Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra

Mentre i giornali lo allisciano nei soliti salamelecchi, celebrando con toni agiografici l’ennesima medaglia di Iginio Massari, un dettaglio macroscopico viene ignorato per pura convenienza o per una preoccupante distrazione collettiva. Al Vinitaly 2026, il riconoscimento di “Ambasciatore della cultura enogastronomica lombarda” è stato consegnato nelle mani del maestro bresciano da Regione Lombardia. Ossia l’ente pubblico dove sua figlia, Debora Massari, è assessora al Turismo e alla Moda da ottobre 2025 per Fratelli d’Italia. E non a caso era lei stessa presente al Vinitaly a inizio aprile, per la presentazione del padiglione della Lombardia.

Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
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Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra
Iginio Massari premiato da Regione Lombardia, cioè… dalla figlia: la scelta maldestra

Nella migliore e meno maliziosa delle ipotesi, la scelta è politicamente maldestra. Nella peggiore, un esempio di autoreferenzialità istituzionale che mina la credibilità delle onorificenze pubbliche. Ci mancherebbe: nessuno mette in discussione il valore tecnico di Massari, la cui carriera parla da sé, ma è proprio la sua statura a rendere superflua una premiazione avvenuta sotto l’egida familiare. C’è chi ha notato la “stonatura”: se un premio è indiscutibile, può attendere; se deve essere consegnato con urgenza mentre un parente di primo grado gestisce le deleghe regionali, il sospetto di una corsia preferenziale diventa imbarazzante.

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Cortocircuiti di potere tra la Regione e le pasticcerie bresciane

La rassegna stampa degli ultimi giorni è un catalogo di titoli fotocopia che celebrano l’eccellenza, il territorio (termine abusatissimo) e il saper fare. Nessuno che si ponga la domanda elementare sull’opportunità politica di questa iniziativa. La narrazione dominante preferisce appiattirsi sulla santificazione del personaggio piuttosto che analizzare i cortocircuiti di potere tra via Pola e le pasticcerie bresciane.

In un Paese che si riempie la bocca di meritocrazia, questa vicenda dimostra che il merito (anzi, in questo caso il “meritozzo”) in Italia, viaggia spesso in tandem con la visibilità istituzionale dei congiunti. Istituire una commissione tecnica per validare il nome è il solito paravento burocratico: la realtà politica dice che la Lombardia ha premiato il padre di chi, quella Lombardia, la governa. Invece di proteggere il prestigio del nome e del brand Massari, questa operazione lo espone a critiche evitabili, trasformando un tributo professionale in un caso di scuola sulla mancanza di pudore istituzionale. Perché in molti hanno alzato un sopracciglio, ritenendo che quando la politica premia la propria famiglia, non sta celebrando il talento: sta semplicemente esercitando un privilegio, sperando che i giornali continuino a confondere la cortesia con l’informazione.

Teheran minaccia di bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso

L’esercito del’Iran ha avvertito che bloccherà il traffico commerciale nel Mar Rosso, se dovesse continuare il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. «Le potenti forze armate della Repubblica islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso», ha minacciato il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya. Il militare ha poi aggiunto che «il mantenimento delle restrizioni e dell’insicurezza per le navi mercantili e le petroliere iraniane» potrebbe portare a un’interruzione del cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile.

Vinitaly, chiude in bellezza la 58esima edizione: 90mila presenze da 135 nazioni

AGI - Si chiude a Veronafiere la 58esima edizione di Vinitaly con 4mila aziende in un quartiere fieristico al completo e 90mila presenze complessive, di cui il 26% da 135 Nazioni (cinque in più rispetto al 2025). Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, si è detto soddisfatto perché in un contesto internazionale segnato da dinamiche geopolitiche complesse, che incidono in modo significativo sui flussi e sulla mobilità degli operatori verso le principali manifestazioni fieristiche europee, il risultato raggiunto assume un valore tutt'altro che scontato.

La conferma della presenza di oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi, selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia unitamente a quella degli altri operatori profilati, testimonia la capacità della manifestazione di attrarre una domanda qualificata e di garantire un'elevata rappresentatività dei mercati. La fiera si afferma così come un'infrastruttura a sostegno dell'internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l'ingresso ai mercati esteri e sostenere concretamente la competitività del vino italiano.

