Stoccata di Barelli ai Berlusconi: cosa ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera

Intercettato dai cronisti all’uscita da Palazzo Chigi, Paolo Barelli – fedelissimo di Antonio Tajani da tempo sulla graticola – ha spiegato di essersi recato nella sede del governo per questioni riguardanti la sanità e non per rassegnare le dimissioni da capogruppo di Forza Italia alla Camera. Poi, quando gli è stato chiesto se a suo modo di vedere Marina e Pier Silvio Berlusconi stiano guidando bene FI, ha risposto: «Oddio, normalmente i partiti si guidano dall’interno, no? Loro hanno chiaramente un amore, un affetto scontato per il partito che è carne della loro carne, che è frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio si interessano delle cose che ha fatto».

Stoccata di Barelli ai Berlusconi: cosa ha detto il capogruppo di Forza Italia alla Camera
Antonio Tajani e Paolo Barelli (Imagoeconomica).

Barelli: «C’è la quotidianità e bisogna starci dentro»

Barelli ha aggiunto: «Poi c’è la quotidianità e bisogna starci dentro. Però è ovvio che loro si interessano, oserei dire che è scontato». Quanto a eventuali malumori per alcune decisioni prese dai Berlusconi, Barelli ha “dribblato” rispondendo: «Questo non lo so, chiedetelo a Tajani (che è suo consuocero, ndr). Mi ha indicato Silvio Berlusconi, presidente del partito, e sono stato eletto dai parlamentari. I parlamentari erano 44 alle elezioni, come i gatti. Ora sono 54, sono 10 di più, che sono oltre il 25 per cento di incremento. A loro non è stato promesso nulla, sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo, nel partito di Forza Italia e nella crescita. Questi sono dati reali, poi morto un Papa se ne fa un altro. Nessuno indispensabile». Barelli, che molto probabilmente salterà, dovrebbe prendere il posto di Maurizio Casasco alla presidenza della commissione Anagrafe tributaria. In alternativa potrebbe sostituire Valentino Valentini come viceministro al Mimit.

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Spagna, il gip chiede il rinvio a giudizio per la moglie di Sanchez

Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio di Begona Gomez, moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Nell’ordinanza, il magistrato sostiene di aver riscontrato indizi sufficienti e sottolinea l’eccezionalità del caso.

Tutte le accuse a Begona Gomez

Secondo l’accusa, Gomez avrebbe “influenzato” autorità accademiche e funzionari avvalendosi della relazione personale con il presidente del governo, ottenendo «interlocuzioni istituzionalmente eccezionali» anche attraverso incontri al Palazzo della Moncloa, sede del governo. In dettaglio, il gip sostiene che, dall’arrivo di Pedro Sanchez alla segretaria generale del Psoe – e, soprattutto, alla presidenza nel 2018 – «si presero determinate decisione pubbliche» favorevoli alla cattedra del master ricoperta da Begona Gomez all’Università Complutense di Madrid e al suo progetto, che «potrebbero essere state ottenute attraverso un singolare sfruttamento della sua posizione relazionale». Per il presunto reato di corruzione, il gip segnala che l’indagata avrebbe «dato impulso alla ricerca di fondi privati e, a livello indiziario, non per la cattedra universitaria pubblica (che lo era solo in apparenza), ma per integrarli nel proprio patrimonio personale» per poi offrire in “controprestazione” un vantaggio competitivo alle imprese coinvolte in appalti pubblici». Rispetto all’accusa di malversazione, il gip ritiene che Cristina Alvarez, assistente di Gomez (anch’ella indagata) retribuita con fondi pubblici, abbia svolto attività privata per la moglie del premier. Infine, per ciò che riguarda l’appropriazione indebita, l’accusa riguarda la registrazione a proprio nome di un software sviluppato in ambito accademico.

