Ipotesi di danno erariale per quasi 500mila euro, la Gdf indaga sul Giffoni Film Festival

AGI - Un presunto danno erariale da 478.769 euro in relazione alle edizioni del Giffoni Film Festival dal 2016 al 2024. È quanto ipotizza la Procura regionale per la Campania della Corte dei conti che ha portato la Guardia di Finanza di Napoli a notificare un invito a dedurre, con contestuale atto di messa in mora, nei confronti dell'Ente autonomo Giffoni Experience, del direttore artistico e organizzativo e responsabile unico del procedimento in relazione ai contributi pubblici erogati dalla Regione Campania.

Eseguito anche un decreto di sequestro conservativo di rapporti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai destinatari dell'invito a dedurre, fino alla concorrenza dell'importo contestato. Il procedimento rappresenta lo sviluppo del fascicolo istruttorio relativo alla gestione di trasporto e movimentazione di ospiti e giurati del festival, già sfociato in un decreto di citazione a giudizio davanti alla Corte dei conti e attualmente in attesa di sentenza.

Criticità sugli affidamenti

Dalle successive attività investigative sarebbero emerse criticità legate agli affidamenti diretti conferiti, dal 2016 al 2024, a un'associazione culturale operante nell'ambito delle attività sociali collegate alla manifestazione cinematografica, presieduta dalla coniuge del direttore artistico dell'Ente e avente come unica dipendente la figlia della coppia.

Ipotesi sull’utilizzo dei fondi

Gli inquirenti ipotizzano che parte dei contributi pubblici destinati al festival sarebbe stata progressivamente “dirottata” verso l'associazione “mediante affidamenti formalmente qualificati come servizi di inclusione e solidarietà sociale - si legge in una nota - ma ritenuti, nella sostanza, una forma di contribuzione stabile e continuativa non adeguatamente documentata”.

Schema dei progetti

Schema che si sarebbe ripetuto annualmente attraverso la presentazione di progetti sociali dai contenuti generici - assistenza, inclusione, solidarietà, campagne di sensibilizzazione, attività charity e servizi di supporto - successivamente inseriti tra le spese finanziate con fondi pubblici. Gli incarichi, conferiti ogni anno per importi pressoché identici, sarebbero poi stati rendicontati nell'ambito dei contributi regionali ed europei ottenuti dall'Ente.

Esiti delle verifiche contabili

Le verifiche contabili avrebbero inoltre evidenziato che “l'associazione beneficiaria - viene aggiunto - riceveva quasi esclusivamente risorse provenienti dagli affidamenti del Giffoni Film Festival e che gran parte delle somme percepite sarebbe stata destinata alla copertura del costo dell'unica dipendente”.

Attività non documentate

Sarebbe emerso, poi, che “numerose attività sociali indicate nei progetti sarebbero state, in realtà, svolte gratuitamente da soggetti terzi o associazioni partner, mentre la documentazione acquisita avrebbe evidenziato spese ritenute modeste, scarsamente pertinenti o prive di collegamento diretto con le attività rendicontate”.

Ipotesi di conflitto di interessi

Gli investigatori ipotizzano, poi, una presunta “situazione di conflitto d'interessi” tra i vertici dell'Ente organizzatore e l'associazione destinataria degli affidamenti. Il direttore artistico avrebbe preso parte alle procedure riguardanti l'associazione presieduta dalla propria coniuge, certificando, in alcune annualità, la regolare esecuzione delle prestazioni oggetto degli affidamenti.

Ruolo del responsabile del procedimento

Il responsabile unico del procedimento avrebbe “attestato alla Regione Campania la regolare esecuzione delle prestazioni e la conformità delle procedure amministrative relative agli affidamenti contestati, contribuendo così a rappresentare come ammissibili spese successivamente ritenute prive dei necessari requisiti di rendicontazione e non pertinenti rispetto alle finalità del finanziamento pubblico”.