Mercati consolidati e nuove aree promettenti

Tra i mercati consolidati presenti a Verona si confermano Germania, Nord America (USA e Canada), Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia e Danimarca), Polonia e Austria, a testimonianza della solidità dei principali bacini di riferimento della domanda di vino italiano. Sul fronte delle aree più promettenti, la top 10 dei mercati a maggior potenziale comprende Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia), Serbia e Singapore, evidenziando un progressivo rafforzamento della presenza in aree ad alta crescita.

Espansione in Africa, Asia e novità dall'Ucraina

In crescita anche l'interesse dall'Africa, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre in Asia Giappone e Vietnam si distinguono per dinamismo e attenzione verso le etichette del made in Italy. Tra le novità emerge anche l'Ucraina con una presenza numerosa e qualificata di buyer. Per quanto riguarda Vinitaly and the City sono stati registrati 50mila token degustazione. Inoltre, il progetto prosegue nel suo sviluppo territoriale attraverso il format itinerante: dopo la Calabria, in autunno farà tappa nelle Marche, ad Ancona.

Eventi, innovazioni e date della prossima edizione

Un percorso che valorizza il fuori salone come leva per attivare territori e pubblici diversi, contribuendo alla costruzione di un sistema integrato che coinvolge e favorisce il dialogo con i consumatori finali, soprattutto giovani. Il palinsesto della manifestazione ha contato quasi 100 eventi tra degustazioni e convegni, oltre alle migliaia di iniziative realizzate direttamente agli stand da aziende, regioni e consorzi. Tra le principali novità, lo sviluppo di NoLo - Vinitaly Experience, il rafforzamento di Xcellent Spirits e il consolidamento di Vinitaly Tourism, sempre più integrato nell'offerta della manifestazione. La 59esima edizione di Vinitaly si terrà a Veronafiere dall'11 al 14 aprile 2027.

Trump attacca ancora Meloni: «Non c’è più lo stesso rapporto con chi nega aiuto»

Donald Trump di nuovo all’attacco di Giorgia Meloni. All’indomani delle dichiarazioni rilasciate al Corriere, in cui si era detto «scioccato dalla mancanza di coraggio» della premier sull’Iran, il presidente l’ha definita «negativa» in un’intervista a Fox News, aggiungendo che «con chiunque ci abbia rifiutato l’aiuto in questa situazione iraniana non abbiamo più lo stesso rapporto». E ancora: «Giusto per essere chiari, l’Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto di Hormuz. Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari per la Nato, se poi non stanno dalla nostra parte? Se non sono con noi sull’Iran, non lo saranno neanche su temi molto più grandi».

«Il piano europeo per riaprire Hormuz è molto triste»

Nella stessa intervista, Trump ha anche definito «molto triste» il presunto piano europeo per riaprire lo Stretto di Hormuz senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, rivelato in anteprima dal Wall Street Journal. «Lo Stretto di Hormuz si sta già riaprendo, ci sono navi che entrano ed escono. Ma come si fa a stare con un gruppo di Paesi con quest’atteggiamento?», ha continuato. Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer presiederanno venerdì 17 aprile a Parigi una conferenza dei paesi «non belligeranti» desiderosi di «ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz».

Usa, i democratici presentano una risoluzione d’impeachment contro Hegseth

I democratici della Camera Usa presenteranno cinque articoli di impeachment contro il segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusandolo di abuso di potere, crimini di guerra e altri gravi illeciti. Lo riporta Axios, sottolineando che la misura non ha praticamente alcuna possibilità di essere approvata al Congresso, ma è l’ultimo segnale che i dem si sono compattati attorno a Hegseth come loro nuovo principale bersaglio nel governo Trump. In precedenza, avevano spinto per l’impeachment dell’ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e dell’ex procuratrice generale Pam Bondi, entrambe rimosse da Trump negli ultimi mesi. La risoluzione di impeachment di sette pagine, una copia della quale è stata ottenuta da Axios, si concentra principalmente sulle operazioni statunitensi in Iran, sullo scandalo Signalgate e sulla presunta cattiva condotta personale di Hegseth. A presentarla è stato il deputato dell’Arizona Yassamin Ansari, primo democratico iraniano-americano eletto al Congresso. Il testo è stato sottoscritto da altri otto dem – Steve Cohen, Jasmine Crockett, Nikema Williams, Dina Titus, David Min, Shri Thanedar, Brittany Pettersen e Sarah McBride – ed è sostenuto da diversi gruppi progressisti e pacifisti.