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole

Giornata campale per il leader pentastellato Giuseppe Conte: lunedì 13 aprile alle ore 16 presenta nella sede della Camera di Commercio di Roma (altro luogo da inserire di diritto nelle “location low cost”, oltre alle già conosciute Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, al centro di un articolo di Lettera43) il suo libro Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, edito da Marsilio, dove lui stesso ammette di saper giocare “sporco”, specie nelle relazioni internazionali con i vertici di Bruxelles. Questa è la presentazione alla stampa, poi mercoledì 15 aprile in Galleria Alberto Sordi è la volta dell’incontro con il pubblico, con la direttrice di Qn-Quotidiano Nazionale, Agnese Pini, e il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti. E a proposito di giocare “sporco”, c’è qualcuno che non ha gradito certi passaggi contenuti nel libro, e cioè Luigi Di Maio. Che sui social ha risposto così al suo ex collega di Movimento Conte: «Stamattina l’onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me. Costringendomi a intervenire. L’accusa è quella di essere stato tra i protagonisti della rielezione del presidente Sergio Mattarella e di aver goduto della stima del presidente Draghi. Due cose di cui sono profondamente orgoglioso», si legge nella prima di tre story su Instagram. Secondo Di Maio però Conte «cita un episodio completamente falso», «una pessima caduta di stile, visto che uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contraddittorio (è morto nel 2023, ndr)». E ancora: «Al di là del vittimismo, che in politica funziona sempre, Conte nel suo libro elenca ulteriori “congiurati”: Matteo Renzi, Lorenzo Guerini e altri, rei di aver sostenuto il governo Draghi dopo la caduta del Conte II e di aver partecipato attivamente alla rielezione del presidente della Repubblica. Peccato che oggi quei “draghiani” siano tutti suoi alleati nel cosiddetto campo largo. Sono gli stessi che, con i loro voti, gli permettono di ottenere sindaci, presidenze di regione e, domani, forse anche ministeri. E sono gli stessi che gli attivisti del Movimento 5 stelle saranno chiamati a sostenere nei collegi uninominali alle elezioni dell’anno prossimo, in nome di un bene superiore chiamato “campo largo”». Infine: «Sia chiaro, per primo ho proposto di aprire le alleanze politiche il più possibile. Esattamente come sta facendo oggi Giuseppe Conte, stringendo accordi con Renzi, De Luca, Mastella e molti altri protagonisti della vita politica italiana. La differenza è che nel libro lui si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme». Cosa c’è dietro questo scontro? Per qualcuno c’entra anche il contenzioso sul logo del Movimento, nel quale Di Maio potrebbe schierarsi con Beppe Grillo

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
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Cercasi Draghi

Lo stanno richiamando, hanno bisogno di lui: Mario Draghi segue con attenzione tutti gli “accorati appelli” che gli arrivano, in via diretta e indiretta, anche sotto la forma di editoriali sulla carta stampata. A cominciare da quello di Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che sul suo giornale ha sostenuto, a proposito del patto di stabilità europeo, che se Draghi scrivesse un articolo sul Financial Times per sostenere le deroghe al patto a causa della situazione economica e finanziaria mondiale, sarebbe preso in grande considerazione, ottenendo alla fine il “via libera”. Insomma, solo lui avrebbe il potere di conquistare l’ascolto dei veri potenti del Pianeta. Ma perché Draghi dovrebbe fare questo passo? A lui, classe 1947, converrebbe? Certo un ritorno a Palazzo Chigi non gli interessa, ma c’è un’altra poltrona che potrebbe ancora farlo rimettere in gioco, per la quale era già stato inserito tra i papabili all’ultimo giro di giostra…

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
Sergio Mattarella e Mario Draghi (Getty Images).