La replica del Giffoni Film Festival

“In relazione al decreto notificato questa mattina, avendo in oggetto riferimenti risalenti nel tempo, abbiamo conferito l'incarico ai nostri legali per avere accesso agli atti alla base del provvedimento in questione”. Lo si legge in una nota del Giffoni Film Festival in relazione al procedimento della Corte dei conti regionale. “Informati solo oggi delle contestazioni a nostro carico, nate a seguito di una denuncia anonima del 2024, abbiamo la necessità, attraverso i nostri legali, di studiare gli atti con tempistiche ridotte, anche in vista dell'approssimarsi della 56esima edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 17 al 25 luglio 2026. Crediamo fermamente nel lavoro delle autorità competenti, ribadendo la nostra volontà nel chiarire tutti quelli che sono gli aspetti citati”, conclude la nota.

La difesa di Sempio insiste: “Il Dna nelle unghie di Chiara non è di Andrea”

AGI - Il dato dell'attribuibilità ad Andrea Sempio del DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi "deve essere considerato un elemento fragile, parziale e non individualizzante, non idoneo a fondare una conclusione accusatoria scientificamente robusta". Lo scrive la genetista Marina Baldi nella consulenza depositata ieri per conto della difesa di Andrea Sempio.

"Il dato appare tecnicamente debole poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati - spiega -. Inoltre, il dato Y-STR (il cromosoma Y, ndr) non ha valore individualizzante paragonabile a un profilo autosomico completo e deve essere interpretato con prudenza ancora maggiore in presenza di contributi multipli".

Presenza di un ulteriore profilo maschile

L'esperta sottolinea poi "il rilievo decisivo" della presenza di un ulteriore profilo maschile Y non attribuito su altro dito della vittima. Una circostanza "documenta che il materiale subungueale non è geneticamente univoco e che non può essere selezionata soltanto la componente asseritamente compatibile con l'indagato, ignorando la presenza di altri contributi maschili".

Assenza di prova del contatto aggressivo

In ogni caso, e questo è l'altro elemento importante per la consulenza, "tale dato non prova che Sempio abbia avuto un contatto aggressivo con la vittima, né che sia stato graffiato nel corso dell'azione omicidiaria. Rimangono aperte ipotesi alternative quali DNA di fondo, trasferimento secondario, trasferimento occasionale, contaminazione, manipolazione dei reperti o deposito non correlato al fatto".

Nelle intercettazioni "simulava risposte da dare ai pm"

Nei suoi soliloqui, Andrea Sempio simulava gli interrogatori dei pm. E' la tesi dei difensori dell'indagato per l'omicidio di Chiara Poggi nella memoria depositata ieri in cui contestano la lettura della Procura di Pavia che in quei dialoghi tra sé e sé ha invece intravisto degli elementi di ammissione. Sempio "frequentemente simula contestazioni che ritiene gli possano essere mosse, le formula ad alta voce e fornisce le proprie ipotetiche risposte" si legge nel documento.

In altre occasioni, ipotizza la difesa, usa "un registro polemico e certamente non confessorio; propone esempi, o riproduce dialoghi virtuali e premette sempre l'espressione 'tipo'; riporta un dialogo virtuale cosi' come se lo immagina (spesso richiamando alla mente e riproducendo per come le ipotizza le ipotesi circolanti tra gli utenti dei podcast), adotta sistematicamente il discorso diretto e l'indicativo presente, come ad esempio avviene nel soliloquio del 12 maggio 2025, ove riporta l'interrogatorio di Alberto Stasi utilizzando alternativamente la prima persona - sia per le fantasiosamente ipotizzate domande degli inquirenti, sia per le virtuali risposte di Alberto Stasi"; in presenza di letture dei fatti o delle prove a lui avverse (provenienti da giornalisti, youtuber, podcaster, utenti), Sempio, dopo averle lette o memorizzate e prodotte a voce alta, le inframezza con commenti personali secchi e iperbolici, quali 'stronzata' (come nel caso dei soliloqui del 14 maggio 2025 e del 12 maggio 2025), nonche' 'non e' vero', 'falso', 'tutto sbagliato' in linea con un registro polemico e certamente non confessorio". 

Ondata di caldo: giovedì bollino rosso a Bologna, Firenze, Roma e Torino

AGI - Allerta caldo in Italia per questa prima, precoce ondata di calore sull'Italia, con temperature sopra la media, afa e umidità alle stelle.

