Chi è Annamaria Frigo, responsabile nazionale del tesseramento di Futuro Nazionale

Roberto Vannacci ha scelto la responsabile nazionale del tesseramento di Futuro Nazionale, che scatterà tra un paio di settimane (quota minima 10 euro). Si tratta di Annamaria Frigo, attualmente consigliera comunale a Bagni di Lucca e vannacciana della prima ora, cioè da quando l’ex generale «presentò il libro Il mondo al contrario», come ha spiegato lei stessa a Querceta, sempre in provincia di Lucca, alla firma dell’atto costitutivo del nuovo partito.

Chi è Annamaria Frigo, “lady tessere” di Futuro Nazionale

Laureata in Economia e commercio, Frigo è un’imprenditrice: fondatrice dell’agenzia formativa Estetica, è proprietaria di alcuni centri benessere e gestisce corsi di qualifica professionale della Regione Toscana. Per quanto riguarda la politica, da sette anni è collaboratrice del consigliere regionale Massimiliano Simoni (altro fedelissimo di Vannacci). «Abbiamo condiviso due campagne politiche per le Regionali, quando mi sono candidata con Fratelli d’Italia nel 2020 e poi 2025», quando aveva già aderito alla Lega, ha spiegato Frigo. Simoni, luogotenente toscano di Vannacci, è stato indicato come il futuro coordinatore nazionale del progetto.

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I parlamentari che hanno già aderito al partito di Vannacci

A Querceta, alla firma dell’atto costitutivo di Futuro Nazionale, erano presenti anche Edoardo Ziello e Rossano Sasso, freschi di addio alla Lega: entrambi, nei giorni scorsi, hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sull’invio di armi in Ucraina, sposando di fatto la posizione dell’ex generale. Tra gli aderenti al nuovo partito c’è anche Emanuele Pozzolo, ex Fdi. Tra i possibili “uomini dell’ex generale” figura poi Domenico Furgiuele, il deputato leghista organizzatore della conferenza stampa di CasaPound sulla remigrazione alla Camera, poi saltata.

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La Lega Serie A vuole comprare il Fantacalcio

La Lega Serie A vuole comprare Fantacalcio da Quadronica, srl controllata al 50 per cento dagli imprenditori napoletani Nino Ragosta e Luigi Cutolo. Secondo quanto scrive Calcio e Finanza, confermando l’indiscrezione del Fatto Quotidiano, le società parleranno della possibile acquisizione nell’assemblea di Lega del prossimo 16 febbraio.

Quadronica ha rilevato il marchio da Gedi nel 2017

Quadronica, società fondata nel 2008 e che oggi ha 20 dipendenti, copre il 90 per cento del mercato del fantasport grazie all’app per smartphone dove inserire formazioni e calcolare i risultati, i voti “live” senza aspettare l’uscita dei quotidiani e la piattaforma per le aste. Quanto al nome, “Fantacalcio” è un marchio registrato: Quadronica l’ha comprato nel 2017 da Gedi, effettuando poi due anni dopo l’operazione di rebranding da Fantagazzetta a Fantacalcio.

La Lega Serie A vuole comprare il Fantacalcio
Luigi De Siervo (Imagoeconomica).

Fantacalcio vanta tre milioni di giocatori abituali

Il Fantacalcio, che vanta circa tre milioni di giocatori abituali (e il doppio di iscritti), è oggi un business da 10 milioni di euro all’anno. Gli utili netti sfiorano i 4 milioni e sono in costante aumento, anche grazie a un’efficace raccolta pubblicitaria, che ha portato grossi sponsor sulle maglie delle fantasquadre, come Eni, McDonald e Bancomat.

De Siervo punta al controllo con il 51 per cento

Come sottolinea Calcio e Finanza, esistono già accordi commerciali tra Lega Serie A e Fantacalcio, che valgono una sorta di 10 per cento. Ma l’amministratore delegato Luigi De Siervo punta al controllo con il 51 per cento della società, valutata circa 40 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a un paio d’anni fa.

Caso Sangiuliano, Maria Rosaria Boccia rinviata a giudizio

L’imprenditrice Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking aggravato, lesioni e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. L’ha deciso il gup di Roma Gabriele Fiorentino. Alla donna vengono contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. La prima udienza del processo è stata fissata per il 6 ottobre.

