Giovedì 16 aprile 2026 i soci di Banco Bpm si sono riuniti a Milano per rinnovare la governance, confermando l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e il presidente Massimo Tononi per un nuovo mandato. La lista del cda ha infatti ottenuto il 58,87 per cento dei voti, accaparrandosi 10 posti in Consiglio. Quattro sono andati ai francesi di Credit Agricole, che hanno ottenuto il 30,9 per cento delle preferenze, e uno ad Assogestioni, che ha registrato l’8 per cento. Dopo la notizia della riconferma dei vertici, il titolo di Banco Bom ha registrato un rialzo di quasi tre punti percentuali a Piazza Affari. Alla votazione era presente il 72,32 per cento del capitale. Il nuovo Consiglio di Piazza Meda che sarà in carica fino alla primavera del 2029 risulta così composto: Massimo Tononi (presidente), Giuseppe Castagna (amministratore delegato), Marina Mantelli, Luigia Tauro, Alberto Oliveti, Costanza Torricelli, Eugenio Rossetti, Giovanna Zanotti, Francesco Mele, Silvia Stefini (lista del cda), Domenico Siniscalco, Frederic de Courtois, Rossella Leide, Alessio Foletti (Credit Agricole) e Giampiero Massolo (Assogestioni).
Hormuz, la proposta iraniana: libero transito per le navi dal lato omanita
Nell’ambito dei colloqui con gli Stati Uniti, l’Iran potrebbe valutare la possibilità di consentire alle navi di attraversare liberamente lo Stretto di Hormuz dal lato omanita senza rischio di attacchi, a condizione che i negoziati con Washington producano un’intesa capace di scongiurare una nuova escalation. Lo riporta Reuters, citando un funzionario di Teheran. La fonte non ha specificato se la Repubblica Islamica è intenzionata o meno a consentire l’attività di bonifica dalle mine navali posizionate nel tratto di mare e nemmeno se il libero transito verrebbe consentito a tutte le imbarcazioni, comprese quelle collegate a Israele.
Da Hormuz passa un quinto dei flussi di greggio e gnl
La guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha causato la più grande interruzione di sempre delle forniture globali di petrolio e gas a causa del blocco del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di greggio e gnl, oltre un’enorme quantità di altre merci strategiche, tra cui i fertilizzanti. La proposta di libero passaggio dal lato omanita – l’architettura dei transiti nello stretto si fonda sul sistema di separazione del traffico a doppio senso adottato nel 1968 – rappresenterebbe il primo passo indietro di Teheran rispetto alle idee più aggressive emerse nelle scorse settimane. Tre esse l’imposizione di pedaggi alle navi per il transito attraverso la via navigabile internazionale e l’affermazione della sovranità su Hormuz, considerate dall’industria navale globale misure unilaterali senza precedenti e in violazione delle convenzioni marittime.
Intanto prosegue il blocco navale imposto dagli Stati Uniti
A complicare ulteriormente la situazione, dal 13 aprile le forze armate statunitensi stanno mettendo in atto un blocco navale nei confronti delle imbarcazioni di tutte le nazioni che (adeguandosi alle richieste di pedaggio) entrano o escono dai porti iraniani, compresi quelli affacciati sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman. L’esercito di Teheran ha avvertito di essere pronto a bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso, se tale azione da parte degli Usa dovesse proseguire.
Ucraina, almeno 16 morti in attacchi russi nella notte
Nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2026 la Russia ha lanciato una nuova ondata di attacchi su larga scala contro l’Ucraina, colpendo diverse città con centinaia di droni e decine di missili. Il bilancio provvisorio è di almeno 16 morti e circa 100 feriti. Tra le vittime anche un ragazzo di 12 anni, ucciso a Kyiv. Proprio nella capitale sono scoppiati numerosi incendi e diversi edifici sono stati danneggiati, per un totale di quattro vittime: Squadre di emergenza hanno lavorato per ore tra le macerie e diversi paramedici sono rimasti feriti, come reso noto dal sindaco Vitali Klitschko. Tra le altre città colpite figurano Odessa, dove sono morte nove persone e sono state danneggiate infrastrutture portuali e civili, e Dnipro, dove si sono registrate due vittime. Secondo l’aeronautica ucraina, gran parte dei droni e dei missili è stata intercettata, ma una quota degli ordigni ha raggiunto i bersagli.