Ondata di caldo, le persone a rischio 

Il bollettino quotidiano del ministero della Salute, inaugurato appena ieri per la stagione corrente, segnala già per giovedì quattro città da bollino rosso per il caldo, il massimo dell'allerta che indica "condizioni di emergenza (ondata di caldo) con possibili effetti negativi sulla salute di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche".

Le città da bollino rosso

Il bollino rosso per l'ondata di caldo scatta giovedì 26 maggio a Bologna, Firenze, Roma e Torino. Città che già oggi boccheggiano con un'allerta arancione, il grado inferiore di emergenza che indica condizioni di rischio soprattutto per i soggetti più deboli, così come domani.

L'allerta arancione

Nel complesso oggi sono 12 le città "arancioni", che saliranno a 14 (delle 27 prese in esame dal bollettino) domani. Si tratta di Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Perugia, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia e Viterbo. A cui domani si aggiungeranno Milano e Verona.

Temperature percepite e condizioni climatiche

Il caldo arirva prima del previsto in Italia. Le temperature percepite toccheranno i 35 gradi a Firenze, 33 a Bologna, 32 a Torino e Roma, ma con condizioni complessive tali da arrivare, come detto, ai primi bollini rossi di quella che si preannuncia come una lunga e torrida stagione estiva.

I bollettini sulle ondate di caldo 

E' attivo da martedì 25 maggio  il Piano di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, per proteggere la salute soprattutto nelle persone più vulnerabili. Il programma di attività, rende noto il ministero della Salute, prevede l’elaborazione giornaliera di un bollettino sulle ondate di calore città specifico; l’invio al Centro di riferimento locale (CL) competente per gli interventi di prevenzione socio-sanitarila pubblicazione dei bollettini sul portale del Ministero per l’informazione generale alla popolazione.

I bollettini sulle ondate di caldo sono elaborati dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio, nell'ambito del Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero. Vengono pubblicati, come ogni anno dal lunedì al venerdì, dal 25 maggio al 20 settembre. Nel bollettino sono indicati 4 livelli di rischio graduato:livello 0 - Nessun rischio livello 1 - Condizioni meteorologiche di pre-allerta che precedono un livello 2  livello 2 - Temperature elevate e condizioni meteorologiche, che possono avere effetti negativi sulla salute della popolazione, in particolare nei sottogruppi di popolazione suscettibili livello 3 - Ondata di calore: condizioni di rischio elevato (livello 2) persistenti per 3 o più giorni consecutivi. 

Flotilla terrestre, rientreranno in Italia gli attivisti sgomberati in Libia

Nella serata di ieri 25 maggio gli attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla sono stati sgomberati dal campo che avevano allestito nei pressi di Sirte, in Libia: i sette italiani potrebbero tornare già oggi in patria con voli di linea.

«Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell’ovest nel nostro accampamento verso le 18:30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni, quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l’area, di salire sui pullman e di andare via». Questo il racconto all’Adnkronos di Sara Suriano, attivista pugliese: il gruppo è stato scortato verso Misurata e ha avuto comunicazione dal console che presto verrà rimpatriato.

Ancora a Bengasi gli altri due attivisti italiani

Nelle sue parole, Suriano ha fatto riferimento alla delegazione di 10 persone che si era diretta verso un checkpoint per negoziare il passaggio, ma successivamente fermata dalle autorità. Tra loro anche i due italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia: gli attivisti in questione non sono stati ancora rilasciati. Secondo quanto emerso, sono stati trasferiti a Bengasi: trattati come possibili immigrati clandestini, potrebbero essere presto espulsi dalla Libia dopo un processo per direttissima.

Il convoglio era partito dalla Tripolitania occidentale

Del Global Sumud Land Convoy, partito dalla Tripolitania occidentale, facevano parte circa 250 persone, sette ambulanze e 10 camion di aiuti per la popolazione di Gaza. La missione terrestre, che puntava a raggiungere la Striscia dopo aver attraverso Libia ed Egitto, è stata fermata a Sirte, uno dei principali punti di transizione tra le aree occidentali, controllate dal Governo di unità nazionale di Tripoli, e la Cirenaica orientale sotto influenza dell’Esercito nazionale libico (Enl), guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar. Il convoglio era rimasto accampato per nove giorni proprio vicino alla stessa moschea citata da Suriano, senza che accadesse nulla.

