordo
Il Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele, siglato il 16 giugno 2003 a Parigi e entrato in vigore l’8 giugno 2005 dopo la ratifica del Parlamento, è un accordo bilaterale quinquennale che prevede la cooperazione appunto tra i rispettivi ministeri della Difesa, inclusi accordi di sicurezza tra l’Esercito italiano e quello israeliano (IDF).
Tra gli aspetti più rilevanti c’è la cooperazione industriale
Il Memorandum di intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa tra Italia e Israele è composto di 11 articoli. Tra gli aspetti più rilevanti c’è quello della cooperazione industriale: che prevede la collaborazione tra aziende dei due Paesi nell’ambito della sicurezza informatica, dell’aeronautica e dei sistemi elettronici.

L’accordo è stato rinnovato tacitamente ogni cinque anni
L’accordo bilaterale si rinnova tacitamente ogni cinque anni, salvo il recesso di una delle parti. In tal caso cessa di avere efficacia al sesto mese successivo alla sua notifica. Il rinnovo saltato sarebbe stato il quarto: avrebbe esteso gli effetti fino al 2031.
Le critiche al Memorandum sulla Difesa tra Italia e Israele
Da sempre viene contestata la segretezza con cui il Memorandum copre le attività e gli scambi di informazioni tra Italia e Israele, mentre comporta oneri per il bilancio dello Stato. Negli anni più recenti l’accordo è stato oggetto di ulteriori critiche riguardanti la questione etica, visti i bombardamenti di Israele sulla Striscia di Gaza e gli attacchi contro l’Iran. Lo stop al rinnovo del Memorandum arriva nella fase in cui i rapporti tra Roma e Tel Aviv sono al livello più basso per i ripetuti incidenti in cui l’IDF ha attaccato o ostacolato i caschi blu dell’Unifil, di cui l’Italia ha il comando.
La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump
Prima la sconfitta al referendum (con annesse purghe tardive), poi la guerra scatenata dall’amico Donald Trump (colui per il quale si pensava al Nobel per la pace) e Benjamin Netanyahu contro l’Iran, crisi che rischia di mettere in ginocchio l’economia europea. Quindi la batosta subita da un altro amico, Viktor Orbán, in Ungheria. Infine l‘attacco sempre di The Donald a papa Leone XIV. Su Giorgia Meloni si è scatenata la tempesta perfetta. Ciliegina sulla torta, proprio a una manciata di giorni dall’uscita negli States del libro Giorgia’s Vision (in italiano un molto più prosaico La versione di Giorgia, in cui la premier è intervistata da Alessandro Sallusti) con la prefazione del vicepresidente JD Vance, lo stesso che ha intimato al pontefice di occuparsi «solo di questioni morali».

L’infilata ha spinto la leader di Fratelli d’Italia a smettere i panni di gran mediatrice e prendere, seppur con i suoi tempi, posizione contro amici e alleati diventati anche per lei scomodi.

Il governo sospende il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele
Così dal Vinitaly la presidente del Consiglio ha annunciato che il governo sospenderà «il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele». La decisione è stata comunicata dal ministro della Difesa Guido Crosetto all’omologo Israel Katz. La distanza tra Roma e Tel Aviv – già messa a dura prova dagli “incidenti” causati dall’esercito israeliano contro i caschi blu italiani dell’Unifil – era cresciuta dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani che, in visita a Beirut, aveva definito su X «inaccettabili gli attacchi israeliani contro la popolazione civile», facendo scoppiare un caso diplomatico, con l’ambasciatore italiano Luca Ferrari convocato dal governo israeliano.
Il Libano è un Paese fratello che abbiamo nel cuore. Per questo oggi sono venuto a Beirut a portare al Presidente Aoun la solidarietà dell’Italia dopo gli attacchi inaccettabili di Israele contro la popolazione civile. Rafforzeremo il nostro impegno umanitario in Libano… pic.twitter.com/eYa8daOoyU
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) April 13, 2026
Traballa l’amicizia con Washington
Ma è il rapporto con Washington ora a pesare come un macigno su Meloni, soprattutto dopo le intemerate della Casa Bianca contro Prevost e i santini con Trump Cristo guaritore pubblicati – e poi rimossi – su Truth Social.

Il legame con gli Usa, ha ribadito la premier da Verona, «non riguarda il singolo governo. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio, considerando gli Stati Uniti un nostro alleato strategico e prioritario. Però quando si è amici, e quando si hanno degli alleati, particolarmente se sono strategici, bisogna anche avere il coraggio di dire quando non sei d’accordo, che è quello che io faccio ogni giorno». Insomma va bene essere «testardamente unitaria» (cit) nel rapporto con gli States, ma guai a toccare il papa o la Chiesa. «Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a papa Leone», ha aggiunto la premier. «Francamente, io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo, per cui non sono d’accordo con il presidente Usa Donald Trump e l’ho detto». Parole che dall’altra parte dell’Atlantico sono arrivate forti e chiare. Tanto che Trump parlando al Corriere ha bocciato «one of the real leaders of the world»: «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo». Prendi e porta a casa.