Sangiuliano denunciò 33 episodi di stalking

L’inchiesta della procura di Roma è stata aperta dopo la denuncia dell’ex ministro che contestava a Boccia 33 episodi di stalking. Secondo l’accusa, la donna avanzava «continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff», si era fatta consegnare la chiave d’oro della città di Pompei e vessava quasi quotidianamente Sangiuliano, arrivando perfino a obbligarlo a tenere la porta del bagno aperta. Gli avvocati dell’imprenditrice controbattono: «Lui aveva potestà di interrompere quando voleva questo rapporto».

Cerignola, spara a un dipendente e si barrica in casa. Dopo ore si consegna ai carabinieri

AGI - Paura e tensione alla periferia di Cerignola, nel Foggiano, dove un uomo, un 85enne incensurato, si è barricato in un'abitazione dopo una lite con un dipendente di una rivendita di fitofarmaci, degenerata in una sparatoria, avvenuta all'interno di una farmagricola di proprietà della sua famiglia.

Dopo l'aggressione, l'85enne si sarebbe allontanato rapidamente dal luogo dei fatti, trovando rifugio in un edificio nei pressi del cimitero cittadino, dove si è barricato. L'area è stata immediatamente isolata dai carabinieri, con l'intervento della Squadra Operativa di Supporto, reparto specializzato dell'Arma, che ha avviato una delicata mediazione.

La trattativa, durata alcune ore, si è conclusa senza ulteriori conseguenze, con la consegna dell'uomo alle forze dell'ordine e il sequestro dell'arma. La sua posizione è ora al vaglio dell'autorità giudiziaria, chiamata a chiarire il movente del litigio e a ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto. 

Secondo le prime ricostruzioni, l'episodio avrebbe avuto origine all'interno di una rivendita di fitofarmaci, dove sarebbe scoppiata una discussione tra l'anziano e un dipendente dell'attività. Al culmine del diverbio, l'uomo avrebbe estratto una pistola e avrebbe sparato, colpendo il lavoratore al torace. 

 

Sassari: sequestra e sevizia la fidanzata, arrestato un 34enne

AGI - Sequestro di personatorturalesioni personalimaltrattamenti nei confronti di familiari e resistenza a pubblico ufficiale. Con queste imputazioni, i carabinieri della sezione radiomobile di Sassari hanno arrestato, in flagranza di reato, un giovane di trentaquattro anni, accusato di aver sequestrato e trattenuto in casa per giorni la fidanzataseviziandola.

La madre della vittima chiama i soccorsi 

Nella tarda serata di venerdì, i Carabinieri sono stati chiamati al 112 dalla madre della ragazza, di venticinque anni. La donna aveva riferito di essere molto preoccupata poiché non riusciva a rintracciare la figlia che probabilmente si trovava a casa del fidanzato.

L'arrivo dei carabinieri 

carabinieri, immediatamente giunti sul posto, nonostante diversi tentativi al citofono, non sono riusciti ad accedere nell’abitazione dell'uomo. Constatato che all’interno c'erano delle persone, intenzionate probabilmente a sottrarsi al controllo, i militari sono entrati dalla finestra mediante un cestello dei Vigili del Fuoco.

All’interno hanno trovato la ragazza, visibilmente scossa, che ha detto di essere stata trattenuta contro la sua volontà in casa dal fidanzato da circa dieci giorni e di essere stata ripetutamente malmenata.

Le violenze subite dalla ragazza 

Le attività investigative hanno permesso di appurare che da circa tre mesi la relazione sentimentale tra i due si era incrinata. L’uomo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, scagliava oggetti contro la donna, seviziandola e sottoponendola a umiliazioni di ogni tipo, arrivando addirittura a spegnerle sigarette sull’avambraccio.

Nei dieci giorni di segregazione in casa, la ragazza aveva a disposizione pochissimo cibo che l’uomo le concedeva buttandolo sul pavimento sputandoci sopra e calpestandolo. La ragazza ha detto anche di essere stata minacciata più volte di essere sfigurata con dell’acido e indotta a bere della candeggina.