Claudia Conte faceva pure i podcast con Enel

Ha lavorato tantissimo, Claudia Conte, in questi anni: a parte la relazione da lei stessa ammessa con Matteo Piantedosi, anch’essa senz’altro impegnativa, “l’attivista” ha prodotto una serie di podcast con Enel, con il titolo Storie di sostenibilità. Si legge, nel comunicato datato 2021: «Con questa nuova iniziativa multimediale Enel racconta i propri progetti di sostenibilità e quelli di Enel Cuore, la Onlus del Gruppo, attraverso testimonianze che coinvolgono il pubblico per sensibilizzarlo sempre di più sui temi della sostenibilità». E poi: «La sostenibilità rappresenta il motore della strategia aziendale di Enel e un obiettivo, condiviso con i propri stakeholder, che l’azienda persegue per una transizione energetica giusta e inclusiva. Una roadmap di sostenibilità che ha come protagoniste le persone e il loro impegno nel realizzare progetti che creano valore sociale, ambientale ed economico, in tutte le geografie in cui è presente il Gruppo. Ispirata da questi principi Enel lancia Storie di Sostenibilità, la prima serie di video podcast realizzata con l’importante contributo di Claudia Conte, giornalista e attivista per i diritti umani e delle donne, ideatrice e conduttrice della serie».

Cingolani blinda Cossu e Amoroso se ne va…

A Leonardo tutti hanno parlato di Helga Cossu, che ha assunto il ruolo di direttrice della Comunicazione, subentrando a Stefano Amoroso, che ha lasciato l’incarico dopo cinque anni. È stata in pratica l’ultima nomina decisa dall’amministratore delegato Roberto Cingolani prima della rimozione annunciata da tutti gli organi di informazione con largo anticipo, anche se lui afferma che nessuno gli aveva comunicato nulla. Nemmeno l’ex giornalista di SkyTg24 Helga Cossu, evidentemente. Fatto sta che Amoroso fino al primo maggio farà ancora parte della “famiglia” di Leonardo. E poi? Molte voci raccolte convergono su un suo possibile arrivo a Banca Ifis. Anche se dalla corte dei Fürstenberg smentiscono…

Lo scontro Conte-Di Maio, gli ultimi movimenti da Leonardo e le altre pillole
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I socialisti (e non solo) tutti da Cicchitto

Martedì di fuoco alla Camera dei deputati: Fabrizio Cicchitto presenta il suo libro L’odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi con una tavola rotonda introdotta da Aldo Cazzullo. Protagonisti saranno Stefania Craxi, Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante, Claudio Signorile e Sergio Pizzolante.

Chiara Ferragni prosciolta per il Pandorogate. I giudici: “Non ci sono prove per un’assolu…

AGI - Su Chiara Ferragni non c’erano elementi di prova a suo favore di tale evidenza da imporre un'assoluzione nel merito nel processo sul ‘Pandorogate’. È questo il senso di alcuni passaggi delle complesse motivazioni firmate dal giudice Ilio Mannucci Pacini che assolse il 14 gennaio scorso l’influencer dall’accusa di truffa aggravata assieme ad altri due imputati.

La sentenza su Chiara Ferragni: le motivazioni 

Il riferimento è all’articolo 129 comma 2 del Codice di procedura penale che stabilisce che “quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione”.

“Dall’esposizione degli atti di indagine - si legge nel documento depositato oggi - appare insussistente quel quadro di elementi probatori in relazione ai fatti contestati e alla loro addebitabilità agli imputati che imponga una formula di proscioglimento nel merito per insussistenza del fatto o per non attribuibilità agli stessi dei reati”.

Ferragni prosciolta, si svela l'arcano 

La sentenza è di proscioglimento, spiega il magistrato, risolvendo così l'arcano che aveva alimentato dibattiti sui media e sui social se si trattasse di assoluzione o proscioglimento. L’esito corretto è quest’ultimo determinato dal fatto che il giudice non ha riconosciuto l'aggravante, contestata dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia.

