AGI - Questa mattina, al quarto piano della Procura di Milano, è stato interrogato il pensionato ottantenne che vive nella provincia di Pordenone accusato di essere stato uno dei cecchini italiani quando Sarajevo era assediata durante la guerra nell'ex Jugoslavia. Il procuratore Marcello Viola e il pm Alessandro Gobbis hanno sentito l'ex camionista come indagato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili. L'uomo, cacciatore con sette armi trovate in casa dai Ros regolarmente detenute, difeso dall'avvocato Giovanni Menegon, ha scelto di non avvalersi della facoltà di rispondere e di dare la sua versione.
Per quanto è dato sapere in una fase ancora iniziale dell'inchiesta, a portare gli inquirenti sulle sue tracce sono state delle testimonianze secondo le quali l'anziano si sarebbe vantato delle uccisioni. L'inchiesta è stata avviata lo scorso anno sulla base di un esposto in Procura dello scrittore Ezio Gavazzeni, che a lungo ha approfondito il tema dei 'safari umani', affiancato dagli avvocati Guido Salvini e Nicola Brigida.
Le smentite dell'indagato
"Non è vero che sono stato in Bosnia, non è vero che ho sparato ai civili". L'ex camionista e pensionato ottantenne di Pordenone accusato di essere uno dei cecchini di Sarajevo negli anni della guerra nell'ex Jugoslavia ha risposto con una sequela di "non è vero" a tutte le domande del procuratore Marcello Viola e del pm Alessandro Gobbis nell'interrogatorio di circa un'ora. In particolare, ha smentito le sue dichiarazioni ai giornali locali nelle quali aveva sostenuto di avere fatto delle trasferte in Bosnia tra il 1992 e il 1995 per "motivi di lavoro". "Non è vero" ha ribattuto alla domanda se in quegli anni andasse in Bosnia per trasportare merci. "Non ho mai fatto attività politiche, pubbliche e amministrative" ha anche detto. Cappellino nero e mascherina dello stesso colore a nascondere il viso, tranne gli occhi, l'uomo ha lasciato il palazzo di giustizia senza rispondere alle domande dei giornalisti.
La posizione della difesa
"Il mio assistito ha risposto a tutte le domande e ribadito la sua assoluta estraneità. Confido che i magistrati facciano tutti gli accertamenti del caso e la accertino" ha affermato l'avvocato Giovanni Menegon. "Mi ha incaricato di portare avanti eventuali azioni legali a sua tutela della sua reputazione per alcuni articoli usciti in questi giorni" ha aggiunto. A quanto si apprende, i magistrati che lo indagano per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili faranno delle verifiche sulle risposte date oggi nell'interrogatorio e proseguiranno con le indagini.