Per punire un tentativo di fuga della giovane e denigrarla ulteriormente, l’uomo le avrebbe tagliato i capelli con un rasoio. La giovane ha detto di essere stata costretta ad ingerire diverse quantità di psicofarmaci, e una volta stordita, il suo aguzzino avrebbe abusato di lei anche sessualmente, nonostante i tentativi vani della ragazza di respingerlo.

La denuncia e l'arresto 

Quanto asserito dalla giovane nelle prime fasi dell’intervento, è stato poi formalizzato in sede di denuncia-querela sporta presso gli uffici della Sezione Radiomobile del comando provinciale dei Carabinieri di Sassari.

Subito soccorsa, è stata trasferita all’Ospedale Santissima Annunziata per le cure del caso dove è ancora ricoverata e affidata ad un centro di supporto alle vittime di violenza di genere.

Durante la permanenza in caserma, il fermato ha tentato di aggredire uno dei militari cercando anche di afferrare un estintore, ma è stato subito immobilizzato. L’uomo, tratto in arresto, su disposizione dalla Procura della Repubblica di Sassari, è stato tradotto nel carcere di Bancali.

Caso Sangiuliano, Maria Rosaria Boccia rinviata a giudizio. L’ex ministro: “La verità trionferà”

AGI - Il gup di Roma ha rinviato a giudizio l'imprenditrice Maria Rosaria Boccia accusata di lesioni, stalking, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione nei confronti dell'ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Quello che inizierà il prossimo 6 ottobre è "un processo che riabilita a nostro giudizio il dottor Sangiuliano", commentano, dopo l'udienza, i legali di parte civile di Sangiuliano e della moglie, gli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe. Parte offesa anche l'ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli. 

 

 

Le accuse

A Boccia, i pm di Roma, contestano "condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale" nei confronti dell'ex ministro. L'imprenditrice di Pompei, secondo l'atto di chiusura indagini, "chiedeva dapprima velatamente e poi in modo sempre più esplicito di lavorare insieme con nomina fiduciaria del Ministro, al fine di giustificare alla presenza quotidiana presso gli Uffici ministeriali, contestualmente ponendo in essere azioni volte a screditare i suoi collaboratori più vicini, con progressivo isolamento, e avanzando continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff". Inoltre, "effettuava plurime e pressanti richieste di consegnarle il telefono cellulare, utilizzato da Sangiuliano anche per i contatti istituzionali, per ispezionarlo, anche pretendendo la consegna di password o comunque lo sblocco delle applicazioni o, in alternativa, di consentirle indiscriminato accesso da remoto". 

I legali di Sangiuliano: "Prima verità giudiziaria"

"Questa è una prima verità giudiziaria, netta e chiara", hanno detto gli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe, legali di Gennaro Sangiuliano e Federica Corsini. "La decisione del Gup non è una sentenza ma ci arriveremo con il processo perché i fatti nella loro nuda oggettività sono incontrovertibili. La procura ha lavorato con professionalità e puntualità mettendo in fila i comportamenti che hanno sostanziato uno stalking di violenza inaudita, un vero e proprio incubo subito da Sangiuliano e sua moglie. Negli atti ci sono le prove inequivocabili di quanto è avvenuto. Gli argomenti della difesa sono stati assolutamente inconsistenti, peraltro in molte chat risulta che la stessa Boccia ammette i suoi comportamenti. Il rammarico è per quanto subito dai nostri assistiti con ferite che resteranno per sempre", sottolineano.

L'ex ministro, "un anno di profonda sofferenza"

"Per me è stato un anno di profonda sofferenza, ho subito un'onda di violenza inaudita - il commento di Sangiuliano -. Ho sempre avuto la massima fiducia nell'azione della magistratura e sono sicuro che la verità trionferà. Si sta capendo chi era la vittima e chi il carnefice. Chi ha onestà intellettuale rifletta sulle cose dette". 