"Non si possono verificare artifici e raggiri"

In questa motivazione il giudice non deve, o meglio non può procedere alla verifica della sussistenza degli artifici e raggiri - argomenta Mannucci - non può valutare se effettivamente quei messaggi contenuti nei comunicati stampa, nel cartiglio apposto sui prodotti in vendita al pubblico, nei post o nelle stories sui social della signora Ferragni presentino gli elementi tipici della condotta decettiva, idonea a indurre in errore i consumatori, ma deve limitarsi a valutare se quelle condotte non siano ictu oculi prive delle caratteristiche di decettività proprie della materialità del reato di truffa.

Se l’evidenza dell’assenza di decettività non emerge dagli atti di indagini posti a fondamento del giudizio che qui si è chiamati a esprimere, in forza della consolidata giurisprudenza di legittimità, il giudice deve attribuire prevalenza alla causa estintiva del reato conseguente alla remissione e accettazione delle querele”.

Pubblicità ingannevole 

E ancora, Mannucci Pacini spiega che non si può applicare la formula dell’assoluzione con riferimento ai provvedimenti dell’AGCM, l’autorità garante della concorrenza e del mercato, “che delineano la sussistenza di una pubblicità ingannevole che non consente ictu oculi di ritenere insussistente la natura decettiva di quei messaggi pubblicitari. Poiché al fine che qui rileva non è necessario valutare se quel dubbio di mendacità sia o meno fondato, verificare se le prospettazioni difensive sulla carenza di decettività siano o meno fondate e che vada perciò esclusa la natura artificiosa e ingannatoria di quella comunicazione, gli elementi richiamati sono sufficienti per escludere l’applicabilità della formula assolutoria nel merito”.

Per Ferragni la sentenza è di non luogo a procedere 

Dunque, tornando all’articolo 129 bis, la causa di estinzione del reato è la mancanza di querela e per questo il giudice pronuncia una sentenza di non luogo a procedere. Avrebbe potuto assolvere nel merito di fronte a una lampante innocenza sulla quale però non c’è certezza valutando quei presunti elementi di “pubblicità ingannevole” sui quali non si possono fare ulteriori approfondimenti.

Il che non significa che Ferragni non potesse essere assolta nel merito al termine di una valutazione complessiva nel merito che il giudice non ha potuto svolgere perché il Codacons aveva ritirato la querela.

Le accuse a Chiara Ferragni 

L’accusa riguardava l’ipotesi che Ferragni, assieme a Fabio Damato, allora amministratore delegato della sua società Fenice, e a Francesco Cannillo, presidente del Consiglio di Amministrazione di Cerealitalia, avrebbe ingannato i consumatori facendogli credere che la vendita del Pandoro Pink Christmas 'Limited Edition Chiara Ferragni', a Natale 2022, e delle 'Uova di Pasqua Chiara Ferragni', a Pasqua 2021 e 2022, fosse legata rispettivamente a una raccolta di fondi a favore dell'Ospedale Regina Margherita di Torino e all'associazione 'Bambini delle Fate’.

Per tutti è arrivata una sentenza di non luogo a procedere perché, esclusa l’aggravante della minorata difesa, i reati si sono estinti perché il Codacons che aveva presentato querela l'aveva poi ritirata.

"I follower di Ferragni non rappresentano una setta" 

I follower di Chiara Ferragni non avevano con l'influencer un "rapporto di acritica adesione tipico delle sette" e la percezione che sui "social media" ci sia "una asimmetria informativa" tra chi diffonde il messaggio pubblicitario e l'utente" sia più "penetrante" che nei "media tradizionali" è falsa. Lo scrive il giudice Ilio Mannucci Pacini nelle motivazioni alla sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei tre imputati nella vicenda ‘Pandorogate’ bocciando la tesi dell’aggravante della ‘minorata difesa’ a loro carico sostenuta dalla Procura. Il pm “ha formulato quell’ipotesi senza fornire riscontri fattuali che ne dimostrassero la fondatezza” e “non ha fornito alcuna prova sulla sussistenza della ridotta od ostacolata capacità di difesa delle potenziali vittime delle asserite dichiarazioni mendaci postate dalla signora Ferragni”.