Belen Rodriguez in ospedale: grida di aiuto dalla sua casa e l’intervento della Polizia

AGI - Momenti di forte apprensione nel cuore di Milano per Belen Rodriguez. La nota showgirl è stata trasportata in ospedale in codice giallo lunedì mattina, al culmine di un delicato intervento delle forze dell'ordine nel suo appartamento in zona Brera. L'episodio si intreccia con le indagini in corso da parte della polizia locale su due incidenti stradali avvenuti sabato sera, nei quali sarebbe stato coinvolto un Suv guidato proprio dalla conduttrice.

L'allarme nel prestigioso quartiere milanese è scattato all'alba di lunedì, poco dopo le 7 del mattino. Il risveglio di alcuni condomini sarebbe stato interrotto da grida inequivocabili provenienti dall'appartamento della showgirl. La voce di Belen Rodriguez sarebbe stata udita chiaramente mentre urlava a più riprese: "Aiuto, aiutatemi".

Preoccupato dalla situazione, un vicino ha immediatamente composto il 112, innescando l'intervento tempestivo delle volanti della polizia. La situazione è apparsa fin dai primi istanti complessa, tanto da richiedere il supporto dei vigili del fuoco e del personale sanitario del 118, i cui mezzi hanno bloccato per diverso tempo la circolazione nella via. Si sarebbe resa necessaria una lunga trattativa andata avanti per più di tre ore. L'emergenza si sarebbe sbloccata soltanto nel momento in cui i pompieri si preparavano a forzare la porta d'ingresso: a quel punto la showgirl ha deciso di aprire autonomamente alle autorità. Trovata in un evidente stato di agitazione, la conduttrice è stata presa in carico dai medici e trasferita in ospedale in codice giallo per tutti gli accertamenti clinici del caso.

Il fine settimana turbolento

Il malore e l'intervento dei soccorritori chiudono un fine settimana già di per sé turbolento, sul quale le autorità stanno ora cercando di fare completa chiarezza. Negli ultimi giorni, infatti, il nome di Belen è finito al centro di alcune segnalazioni relative alla viabilità cittadina. Due testimoni si sono presentati alla polizia locale sostenendo di averla vista alla guida di un Suv che, nella serata di sabato, sarebbe rimasto coinvolto in due diversi sinistri avvenuti a breve distanza l'uno dall'altro.

I due incidenti segnalati

Il primo impatto si sarebbe verificato intorno alle 19:30 nei pressi dell'Arco della Pace, dove il grosso veicolo avrebbe centrato e divelto lo specchietto di una vettura parcheggiata. Pochi chilometri più in là, di ritorno in zona Brera, la stessa auto avrebbe poi urtato una motocicletta e altre automobili in sosta. In entrambe le occasioni, chi si trovava al volante ha proseguito la marcia allontanandosi dal luogo dell'impatto senza fermarsi per verificare i danni o lasciare le proprie generalità.

Su quest'ultima sequenza di eventi gli agenti della polizia locale di Milano stanno portando avanti le indagini per verificare le testimonianze e accertare le effettive responsabilità.

Giffoni Film Festival, contestato danno erariale: sequestro da 478 mila euro

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, su delega della Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti, hanno notificato un invito a dedurre, con contestuale atto di messa in mora, nei confronti dell’ente autonomo Giffoni Experience, del direttore artistico e organizzativo e del Responsabile Unico del Procedimento in relazione ai contributi pubblici erogati dalla Regione, in quanto ritenuti responsabili di un danno erariale di 478.769 euro, riferito alle edizioni del Giffoni Film Festival dal 2016 al 2024.

Giffoni Film Festival, contestato danno erariale: sequestro da 478 mila euro
Claudio Gubitosi (Imagoeconomica).