 

I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

Le Olimpiadi invernali sono partite malissimo per Paolo Petrecca, il direttore di RaiSport, e dentro la redazione qualcuno sussurra che nel ciclismo «gli avrebbero dato la maglia nera, quella dell’ultimo classificato», sorvolando sul fatto che «comunque il colore nero gli sarebbe piaciuto», vista la sua vicinanza a Fratelli d’Italia. La conduzione della serata inaugurale finirà negli annali di “come non si deve fare una telecronaca”, roba da instant book per i neoassunti della Rai. Per dirla col critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere della sera l’ha distrutto, «non ne ha azzeccata una. Vaneggiava senza cognizione di causa, ignorava l’identità degli atleti e, colpa ancor più grave, non ha capito che esistono silenzi carichi di significato che non vanno profanati». I giornalisti di RaiSport sono sul piede di guerra, hanno annunciato un pacchetto di sciopero a fine Olimpiadi e comunicato la decisione di ritirare la loro firma da servizi, collegamenti e telecronache fino alla fine dei Giochi, «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento». Se non altro è arrivata una buona notizia: Petrecca non condurrà la cerimonia finale dei Giochi, niente “esame di riparazione” per lui (aridatece il povero Auro Bulbarelli, defenestrato per aver spoilerato lo sketch di Sergio Mattarella sul tram). Ma è difficile che questo basti a salvarlo, e l’ipotesi dimissioni (probabilmente a fine Olimpiadi) sembra sempre più inevitabile. A Roma, tra l’altro, dall’Ordine dei giornalisti si spiffera che Petrecca abbia qualche conto in sospeso anche sulla parità di genere, con una commissione che sarà chiamata a valutare la «mancanza di un’adeguata rappresentanza» delle conduttrici, dato che sono stati scelti, tra i “big”, tantissimi uomini per raccontare le Olimpiadi.

I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
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I guai di Petrecca di certo vengono da lontano e non nascono certo con Milano-Cortina. Contro di lui a fine agosto del 2025 la redazione aveva già annunciato tre giorni di sciopero, sfiduciandolo, dopo la mancata approvazione del piano editoriale. Il quasi 62enne Petrecca è passato allo Sport a marzo dell’anno scorso, ma prima le cose non andavano tanto meglio, quando era alla guida di RaiNews. Nell’ordine, breve riassunto: il cdr lo ha accusato di presunti tagli imposti ai pezzi di cronaca sul figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa indagato per violenza sessuale; è finito nel mirino per non aver dato risalto nel telegiornale alla sconfitta della destra alle elezioni in Francia, con un particolare grottesco: «Petrecca ritiene opportuno concedere spazio a un evento non scevro da interessi personali», scrisse il cdr, alludendo al “Festival delle città identitarie” di Pomezia, dove si esibiva la cantante Alma Manera, che incidentalmente era la sua fidanzata (ora diventata moglie). Fu anche pesantemente attaccato dalla redazione per aver titolato sull’«assoluzione» del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, anticipando la sentenza: peccato si trattasse solo della richiesta dei pm sul caso Cospito, tant’è che poi Delmastro è stato condannato a otto mesi, altro che assoluzione. L’episodio portò la redazione a sfiduciarlo (c’è chi lo chiama il collezionista di sfiduce). E ora il caos olimpico, che potrebbe costargli la poltrona. Per Petrecca venerdì è arrivata una totale “stecca”, per usare il linguaggio caro ai musicisti: non c’entra nulla la già citata consorte del direttore, Alma Manera, la cantante che, visto il senso della Rai per la meritocrazia, qualcuno ha temuto per un attimo di vedere infilata nello spettacolo dello stadio Olimpico, pardon, San Siro, tra Mariah Carey e Laura Pausini

Banca Progetto: film, banche e calcio. Ecco le nuove carte

AGI - È il 13 ottobre del 2022, in un elegante appartamento di proprietà di Alessandro Di Paolo, al civico 8 di via Eustachio Manfredi, a Roma, nella sede legale della società di produzione cinematografica, video e programmi tv, AU79 S.r.l, si incontrano Mario Cardarelli e Antonio Scaramuzzino (in qualità di amministratori della società) l’avvocato Andrea Centofanti e un funzionario di Banca Progetto.

Il gruppo discute della concessione di un finanziamento da un milione e mezzo di euro per la produzione dell'opera cinematografica “I Fratelli Re”. 