La sentenza e il ruolo dei social network 

Il magistrato allarga la prospettiva: “I social network storicamente non rappresentano il primo strumento di comunicazione che, attraverso una sola condotta, riesce a raggiungere un numero così ampio di persone, perché quando il media televisivo era il principale canale di informazione e di trasmissione di messaggi pubblicitari (e per alcune categorie di cittadini, anche l’unico), il numero dei destinatari di quel tipo di contenuti non era inferiore a quello stimato di follower della signora Ferragni senza considerare che i 30 milioni indicati dall’accusa nell’imputazione non sono necessariamente tutti destinatari dei messaggi postati.

Eppure, nell’esperienza processuale del nostro Paese non risulta che pubblicità ingannevole o mendace attuata tramite i canali televisivi abbia determinato solo per il numero di destinatari, l’aggravante della minorata difesa. La diffusività del messaggio non incide sulle condizioni di luogo né su quelle personali delle vittime del reato, costituendo una caratteristica quantitativa delle potenziali vittime, ma non influenzando la capacità di ciascuna di esse di adottare gli ordinari meccanismi di difesa rispetto alla condotta delittuosa”.

L’omicidio di Massa: indagati altri due minorenni italiani

AGI - Si allarga a Massa l'inchiesta sulla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso da un gruppo di giovani in piazza Felice Palma. Dopo i provvedimenti adottati ieri, con il fermo di un minorenne italiano di 17 anni con l'accusa di omicidio volontario e di due maggiorenni, Ionut Alexandru Miron (23 anni) ed Eduard Alin Carutasu (19 anni), entrambi di origine romena, ritenuti responsabili di concorso in omicidio volontario - emergono nuovi sviluppi: altri due giovanissimi sono stati iscritti nel registro degli indagati. Sono 2 minori di nazionalità italiana che avrebbero 16 e 17 anni e che avrebbero preso parte all'episodio.

Per i cinque gli indagati si aprirà nei prossimi giorni la fase degli interrogatori di garanzia: i minorenni compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minori di Genova, mentre i due maggiorenni saranno sentiti dal gip del Tribunale di Massa. In quella sede potranno fornire la propria versione dei fatti e presentare eventuali elementi a loro difesa.

Le immagini registrate

L'attività investigativa è coordinata dalla Procura della Repubblica di Massa, in collaborazione con la Procura per i minorenni di Genova. Sin dalle prime ore successive ai fatti, gli inquirenti sono riusciti a delineare un quadro investigativo che ha permesso ai carabinieri di individuare i soggetti coinvolti nella violenza. Determinanti le perquisizioni e i sequestri di materiale ritenuto utile a ricostruire l'accaduto. Un risultato rapido, reso possibile anche grazie ai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e alle numerose testimonianze raccolte, come sottolineato dal procuratore di Massa Piero Capizzoto.

Nei prossimi giorni a Genova l'autopsia sul corpo di Bongiorni

La procura di Massa ha disposto l'autopsia sul corpo di Giacomo Bongiorni per chiarire in modo definitivo le cause del decesso. L'esame sarà eseguito nei prossimi giorni a Genova, che giurisdizionalmente attiene al distretto della Corte d'appello di Genova.

Fiaccolata domani sera

"Ringrazio i carabinieri e la Procura di Massa che si sono dimostrati immediatamente in grado di assicurare alla giustizia i responsabili di un grave omicidio come quello di cui è rimasto vittima Giacomo Bongiorni". A dirlo il sindaco di Massa, Francesco Persiani. "Lasciamo spazio alle indagini, ma mi sembra di capire che il quadro si stia chiarendo". 

Per domani sera è stata organizzata in città una fiaccolata che partirà da piazza Garibaldi, passerà sotto il palazzo comunale nella centralissima piazza Aranci, poi il corteo toccherà la Prefettura e la Cattedrale di Massa. Infine, scendendo da via Dante, la fiaccolata si concluderà nel luogo dove è avvenuta l'aggressione mortale dove è previsto un momento di raccoglimento. Ad organizzarla l'amministrazione comunale e la Diocesi di Massa Carrara.

