Tim Allan, direttore delle comunicazioni del governo britannico, si è dimesso dopo soli cinque mesi dall’assunzione dell’incarico. Un altro duro colpo per il premier Keir Starmer: il passo indietro arriva a stretto giro dalle dimissioni del capo di gabinetto Morgan McSweeney, che ha lasciato assumendosi la «piena responsabilità» della nomina di Peter Mandelson – coinvolto nel caso Epstein – come ambasciatore negli Stati Uniti. Con le dimissioni di Allan, salgono a quattro i direttori delle comunicazioni che hanno lasciato Downing Street sotto Starmer: avevano già abbandonato l’incarico Matthew Doyle, James Lyons e Steph Driver.

Il passo indietro di Allan: tra i suoi vecchi clienti pure il Cremlino
«Ho deciso di dimettermi per consentire la creazione di una nuova squadra a Downing Street. Auguro al Primo Ministro e al suo team ogni successo», ha dichiarato Allan, considerato uno degli spin doctor più spregiudicati del Regno Unito. Vicedirettore delle comunicazioni di Tony Blair dal 1997 al 1999 durante il suo primo mandato da premier, successivamente è passato a Sky e poi, nel 2001, ha fondato la propria agenzia di pubbliche relazioni, la Portland. Tra i clienti più prestigiosi l’aeroporto di Heathrow, la società di scommesse William Hill e persino il Cremlino. Dopo aver rotto i rapporti con la Russia nel 2014, dopo la prima invasione dell’Ucraina, Allen ha iniziato a lavorare per un altro discusso cliente: l’emirato del Qatar, che anche grazie a lui avrebbe poi ottenuto l’assegnazione dei Mondiali di calcio del 2022. A settembre 2025 il ritorno a Downing Street.

L’addio di McSweeney, che si è assunto la reponsabilità della nomina di Mandelson
Domenica 8 febbraio, dopo giorni di pressioni da parte di molti parlamentari laburisti, si è invece dimesso McSweeney, che aveva fortemente insistito con Starmer affinché Mandelson (suo amico ed ex ministro) ottenesse l’incarico di ambasciatore a Washington, nonostante i conclamati rapporti intrattenuti da quest’ultimo con Jeffrey Epstein anche dopo la prima condanna inflitta al finanziere americano per traffico sessuale.

Mandelson ha lasciato Labour e Parlamento dopo gli ultimi file su caso Epstein
Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti licenziato già a settembre 2025 da Starmer dopo la pubblicazione di alcuni documenti che mostravano la sua vicinanza a Epstein, si è dimesso anche dal Partito Laburista (di cui è stato a lungo uno degli esponenti più importanti) e poi dalla Camera dei Lord, a seguito della diffusione di milioni di nuovi file sul caso del finanziere morto suicida in carcere nel 2019. Secondo quanto ricostruito dal Times, a Downing Street prima della nomina di Mandelson ad ambasciatore sarebbe arrivato un rapporto di due pagine del Cabinet Office, contenente elementi considerati rilevanti sui legami con Epstein. Tra essi l’indicazione che l’ex ministro avrebbe soggiornato nell’appartamento di Manhattan del finanziere anche durante il periodo in cui quest’ultimo era detenuto per reati sessuali su minori.

Starmer sulla graticola: per la sua successione circola il nome di Rayner
Starmer, che si è giustificato spiegando di aver creduto «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson sui suoi rapporti con Epstein, appare ora sempre più sulla graticola. Secondo molti, le elezioni amministrative di maggio potrebbero sancire la fine della sua stagione a capo del Labour. Girano già i nomi dei possibili sostituti a Downing Street: in pole ci sarebbe l’ex vicepremier Angela Rayner, esponente della cosiddetta ‘soft left’, segretaria di Stato per l’edilizia abitativa, le comunità e il governo locale da luglio 2024 allo scorso settembre, quando era stata costretta alle dimissioni dopo lo scandalo riguardante il mancato pagamento dell’importo corretto di tasse nell’acquisto di una seconda casa. Dopo l’uscita di scena della vice, Starmer aveva dunque proceduto a un rimpasto del suo governo, nominando come numero due a Downing Street David Lammy (fino a quel momento capo degli Esteri) e Steve Reed alla guida del ministero lasciato da Rayner.