Il ruolo di Banca Progetto e dell’agente Ida Ruggiero

A gestire la pratica, a partire dal 28 novembre di quell’anno, è l’agente monomandatario di Banca Progetto, nonché moglie di Andrea Centofanti, Ida Ruggiero, che per seguire questa operazione riceve una commissione (legittima) di 43000 euro, pari al 3% del finanziamento. Nella relazione di proposta commerciale, Ruggiero scrive che gli argomenti trattati con l'amministratore unico Mario Cardarelli - uomo di Di Paolo -, hanno riguardato la situazione della società, il film che stavano producendo e che gli uffici della AU79 Srl si presentavano “molto grandi e spaziosi”; inoltre, la donna indica come condizione necessaria per il finanziamento l’aumento del capitale sociale della società AU79 Srl da 40 mila euro a 450 Mila euro. 

Conflitti di interesse e controlli antiriciclaggio mancati

Nella relazione non vengono rilevate, da parte della stessa Ruggiero, anomalie dal punto di vista delle politiche antiriciclaggio, e però non vengono indicati nemmeno il tipo di controlli effettuati. Così, la pratica procede spedita e, appena qualche settimana dopo, ha inizio la fase istruttoria del finanziamento che termina il 15 dicembre del 2022, quando il comitato crediti della banca, alla presenza dell’amministratore delegato Paolo Fiorentino, delibera la concessione del finanziamento sulla base di quanto riportato nella pratica istruttoria e considerando che la AU79 Srl aveva già siglato il contratto di distribuzione per il film “I Fratelli Re”. Infine, il finanziamento viene concesso come regalo di Natale il 23 dicembre del 2022, appena due mesi dopo la riunione, di cui sopra, tra Centofanti e i vertici di AU79 Srl. 

Peccato per tutti, però, che quella pratica era stata seguita anche dalla Guardia di Finanza che, già qualche mese prima, aveva cominciato ad indagare sui “mutui allegri” concessi da Banca Progetto. Così, proprio in relazione a quel finanziamento, i detective riscontrano diverse criticità, in particolare sul comportamento tenuto da Ida Ruggiero, che ha messo nero su bianco nella sua relazione di aver parlato con Mario Cardarelli del film che la AU79 Srl già a quel tempo stava producendo, ma che avrebbe avuto inizio, invece, a partire dal dicembre 2022.

Non solo. Ruggiero nell’audit commette alcuni errori, ripetuti più volte. Quando omette, per esempio, di indicare il conflitto di interesse esistente con suo marito, Andrea Centofanti, presente all’incontro nella sede legale della società di produzione (e che poi riceverà 55 mila euro per il pagamento di una fattura proforma dallo stesso denaro concesso da Banca Progetto per questa operazione), oppure quando dimentica di verificare che il vero “dominus” della società AU79 è Antonio Scaramuzzino - con Di Paolo strettamente connesso -, mentre Cardarelli è soltanto una testa di legno.

I soldi del cinema dirottati verso il calcio

Ma c’è di più: è quello che i finanzieri hanno messo nero su bianco in una informativa di 152 pagine depositata agli atti della procura di Roma e indirizzata al pm Vincenzo Palumbo che, insieme al collega Mario Dovinola, si occupa di questa delicata inchiesta connessa a quella aperta dai pm di Milano che, secondo quanto si apprende, sarebbe molto più avanti. Le nuove carte dell’indagine, infatti, di cui AGI è in possesso, certificano che “l’utilizzo del denaro ricevuto da Banca Progetto, contrariamente a quanto indicato in sede di istruttoria, è stato trasferito in favore della Triestina Calcio S.p.a. in nome e per conto dell'ATLAS CONSULTING Srl (società appartenente al Gruppo Stardust)”.

Si legge ancora nell’informativa: “il denaro è stato utilizzato in parte per il pagamento della fattura in favore di Andrea Centofanti e trasferito, mediante più operazioni finanziarie, in favore delle altre società appartenenti al Gruppo Scaramuzzino mediante bonifici giustificati come pagamenti di fatture o prestiti”.

Nelle carte, inoltre, si fa riferimento alla mancata realizzazione dell'opera cinematografica “I Fratelli Re”, che, mentre scriviamo, risulta a tre anni dal finanziamento ricevuto dalla banca, ancora in corso di realizzazione. Ma, soprattutto, si punta al ruolo rivestito dai genitori di Alessandro Di Paolo, Roberto e Maria Rosa Tanoni; sarebbero stati loro – secondo gli inquirenti –, a versare il fittizio aumento di capitale per 400 mila euro, poi trasferito in favore della Triestina, tanto pagava Pantalone, ovvero Banca Progetto.