 

 

"Invito tutti alla sobrietà - ha detto Persiani -. Non è il momento di strumentalizzare un episodio così grave. Capisco tutte le varie sensibilità, ma vogliamo ribadire che Massa è una città che vuole essere accogliente, inclusiva e sicura". 

Come detto, per concorso in omicidio sono stati fermati due maggiorenni, Ionut Alexandru Miron di 23 anni e di Eduard Alin Carutasu di 19 anni, entrambi di nazionalità rumena, e un minorenne che è stato trasferito nel centro di primo accoglienza a Genova in attesa della convalida del fermo: il Tribunale dei minori del capoluogo ligure è competente per territorio. 

 

 

 

 

 

 

Msc, la proprietà passa da Gianluigi Aponte ai figli Diego e Alexa

La proprietà del Gruppo Msc passa dal fondatore Gianluigi Aponte ai figli Diego e Alexa Aponte. Ad annunciarlo è stato il Gruppo in una nota, spiegando che il trasferimento è avvenuto nel corso dell’ultimo trimestre del 2025 e rappresenta una tappa significativa nella storia dell’azienda con sede a Ginevra. «Diego Aponte, presidente del Gruppo, e Alexa Aponte, chief financial officer del Gruppo, hanno dimostrato leadership e visione, ottenendo risultati notevoli nei rispettivi ruoli all’interno della compagnia. Il passaggio garantirà la continuità, la stabilità e la crescita del Gruppo Msc con la nuova generazione alla guida», recita il comunicato.

Gianluigi Aponte manterrà il ruolo di executive chairman

Gianluigi Aponte si è detto estremamente orgoglioso, spiegando che il trasferimento ai figli «non è solo il riconoscimento della loro dedizione e dei loro successi, ma anche la continuazione della tradizione marittima secolare della nostra famiglia». Con loro al timone, ha aggiunto, «sono certo che il nostro Gruppo continuerà a prosperare e a onorare la nostra eredità fatta di innovazione, resilienza e impegno costante verso il mare». La nota sottolinea infine che Msc continuerà a concentrarsi sulla propria attività principale, il trasporto marittimo di merci. Gianluigi Aponte manterrà il ruolo di executive chairman.

Forza Italia, spuntano due governatori per il dopo-Tajani

Due governatori per il post Tajani. L’incontro di Antonio Tajani con i Berlusconi nella sede di Mediaset è andato male. E in Forza Italia si cerca di tamponare, mentre cominciano a emergere profili in vista del congresso che si dovrebbe tenere dopo le Politiche.

Forza Italia, spuntano due governatori per il dopo-Tajani
Marina Berlusconi e Antonio Tajani (Ansa).

I due nomi che possono dare del filo da torcere al ministro degli Esteri sono, allo stato, quello del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che, a dicembre a Palazzo Grazioli, aveva presentato la sua corrente “liberale”, salvo poi ritrarsi dopo poco; e quello del collega governatore, il piemontese Alberto Cirio.

Forza Italia, spuntano due governatori per il dopo-Tajani
Roberto Occhiuto con Alberto Cirio (Imagoeconomica).

Cirio avrebbe proposto Costa al posto di Barelli

Proprio Cirio di recente avrebbe assunto un ruolo di rilievo – e di mediazione – proponendo di affidare l’incarico di capogruppo alla Camera a Enrico Costa, ex di Azione, per sostituire Paolo Barelli che i figli di B vedono come fumo negli occhi. Cirio dovrebbe incontrare Marina Berlusconi martedì e con la figlia del Cavaliere affrontare anche il nodo, più spinoso, dei congressi. Mentre su Costa sarebbero state superate le resistenze di larga parte dei deputati, in un primo tempo poco propensi a votare come presidente uno entrato in FI solo un anno e mezzo fa. Sui congressi, Tajani dovrebbe cedere e rallentare, almeno nelle Regioni in cui il partito è più spaccato – Sicilia, Basilicata, Lombardia, Puglia e Abruzzo – con la minoranza che accusa i vertici di aver gonfiato le tessere.