Il nuovo nemico? Bruxelles
Intanto, come in ogni assaggio di crisi che si rispetti, nella narrazione del centrodestra ha fatto capolino un nuovo nemico-capro espiatorio: «È un enorme errore sottovalutare la crisi, bisogna agire subito sullo stop del patto di stabilità», ha ribadito Meloni dopo che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aveva spiegato che non c’erano i presupposti per allentare i vincoli di bilancio. Una battaglia condivisa – e non poteva essere altrimenti – dal vicepremier Matteo Salvini: «La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo», ha detto lunedì il segretario a un gazebo della Lega a Milano. «O lo cambiano ‘sto Patto di stabilità oppure, se continueranno a non sentirci, faremo da soli». Lega e FdI restano però ancora distanti sul gas russo dopo l’apertura del neo-confermato ad di Eni Claudio Descalzi.
L’effetto domino su Barelli e la Federnuoto salva: le pillole del giorno
Dopo essersi dimesso da capogruppo di Forza Italia alla Camera (al suo posto arriva Enrico Costa) e aver lanciato una stoccata velenosa ai figli di Berlusconi («I partiti si guidano dall’interno») Paolo Barelli è pronto a occupare la poltrona di viceministro per i Rapporti con il parlamento, dove ora c’è Matilde Siracusano. Quest’ultima, per fargli posto, si trasferisce ai Beni Culturali, dove sedeva il neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Che ha sostituito Daniela Santanchè, travolta dalle indagini a suo carico e dalla furia meloniana post batosta referendaria. Il nuovo incarico sarà senza portafoglio e permette dunque a Barelli di mantenere la presidenza di Federnuoto. Anche se, a dare un’occhiata alle sue dichiarazioni patrimoniali pubbliche, in quella casella dedicata alla Fin si legge una curiosa annotazione: «Funzione delegata a terzo». Barelli probabilmente ha ceduto in passato ai vice la gestione operativa e la rappresentanza a causa degli impegni politici e anche di pregresse sospensioni internazionali, poi annullate dal Tribunale arbitrale dello sport. Se fosse stato dirottato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, con Adolfo Urso, non avrebbe potuto invece restare al suo posto alla Fin. Dunque quel trasferimento è saltato: Valentino Valentini, attuale viceministro del dicastero di via Veneto, rimane al suo posto. L’intricato gioco di incastri è destinato a concludersi con la nomina dell’attuale sottosegretario all’Economia, il leghista Federico Freni, alla presidenza della Consob, di cui si parla da gennaio, ma che è sempre stata frenata da fibrillazioni dentro il centrodestra. Da tempo Matteo Salvini spinge sul suo nome, incontrando le resistenze di Antonio Tajani. Che dopo gli ultimi scossoni politici ha dato il via libera. Appuntamento al Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi giovedì 16 aprile per l’ufficializzazione di tutti gli spostamenti.
Manlio Messina non sa che il 16 c’è lo sciopero?
Manlio Messina, ex big di Fratelli d’Italia ora in rotta con la famiglia Meloni, cioè le sorelle Giorgia e Arianna, ha detto: «È arrivato il momento di aprire il mio telefono e far capire cosa muove me e cosa invece muove chi gestisce il partito di Fratelli d’Italia». Annunciando poi che «giovedì 16 aprile in una conferenza stampa alla Camera dei deputati» vuoterà il sacco sul suo addio al partito. Qualcuno però dovrà ricordargli che quel giorno è in programma lo sciopero dei giornalisti. Comunque l’attesa è forte, per quello che potrà dire: qualche anticipazione è stata vista a Report, con la storia dei finanziamenti alle iniziative culturali in terra siciliana.

Giuli ai Lincei per Cibele
Appuntamento imperdibile per il mondo della cultura: nel pomeriggio di martedì 14 aprile a Roma, nell’Accademia nazionale dei Lincei, è in programma la presentazione del libro Venne la Magna Madre. I riti, il culto e l’azione di Cibele Romana di Alessandro Giuli. Che poi è il ministro della Cultura. Attesi Roberto Antonelli, in qualità di presidente dell’Accademia, e professori di chiara fama come Luigi Capogrossi, Paola Corrente e Mario Mazza.

Che tempismo: Prodi tra papi e dollari
Un timing perfetto: la presentazione del libro di Massimo Franco intitolato Papi, dollari e guerre. Il potere dell’America in Vaticano dai tabù del passato a Leone XIV, in programma nella serata di martedì, cade proprio nel momento giusto, dopo l’attacco di Donald Trump al pontefice. E pensare che era stata inserita in agenda da mesi. Fatto sta che a Roma, al Teatro Manzoni, sono stati invitati Romano Prodi, monsignor Antonio Mennini e molti altri ancora. Per Franco, «con l’elezione di un papa statunitense, l’ultimo Conclave ha sancito il tramonto dell’eurocentrismo di un Vaticano impoverito e diviso. Il nuovo corso di Leone XIV va letto però alla luce di una lunga e tormentata marcia sotterranea, che ha visto il cattolicesimo americano giocare spesso un ruolo cruciale, al di là delle apparenze». Non solo: «Il flusso dei contributi provenienti da oltre Atlantico è un indizio che non si può ignorare: dai fondi affluiti a Roma tra gli Anni 20 e 30 del Novecento da una benefattrice, amica di Roosevelt e di Pio XI e XII, a quelli arrivati durante e dopo la Seconda guerra mondiale tramite il cardinale Francis Spellman. Più di recente emerge il ruolo della Papal Foundation creata da Giovanni Paolo II per cementare il cosiddetto “asse del Bene” con gli Usa di Ronald Reagan, e oggi guidata dal cardinale di New York, Timothy Dolan. E affiora la potenza finanziaria dei Cavalieri di Colombo e delle istituzioni caritative e culturali che hanno innaffiato di dollari i bilanci del Vaticano».
Tutti da Grasso mercoledì sera
Mercoledì 15 aprile, di sera, nella romana Fondazione Marco Besso c’è in calendario la presentazione del volume Finché durerà la terra di Giovanni Grasso. Qui il braccio destro del presidente della Repubblica, il comunicatore del Quirinale, mette «a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento». Intanto, nel piccolo schermo, Grasso colleziona presenze ovunque, per parlare del suo libro. Mentre sui social, soprattutto l’ex Twitter, si è prodigato molto nel rispondere agli utenti che polemicamente chiedevano spiegazioni sulla grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti.