Ed è qui che il cerchio si chiude: i soldi pubblici per finanziare i film venivano fatti transitare per le squadre di calcio per poi finire nelle tasche del duo Di Paolo/Scaramuzzino, evidentemente, con il favore della coppia Ruggiero/Centofanti. È un meccanismo che si ripete più volte, per una miriade di società facenti riferimento alla galassia di Piergiorgio Crosti, Simone Giacomini e, naturalmente, ad Antonio Scaramuzzino e i famigliari di Alessandro Di Paolo, padre, madre e il cugino Dario Morra.

Roma, Milano e Terni: le procure al lavoro

Solo per fare un altro esempio: i soldi, qualche milione di euro, presi dalla società cinematografica Ligea Srl attraverso la banca per acquistare le quote di un’altra società di produzione, la Tunnel Srl, sono stati utilizzati dal 19 luglio al 29 agosto del 2023 per scopi completamente differenti a quelli indicati nell’istruttoria. Il denaro, infatti, è stato veicolato, i mediante trasferimenti infragruppo, alle altre società del Gruppo Scaramuzzino (SIRIUS Srl, 7 COLLI Srl - una società editoriale, con un giornale utilizzato per colpire i 'nemici', tra cui politici di centrodestra e manager pubblici, che ha utilizzato fondi presi per aprire una gelateria -, e AU79 Srl), all’immancabile Andrea Centofanti, alla Romana Film Srl della famiglia Di Paolo, ma, soprattutto in favore di società in difficoltà economiche quali la Ternana Calcio Spa e la CRIK CROK Srl, anche queste ultime in mano ad Antonio Scaramuzzino. Questo Roma.

Ma sono almeno altre due le procure al lavoro. Oltre a Milano, dove da poco è arrivato, proprio dalla Capitale, il procuratore aggiunto Paolo Ielo - all'attivo diverse inchieste tra cui quelle sul nuovo stadio della Roma e la più famosa 'Mondo di Mezzo' -, e Terni.

Su quest'ultima va fatto un discorso a parte. Proprio oggi si insedia il nuovo procuratore Antonio Laronga, da anni sotto scorta per aver 'combattuto' la criminalità a Foggia. Nelle mani del nuovo capo della procura arriveranno a stretto giro almeno due esposti, tra cui uno della famiglia Rizzo, nuova proprietaria della Ternana calcio. Si chiederà di indagare sui bilanci delle passate gestioni. Il compito, con tutta probabilità, verrà affidato ancora una volta alla Gdf e, in questo caso, a occuparsi degli accertamenti, potrebbe essere il Comando Provinciale di Terni del Comandante Mauro Marzo.

Ritiro firme e sciopero: la dura nota del cdr di RaiSport sul caso Petrecca

Dalle 17 di lunedì 9 febbraio 2026, i giornalisti di RaiSport ritireranno le firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare delle Olimpiadi che la Rai trasmette in esclusiva. E, conclusi i Giochi, proclameranno uno sciopero per protestare contro il direttore Paolo Petrecca. L’ha deciso il cdr dell’emittente dopo la figura fatta dallo stesso Petrecca durante la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, colma di gaffe ed errori. Di seguito la nota integrale del comitato di redazione.

Il comunicato del cdr di RaiSport

«Care colleghe, cari colleghi, da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra. È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di RaiSport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato, nell’ordine, ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento. Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far chiedere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Da oggi alle 17 abbiamo chiesto la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg olimpici e nelle trasmissioni Mattina olimpica e Notti olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo il mandato di tre giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore».

Il team di Starmer continua a perdere pezzi: via anche il direttore delle comunicazioni

Tim Allan, direttore delle comunicazioni del governo britannico, si è dimesso dopo soli cinque mesi dall’assunzione dell’incarico. Un altro duro colpo per il premier Keir Starmer: il passo indietro arriva a stretto giro dalle dimissioni del capo di gabinetto Morgan McSweeney, che ha lasciato assumendosi la «piena responsabilità» della nomina di Peter Mandelson – coinvolto nel caso Epstein – come ambasciatore negli Stati Uniti. Con le dimissioni di Allan, salgono a quattro i direttori delle comunicazioni che hanno lasciato Downing Street sotto Starmer: avevano già abbandonato l’incarico Matthew Doyle, James Lyons e Steph Driver.