I fondi pubblici “dirottati” dal 2016 al 2024

Parte dei fondi pubblici assegnati alla kermesse sarebbero stati “dirottati” dal 2016 al 2024 all’associazione presieduta dalla moglie del direttore artistico, Claudio Gubitosi, che avrebbe una sola dipendente, la figlia della coppia, sotto forma di servizi di inclusione e solidarietà sociale. Questo, peraltro, avrebbe determinato «una situazione di conflitto d’interessi tra i vertici dell’ente organizzatore e l’associazione destinataria degli affidamenti».

L’indagine è lo sviluppo di una precedente inchiesta

Contestualmente, su decreto del Presidente della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti, è stato anche eseguito un sequestro conservativo di conti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai destinatari del provvedimento, equivalente al danno erariale contestato, comprensivo di rivalutazione e interessi. L’indagine è lo sviluppo di una precedente inchiesta su sprechi legati all’utilizzo di bus per ospiti e giurati durante il festival, per il quale è pendente un giudizio davanti alla Corte dei conti.

Antitrust, istruttoria su easyJet per pratica commerciale scorretta

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di easyJet Airline Company Limited per una pratica commerciale scorretta. La società, spiega l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, «avrebbe strutturato – sul proprio sito internet – la procedura di acquisto online del servizio accessorio di trasporto in stiva di bagagli e/o attrezzatura sportiva, per viaggi di andata e ritorno, pubblicizzando solo il prezzo medio del servizio e proponendo come opzione di default l’acquisto cumulativo del servizio per entrambe le tratte, anche quando non effettivamente interessato».

L’Antitrust: «Consumatore indotto in errore»

Il consumatore, si legge nella nota Antitrust, «sarebbe così indotto in errore sull’effettivo prezzo del servizio per ciascuna tratta di viaggio e, nel caso voglia acquistare il servizio accessorio per una sola delle tratte, dovrebbe attivarsi per superare la scelta di default operata da easyJet, interrompendo la procedura di prenotazione online (tramite sito o app)». Secondo l’Autorità, la condotta della compagnia aerea «potrebbe costituire una pratica commerciale ingannevole e aggressiva, ai sensi degli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del consumo».

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini

I colossi tecnologici americani Google e Meta, società madri di piattaforme come YouTube e Instagram, fanno ancora discutere. Questa volta le critiche riguardano le costose collaborazioni con celebri marchi per l’infanzia come Sesame Street, Girl Scouts e Highlights Magazine, iniziate tra il 2024 e il 2025 e che nel frattempo hanno raggiunto oltre 1 milione di studenti. Con il sostegno finanziario dei due giganti tech, i brand sono stati coinvolti nella realizzazione di lezioni sull’uso responsabile della tecnologia, diffuse attraverso personaggi colorati, riviste illustrate e jingle facilmente riconoscibili. Secondo molti, però, questa strategia rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento per incentivare l’utilizzo dei social media tra i più giovani.

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini
Bambina che usa un tablet (foto Unsplash).

I marchi scelti per queste partnership si rivolgono principalmente a bambini intorno ai 12 anni. Un’età che, secondo molti pediatri, è ancora troppo precoce per il possesso e l’uso abituale di uno smartphone. Un’iniziativa presentata come educativa e orientata al benessere digitale che si contrappone, però, al modello di business di aziende come Google e Meta, fondato proprio sulla massimizzazione del tempo trascorso dagli utenti sui dispositivi digitali.

Le collaborazioni: dal badge al sacco a pelo per lo smartphone

Secondo quanto riportato da Reuters, parte del materiale promosso da Meta e Google punta a fornire istruzioni sulla sicurezza digitale, includendo suggerimenti per creare password efficaci ed evitare truffe online. Nella collaborazione con le Girl Scouts, per esempio, viene proposto un percorso di alfabetizzazione digitale che consente alle ragazze di ottenere un badge dedicato. Nel 2024, una campagna simile prevedeva il conseguimento di un distintivo che aveva anche il logo di Google.

La partnership iniziata nel 2024 con la rivista per l’infanzia Highlights presenta invece un elemento singolare: in un’edizione speciale sponsorizzata da Google viene spiegato ai bambini come creare un “sacco a pelo” per il proprio smartphone, un’attività che, secondo i detrattori, contribuirebbe a normalizzare il possesso e la personalizzazione del dispositivo già in età molto precoce. Iniziative di questo tipo rischiano di trasformarsi in una sorta di preparazione psicologica all’ingresso dei bambini nel mondo dei social media una volta raggiunta l’età minima consentita.