Mosca pubblica un elenco di produttori europei di droni per Kyiv: ci sono anche aziende italiane
Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato sul suo canale Telegram un elenco di aziende europee che, secondo Mosca, sarebbero coinvolte nella produzione di droni d’attacco per Kyiv. Le liste sono in realtà due: quella delle “filiali di aziende ucraine in Europa” comprende 11 aziende, mentre sono 10 le “aziende straniere produttrici di componenti”. Degli elenchi fanno parte anche alcune ditte italiane.
Medvedev: «Sono potenziali obiettivi per le forze armate russe»
Mosca ha giustificato la pubblicazione delle due liste spiegando che «l’opinione pubblica europea non solo deve comprendere chiaramente le vere cause delle minacce alla propria sicurezza», ma anche «conoscere gli indirizzi e le sedi delle imprese ‘ucraine’ e ‘congiunte’ che producono droni e componenti per Kyiv sul territorio dei loro Paesi». Dmitry Medvedev, ex presidente e primo ministro, oggi il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, ha scritto su X: «L’elenco degli stabilimenti europei che producono droni e altre attrezzature rappresenta un elenco di potenziali obiettivi per le forze armate russe. Quando gli attacchi diventeranno realtà dipenderà da cosa accadrà in seguito. Dormite sonni tranquilli, partner europei!».
Russian Defense Ministry’s statement must be taken literally: the list of European facilities which make drones & other equipment is a list of potential targets for the Russian armed forces. When strikes become a reality depends on what comes next. Sleep well, European partners!
— Dmitry Medvedev (@MedvedevRussiaE) April 15, 2026
Per l’Italia citati prodotti in quattro stabilimenti, uno a Venezia
Secondo il Ministero della Difesa russo, componenti per i droni ucraini sono prodotti da aziende in Germania, Turchia, Israele, Spagna, Italia e Repubblica Ceca. In Germania, i motori a pistoni verrebbero prodotti nella città di Hanau. In Spagna, a Madrid verrebbero realizzati i ricevitori di segnali di radionavigazione satellitare. In Repubblica Ceca, la produzione si concentrerebbe a Praga; in Israele a Haifa e Or Yehuda; in Turchia, a Ankara e Yalova. Per quanto riguarda l’Italia, Mosca sostiene che i componenti per i droni ucraini vengono prodotti in quattro stabilimenti, uno dei quali si trova a Venezia. L’elenco comprende poi società di Londra, Monaco di Baviera, Riga e Vilnius.
Mondadori acquisisce l’editoria scolastica di Hoepli
Il Gruppo Mondadori ha sottoscritto un contratto per l’acquisizione del ramo d’azienda relativo all’editoria scolastica di Hoepli. L’operazione, si legge in una nota, è attesa perfezionarsi entro il primo semestre dell’esercizio in corso, subordinatamente all’avveramento di specifiche condizioni sospensive. Si ricorda che il 10 marzo 2026 l’assemblea dei soci della storica libreria e casa editrice Hoepli ha deciso per lo «scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società stessa».
Trump ha annunciato un colloquio tra i leader di Israele e Libano
Dopo l’incontro a livello di ambasciatori tenutosi a Washington, Donald Trump ha annunciato su Truth che Israele e il Libano terranno colloqui oggi, giovedì 16 aprile, a distanza di 34 anni dall’ultima volta. Sebbene il tycoon non abbia esplicitamente nominato i partecipanti alla conversazione prevista, tutto lascia pensare che si riferisse al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al presidente libanese Joseph Aoun. Nessuno dei due, però, ha ufficialmente confermato l’imminente colloquio.
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) April 16, 2026
POST
Gila Gamliel, membro del Gabinetto di Sicurezza e ministra della Scienza e della Tecnologia, ha dichiarato alla radio dell’IDF che Netanyahu e Aoun avranno un colloquio diretto nel corso della giornata. Tuttavia, sia Agence France-Presse che Reuters citano una fonte ufficiale libanese che, commentando l’annuncio di Trump, ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna conversazione imminente tra i due leader.