I cinque articoli dell’impeachment in dettaglio

  • Il primo articolo, dal titolo «Guerra non autorizzata contro l’Iran e messa in pericolo sconsiderata dei militari degli Stati Uniti», si concentra sulla mancata richiesta dell’approvazione del Congresso per attaccare il Paese del Golfo e sui «rischi estremi e inutili per il personale e gli interessi degli Usa», con riferimento alle operazioni di terra.
  • Il secondo articolo, intitolato «Violazioni della legge sui conflitti armati e attacchi contro i civili», accusa Hegseth di aver autorizzato, o non aver impedito, operazioni in Iran che hanno provocato un gran numero di vittime civili (si cita il bombardamento statunitense di una scuola femminile a Minab) e la distruzione di infrastrutture civili, sollevando dubbi sul rispetto della Convenzione di Ginevra.
  • Il terzo articolo, «Negligenza e trattamento sconsiderato di informazioni militari sensibili», si concentra sul Signalgate, uno scandalo dello scorso anno in cui il redattore di Atlantic Jeff Goldberg è stato accidentalmente aggiunto a una chat di Signal in cui Hegseth e altri alti funzionari statunitensi discutevano degli attacchi nello Yemen. Hegseth viene accusato di «grave negligenza nel trattamento di informazioni militari sensibili e classificate e di condotta imprudente e impropria che ha messo a rischio il personale degli Stati Uniti».
  • Il quarto articolo, recante il titolo «Ostacolo alla supervisione del Congresso», accusa il segretario alla Difesa di non aver fornito al Congresso informazioni tempestive e complete sulle operazioni militari e aver nascosto fatti relativi alle vittime civili e alla condotta operativa in Iran, Venezuela e altri teatri militari.
  • Il quinto articolo, intitolato «Condotta che discredita gli Stati Uniti e le sue forze armate», accusa infine Hegseth di aver agito in modo contrario alla fiducia del pubblico e di aver minato la fiducia del pubblico nell’integrità e nella capacità del Pentagono. L’articolo cita diverse politiche militari socialmente conservatrici dell’amministrazione Trump, tra cui la critica alla Nato, il ritiro del Dei, programmi di azione affermativa e restrizioni contro i membri del servizio transgender.

La reazione del Pentagono: «Solo un dem che cerca visibilità»

«È solo un altro democratico che cerca di fare notizia mentre il Dipartimento della Guerra ha raggiunto in modo decisivo e schiacciante gli obiettivi dei presidenti in Iran», ha commentato il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson in una dichiarazione ad Axios, aggiungendo che «Hegseth continuerà a proteggere la patria e a proiettare la pace».

Vertice a Parigi per lo sminamento dello Stretto di Hormuz: c’è anche l’Italia

Oggi, mercoledì 15 aprile, è in programma a Parigi un vertice militare per la pianificazione dello sminamento dello stretto di Hormuz, a cui parteciperanno diversi Paesi, tra cui l’Italia (con uno staff della Marina militare). Da quanto filtra al momento non c’è nulla di stabilito e un’eventuale missione potrebbe partire solo dopo la cessazione delle ostilità tra Iran e Stati Uniti (e Israele) e dopo aver verificato le condizioni per un intervento. Lo sminamento di Hormuz costituisce la parte centrale di un piano più ampio dei Paesi europei (promosso da Regno Unito e Francia) per riaprire lo stretto senza coinvolgere gli Stati Uniti, che prevede anche l’evacuazione delle navi bloccate e il successivo pattugliamento con scorte militari. Lo scrive il Wall Street Journal.

Vertice a Parigi per lo sminamento dello Stretto di Hormuz: c’è anche l’Italia
Keir Starmer e Emmanuel Macron (Ansa).

Trump: «Molto triste il piano europeo per Hormuz»

Donald Trump ha definito «molto triste» il presunto piano europeo per riaprire lo stretto di Hormuz senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, rivelato dal Wsj: «Si sta già riaprendo, ci sono navi che entrano ed escono. Ma come si fa a stare con un gruppo di Paesi con quest’atteggiamento? Guardate alla Groenlandia: ci serviva per proteggere il mondo dalla Russia e la Cina», ha detto il presidente Usa a Fox News.