Google e Meta a processo per aver creato dipendenza nei giovani

Le polemiche sulle collaborazioni con i marchi per l’infanzia si inseriscono in un contesto già particolarmente delicato per i due colossi. Nel marzo 2026, infatti, una giuria californiana ha condannato Meta e Google a risarcire con sei milioni di dollari una ventenne americana, ritenendo le aziende responsabili dei danni psicologici legati alla dipendenza da Instagram e YouTube. Si tratta del primo processo di questo tipo arrivato a sentenza negli Stati Uniti.

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini
Mark Zuckerberg a Los Angeles per il processo a Google e Meta (foto Ansa).

Il problema principale, indicato dal giudice, risiederebbe nella negligenza progettuale delle aziende e nella mancata tutela degli utenti più vulnerabili, in particolare adolescenti e bambini. Durante il processo, gli avvocati dell’accusa hanno sostenuto che Meta e Google avessero deliberatamente cercato di attrarre utenti sempre più giovani, privilegiando il profitto rispetto alla sicurezza.

Accoltella il figlio di 12 anni alle spalle e poi tenta il suicidio, arrestato 35enne a Napoli

AGI - Un 12enne è stato ferito questa mattina a Napoli con due coltellate al polmone sinistro. A colpire il ragazzino, come hanno appurato i carabinieri della compagnia Stella intervenuti in un'abitazione in via Vergini, nel rione Sanità, è stato il padre che poi avrebbe poi tentato di togliersi la vita ferendosi con il coltello al collo e ai polsi. L'uomo, di 35 anni, è stato arrestato per tentato omicidio e lesioni personali aggravati dall'uso di un'arma e lesioni a un'esercente la professione sanitaria.

Questi i fatti. Il ragazzino sarebbe stato colpito alle spalle dal genitore che all'improvviso avrebbe dato in escandescenze. In casa in quel momento c'erano anche la moglie e le altre due figlie di 10 e 16 anni. L'allarme è stato dato dai vicini che hanno sentito le urla provenire dall'abitazione e hanno subito chiamato il 118. L'uomo ha poi tentato di togliersi la vita anche davanti agli infermieri. La moglie è stata abile a disarmarlo ma nel farlo si è ferita a una mano. 

Lo stato di forte agitazione del 35enne, probabilmente dovuto a un disagio psichico e a problemi di tossicodipendenza, è continuato anche quando i sanitari hanno provato a caricare l'uomo in ambulanza per trasportarlo al pronto soccorso. E in quel momento è scattata l'aggressione a un'infermiera che l'uomo ha preso al collo. Per riuscire a liberarla sono intervenuti anche commercianti e vicini. Padre e figlio, sono stati portati al pronto soccorso dell'ospedale Pellegrini, dove sono stati chiamati i carabinieri.

I militari hanno sentito la madre del dodicenne e ascoltando altri testimoni. Intanto il ragazzino, dopo un primo ricovero in rianimazione, in prognosi riservata, una volta stabilizzato è stato trasferito all'ospedale pediatrico Santobono. Invece, il padre dopo le cure dei medici al pronto soccorso, in codice rosso, è stato trasferito dal Pellegrini all'ospedale Cardarelli, padiglione Palermo. 

 

 

Negative all’ebola le due persone rientrate nel Comasco dall’Uganda

Sono risultati negativi all’ebola i due cooperanti residenti nel Comasco che, rientrati domenica 24 maggio dall’Uganda, avevano accusato sintomi riconducibili al virus. I due, un 30enne di Lurate Caccivio e di una 31enne di Bulgarograsso, erano stati prelevati dalle loro abitazioni e portati in isolamento all’ospedale Sacco di Milano, in attesa dei risultati dei test. I cooperanti sono stati sottoposti a tutte le analisi per malattie infettive potenzialmente responsabili dei loro sintomi: alla fine sono risultati positivi a un batterio responsabile di forme acute di gastroenterite.