Forza Italia, spuntano due governatori per il dopo-Tajani
Enrico Costa (Imagoeconomica).

Il futuro di Barelli tra commissione Anagrafe tributaria e Mimit

E se Tajani non vuole rinunciare alle assise regionali per ‘blindarsi’, gli altri non mollano, anche perché – è il ragionamento – se si fosse votato avrebbero potuto eleggersi il nuovo capogruppo da soli. Ma questo non è stato fatto perché sia la famiglia che Gianni Letta si sono convinti che si dovessero evitare segnali di rottura in questo momento. Giorgio Mulè per esempio aveva tutti i numeri per fare il capogruppo, ma per Tajani sarebbe stato ritrovarsi un “nemico in casa”. Troppo da digerire, al momento. Costa potrebbe essere eletto tra martedì e giovedì. Per quanto riguarda il futuro dell’ormai uscente capogruppo alla Camera, Barelli probabilmente prenderà il posto di Maurizio Casasco alla presidenza della commissione Anagrafe tributaria (Casasco, a sua volta, potrebbe ambire a un posto di governo). Oppure sostituire Valentino Valentini come viceministro al Mimit. Certo, rispetto all’operazione chirurgica di scambio di ruoli tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi al Senato (capogruppo e presidente commissione Esteri), l’affaire Barelli si è maggiormente avviluppato su se stesso, con il risultato di tenere il capogruppo alla Camera più a lungo sulla graticola e, con lui, di conseguenza, anche il consuocero Tajani.

Forza Italia, spuntano due governatori per il dopo-Tajani
Paolo Barelli con Maurizio Casasco (Imagoeconomica).

Unicredit supporta il piano di investimenti di Generale Costruzioni Ferroviarie

Unicredit ha erogato un finanziamento Futuro sostenibile plus di 55 milioni di euro alla società Generale Costruzioni Ferroviarie del Gruppo RossFin. L’operazione è finalizzata a supportare l’impresa nella costante campagna di investimenti industriali, con un focus particolare alla transizione green.

La società ha 10 sedi italiane e nove branch estere

Generale Costruzioni Ferroviarie è un’eccellenza nel settore dell’armamento, dell’elettrificazione e del segnalamento ferroviario. In oltre 70 anni di attività e di esperienza ha consolidato il suo ruolo sul mercato ferroviario italiano e rafforzato la presenza a livello europeo ed internazionale. Le sue 10 sedi italiane e le nove branch estere sono oggi un punto di riferimento per clienti e partner che trovano nell’azienda un modello di operatività capace di offrire altissimi standard di produttività, sicurezza, qualità in tutti i cantieri di armamento ferroviario e metropolitano, rinnovamento e risanamento, manutenzione, trazione elettrica e segnalamento ferroviari. La società è un fornitore qualificato di Rete ferroviaria italiana e Italferr, nonché dei consorzi che gestiscono lavori di costruzione di linee ad alta velocità e per società di trasporti ferroviari come Ferrovie Nord, Atac e Atm Milano. Occupa circa 2.600 dipendenti.

L’impegno per la sostenibilità

Il finanziamento Futuro sostenibile plus di Unicredit è un finanziamento chirografario destinato alle imprese che prevede una riduzione dello spread, rispetto alle condizioni offerte per questa tipologia di operazioni, riconosciuta alle aziende che si impegnano a migliorare l’ambiente, la società e la buona amministrazione della propria azienda, ossia che ispirano la propria azione ai fattori Esg. I target di sostenibilità scelti da Generale Costruzioni Ferroviarie per il finanziamento sono l’aumento della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili consumata in rapporto al totale di energia consumata e la riduzione delle tonnellate di Co2 generate dalle attività aziendali in rapporto al fatturato generato nell’anno di riferimento.