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi

Forza Italia, eppur si muove. Silvio Berlusconi è morto da quasi tre anni, e si direbbe che il suo partito ha impiegato tutto questo tempo per accorgersene. Il Cav non c’è più, però ci sono i figli che ne perpetuano il nome. Ma questo evidentemente non basta più a mantenere ordine e disciplina, e nello scontro tra conservatori e ribelli lo spettacolo rischiava di andare fuori controllo. Perché di spettacolo si tratta. Con tanto di trame carbonare, coltelli che volano e dame in guerra che, facendosi interpreti della autentica memoria del fondatore, si contendono la vicinanza alla famiglia.  

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Antonio Tajani, alle sue spalle un’immagine di Silvio Berlusconi e, nel fotomontaggio, Marina.

Tajani, per ora e non si sa per quanto, resta in sella

Partiamo dall’inizio, o meglio dalla fine: Antonio Tajani, ministro degli Esteri nonché vicepresidente del Consiglio, viene convocato nella sede di Mediaset a Cologno Monzese per ricevere ordini. Marina e Pier Silvio Berlusconi lo strapazzano per quattro ore, anche troppo tempo per ribadire il concetto: Forza Italia è roba loro. Punto. Il resto sono beghe tra dipendenti che bisogna risolvere. Tajani, che è uomo pratico e navigato, annuisce. Per ora, ma non si sa per quanto, resta in sella. 

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Barelli “silurato” non sbarella

Nel frattempo il suo consuocero Paolo Barelli scopre cosa significa essere silurati con stile berlusconiano: lo tolgono dalla guida dei deputati e in cambio gli offrono una poltrona di viceministro dei Rapporti col Parlamento (quindi, si presuppone, anche con gli azzurri di cui era capo). Promozione o premio di consolazione? Dipende da chi guarda. In politica, come insegnava il fondatore, la forma è sostanza. E Barelli, che non è uno sprovveduto, ha incassato senza fiatare più di tanto. Qualche borbottio, qualche frecciatina verso i fratelli che pretendono di comandare a Roma stando ad Arcore. Niente scleri. Forse ha capito che protestare con i Berlusconi non porta lontano. Poi a lui interessava mantenere la poltrona di presidente della Federnuoto, perché lo sport è salute e potere. Accontentato. 

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Antonio Tajani con Paolo Barelli (Imagoeconomica).

La baruffa tra le ex Fascina e Pascale

Ma è proprio da Arcore, ora metafora impropria del berlusconismo, che arriva il colpo di scena più bizzarro. Marta Fascina, la finta moglie del Cav che dopo la sua dipartita si è imbullonata a villa San Martino facendone niente di meno che il quartier generale della sua segreteria (cosa le serva una segreteria poi non si capisce visto che la deputata in Parlamento non si fa mai vedere) spunta fuori dal suo ritiro dorato per smentire Francesca Pascale, l’ex fidanzata che proprio lei aveva soppiantato nel cuore di sua emittenza.

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
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Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi

La quale Pascale, un tempo immancabile condimento di ogni minestra berlusconiana in salsa LGBTQ, aveva nel frattempo dichiarato grande sintonia con Marina e Pier Silvio, quasi fosse ancora parte della famiglia. Come se i lunghi anni passati ad Arcore le dessero diritto a un titolo parentale permanente. Fascina non ci sta. E fa sapere, attraverso pubbliche esternazioni, che Pascale non conta nulla. Zero, forse meno. «Io non conto nulla», ha risposto la diretta interessata chiamata in causa, «mica come lei che che conta 20 mila euro al mese per non andare in Parlamento».

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
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Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi

La vicenda è gustosa, perché non capita tutti i giorni che le due donne legate a Berlusconi da storie molto diverse litighino pubblicamente per stabilire chi era più vicina a un uomo che non c’è più. È una scena che conoscendolo avrebbe fatto ridere Silvio, ne avrebbe lusingato l’ipertrofico ego. Ma è anche vero che lui non sopportava il disordine, era un sintomo di anarchia che era unfit rispetto allo statuto di un partito rigorosamente dirigista. Infatti il Cav teneva tutto insieme con la forza della sua presenza, oltre che naturalmente del suo denaro e del suo carisma. Era il sole di un sistema dove allignavano politici in carriera, fedelissimi di seconda generazione, ex compagne, parassiti, figli, affetti ed effetti vari che gli ruotavano intorno. 