Il team di Starmer continua a perdere pezzi: via anche il direttore delle comunicazioni
Tim Allan (X).

Il passo indietro di Allan: tra i suoi vecchi clienti pure il Cremlino

«Ho deciso di dimettermi per consentire la creazione di una nuova squadra a Downing Street. Auguro al Primo Ministro e al suo team ogni successo», ha dichiarato Allan, considerato uno degli spin doctor più spregiudicati del Regno Unito. Vicedirettore delle comunicazioni di Tony Blair dal 1997 al 1999 durante il suo primo mandato da premier, successivamente è passato a Sky e poi, nel 2001, ha fondato la propria agenzia di pubbliche relazioni, la Portland. Tra i clienti più prestigiosi l’aeroporto di Heathrow, la società di scommesse William Hill e persino il Cremlino. Dopo aver rotto i rapporti con la Russia nel 2014, dopo la prima invasione dell’Ucraina, Allen ha iniziato a lavorare per un altro discusso cliente: l’emirato del Qatar, che anche grazie a lui avrebbe poi ottenuto l’assegnazione dei Mondiali di calcio del 2022. A settembre 2025 il ritorno a Downing Street.

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Morgan McSweeney (LinkedIn).

L’addio di McSweeney, che si è assunto la reponsabilità della nomina di Mandelson

Domenica 8 febbraio, dopo giorni di pressioni da parte di molti parlamentari laburisti, si è invece dimesso McSweeney, che aveva fortemente insistito con Starmer affinché Mandelson (suo amico ed ex ministro) ottenesse l’incarico di ambasciatore a Washington, nonostante i conclamati rapporti intrattenuti da quest’ultimo con Jeffrey Epstein anche dopo la prima condanna inflitta al finanziere americano per traffico sessuale.

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Peter Mandelson (Ansa).

Mandelson ha lasciato Labour e Parlamento dopo gli ultimi file su caso Epstein

Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti licenziato già a settembre 2025 da Starmer dopo la pubblicazione di alcuni documenti che mostravano la sua vicinanza a Epstein, si è dimesso anche dal Partito Laburista (di cui è stato a lungo uno degli esponenti più importanti) e poi dalla Camera dei Lord, a seguito della diffusione di milioni di nuovi file sul caso del finanziere morto suicida in carcere nel 2019. Secondo quanto ricostruito dal Times, a Downing Street prima della nomina di Mandelson ad ambasciatore sarebbe arrivato un rapporto di due pagine del Cabinet Office, contenente elementi considerati rilevanti sui legami con Epstein. Tra essi l’indicazione che l’ex ministro avrebbe soggiornato nell’appartamento di Manhattan del finanziere anche durante il periodo in cui quest’ultimo era detenuto per reati sessuali su minori.

Il team di Starmer continua a perdere pezzi: via anche il direttore delle comunicazioni
Keir Starmer (Ansa).

Starmer sulla graticola: per la sua successione circola il nome di Rayner

Starmer, che si è giustificato spiegando di aver creduto «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson sui suoi rapporti con Epstein, appare ora sempre più sulla graticola. Secondo molti, le elezioni amministrative di maggio potrebbero sancire la fine della sua stagione a capo del Labour. Girano già i nomi dei possibili sostituti a Downing Street: in pole ci sarebbe l’ex vicepremier Angela Rayner, esponente della cosiddetta ‘soft left’, segretaria di Stato per l’edilizia abitativa, le comunità e il governo locale da luglio 2024 allo scorso settembre, quando era stata costretta alle dimissioni dopo lo scandalo riguardante il mancato pagamento dell’importo corretto di tasse nell’acquisto di una seconda casa. Dopo l’uscita di scena della vice, Starmer aveva dunque proceduto a un rimpasto del suo governo, nominando come numero due a Downing Street David Lammy (fino a quel momento capo degli Esteri) e Steve Reed alla guida del ministero lasciato da Rayner.