Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, società di delivery del colosso spagnolo Glovo: secondo gli accertamenti avrebbe corrisposto ai rider (40 mila in tutta Italia) paghe «sotto la soglia di povertà» e ci sarebbe dunque uno sfruttamento del lavoro. In particolare, la retribuzione sarebbe risultata «inferiore fino al 76,95 per cento» rispetto a tale soglia e «fino all’81,62 per cento rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva». L’accusa di caporalato riguarda sia Foodinho che l’amministratore unico della società, Pierre Miquel Oscar. Il controllo giudiziario non comporterà la sospensione dell’attività aziendale. L’indagine su Foodinho si inserisce in un filone di interventi della magistratura sul lavoro nelle piattaforme digitali. Il caso più rilevante è stato in passato quello di Uber, che fu accusata di caporalato e chiamata ad assumere i lavoratori: il contenzioso si era concluso con l’uscita di Uber Eats dal mercato italiano. Nell’estate del 2025 il tribunale di Milano aveva obbligato Foodinho alla trattativa coi rider sui rischi per il caldo.