Ora in Forza Italia scoppia pure la lite tra ex di Berlusconi
Un evento di Forza Italia (Imagoeconomica).

Ora che il sole di B è tramontato i pianeti si scontrano

Adesso che il sole è tramontato, i pianeti, senza più rispettare la loro orbita fissa, si scontrano. Marina e Pier Silvio guardano dall’alto, sarebbe meglio dire da lontano. Tajani esegue. Barelli incassa, Pascale performa, Fascina smentisce, gli scontenti accendono le polveri. In attesa del leader predestinato Giorgio Mulè, considerato però in casa azzurra ancora troppo divisivo, tocca a Enrico Costa, cuneese come Briatore e la Santanchè, il nuovo che avanza che ha militato nelle seguenti sigle: Pli, Udc, FI, Pdl, Ncd, AP e Azione, prima di tornare stabile alla casa del padre (Silvio), traghettare il partito là dove i suoi dante causa (Marina e Pier Silvio) hanno in mente. Ammesso e non concesso, ma in teoria non dovrebbe mancare molto a scoprirlo, che sappiano veramente dove vogliono farlo andare. 

Trump invia altri 10 mila soldati in Medio Oriente

Donald Trump continua a fare pressione sull’Iran: il presidente Usa ha affermato di ritenere che la guerra sia «molto vicina alla fine» e ha confermato la possibilità di nuovi colloqui in Pakistan, escludendo una proroga del cessate il fuoco, in scadenza il 21 aprile. Per convincere Teheran, il capo della Casa Bianca si prepara inoltre a un’altra mossa: l’invio di migliaia di soldati in Medio Oriente. Lo scrive il Washington Post, citando funzionari Usa.

Trump invia altri 10 mila soldati in Medio Oriente
Donald Trump (Ansa).

Il Pentagono è pronto a inviare 10.200 soldati entro fine mese

Il Pentagono è pronto a inviare nella regione, già nei prossimi giorni, 6 mila soldati a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e di diverse navi da guerra di scorta. A fine mese si dovrebbero poi aggiungere altri 4.200 soldati, appartenenti al Boxer Amphibious Ready Group e alla task force dei Marines imbarcata, l’11th Marine Expeditionary Unit. Totale 10.200 militari, che andranno ad aggiungersi ai circa 50 mila già impegnati, secondo il Dipartimento della Difesa, nelle operazioni contro l’Iran.

Trump invia altri 10 mila soldati in Medio Oriente
Pete Hegseth, segretario alla Difesa Usa (Ansa).

Frana di Niscemi, 13 indagati tra cui quattro presidenti della Regione

Ci sono 13 indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla frana che il 25 gennaio 2026 ha devastato Niscemi (Caltanissetta), trascinando a valle case e mezzi e lasciando decine di immobili sospesi nel vuoto. La procura aveva aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento. Tra gli indagati ci sono i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026, ovvero Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. Costoro sono indagati sia in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione civile nazionale, che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana, sia in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico. Nel registro sono poi finiti i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000. Il contratto si risolse per inadempimento nel 2010 e i fondi stanziati, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione.

Via libera del Senato alla fiducia sul decreto Pnrr: è legge

Il Senato ha confermato la fiducia chiesta dal governo sul decreto-legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di politiche di coesione”. Il provvedimento ha avuto 101 voti favorevoli, 63 contrari e 2 astensioni. Il decreto, che era stato approvato con la fiducia anche alla Camera dei deputati il 9 aprile, è quindi ora convertito in legge.

Cosa prevede il decreto Pnrr, convertito in legge

Il decreto Pnrr introduce semplificazioni amministrative (come la carta d’identità con validità illimitata nel tempo per gli over 70 e l’introduzione della elettorale in formato digitale), norme per accelerare i cantieri (su tutti il rafforzamento del silenzio-assenso in edilizia anche per i permessi di costruire, con attestazione d’ufficio dell’amministrazione o dichiarazione del progettista), incentivi per l’energia (agrivoltaico/CER). In totale verranno stanziati oltre 4 miliardi di euro per accelerare la transizione energetica (rinnovabili, reti, efficienza). Il decreto prevede inoltre misure per il lavoro domestico, fondi per la coesione e l’obbligo per le pubbliche amministrazioni, incluse le istituzioni scolastiche, le università e i Comuni, di recuperare d’ufficio i dati Isee necessari per l’erogazione di prestazioni sociali.