Gli ultimi colloqui diretti risalgono all’inizio degli Anni 90
Un colloquio diretto tra Netanyahu e Aoun sarebbe in effetti una circostanza peculiare, anche se fosse solo una telefonata. Vero, il 14 aprile a Washington si sono incontrati l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e l’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Mouawad: le parti, dopo decenni di silenzio diplomatico, hanno concordato di avviare negoziati diretti, i primi dal 1993. Ma l’incontro è stato mediato dal segretario di Stato Usa Marco Rubio.

Beirut chiede un cessate il fuoco prima di avviare negoziati
L’ultimo precedente di colloqui diretti risale alla Conferenza di Madrid del 1991, che aprì a negoziati bilaterali proseguiti per due anni, i quaali non sfociarono però in un accordo di pace. Da allora, i contatti sono avvenuti solo in forma indiretta, anche a causa della legislazione libanese che vieta rapporti con lo Stato ebraico. E poi c’è il fattore-Hezbollah, che ha un enorme peso politico (e non solo) nel Paese dei cedri. La notizia di possibili colloqui diretti arriva in un momento in cui l’IDF ha intensificato le operazioni contro il gruppo islamista nel Libano meridionale. Beirut esige un cessate il fuoco come precondizione per qualsiasi colloquio pubblico e diretto a un livello così elevato, mentre Tel Aviv, in questa fase, rimane riluttante a impegnarsi per una tregua, adducendo la necessità di proseguire gli attacchi contro Hezbollah.
Una giuria Usa ha giudicato Live Nation colpevole di monopolio
Una giuria di Manhattan ha stabilito che Live Nation, il colosso dei concerti che possiede anche Ticketmaster, ha agito in un regime di monopolio. Il giudice che presiede il caso, Arun Subramanian, stabilirà in un procedimento separato le sanzioni che potrebbero includere disinvestimenti significativi da parte di Live Nation o persino lo smembramento di Live Nation e Ticketmaster, un esito che il governo federale aveva invocato al momento della presentazione del caso, quasi due anni fa, sotto la presidenza di Joe Biden. Il gigante dovrà inoltre far fronte a risarcimenti economici nei 34 Stati americani che hanno intentato la causa. La giuria ha stabilito, infatti, che Ticketmaster ha applicato ai consumatori un sovrapprezzo di 1,72 dollari per ogni biglietto.
Stati Uniti-Iran, colloqui indiretti per estendere di due settimane il cessate il fuoco
Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, il 15 aprile ha negato che gli Stati Uniti siano «formalmente» al lavoro per un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran, aggiungendo tuttavia che Washington rimane «molto impegnata in questi negoziati». Secondo quanto filtra dal Pakistan, però, i due Paesi sono già impegnati in colloqui indiretti volti a estendere di due settimane la tregua, in scadenza il 22 aprile. L’Iran, da parte sua, ha ribadito la propria disponibilità a proseguire i negoziati.
Islamabad è pronta a ospitare un nuovo round di colloqui
Un secondo round di colloqui si terrà «molto probabilmente» a Islamabad, ha affermato Leavitt, sottolineando che la Casa Bianca è «fiduciosa sulle prospettive di un accordo» dopo il fallimento dei negoziati per raggiungere la pace. Fonti di Teheran hanno riferito che l’Iran ha chiesto la fine degli attacchi israeliani contro il Libano come precondizione per un nuovo ciclo di negoziati con gli Stati Uniti. Tel Aviv, da parte sua, ha descritto i suoi colloqui col governo libanese a Washington come «un’opportunità storica» per porre fine al controllo sul Paese dei cedri da parte di Hezbollah, proxy dell’Iran.
Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
C’è un’ironia sottile, quasi crudele, in quello che è accaduto mercoledì all’assemblea del Monte dei Paschi. Mentre la Procura di Milano continua a scavare, convinta dell’esistenza di un concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri nell’operazione che ha portato la banca senese a mettere le mani su Mediobanca, gli stessi protagonisti si sono presentati all’appuntamento per il rinnovo dei vertici suonando spartiti diversi.
Il vecchio ad defenestrato torna in sella
Concerto che diventa sconcerto, dunque. Per i protagonisti, ma anche per quanti, quasi tutti, avevano scommesso sulla vittoria della lista del cda uscente. Tanto più che il nuovo amministratore delegato, che poi è il vecchio appena defenestrato, torna in sella pur essendo a sua volta toccato dall’accusa di aver partecipato (concorso esterno, bizzarra e assai discutibile formula) a quel medesimo concerto. Luigi Lovaglio, fatto scendere dal podio, ci è risalito nell’incredulità generale. Forse anche nella sua. Ma veniamo ai concertisti, presunti tali. Delfin, cioè la famiglia Del Vecchio, vota contro la lista del cda uscente, quella che aveva in Caltagirone il suo sponsor più convinto. E aggiunge a una storia già piuttosto barocca un elemento quasi teatrale, che i magistrati milanesi faranno fatica a incasellare nelle loro costruzioni. Il mondo al contrario, direbbe qualcuno.

Dalla rottura tra Caltagirone e Lovaglio al colpo di scena di Delfin
Breve riassunto delle puntate precedenti. Il governo stoppa UniCredit nel tentativo di scalata a Bpm, invocando un golden power che grida vendetta per la sua bislaccheria. Nel frattempo spinge Mps a osare l’inosabile: l’assalto a Piazzetta Cuccia, con un occhio a ciò che davvero conta, il controllo delle Generali. L’operazione riesce. Fine della storia? Nemmeno per sogno, perché subito qualcosa si incrina. Lovaglio e Caltagirone, che all’indomani della conquista di Milano si scambiavano affettuosi convenevoli, si dividono sulla gestione della preda. Il consiglio si spacca e si arriva alla resa dei conti. E qui il colpo di scena. Delfin vota contro la lista del cda, quindi contro il suo alleato Caltagirone. Una scelta che riflette la tensione crescente tra gli eredi Del Vecchio e lo stesso Milleri, con i primi che gli avrebbero imposto di votare contro la lista del cda. Cosa che, sorprendentemente, fa anche Bpm.

