AGI - La Procura della Repubblica di Roma ha avviato una serie di accertamenti di natura penale in merito al recente sequestro della delegazione di attivisti della Global Sumud Flotilla, bloccata dalle forze militari israeliane in acque internazionali al largo delle coste di Cipro. L’iniziativa giudiziaria della magistratura capitolina fa seguito a un dettagliato esposto presentato formalmente dal team legale della Flotilla, volto a fare luce sulle modalità dell'arrembaggio e sulle privazioni della libertà personale subite dai cittadini italiani a bordo.
Al centro dell'attenzione degli inquirenti romani vi è la ricostruzione della catena gerarchica che ha ordinato e condotto l'operazione in mare aperto. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate della procura capitolina, le posizioni sotto osservazione da parte degli investigatori sono attualmente dieci. Tra i profili al vaglio spicca il nome del ministro della Sicurezza Nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir, con i vertici operativi e ai quadri intermedi delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) che hanno pianificato l'intercettazione dell'imbarcazione.
L'inchiesta e la catena di comando
Dagli ambienti giudiziari di piazzale Clodio si mantiene il massimo riserbo sul possibile coordinamento internazionale, precisando tuttavia la natura preliminare delle attività in corso: "Non si tratta di iscrizioni sul registro degli indagati, ma di approfondimenti investigativi"
I magistrati intendono verificare la sussistenza di estremi di reato punibili secondo la giurisdizione italiana, data la presenza di connazionali tra le parti lese e il potenziale teatro di violazione del diritto internazionale della navigazione in acque extraterritoriali.
Gli interrogatori degli attivisti in Italia
Il quadro probatorio si arricchirà in modo significativo nei prossimi giorni. È infatti atteso l'avvio formale delle audizioni dei 29 attivisti italiani della Global Sumud Flottilla che erano stati trattenuti dalle autorità israeliane e successivamente rimpatriati.
I verbali, che verranno trasmessi ai magistrati titolari del fascicolo, saranno raccolti dagli agenti della Squadra Mobile di Roma. Agli investigatori della Polizia di Stato spetterà il compito di raccogliere le testimonianze dirette sui momenti dell'abbordaggio, sulle condizioni di detenzione temporanea e sulle modalità di trasferimento forzato subite dal gruppo.
Il contesto internazionale e i precedenti
L'episodio si inserisce in un contesto di fortissima tensione geopolitica nel Mediterraneo orientale. La spedizione della Global Sumud Flotilla, organizzata da una rete internazionale di fazione pacifista e umanitaria, si proponeva di sfidare il blocco marittimo e di convogliare aiuti verso la striscia di terra palestinese, denunciando la crisi umanitaria in corso.
L'intervento delle unità navali dell'IDF, avvenuto secondo i legali della Flottilla in piena zona economica esclusiva internazionale e ben al di fuori delle acque territoriali israeliane, ricalca dinamiche già registrate in passato, come il noto precedente della Freedom Flotilla nel 2010. Israele, dal canto suo, ha storicamente rivendicato la legittimità delle proprie operazioni navali a tutela della sicurezza nazionale e per il contrasto al contrabbando, considerando i tentativi di forzatura del blocco come provocazioni ostili dirette. La palla passa ora alla magistratura di Roma per determinare i confini di rilevanza penale dell'azione subita dai cittadini italiani.

