Chi era Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Milano noto per le battaglie ambientaliste

È morto a 74 anni Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Milano di Europa Verde e in passato a lungo consigliere regionale, noto nel capoluogo lombardo e per il suo attivismo su battaglie ambientaliste e non solo, spesso in contrasto con la maggioranza con la quale era stato eletto.

Negli Anni 80 era stato tra i fondatori di Legambiente

Laureato in Ingegneria chimica al Politecnico e con un passato da docente di matematica, Monguzzi negli Anni 80 aveva contribuito alla fondazione dell’associazione Legambiente, di cui era stato presidente in Lombardia. Nel 1990 era stato eletto Regione Lombardia con la Federazione dei Verdi, poi lasciata nel 2009 perché non ne condivideva più la linea politica. In seguito, nel 2011, si era candidato con successo al consiglio comunale di Milano con il Partito democratico. Nel 2021 era entrato a far parte del gruppo consiliare di Europa Verde.

Chi era Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Milano noto per le battaglie ambientaliste
Carlo Monguzzi (Imagoeconomica).

Le battaglie in Regione Lombardia e in Comune a Milano

Da assessore regionale, incarico ricoperto nel biennio 1993-94, Monguzzi aveva contribuito all’approvazione della prima legge sulla raccolta differenziata dei rifiuti e del primo Piano Aria contro lo smog. Rieletto in consiglio con i Verdi per tre volte, si era poi battuto contro il traffico illecito dei rifiuti, la caccia, il consumo di suolo e per la trasparenza da parte delle pubbliche amministrazioni. Nel 2006 era stato eletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lombardia 1 (Milano-Monza), rinunciando però al seggio a Montecitorio: al suo posto subentrò il giornalista Roberto Poletti. Nel 2011 l’approdo in consiglio comunale a Milano: nel corso degli anni Monguzzi si era battuto per impedire l’abbattimento di diversi alberi in città e, in tempi più recenti, aveva lasciato il ruolo di presidente della Commissione mobilità e ambiente in segno di protesta contro la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, che ne comporterà la demolizione. Inoltre aveva proposto di per interrompere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv.

Chi era Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Milano noto per le battaglie ambientaliste
Carlo Monguzzi (Imagoeconomica).

Sala: «Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico»

«Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare», ha dichiarato il sindaco Beppe Sala. «Abbiamo combattuto battaglie su fronti diversi, ma era un galantuomo, una persona perbene che amava Milano», ha dichiarato Matteo Salvini. Attilio Fontana, presidente della Regione, ha ricordato Monguzzi come «un punto di riferimento dell’ambientalismo milanese e lombardo». Così Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: «Perdiamo un grande uomo, un ecologista autentico e un punto di riferimento per intere generazioni».

Presidenza Figc, la Lega Serie A esprime 18 preferenze per Malagò

I presidenti dei club di Serie A si sono riuniti a Milano per un’assemblea di Lega volta a individuare il candidato della componente Serie A alla presidenza della Figc, in vista delle prossime elezioni federali dopo le dimissioni di Gravina. Il nome che ha raccolto il consenso più ampio è stato quello di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, che può contare sull’appoggio di gran parte dei top club tra cui Inter, Napoli e Torino. Sono in totale 18 le preferenze complessive a suo favore, mentre all’opposizione restano Lazio e Verona che non hanno sottoscritto la sua candidatura. La Lega rappresenta il 18 per cento del peso elettorale in Figc. Se le previsioni verranno confermate, l’assemblea indicherà Malagò come candidato ufficiale entro il 13 maggio, con il voto in Consiglio federale previsto per il 22 giugno. Il 13 aprile toccherà invece ai club di Serie B esprimersi sulla candidatura per la presidenza della Federazione.