L’assenza del Mef a Siena pesa più di una presenza
Eravamo tre amici al bar, poi non più. Calta e i signori degli occhiali si dividono e il governo, che su Mps era entrato in scena come azionista forte, decide che non è più il caso di occuparsene. Così a Siena il Mef non si fa vedere. Una scelta che pesa più di una presenza, perché segnala che la sua regia non è più operativa. O forse che ha semplicemente cambiato posizione, defilandosi in un momento in cui, specie dopo il tracollo referendario, l’attenzione giudiziaria consiglia di non venire allo scoperto.

Il voto di Bpm rafforza il progetto di un terzo polo bancario
A questo punto la domanda è inevitabile: come si passa, in poche settimane, da un’operazione percepita come coordinata a una dispersione così evidente delle forze in campo? E ancora: perché anche Bpm, che quel percorso aveva accompagnato, decide di votare Lovaglio? Qui la politica riemerge, ma senza dichiararsi. La banca più sensibile agli umori leghisti potrebbe aver fatto i suoi calcoli: con Lovaglio al timone, l’ipotesi di un terzo polo bancario che unisca Milano e Siena si fa più agibile. Un progetto cui potrebbero frapporsi dinamiche personali, tipo la non irresistibile sintonia tra Lovaglio e Castagna, ma che resta, nel complesso, coerente con un disegno che circola da tempo.

Palermo resta una riserva credibile per le prossime partite
In questo gioco di spostamenti laterali, esce di scena Fabrizio Palermo. Non era l’amministratore delegato uscente, ma quello designato a segnare la discontinuità rispetto alla precedente gestione. Il mercato, ovvero i proxy advisor che ne raccolgono gli umori, avevano indicato in lui un profilo di garanzia per il futuro di Rocca Salimbeni. Resta in Acea, con un secondo mandato davanti. E con un’età, 55 anni, e una rete di relazioni che lo rendono una riserva credibile per le prossime partite pubbliche quando molti degli attuali protagonisti usciranno di scena.

La vittoria di Lovaglio fa emergere nuovi equilibri in via di definizione
Tutto finito dunque col ritorno di Napoleone Lovaglio? Difficile crederlo. La politica è già in campagna elettorale e nei prossimi mesi le fibrillazioni aumenteranno. Impensabile che il sistema finanziario ne resti immune. Siena chiude una pagina e ne riapre subito un’altra. Con nuovi equilibri, vecchie logiche e attori pronti a rientrare in gioco. Quella di Lovaglio non è solo una vittoria, è l’emersione di equilibri che stanno altrove: più opachi, più mobili, ancora in cerca di una forma definitiva. Alleanze che fino a ieri venivano raccontate come granitiche si sono rivelate per quello che sono sempre state: costruzioni temporanee, tenute insieme più dalla convenienza che dalla convinzione. Non si rompono davvero, semplicemente smettono di coincidere. E a quel punto ciascuno torna a muoversi lungo la propria traiettoria, su nuovi fronti, come se nulla ci fosse stato prima.
Sondaggi politici Youtrend, Schlein in testa in caso di primarie
In caso di primarie nel campo largo per scegliere il candidato premier, Elly Schlein sarebbe in vantaggio. È quanto emerge dal sondaggio Youtrend per Sky Tg24 pubblicato il 15 aprile 2026. In particolare, è stato chiesto agli elettori dei partiti del campo largo chi voterebbero alle eventuali primarie di coalizione per scegliere il candidato premier del 2027 e sono stati individuati due scenari. Nel primo scenario, che considera quegli elettori del campo largo che hanno detto che sicuramente andranno a votare, Schlein vincerebbe con il 41 per cento davanti a Giuseppe Conte (26 per cento) e Silvia Salis (25 per cento). Nell’altro scenario, che considera gli elettori del campo largo che indicano una probabilità di almeno 8 su 10 di andare a votare alle primarie, il 36 per cento indica la segretaria del Pd, il 29 per cento la sindaca di Genova e il 26 per cento il presidente del Movimento 5 Stelle. Percentuali più marginali per un generico candidato espresso da Alleanza Verdi-Sinistra (3 o 5 per cento a seconda dello scenario), per il fondatore di Più Uno Ernesto Maria Ruffini (3 o 4 per cento) e per il sindaco di Napoli nonché presidente dell’Anci Gaetano Manfredi (1 per cento).
